Mario

Dalla parte della verità

In Blog, Gaza, Gruppo di discussione politica., Guerra, Informazione, Nuove e vecchie Resistenze on 28 agosto 2011 at 16:45

Sinceramente mi dispiace sentirmi al di là di una barricata e trovarmi in netto contrasto con una persona che ritengo intelligente, appassionata e pure eticamente corretta, come Ifigenia.
Le nostre discussioni sono storiche, e spesso travalicano i post sull’argomento anche perchè io, quasi sempre,  non posso commentare i suoi perchè in genere li chiude ai commenti e lei fatica a non commentare i miei e ci casca in argomenti che non c’entrano niente con la nostra ragione del contendere.
Sia chiaro lei ha le sue ragioni. E’ ebrea, anche se questo vuol dire poco. Io non ho nessun problema nei confronti degli ebrei, anzi. Comunque  nemmeno io sono araba o meglio palestinese e spero che questo non mi debba escludere dal poter parlare della situazione nel Medio Oriente.
Certo che, se fra noi, che non viviamo quella realtà, non è possibile trovare mediazione, posso capire che per i diretti interessati sia da escludere assolutamente. Eppure la voglia di pace dovrebbe essere uguale da tutte e due le parti. Certo che un altro discorso è pensare che lo stesso desiderio sia di chi governa uno o l’altro paese (perchè, malgrado quello che racconta il video, con probabile non integra buonafede, se la Palestina non è uno Stato, questo lo dobbiamo a chi preferisce “contendere” i territori, ma che a tutti gli effetti li “occupa militarmente”).
Non cerco di approfondire, anche se lo potrei, le ragioni e le colpe di questa carneficina, non pubblico mappe che mostrano l’escalation territoriale di Israele dal 1948 ad oggi, non parlo dell’enorme potere economico di questo paese che tiene in pugno buona parte del mondo finanziario mondiale, uno per tutti gli Stati Uniti d’America. Obama può prendere il suo premio Nobel per la Pace, purchè non si intrometta, anzi, non prenda l’altra parte nel conflitto tra le due parti.
Non faccio liste della spesa. I morti e gli attacchi di una parte confrontandoli con quelli dell’altra, perchè a dir la verità, se mettiamo in bilancia la conta dei morti allora non c’è storia. Se si parlano di armi in quantità, volume e modernità… beh allora è come parlare di un fucile a tappi contro uno stormo di F16 o droni, scelta a piacere. Ma cosa cambia? Abbiamo forse meno morti o almeno persone più ragionevoli? Abbiamo una realtà più accettabile? No, non credo. E la domanda successiva è cosa dovrebbero fare i palestinesi per non essere massacrati? E gli israeliani per rendere meno impossibile la vita dei nativi autoctoni di questo paese? Purtroppo malgrado la protervia di una parte, quel paese può essere la loro terra promessa da Dio, ma mai la loro terra di origine. Checchè ne dicano i sostenitori di una verità, quella terra si chiamava Canaan ed era abitata dai popoli cananei, lontani progenitori dei palestinesi. La prima definizione di terra promessa (Genesi 15:13-21) parla di “questa terra”. In Genesi 15, questa terra viene promessa ai “discendenti” di Abramo, attraverso suo figlio Isacco, mentre in Deuteronomio 1:8 viene promessa esplicitamente agli Israeliti, discendenti di Abramo attraverso Giacobbe. Già, Mosè regolò con dettami la vita di questo popolo e diede precise indicazioni per la conquista di Cannaan la loro “terra promessa” piena di pericoli ed insidie.
Oggi la conquista continua. Dal 1948 quella terra sta diventando la loro terra a scapito di un popolo che lì viveva, possedendo case e terre,  ma che da più di 60 anni non ha e non avrà più una patria.
Dove sta il margine di discussione? Fino a che punto gli invasori debbono spingersi per garantire la loro “sicurezza” e contemporanemante che diritto ha l’espropriato a resistere e lottare per riottenere le proprie case, le proprie terre ed l’inalienabile diritto di esistere?
Sì, vorrei la pace per quella terra. Il mio è lo stesso sogno utopico di Vittorio. Dovrà questo sogno finire nello stesso modo, solo perché, non c’è sdegno che riesca a fermare questo abominio? Perché la “verità” non può trionfare? Perché nemmeno noi (io e te) che non viviamo quelle contraddizioni non poassiamo operare per una più corretta distribuzione di territorio e per la possibilità di un popolo di convivere con l’altro con la stessa spettativa di riconoscimento e di dignità? Perché Ifigenia? Su questo chiedo risposta, non sulla guerra dei video o dei media, l’attendibilità dei quali, purtroppo, viene sempre meno, dovendosi allineare per esistere, alle indicazioni del più forte.  Questa è lo scontro di Davide contro Golia e su chi è l’uno o l’altro lascio a te l’interpretazione.

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  1. Ho scritto in facebook che avrei preferito che avessi trattato il tema allo stesso modo ma fuori di una polemica che porta astio e non aiuta al dialogo. Che lo avessi fatto per tutti quelli che credeno alla pace e per Vittorio che ha dato la vita. Ma questa è solo una piccola ombra marginale. Non serve dirti che sono perfettamente d’accordo con te. E che ci vuole spesso il coraggio di dire la propria opinione e affrontarne le conseguenze. Quel coraggio non ti è mai mancato. Dici qui in poche righe molto di più di tanti “intellettuali” che probabilmente non vogliono dire. Le notizie latitano. Mi è facile stare con i più deboli. E’ mia opinione che stavolta anche la ragione stia con i più deboli, anche se non basta. RESTIAMO UMANI.

    • La scelta della parte ci viene imposta dai nostri principi. Noi siamo idealmente pacifisti, ma non lo siamo fino all’annientamento, questo è il problema. Noi siamo per la resistenza e per la lotta che ridà dignità ad un popolo. E purtroppo questo con la pace, non va a braccetto…

  2. D’accordissimo con voi due. Che bel post!

  3. Volevo pubblicare il link che segue sul blog di Ifigenia in risposta, ma Ify se lo leggi qui vorrei che dessi il tuo parere.
    Il reportage che segue è scritto in modo semplice da un volontario di un’oranizzazione onlus che si occupa di aiutare i bambini di qualsiasi nazionalità e credo con suppellettili mediche e aiuti concreti. Lui personalmente è stato anche Kiev e in India con lo stesso intento. Conosco questa persona da oltre trent’anni, è completamente super partes, di tendenze di sinistra (ovviamente non voterebbe berlusconi) ma totalmente apartitico.
    Vi prego di leggere queste parole scritte con semplicità da una persona che ha sofferto molto da bambino (intendo a livello fisico, era molto malato) e di conseguenza ha voluto dedicare la sua vita, ora molto felice, il suo tempo libero, ad aiutare bambini che allo stesso modo conoscono la sofferenza fisica.
    Una testimonianza al di là delle posizioni ideologiche. Una testimonianza di pace.

    http://www.fontedisperanza.org/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=224

    (e se potete, aiutate pure l’organizzazione in questione, Fonte di Speranza)

    • Sai Martina una cosa che mi ha colpito molto nell’articolo è che in tutte queste iniziative si cerca di insegnare una educazione alla pace ai palestinesi. Credo ne abbiano incredibilmente bisogno, e credo pure che non siano gli unici che meritino di essere coinvolti. La cultura di pace è importantissima, come è importante cercare di aiutare un popolo così terribilmente provato. Ma su tutto questo grava purtroppo una cultura della guerra e della sopraffazione. Non possiamo per una cattiva coscienza lasciare impraticate alcune strade per percorrerne delle altre che sono certamente alternative, ma che non risolvono il problema di base. Se la situazione è quella che è e la popolazione ha estrema necessità di aiuti umanitari, non possiamo dimenticare che nulla si fa perchè le cose cambino alla radice. Sarebbe come se io di fronte ad una persona che viene malmenata quotidianamenti, sfruttata, assetata e affamata, portassi di nascosto l’acqua e il pane, e le curassi le ferite. Sarei sicuramente amorevole e di cuore, ma alla fine aiuterei questa persona a continuare il percorso di sofferenza, senza risolvere il vero problema, ossia chi fa della violenza su di lei.
      Ecco forse perchè mi considero indegna di usare le parole di Vittorio. Io non sono così remissiva e non riesco a chiudere gli occhi di fronte alla sofferenza e all’ingiustizia.

  4. Martina, la battaglia per la pace non sembra meno aspra che quella guerreggiata, certamente meno cruenta. Vorrei… insomma non so nemmeno io che vorrei. Spererei almeno che fuori non ci fosse questa conflittualità, questa partigianeria. E poi non sono io a dover volere. Non aggiungo nulla a quanto condivido con Ross e al mio pensiero espresso anche dal post che ho messo oggi. Ricordo Vittorio, certamente, e il suo motto: RESTIAMO UMANI. Si può dire tutto e il contrario di tutto, e verrà fatto. Da parte mia ho molto apprezzato il bellissimo articolo linkato nel tuo commento e il lavoro fatto da quei volontari. Ho tutta la volontà di sostenere queste iniziative. Purtroppo la pace mi sembra lontana e l’unica certezza è che non si fa con le armi.

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