rossaurashani

Com’era bello il “Che”…

In Anima libera on 25 agosto 2011 at 5:17

Trentesima e ultima parte
S’è fatto tardi ed è già ora di andare. Ogni minuto consuma la vita. Tutto sembra scappare dalle mani. E mi pesa addosso questa frenesia di vivere. E’ nell’aria. E’ nelle cose. Forse è questo essere giovani. Gli uomini mi guardano. Non che mi sia molto sviluppata. Mi sono solo allungata. Cos’hanno da guardare? Non faccio nulla per attirare le loro attenzioni. Per essere carina. Li ignoro. Eppure mi guardano come fossero curiosi. E non mi piace come mi guardano. Mi verrebbe da mandarli sonoramente affanculo. Eppure devono pure leggere il disprezzo nei miei occhi. Sono parte di un mondo agonizzante. A tornare indietro con i ricordi non mi par vero. Sembra ieri. Ero una neonata terribile ed incazzata, che voleva tutto e subito e che era dotata di una certa preveggenza, una qualità che oggi ho perso quasi del tutto. Sì, qualcosa nell’aria lo percepisco ancora, ma oggi non lo chiamerei “saper vedere il futuro”, ma solo e unicamente “avere istinto”.

Se devo essere sincera mi piacevo di più quando ero terribile e sboccata, mi sembrava di essere più vera. Più sincera. Oggi invece mi sento troppo insulsa e troppo facile al compromesso. Come mi piacerebbe che la mia rabbia fosse ancora una livida brace. Ma oggi la mia ragionevolezza e i miei dubbi mi rendono pavida. Non mi piaccio così. Devo tornare quella ragazzina che non aveva paura di niente e che il mondo l’avrebbe cambiato solo con lo schiocco delle dita… Che poi non è vero che ho paura e solo che conosco i limiti di un essere umano ed io non sono dio, sono solo una donna. Che poi le donne di limiti ne hanno anche di più.
Mio padre mi proibisce i jeans ed io lo metto per le scale, appena uscita dalla porta. A volte mi metto e faccio con serietà il bilancio della mia vita e non sono contenta. E’ inutile cercare il mio lato buono, non merito pietà. Ho abbandonato la lotta per le comodità di tutti i giorni. Ho scambiato la Libertà con la elle maiuscola con una piccola libertà personale, ho scambiato l’Amore con la A maiuscola con un amoretto da quattro soldi. Io ero nata per le grandi cose, ma mi sono persa nelle cianfrusaglie. Faccio un esempio: io allora ero una vera comunista, tosta e pura, oggi una botta qui e una lì, mi ritrovo a adeguarmi ai tempi. Nessuna rivoluzione nella vita, solo qualche accordo di comodo. Non va. E pensare che c’è chi mette a repentaglio la propria vita per le proprie idee. Io vorrei essere così, tutta di un pezzo. Vorrei essere là. Una donna che resta nella storia. Un po’ Dolores Ibàrruri e un po’ Frida Kahlo. Che poi queste donne latine o latino americane hanno una marcia in più e sanno essere anche più che femministe. Bella l’idea che “è meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio”. Questo si chiama parlar chiaro. Intanto in Vietnam gli americani entrano a piedi pari nel territorio vietcong e pensano di sbaragliare il nemico. Loro sono una potenza e gli altri solo dei piccoli musi gialli. Ma non funziona e si riportano a casa tante bare piene di quei ragazzi buttati in quegli acquitrini senza quasi sapere perché. Che tristezza! Preti, studenti e operai non digeriscono questa guerra dei forti contro i deboli e come a S. Francisco e a New York pure in Italia ci sono manifestazioni al grido “Yankee go home”. Magari serviranno solo a sfogare questa nostra rabbia ma non si può più stare in silenzio. E le Università vengono occupate al grido “lo studio è un diritto di tutti”. Io, che questo diritto non l’ho avuto, che mi è stato tolto, lo so bene cosa vuol dire e quanto importante sia.
Vedo le studentesse per strada. Sono belle e sicure si sé. Loro hanno dalla loro parte il sapere. Loro parlano alla pari con i loro compagni. Leggono libri. Ne discutono. Capiscono tutto ed io stento. Ogni tanto, quando sento una parola difficile di cui non so il senso, la cerco sul vocabolario. E poi passo a quella vicina e poi un’altra ed un’altra ancora… e non le imparerò mai, non le ricorderò tutte quelle parole e farò sempre una brutta figura. Devo trovare un sistema per imparare il senso delle parole e per ricordarlo e per usarle quando è necessario. Non devo spaventarmi, devo solo avere tanta costanza. Devo fare scuola della vita. E prendo i giornali e li leggo fino in fondo. Prima o poi imparerò a capirne il senso. A sapere come funziona la politica. Come funziona il governo del nostro paese… e mi pare tutto così complicato e difficile. Ma i fatti vanno veloci. E immagazzino dati e ascolto discorsi e conosco antefatti e personaggi. Per esempio il “Che”, che è un sudamericano, un rivoluzionario che lo chiamano così, ma in realtà si chiama Ernesto Guevara ed è di un fascino… Perché io ho imparato che negli uomini la bellezza non è niente, ma il fascino… eh, quello è tutto. La bellezza ce l’hai e non ha nessun merito, ma il fascino è composto da un sacco di fattori. Del Che mi piace quel viso segnato dalla vita e anche quel sorriso scanzonato. Solo un rivoluzionario può essere così. Ma i ragazzi che frequento non sono gran che. Anche Sandro, che è carino di suo, non ha quella forte personalità che fa innamorare.
Per la cronaca con lui non ho concluso niente. Mica perché non mi andasse, più che altro perché mi pareva di non poter contraccambiare il suo totale interesse. Non mi va di far star male una persona solo perché io non sono interessata. D’altra parte faccio fatica a rinunciare alla sua amicizia, questa spero non gli faccia male, perché questa è l’unica cosa che gli posso dare. Comunque stavamo parlando del Che che oltre a una persona che mette a repentaglio la sua vita per gli altri è anche un uomo molto affascinante, che non guasta. Sinceramente preferisco gli uomini latini, uomini per modo di dire, insomma di sesso maschile, ma giovani. Mi piacciono in linea di massima gli uomini coi capelli neri e gli occhi scuri, sai, quegli occhi caldi che accarezzano guardandoti?… Ecco quelli. Che poi anche con gli occhi chiari e i capelli lunghi non mi dispiacciono, soprattutto se hanno lo sguardo buono. Insomma un po’ va bene tutto, però ragazzi con una forte personalità e magari non troppo seri, ossia non bacchettoni. Quelli non li posso soffrire.
Dopo la faccenda di Matteo che non se l’è filata neppure se io gli avevo dato picche, Gabri è tornata ad uscire con me. Mi dispiace che la sua amicizia sia condizionata, ma credo che l’importante sia la qualità della mia di amicizia. Io le voglio bene e vorrei che fosse felice, farei qualunque cosa per poterla vedere felice. Se lo merita. Guardate, le lascerei anche il ragazzo che mi dovesse piacere se questo la facesse sentire contenta. Ma lei dice un po’ acida, che io sono fortunata perché posso avere i ragazzi che voglio mentre lei no… e questo è vero e mi fa sentire in colpa. Se fossi ancora la bambina che ero direi “fanculo”, ma invece io alle persone ci tengo davvero. Ci tengo a mia madre, ai miei fratellini, persino a mio padre che credo di aver combattuto solo perché non è stato capace di darmi affetto. Ci tengo alle mie amiche, soprattutto a quelle che hanno bisogno più delle altre di essere aiutate. Sono così umana da farmi schifo. Per esempio non riesco nemmeno a dire di no ad un ragazzo che si dimostra veramente interessato a me. Insomma vorrei dirgli di no per non illuderlo, ma poi addolcisco la pillola e cerco di restargli amica. Qualche volta è un bene, ma altre… Beh! in quel caso il no mi viene facile. Ma chi se li fila i presuntuosi, smargiassi, pieni di sé. Io no di sicuro. Per quelli ho ben poca pietà.
Intanto, in questo mio tempo di “ritiro spirituale”, esco poco e non vado più alle feste. Anche perché so bene che ogni volta trovo un ragazzo che mi fa il filo. Tante volte mi chiedo perché. Sandro mi ha detto che è soprattutto perché sono bella e non mostro di accorgermi di questo, e poi perché sono “accogliente” ed è bello parlare con me. Io non so che dire. Mi guardo allo specchio e noto tutti i difetti del mondo e poi non mi pare di parlare o di trattare la gente in modo particolare. Mi sa che Sandro mi vede così perché è un po’ innamorato di me. Se fosse più obiettivo, vedrebbe anche lui tutti i miei difetti. Insomma dicevo che mi sono fatta più attenta ed esco meno così Gabri ha cominciato a frequentare altri amici e amiche, tra i quali alcuni che non apprezzo particolarmente. Sì, certo, l’amicizia è importante. Bisogna avere molti amici per sentirsi bene. A volte mi immagino di vivere insieme a tanti amici, in una grande casa, condividendo tutto: i pasti, i vestiti, i libri. Sarebbe bello passare il tempo ad ascoltare musica e a parlare di noi. Ho letto che in America lo fanno spesso. Sono i ragazzi della Beat Generation. Li chiamano beatnik e in alcuni casi figli dei fiori. Sono disinteressati al denaro, vivono di poco, e dividono tutto, anche l’amore. Mi affascinano tantissimo.
Però io l’amore non vorrei dividerlo. Se trovo l’Amore lo vorrei tenere per me. Magari non proprio tutto, ma poterci contare, ecco. Insomma un po’ egoista lo sono, non ci posso fare niente. Così capisco anche chi vorrebbe tutto l’amore per sé. Chi sono io per dire che non è giusto? E così ho dovuto dire a Sandro che sarebbe stato meglio non ci vedessimo più. Io volevo restargli amica, ma non potevo essere qualcosa di diverso. Quella sera ha messo nel jukebox del bar in spiaggia una triste canzone di Tenco e mi ha detto che se avessi mai pensato a lui anche lontano nel tempo, di telefonargli o farglielo sapere che lui sarebbe corso da me. Una dichiarazione tremendamente imbarazzante. Mi sono sentita uno schifo. Possibile che io non riesca ad innamorarmi di nessuno? Sono davvero così arida nel cuore?
Gabri, un giorno al mare, mi ha presentato Giovanni, un suo amico, che mi piace e mi diverte molto. E’ sfrontato, sboccato e pieno di energie. Mi fa ridere perché sembra di stare in mezzo ad un terremoto, quando stai con lui, ma poi alla fine ti accorgi che puoi contare sulla sua amicizia. Usciamo spesso con lui e parliamo di fare una compagnia di tanti ragazzi, ma pensiamo di scegliere delle persone speciali, perché di gruppi di squinternati ce ne sono tanti e noi alla fine cerchiamo di evitarli. Primariamente noi non fumiamo spinelli e non approviamo l’uso delle droghe, che mi pare sia già andare controcorrente. Ce n’è di gente che parte per l’India e torna, dopo mesi, con la testa incasinata. Ne conosco qualcuno e mi fa veramente una brutta impressione. Sembrano persone cambiate e con la testa tra le nuvole, non si riconoscono più. Giovanni è un racconta palle che non vi dico, ma dice tutto buttandola in ridere e io rido come una scema. Mi dice che è innamorato alla follia di me e ci ridiamo sopra. Non gli credo. Non sarà mica così stupido, no? E poi mi racconta che ha degli amici fantastici e che me li presenterà così dovrò per forza innamorarmi di uno di loro, magari il suo migliore amico che si chiama Michele e che scrive poesie. Che scemo! Perché dovrei innamorarmi di uno che scrive poesie? Lui sostiene che sono poesie così difficili che nemmeno Michele le capisce. Pensa te con che razza di scemo che vado in giro. Che poi questi amici fantastici mica me li presenta e chissà se esistono davvero. Io ho portato nel gruppo Diana e Raffaella, ma che ci facciamo noi quattro con un ragazzo solo e pure tutto pazzo? Così una sera, in piazza, Giovanni si è intrufolato in un gruppo di ragazzi e ha portato tutto orgoglioso il suo tanto incensato amico Michele. Insomma ho finalmente conosciuto il “poeta” che mi ha fatto una strana impressione. Non so bene come spiegare se non che qualcosa di lui mi faceva venire alla mente qualcuno che avevo già conosciuto e molto tempo prima.
Michele è un ragazzo come tanti, non troppo alto, né troppo bello, con un sorriso scanzonato che forse nasconde un po’ di riservatezza e di timidezza. Ha una voce profonda che mi fa un certo effetto. Certo che le parole di elogio di Giovanni metterebbero in crisi anche uno più esibizionista di lui. Per le poesie poi ha detto che scribacchia senza nessuna pretesa. Giovanni voleva che si mettesse lì a leggermele. Ma chi glielo fa pensare che io sia minimamente interessata ad ascoltarle? Per fortuna che Michele lo ha bloccato dicendo che lui non esce con le poesie in tasca e che la smettesse di fare il cretino. Comunque è rimasto in nostra compagnia e la cosa mi ha fatto piacere. Magari non è davvero un poeta e non scrive belle poesie, ma a parlare con lui è bello. Un po’ è per il tono della sua voce e un altro po’ è per quello che dice e come lo dice. Quando ha smesso quel sorriso da schiaffi ed è diventato serio, quando il ciuffo di capelli biondi gli è ricaduto sugli occhi verdi e lui con la mano sbagliata ha spostato il ciuffo da parte, allora ho capito. Ho avuto quella terribile illuminazione. Io l’avevo già visto, io lo avevo già amato, era solo un ragazzino triste davanti ad un’edicola di giornali in un campo della mia città. Era quel ragazzino che piangeva su un vecchio articolo di giornale.
Ora lo sapevo che stava scritto nel mio destino. Lui non lo sa ma io credo di sapere. Entrerò nella sua vita e malgrado tutto ci resterò per sempre. Per sempre? Che parola definitiva. Mi fa paura, ma non è più il tempo dell’attesa. Io sono nata per cambiare il mondo. Io sono nata per prendermi il mondo e lo farò. Ora lo so: solo l’amore può cambiarlo, il mondo. Improvvisamente mi è tutto chiaro e so cosa vuol dire essere innamorate. Lui ancora non lo sa. Stringo quel segreto tra le ciglia. Cerco di nasconderlo per non farmi scoprire. E senza fare rumore sta arrivando il 1968, ma questo né io né lui ancora lo possiamo sapere; in questa attesa intanto ho finalmente trovato l’Amore. Lo prenderò per mano e lo condurrò, a costo di trascinarlo lo porterò a sfidare tutto l’universo. Improvvisamente perdo ogni paura e mi sento libera. Ho solo domani. Non ho nessun rimorso per questa parte della mia vita che si chiude. Prima o dopo ogni cosa trova la parola FINE.

  1. Forse non mi aspettavo che finisse così, o forse solo mi dispiace che sia finita. Davanti agli occhi la ragazza ha una nuova primavera: il sessantotto. Non poteva che essere così. Dietro e per mano ha tutti i suoi dubbi e la fatica ardua di crescere. Vorrei dirle: Tienilo stretto quell’istinto, ti potrebbe servire, potrebbe tornarti utile. E intanto si affolano intorno i volti di ciò che non è stato. Di quello che è stato scordato. E un’altra canzone. Ma quella che chiude la storia è “la canzone per una generazione”.

    • Credo che da allora in poi qualcosa di fondamentale cambiò e non solo per lei. Sulle soglie del ’68 i giovani ebbero nomi e furono volti. Come ben sai la ragazzina non ebbe mai un nome e il suo volto gliel’ho prestato io… poverina pure questo deve prendersi sulla gobba! Certo non sapeva nemmeno lei cosa sarebbe stato il poi, certo avrebbe avuto bisogno di tutto il suo istinto e della preveggenza, ma crescendo molte cose si perdono, forse le doti più personali e limpide. Mi spiace che il diario finisca qui. Ma la storia dopo è tutta un’altra storia.

      • Forse non poteva essere diversamente: finire con il Che ancora in vita. Il resto… c’è nell’aria fin troppa storia da scrivere.

  2. Ross, sei veramente grande.

    Peccato, su altre questioni, essere su fronti diversi (non voglio dire opposti) ma, almeno sul Che, siamo d’accordo 😉

    • Cara Ifigenia, le questioni che ci trovano su fronti diversi, forse, partono da situazioni contingenti diverse. Sono certa che una parte ha diritto di esistere, ma sono ancora più che certa che questo non deve essere a scapito di altri. E’ vero io non ho mai vissuto da una parte, ma nemmeno tu hai vissuto dall’altra. Eppure la storia è storia e si può interpretare liberamente solo fino ad un certo punto. Io non ce l’ho con un popolo e tanto meno nego i suoi diritti, ma questo non mi può portare con lo sposare una posizione solo per scarso approfondimento ed interessamento. Gli errori ci sono da tutte e due le parti, ma c’è davvero chi sbaglia, propaganda e si prende i diritti del più forte maggiormente degli altri. Ma lasciamo la questione che come vedi nemmeno nei miei post è stata dibattuta in toni esageratamente esasperati, ma non nego che la situazione è veramente esasperante.
      Grazie per i complimenti che sono da estendere anche a Mario, non è che fossi sola nel percorrere quella strada, Mario anzi è stato il mio fustigatore più accanito. 🙂

      • Qui sbagli, cara Ross, io ci sono vissuta, e mio padre più di me.

        Il fatto di sposare una posizione per scarso interessamento è proprio quello che io penso di molti (non parlo di te) che ripetono a pappagallo la storiella della terra sottratta, di chi c’era prima e di chi dopo, senza nessuna reale competenza storica (c’è un video da me, che ho messo fisso nei widget del template).

        Comunque hai ragione tu, non insistiamoci che ci guastiamo solo il sangue, come me lo sono guastato sul commento che hai pubblicato di quel tal Stefano, che mi ha fatto solo sentire l’esigenza di stringermi più stretta al mio popolo.

        Bada bene, io non nego i diritti di un popolo e, non credere che non soffra per chi, tra la popolazione civile, con questa guerra non c’entra niente: gli italiani sono stati vittime della guerra anche se Mussolini se l’è andata cercando, e anche se gran parte del popolo era iscritta al fascio e lo applaudiva a Piazza Venezia.

        I bambini poi, come potrebbero essere colpevoli? Vittime anche loro, innocentissime, ma non certo di coloro contro cui tu punti il dito.

        Però parliamo del “Che” che è meglio, e che sì, era proprio bello accidenti, ed era uno che, a quanto mi risulta, lottava per l’umanità intera.

    • Sì ci sei vissuta e questo lo sapevo, però solo da una parte e non dall’altra e soprattutto e proprio per questo sei figlia di una educazione e di un lavaggio del cervello dal quale dovresti prendere le distanze per valutarne la sostanza. La gente che conosce la storia non può negarla, altri che ne fanno un uso improprio ed autoreferente dovrebbero essere criticati e per fortuna che lo sono anche all’interno di quel paese. Non guardo il tuo video perchè sarebbe fonte di altre aspre contestazioni e non amo scontrarmi con persona intelligente ed appassionata che forse in questo caso e non solo (:-) ) anche in qualche altro perchè no?, perde la capacità di valutare la questione a 360 gradi. Tanto per essere chiari io non sono antiisraeliana, ma non sopporto la politica espansionistica e sionistica dello stato ebraico. E sull’espansione aggressiva è impossibile darmi torto no?

      • E tu Ross, da quale parte sei vissuta?

        E ti pare equilibrato, sensato, giusto, accusare di lavaggio del cervello chiunque non la pensi come te? Mi dici che sono figlia di “un’educazione di un lavaggio del cervello”, e direi proprio che non sai di che cosa stai parlando, ma proprio minimamente.

        Ti voglio riportare però le parole di un libro che sto leggendo, scritto da una donna araba, egiziana, che vive in Francia.

        Il libro è “Una donna da ripudiare” di Sérénade Chafik, pag. 34-35:

        “Mio padre predicava la tolleranza, tutti i suoi amici avevano sulle labbra questa parola. Ma la loro ipocrisia andava a sbattere contro la questione israeliana. Avrebbero potuto tranquillamente dichiararsi antisemiti, prendersela con gli israeliani che dalla guerra lampo del 1967 avevano occupato il Sinai e la riva sinistra del canale di Suez; invece no, preferivano parlare degli ebrei come di creature del diavolo. Ci raccontavano storie da far accapponare la pelle. Gli ebrei, non soddisfatti di aver cacciato gli arabi dalle loro terre, sventravano le donne arabe incinte scommettendo sul sesso del nascituro. Alcuni avevano la coda come il diavolo e la nascondevano dentro i pantaloni e, naturalmente, avevano anche le corna”.

        Questo l’ha scritto una donna araba. Intelligente, emancipata, ma che è vissuta immersa in quella cultura. E allora, chi è che viene sottoposto al lavaggio del cervello? Mio padre non era contro nessun popolo, come non lo sono io, di nessun arabo, di nessun palestinese mi/ci è stato mai detto che era figlio del demonio etc. etc.

        Quello che io so lo so per avere attinto alla libera e pubblica informazione, come te, e sono stata costretta a informarmi anche per il continuo essere messa in mezzo alla questione, solo in virtù delle mie origini.

        Politica espansionistica? Magari nei confronti di Gaza, un fazzoletto di terra, volontariamente restituito da Israele evacuando la propria gente, e che i Palestinesi, invece di vivere come oasi di pace, hanno trasformato in una base di attacchi contro Israele?

        Avrei fatto meglio a non rispondere, sono stata trainata dal Che…

  3. Ma… ma… cosa vuol dire “ultima parte”?? Non puoi, non potete farmi questo!!! Questa era la mia lettura periodica, il mio feuilleton, il mio appuntamento costante… vabbé il finale lo sapevo, ma speravo poterlo assaporare tra un po’….
    E’ iniziata ed è finita come una favola… eh sì, perché gli uomini che ti dicono “telefonami ed io corro da te” esistono solo nelle favole. Quelli sono gli amici, non gli amanti.
    Ma non voglio intristirmi. Un appunto: il Che non solo era affascinante, era BELLO. Nonostante il suo 25% irlandese 🙂 Io le sue foto di quando era ancora pieno di ideali e sorridente me le mangio con gli occhi 😉
    Insomma, anima libera mi manca già. Mi ci sono spesso immedesimata, e lo sai. Non certo per l’avvenenza e gli uomini che le ronzavano attorno, no quella non sono io, mi conosci. Io gli uomini li ho sempre inseguiti, umiliandomi.
    No, per tutti quei sogni che la vita ti toglie. Per tutti quegli ideali che pensi porterai avanti senza interruzioni con l’intensità di vissuto che ti sei imposta, e che sei costretta a riporre sotto lucchetto perché la vita non te lo consente. E ti fa vivere in ginocchio.
    Riprenderò a scrivere, lo sai, forse porterò avanti la storia di una piccola eroina chiamata Annabella che voleva solo andare al cinema.
    E al cinema ci è andata, ieri sera. Da sola.
    Annabella sta diventando un po’ anima libera, sai? Si è scottata la pelle al sole, serena, e si guarda ancora le striscie sulla pancia 😉 Ha capito che la vita è quello che è e bisogna prenderla come viene, con tutte le sue meraviglie e le sue difficoltà.
    Che non bisogna rinchiudersi dietro alibi. Soprattutto, non bisogna rinchiudersi.
    Quando scrivi della casa aperta a tutti gli amici, ma lo sai che l’idea di questa sorta di “comune” ha sempre attratto anche me? Certo non quella classica, anche se un po’ figlia dei fiori rimango dentro. Ma l’idea di aprire le mie porte a tutti. Condividere tutto, soprattutto l’amore.
    Ho aperto le porte del mio cuore, io sono la casa che condivido con chiunque voglia condividere. E non sono mai stata meglio.
    Scrivete ancora di anima libera. Almeno raccogliete tutti questi capitoli…. così che li possa rileggere in sequenza.
    Un forte abbraccio 🙂

    • Vorrei dirti che non è vero, che non è finita veramente. Direi una bugia. E’ stato faticoso. Non posso lavorare con quella pazza di Ross☺. Questa Anima libera ha smesso troppo presto di essere la mia Anima libera. Imborghesendosi. Raggomitolandosi su se stessa. Pensando troppo ai ragazzini e ai baci. Pavoneggiandosi mentre spiegava che… lei no. Civettando con tutto e tutti. Facendo la principessa. Ti posso dire che il Che non si lavava. Banalità e bestialità simili. E credo ti risponderà lei. Lei è sempre stata di limite a racconti comuni. Lei che si nega. E quella realtà (e quella dopo) aveva un sapore ancora più intenso di favola. Ma lei si vuole convincere e vuole convincerci che non crede alle favole. Difficile darle retta. Forse perché è Lei la favola. E non crede allo specchio. Vecchio corteggiatore. Ma hai notato che la protagonista è rimasta senza nome? Che la cosa sia stata volontaria? Sono un co-autore a mezzo servizio. Lei è dispotica. E certe cose le sa solo Lei. Lei che mi ha parlato della disgrazia di essere belle. Lasciati convincere da Lei. Lei che ancora una volta non ha mai voluto credere allo specchio. Sospetto che questo sia amore. Che l’amore, in me, possa prendere anche queste sembianze. Per tutto il resto non so (non me l’ha detto) cosa ci riserva il futuro.

      • Io questa disgrazia non ce l’ho, ma ti assicuro che non rende la vita più semplice, tutt’altro 😉 Bisogna lottare fin troppo per tutto in questo mondo di immagine, in cui le donne vengono valutate in centimetri. A me quei centimetri sono mancati, è stato molto faticoso.
        Il Che non si lavava perché era comunista? Forse 😉 E nessuno sa cosa riserva il futuro.
        La nostra scrittura è l’unica cosa certa (assieme alla morte). Scrivere a 4 mani comunque è difficile, dico con umiltà che io non riuscirei mai. sono gelosissima delle mie parole, non faccio neppure rileggere le mie bozze. Sono una tiranna, egocentrica e gelosa della mia sintassi 😀
        Ma forse nel momento in cui riuscissi a condividere il mio scrivere… riuscirei anche a condividere me stessa, non ti pare?
        Attendo con ansia una “ricaduta”.
        Anima libera senza nome? Ma per forza, lei è una, nessuna e centomila 🙂

      • Piucchealtro “una e centomila”, perché io Ross ad essere “nessuna” non ce la vedo proprio: e ‘ndo la nascondi quella grinta!?!? 😆

      • Mi spiace di aver mutato il tuo progetto iniziale, ma quella ragazzina che è uscita, pur se borghese e raggomitolata, ha voluto avere il sopravvento, ha trovato la scusa di farsi raccontare 🙂 Effettivamente quella ragazzina non ha mai avuto il problema di avere compagnia maschile, nemmeno quando sarebbe invecchiata e trasformata. Questa potrebbe essere una fortuna, anzi sembra proprio così, lo sapevano bene pure le sue amiche, che almeno per qualche periodo l’avevano allontanata dalla loro vita, non per inimicizia, ma è meglio tener distante il proprio ragazzo dalla bella senz’anima. Lo sapevano anche i ragazzi che di lei non erano sicuri perchè tutti cercavano di rubargliela. E poi gli uomini che desideravano solo di metterla in gabbia, qualcuno attratto dall’idea di sfoggiarla in giro e poi di toglierle la vita quando veniva apprezzata dagli altri. Sì certo era una grande fortuna. La bellezza l’ha resa migliore. L’ha convinta che era bello poter contare sull’arrendevolezza degli uomini con lei per approffittarne, e averne un tornaconto. Era bello sentirsi apprezzate per delle qualità che mettevano in secondo e terzo piano le altre. Quella ragazza aveva dei valori e dei sogni e nessuno di questi aveva niente a che vedere con l’avvenenza fisica. Ma questo è solo marginale. La bellezza ti porta ad avere il mondo ai tuoi piedi. A poter scegliere tra tanti. E soprattutto a scegliere bene. Ti porta fortuna e solo lei sa quanta e quanto ci tenesse.
        Non so se si capisce, che tutto dipende dal punto di vista… ma è inutile spiegare certe cose bisogna viverle…
        Sei un testone, però mi conosci e qualche volta ti sembra assurdo che io sia proprio così
        Un bacio

    • Beh! si sa che è veramente importante la funzione terapeutica dello scrivere 😀 inutile dire che se io e Mario fossimo una coppia diciamo non troppo equilibrata, ci saremmo scannati come due lupi, invece per fortuna, alla fine siamo giunti (veramente Mario non era d’accordo su come la cosa si è evoluta e forse davvero sono stata dispostica, ma “Anima libera” è un progetto che mi ha preso davvero la mano e in cui ho creduto, ma era sempre lei a comandare e a chiedere attenzione… capricciosa ed egocentrica ragazzina. Insomma un personaggio che ha vissuto delle nostre parole, ma era fin troppo concreta.
      Sono felice di sapere che il tuo progetto di una donna abbronzata anche se a strisce, come se su di lei rimanessero i segni di una prigionia, stia prendendo il volo. Le donne sono molteplici e vanno tutte valorizzate, perchè in ogni una di esse ci riconosciamo.
      Le idee della mia ragazzina sono le idee che quasi tutte abbiamo avuto, erano piccoli sogni di donna che cresce e che spera e crede nel futuro. Credo che ci siamo capite e che le nostre donne in qualche modo si assomigliano tutte, anche se hanno pelli diverse e se di fronte al sole ogni una ha il suo modo di reagire: chi si scotta, chi si abbronza, chi finisce a strisce, chi invece scappa e si nasconde e lascia la sua pelle intatta. Sono belle queste donne, sono anche infinitamente complicate, ma allo stesso tempo esplicite.
      Mi piacciono e mi incuriosiscono… penso che sia così anche per te.
      Beh! se quella bambina finisce lì, il 68 porta un’altra donna e chissà che il progetto non ci conquisti di nuovo 😉
      Un abbraccio stretto

  4. @ Ify
    Sarà anche una bella cosa avere grinta, ma ti crea un sacco di rughe d’espressione! 😉

  5. Dichiaro esplicitamente e senza peli che Ross è stata decisamente dispotica, forse anche un po’ di più. Dichiaro altresì su quanto ho di più caro, cioè Lei :-), chew difficilmente riprenderò in mano qualcosa per da seguito a questa saga. Ribadisco di essere stato “turlupinato”. Si è profittata del mio amore e di una pazienza che non sapevo di avere. Il 68 è (anche e soprattutto) la fantasia al potere. Questo è il limite. Ross (anche se non vuole ammetterlo) è bravissima a scrivere col cuore. Quasi altrettanto a farlo da indignata. Nega di saper usare la fantasia (questa è una mia opinione). Io ho provato a attraversare vari mondi della scrittura e non amo arrendersi. Ripeto e ribadisco: LA FANTASIA AL POTERE.
    Restiamo umani.

  6. Ifigenia, non interverrò in una disputa. Sto meglio senza veleni. Non è nemmeno il tema, qui. parlerò di una cosa molto umana. Di un mio vizio. Una cosa che se vuoi centra o come i cavoli. Ho detto da te una frase pesante. Te la sei presa e hai reagito. Ti sei sentita, giustamente, offesa. Quella frase irriguardosa non era diretta a te. Questo non cambia nulla. Mi ero sentito a mia volta provocato e avevo reagito. Volevo colpire l’altra persona. Come sai sono agnostico (e testardo). Non mi appartiene la cultura del porgere l’altra guancia. Non lo farò. Qui per me è chiuso qualsiasi altro intervento, più o meno aspro, su una questione in cui sono completamente a fianco di Ross, solo io un pelo più ragionevole, e tu su sponda opposta. D’altro canto quella regazzina era nata “combattente”. Mi piange il cuore. Lascio a ognuno le sue lacrime. Qui e fra i nostri amici le lacrime si spargono come sai. In fine è stato bello scrivere in due, mi sono divertito. Non è stato facile. Il Che era un personaggio bello e affascinante. S’è impossessata della sua immagine anche la destra. Anche in questo caso qualcuno lo ha definito terrorista. Che abbia sbagliato o fosse dalla parte giusta ha combattuto e dato la vita per un ideale. Come i nostri padri e perciò… ORA E SEMPRE RESISTENZA.

  7. Se ho parlato di condizionamenti l’ho fatto a ragione. Sto leggendo il libro di David Grossman, Israeliano come sai bene, “A un cerbiatto assomiglia il mio amore”. Due ragazzi israeliani sono ricoverati in ospedale per una malattia infettiva. Sono a Gerusalemme e l’infermiera che li segue è araba ed è l’unica che non è scappata perché c’è la guerra (suppongo una delle tante guerre). I ragazzi sono “scandalizzati” perché sono stati abbandonati nelle mani di un’araba, che li assiste pur rischiando la vita. Ma a loro non importa la sua vita bensì la loro e il loro diritto di essere considerati superiori. Questo sta a margine della storia, ma è evidentemente importante per chi considera i diritti uguali per tutti. Non voglio continuare perché di libri sulla condizione della Palestina ne ho letti e il prossimo sarà “Io non odierò”. Medico Palestinese che ha perso tre figlie e una nipote sotto un bombardamento israeliano. Deciso ugualmente a non odiare, a “restare umano”.
    L’onesta morale e la rettitudine si trovano da ambo le parti. Se tu sei ebrea e io gentile non può essere che ci si trovi da una parte o dall’altra di una barricata. Realisticamente siamo di fronte ad un muro che non abbiamo eretto noi e che dobbiamo far cadere per non vedere persone soffrire e morire. Pertanto inutile cercare la ragione che probabilmente non c’è e se c’è è complessa e non alla nostra portata. Quindi a che servono gli scontri se non a rendere più disumano questo contendere? Uccidere per avere più terra o per presunto diritto a questa terra è sbagliato sia da una parte che dall’altra, perché non convivere e condividere le risorse, l’acqua, i campi e il mare? Ecco perché non accetto certe posizioni e soprattutto non sopporto chi avendo più potere economico e politico tiene in scacco un popolo intero. Ora preferisco chiudere, tu resti con le tue idee ed io con le mie. Non avrei affrontato un confronto perché già lo facemmo inutilmente, ma sai com’è, appena accendo un fuocherello io divampo.
    Diceva giustamente Vittorio (almeno giustamente per me), Il “Che” era un grande e noi dobbiamo tenere la testa a posto e… Stay Human 🙂

    • Anch’io sto per leggere quel libro di David Grossman, ce l’ho sul comodino! Ma allora lo consigli?

      • Sì lo consiglion almeno fino ad ora. Entra molto bene nella psicologia dei personaggi e lo sfondo non è per niente sfumato. Sono i due ragazzi a raccontare una realtà che è più sogno che altro. Insomma la parte letta vale la pena. Poi vedremo.

  8. I commenti si sono incrociati cioè si sono mescolati ed è una difficile lettura ordinarli. Come sapevo, ancher se con grazie avevate finto saperlo evitare, vi accendete subito, anzi divampate. Caro il mio caro amore Ross mi sarei aspettato una sfilza di titoli sul “problema palestinese” conoscendoti. Mi asperttato ancora più “rabbia”. Tu lo sai bene come la penso. Non vorrei parlare della “intifada” o di “piombo fuso”. Parlandone alimenterei uno scontro inutile. Si rinforzerebbero opinioni diametralmente opposte e rabbiose. Ne parlerei solo per dire che, io pacifista, avrei voluto che fosse combattute con le armi della parola. Purtroppo non è stato. E’ difficile parlare con una morte ancora recente di un amico nel cuore. Meglio è fare come hai chiuso tu e ripetere quello che lui continuava a gridare, e avrebbe continuato a farlo se ancora potesse: RESTIAMO UMANI.

  9. Mi pareva di essere dalla parte giusta, anche gli altri. Li consideravo, magari non nei momenti in cui ci si fronteggiava e fino al momento in cui si veniva alle mani, nessuno scappava. La guerra dei sei giorni l’avevamo ascoltata in classe, avevo una radiolina piccola, una Sony, adesso sarebbe buffissima. L’ascoltavo con l’auricolare e poi dicevo piano al vicino, sono arrivati qua, stanno vincendo dappertutto. E mi pareva una cosa grande per un popolo che era stato sterminato. Volevo diventare ebreo, avere una identità e una forza interiore. Non mi disturbava che travolgessero gli egiziani, i siriani, sembrava la forza della vita che vinceva contro il passato. Il bene, insomma. I palestinesi erano una inesistenza, s’erano lasciati togliere la terra, le case che erano loro da centinaia, migliaia d’anni. Avevano battuto i crociati ma poi si erano fermati. Casa, pecore, asini, narghilè piccoli commerci, non avevano una struttura, erano gente. Conobbi Amin il primo anno di università, io ero già comunista, lui veniva da un campo profughi, era più riflessivo, doveva capire. Stavamo al bar, scherzavamo con le ragazze, ci prendevamo un giro. La guerra in Vietnam ci dava compattezza, anche la cacciata dello scia’ ci teneva assieme. Le ragazze avevano strani criteri per scegliere con chi stare, spesso a me piacevano quelle sbagliate, ad Amin piacevano tutte, ma quasi nessuna davvero lo filava. Sembrava si portasse dietro una sfortuna che le avrebbe travolte, oppure lui, con i suoi occhi scuri, magro come un contadino del sud, non era al posto giusto. Che ci faceva all’università mentre a casa sua si moriva. Già, che ci faceva? Ed io non avevo dubbi, lui era la parte giusta, lui con i suoi abiti troppo grandi e una tristezza allegra, era la parte offesa, lui che pagava la cattiva coscienza degli europei, degli italiani per quanto era accaduto agli ebrei. Lui che sembrava niente ed era più comunista di me era la parte debole del mondo che veniva ancora una volta presa a calci.
    P.s mi e’ piaciuta molto la tua storia, grazie per averla scritta

    • Benvenuto caro amico a questo salotto senza pretese. La tua testimonianza mi ha colpito molto, per essere sincera mi è piaciuto molto il contenuto di per sè, ovviamente, ma in particolar modo come lo hai scritto. Con la calma e la serenità di chi sempre si è posto domande e quasi mai si è dato risposte certe.
      Inevitabilmente anch’io ho avuto per un po’ di tempo il desiderio di andare a lavorare in un kibbuz sembrandomi il modo migliore per costruire un nuovo mondo, mettendo in pratica una piccola parte dei miei sogni, almeno quelli relativi alla “comune”. Avevo pure io una cattiva coscienza? Certo, come molti altri. Verso gli ebrei tutti noi dovevamo pagare un tributo per la loro sofferenza. Dovevamo assolutamente riequilibrare la storia.
      Questo produsse il danno terribile di aver chiuso gli occhi o almeno distolto lo sguardo, da un processo che dura ormai da 63 anni. Io non avevo visto, ero troppo giovane e troppo ingenua, in poche parole una grande idealista. I palestinesi, gli egiziani, i siriani erano proprio come dici tu: una inesistenza. Ai nostri occhi loro di quella terra non sapevano che farne e allora perchè non lasciarla in mano a quelli che trasformavano il deserto in un giardino fiorito?
      Non ebbi un amico o amica araba per aprirmi gli occhi ci fu solo la mia propensione naturale per stare dalla parte dei deboli, per reagire ai soprusi e alle ingiustizie. Amavo e amo la Storia e non mi basta mai quello che so, cerco in profondità, intreccio le informazioni, setaccio nella confusione di parole create apposta per distoglierti. Oggi ho la coscienza che mi brucia perchè non ho guardato bene, non nho capito subito, che in quel paese si stava consumando una tragedia. Una immane ingiustizia.
      La vera coscienza e le informazioni più chiare mi vennero da Vittorio. Credo che anche tu (se non ricordo male) eri tra le persone che seguivano i suoi reportage. Il suo blog Guerillaradio era fonte di riflessione. Le notizie ci arrivavano di prima mano. Si parlava a lungo e io tentavo di capire. Ma perchè io non ero sufficientemente informata? Perchè credevo in quello che mi avevano raccontato per una vita? Vittorio era lì e combatteva ogni giorno la sua battaglia. Usciva con i contadini per coltivare la terra e gli sparavano. Oppure usciva con i pescatori e anche lì sparavano oppure li tenevano distanti con i cannoni ad acqua. Fu ferito, ma tornò sui pescherecci. Fu due volte messo in carcere e buttato fuori da Israele. E quando mai lui voleva stare in Israele. E poi Piombo Fuso e i suoi articoli, il suo libro e la sua filosofia. La filosofia di un pazzo sognatore. Come mi sento inutile di fronte a queste cose. Io che vorrei servire a qualche cosa mi sento una “guardona ” della storia.
      Ora Vik non c’è più, ma ho promesso che manterrò vivo il suo ricordo e che non abbandonerò mai la causa palestinese. Non sono brava come ho già scritto, ma faccio di tutto per restare davvero umana.

      P.S. Ti ringrazio per i complimenti la storia di Anima libera è lunga e fatta a quattro mani insieme a Mario. Scrivere a quattro mani è difficile, ma ci ha riempito anche di piacere. Sai come quando fai nascere un bambino e poi lo vedi crescere e diventare adulto. Certo la storia di ferma alle soglie di quell’anno. Ma forse non c’era un anno migliore per scrivere la parola fine alle incetezze. Spero che tornerai.

  10. Certamente ritorno, se fosse un salotto non lo farei, mi pare un buon posto in cui parlare, magari bere qualcosa, finché la velocità si acquieta.
    Mi sono fatto un’opinione in questi anni, anche frequentando i paesi arabi, che l’olocausto sia stato il modo per mascherare un’altra cattiva coscienza che ancora circola, ovvero quella che prima dell’olocausto, ci sono state le leggi razziali, e prima di queste, l’antisemitismo, e prima ancora i ghetti e i pogrom. E tutto questo non era una malformazione tedesca, ma era in Italia, Francia, Spagna, Russia, Come se l’illuminismo si fosse spento e fosse tornato ciò che c’era prima. La colpa immane dell’olocausto ha ottenebrato tutto e ci ha impedito di vedere gli uomini: gli ebrei erano uomini e facevano le stesse soperchierie degli altri. Non avevano meriti maggiori. I kibbuz erano un esperimento grande, ma chiuso, riservato. Un ghetto in cui nessuno chiudeva le porte, le porte venivano chiuse dagli abitanti. Però erano intellettuali, avevano sapere e una lobby finanziaria. Questo li rendeva più uomini, meno fallibili? Con Amin siamo tornati a casa sua, ovvero quella che un tempo era la sua casa, nel 1948 a sua madre, lui e i suoi fratelli venne imposto di andare via con quello che potevano portare. La casa guardava il porto, era un posto in cui non potevano stare palestinesi. Da quel momento lui e la sua famiglia hanno vissuto in campo profughi in Giordania. Quando siamo arrivati davanti alla casa mi ha chiesto di stare da solo, io sono andato al bar e ho atteso. Neppure tanto, il tempo di mezzo sigaro e una birra. E’ tornato e mi ha detto: andiamo, basta così. All’università avevamo amici ebrei, armeni, arabi, sembra un paradosso, ma questi avevano un posto dove tornare. Amin e i suoi amici no. Eppure non sono mai diventato anti israeliano, non mi piaceva e piace, quello che fanno. Ma penso che passerà, e che tutti i lutti creati per strada, non verranno perdonati, solo sbiadiranno, finché come per tutte le ingiustizie, le nuove copriranno le vecchie. Spero che intanto diventino più lievi e che permettano di vivere-

    • Sono l’altro coautore (anche se ho poco merito) di quel racconto più o meno biografico a cui abbiamo voluto dare il titolo di Anima libera. I commenti sono trascesi ad altro argomento. Ho apprezzato i tuoi interventi e condivido quello che ti ha testimoniato Ross: è un piacere incontrarti e leggerti. Dissento solo sull’ultima chiusura, con il massimo rispetto: Non sarò mai antisemita ma sempre antiisraeliano, per la politica espansionistica e guerraffondaia di quel governo. Non nego il diritto all’esistenza ma Israele è di ostacolo non solo ad uno stato palestinese ma alla pace nell’area. RESTIAMO UMANI.

    • Scusa se ho lasciato decantare le tue parole dentro la mia coscienza. In effetti molto spesso mi pongo il problema di come si debbano sentire le due parti in questa eterna situazione di guerra. Prendere una posizione invece che un’altra mi costa sempre un grosso lavoro di mediazione mentale, ma poi so che alla fine sto dove mi porta il “cuore”.
      Il tuo racconto l’ho seguito come fosse un film e ho visto con gli occhi della mente e percepito con i sensori del “cuore” quello che erano le emozioni di Amin. Ma io sono un’estranea per quanto la mia motivazione sia quella di partecipare e di partecipare attivamente. Questo vuol dire che qualsiasi posizione io prenda mi sento squilibrata e sinceramente non totalmente nel giusto. Eppure questo conflitto deve trovare una chiave per essere risolto, Non si può basare sulla buona fede di una parte e sulla smemoratezza dell’altra. Questa guerra si fonda su una montagna di bugie e sugli interessi economici ed ideologici di una parte e sulla sopravvivenza dell’altra. Ma quali sono le informazioni che noi conosciamo? A quale giustizia possiamo fare appello? Quale le armi di “convinzione”? Perchè noi siamo la cattiva coscienza che ha consentito questa ingiustizia e siamo noi a dover risolvere il problema, magari riconoscendo lo Stato della Palestina, magari diffidando Israele a muoversi senza l’approvazione di buona parte dell’opinione pubblica, boicottando tutti i prodotti israeliani, non facendo affari con banche e multinazionali, denunciando e informando…
      Sì lo so sono piccole cose in confronto del potere incredibile del denaro. Tu hai ragione nel rendere evidente che il conflitto non è risolvibile, almeno non allo stato delle cose. Ma cosa significa: “penso che passerà, e che tutti i lutti creati per strada, non verranno perdonati, solo sbiadiranno, finché come per tutte le ingiustizie, le nuove copriranno le vecchie. Spero che intanto diventino più lievi e che permettano di vivere-a cosa significa: ” Significa forse che non potendo altro le ingiustizie lo saranno meno e i morti verranno coperti dalla polvere? E il territorio cosa diventerà? Di chi sarà? E i palestinesi che fine faranno?. Ecco a questo non so dare risposta e questo non mi mette in pace.

  11. Intanto vi ringrazio Mario e Rossaura, credo che l’argomento meriti uno spazio dedicato, non per risolverlo, ma almeno per essere in tema con le premesse. Vorrei dissipare un equivoco, se c’è, non sono filo israeliano, come non lo sono non pochi nella stessa Israele. Ho frequentato un po’ i paesi arabi, alcuni, in Israele ci sono stato però ospite del governo Palestinese. L’idea che portavo avanti era quella di creare un’area industriale franca, che potesse ospitare aziende a capitale misto: palestinese, italiano, israeliano. Sui dettagli e sull’attenzione ricevuta, comunque buona, preferirei parlarne altrove. Si era all’inizio della seconda intifada, posso assicurare che basta poco nel passare dalla normalità alle sassate alle scontro con armi da fuoco. In questo caso erano da una sola parte, quella israeliana. Dagli incontri di quei giorni, poi ripresi in Italia e all’estero, mi sono fatto una convinzione, opinabile, ma non ne vedo altre. due stati sovrani, entrambi con sbocco a mare e Gerusalemme città stato libera, senza appartenenza ai due stati, sotto diretta protezione dell’onu. Una soluzione di questo genere non ripristina il diritto se non dal momento in cui nasceranno i due stati, accetta lo stato di fatto, tira una riga e si pone il problema degli indennizzi. Non è facile mantenere nel tempo questa soluzione, la disparità demografica tra palestinesi e israeliani è di 3_4 volte, i diritti democratici derivanti dalla cittadinanza rischierebbero di essere posti in un regime di aparteid anche in tempo di pace. Ci sono problemi enormi derivanti dalla diretta memoria delle ingiustizie e morti subite. Credo che almeno una forza di interposizione a garanzia dovrebbe essere parte dell’accordo e accettata dalle parti. Per parte araba, l’ingiustizia, i lutti e il torto subito dal popolo palestinese, sono sentiti variamente, non di rado sono stati usati come schermo per altro, è quindi vero che finché il problema non verrà impostato e risolto, i palestinesi saranno usati e malmenati anche fuori israele. Parlavo della necessità di avere tempi lunghi di pace per sbiadire le ingiustizie e i lutti, non è un ragionamento cinico, ma credo che non si possa fare altro, cercando di compensare in denaro ciò che è stato tolto. Il fatto è che in Israele si giocano interessi enormi, che la finanza ebraica, la tecnologia, le pressioni esterne degli ebrei sulle politiche dei governi hanno completamente dimenticato quello che un tempo aveva consentito alle comunità ebraiche di crescere, ovvero trovare mediazioni con i governi. Mi rendo conto che è un ragionamento rozzo, ma se la lobby ebraica premesse per trovare una soluzione bilanciata, questa si troverebbe e anche il governo israeliano, l’accetterebbe. Mi fermo. Chiedo scusa per la lunghezza e l’approssimazione dei concetti, ma come banalmente si dice, la pace è un’occasione di crescita al pari della guerra, solo che la prima è molto più giusta.

    • “….la pace è un’occasione di crescita al pari della guerra, solo che la prima è molto più giusta.” Con questa bella frase che ritengo profondamente vera credo sia giusto chiudere, almeno in seno ai commento di questo specifico post, la discussione assolutamente non animosa, ma piuttosto animata. Mi interessa molto la tua visione del problema, in quanto supportata da una esperienza diretta, anche per il reportage di Vittorio provavo lo stesso interesse e la stessa curiosità. Volevo capire una situazione complessa, difficile da comprendere e accettare. Credo che la realtà in Israele sia variegata e che soprattutto non esista un compatto appoggio alle politiche territoriali e estere del governo. Inevitabilmente gli enormi interessi economici che muovono gli israeliani ed ebrei (non tutti, ma una buona parte che non sono neppure residenti in Israele, ma che la supportano in modo sostanziale) creano intorno al loro operato il terreno per essere coperti e appoggiati.
      La crisi che sembra toccare comunque una buona fetta di popolazione, sembra svegliare molte coscienze. Gli incidenti di oggi hanno forse altre giustificazioni che vedono la Palestina come lo specchietto per le allodole. Come una cartina tornasole, un centro magnetico su cui ricomporre un consenso che si sta sfaldando all’interno del paese.
      Certo un grande passo sarebbe il riconoscimento dello Stato della Palestina, ma sarebbe solo il primo passo di tanti altri, che se non sono altrettanto significativi sono altrettanto importanti.
      Comunque grazie per i tuoi interventi puntuali. Torna ancora se ti va.
      Ciao Ross

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