Mario

Un passo avanti e scoppia il mondo beat

In Anima libera on 19 agosto 2011 at 5:19

Foto BN delle due ragazze in piazza S. MarcoPremessa alla parte ventinovesima
Ho l’impressione di averne dette tante, tutte insieme, mescolando il sacro al profano. Ma questo è il tempo dei fatti e non delle parole. Poco importa quello che penso e quello che sento dentro, l’importante è fare qualcosa per cambiare il mondo. Inutile dibattersi nel fango dei propri problemi e delle proprie carenze. Non vogliamo essere solo figli del mercato. La cosa determinante è trovare chi con te fa fronte comune ed è pronto a mettersi in discussione. Come dice il poeta: la vera rivoluzione è, appunto, mettersi in discussione. La cosa che non si deve dimenticare è che il mondo sta correndo verso il baratro delle guerre e delle ingiustizie. E noi, giovani, dobbiamo fare di tutto per cambiarlo. E se il paese non vorrà cambiare lo costringeremo. Hanno inventato i ragazzi, che saremmo noi, la 500 e adesso la 1100, la musica, la letteratura beat, la televisione, Cuba, la guerra fredda, il neocolonialismo, il centro sinistra, i jeans e i primi eskimi, e chi più ne ha più ne metta, ma non hanno ancora inventato la Repubblica per noi.

Mi sento parte di un mondo: il mondo dei giovani. E sento che la pensiamo tutti alla stessa maniera, o almeno così mi pare. Ma poi penso anche che sono donna e che comunque la situazione per noi donne è sempre maledettamente diversa e difficile. Mi chiedo se anche per le altre donne giovani esistono le stesse esigenze e gli stessi valori che ho io. A volte ne dubito. Basta guardare le mie amiche, per nessuna di loro questi sono veri problemi, e per questi intendo quelli relativi alla libertà, all’indipendenza, insomma all’autodeterminazione, parola nuova che vuol dire poter crescere e diventare come veramente si vuole non come ci viene imposto. E’ anche per quello che sto rivedendo le mie posizioni anche nei confronti dei ragazzi. Il mio comportamento era davvero superficiale. Ho imparato troppo velocemente che uscire con loro e anche baciarli è una forma di libertà che alla prima occhiata sembra importante, ma che alla fin fine è solo una fuga dalle responsabilità. Io non voglio rifuggire le responsabilità. I comportamenti superficiali non mi piacciono. Uscire con i ragazzi è un comportamento naturale, ma non è necessario farlo con tutti se non vuoi impegnarti con nessuno. E’ proprio la storia con Andrea che mi ha fatto pensare. Io volevo imparare le cose del mondo esterno e lui invece voleva mettermi in una gabbia su cui era scritto: non toccatela, è roba mia. Sperava anche di potermi plasmare a sua immagine è somiglianza. Una brava donnina che sarebbe diventata una brava mogliettina, in una casettina e senza l’ausilio del cervellino.
A quindici anni una ragazza dovrebbe pensare ad altro e a viverli i suoi anni. Brrrrrrrrrr, l’ho scampata bella. Lo so che non sono fatta per queste cose. Io non voglio sposarmi e per ora non voglio figli, non voglio gabbie, non intendo passare da una mano ad un’altra, non intendo essere di nessuno se non di me stessa. Liberarmi di un padrone per un altro padrone. Pertanto ho deciso di diventare più “seria”, che poi non sarebbe il termine giusto perché non è quello che determina la serietà di una ragazza. Diventerò più difficile ed esigente. Baciare i ragazzi è una cavolata, se devo essere sincera non mi piace neanche tanto. Credo che farò più attenzione e soprattutto farò delle scelte: mi prenderò solo ragazzi che mi piacciono davvero e con i quali ho davvero qualcosa da spartire. E adesso c’è il problema: ma esistono ragazzi che mi prendono per quella che sono? E che non mi vogliono cambiare? E che mi considerino una donna da capire e da incoraggiare? A questo non so proprio dare risposta. Ma, come detto, questi sono i miei problemi e passano in secondo piano davanti ai problemi di questa società che ci vuole uniformare tutti e che vuole condizionare i giovani e che consente le guerre e che tiene tanto in considerazione il valore del denaro e poco o niente quello dei sentimenti. Insomma è necessario essere sempre attenti e impegnati per unirsi agli altri che desiderano esserci nella stessa maniera.
Per chi vuole cercarmi la sera mi trova in piazza. Io sono quella più alta, rossa e senza chitarra. Ripeto che però per molti non è così. Tutti non leggono la stessa letteratura e la stessa poesia e non ascoltano la stessa musica, anzi molti non leggono affatto, altrimenti non esisterebbe il festival di Sanremo. Non ti dico poi andare al cinema. Che poi anche lì non è che ci sia un gran che da vedere. Nemmeno io ci vado spesso, anche per una questione di soldi, ma davvero c’è poca scelta. Se vado al cinema pretendo almeno di vedere un film che mi lasci dentro qualche cosa. Che mi dia da pensare e da parlare. Non un film per far passare il tempo. La moda è moda ed è passeggera. Non tutti hanno i miei gusti. In realtà io me ne infischio. Certo che i problemi sono per tutti gli stessi. Ma mica tutti lo sanno. E tutti ascoltiamo la stessa musica: il beat, il rock e il blues, che poi il tutto messo insieme si chiama rhythm and blues. Io amo la musica e non potrei viverci senza. Sono sicura che è dalla musica che arriverà il grande cambiamento. E’ più facile parlare con la musica. Basta un chitarra e si crea il gruppo. Vorrei che tutti vedessero le stesse cose che vedo io. Tutti i giovani uniti in un unico scopo.
Ma siamo giovani in un mondo di vecchi. Certo odiamo le retoriche. Contestiamo il sistema che ci vuole silenziosi ed obbedienti. Non ci dicono le cose, ce le impongono. I nostri capelli lunghi sono una bandiera. Ci monta inevitabilmente dentro qualcosa. Una sorta di tensione che è simile alla rabbia. Come si stesse preparando una tempesta. E quando sono a casa mi manca il fiato e vorrei scappare. Mi sta stretta come mi sta stretta la mia città e anche un po’ le mie amicizie. Vorrei sapere e conoscere di più. Non sopporto più le regole. Faccio sempre più fatica a starmene quieta. E la fatica mi ha già consumato tutta la pazienza. Non sopporto più di essere trattata come una stupida ragazzina. Non sopporto più un padre che ordina nel silenzio. Questa dittatura domestica. Io voglio parlare, voglio valere, voglio decidere. A volte arrivo ad odiare anche i miei fratelli. Non è mia questa famiglia. Non ho voluto io avere un branco di figli. Poi so che non è colpa loro. Ma sicuramente nemmeno mia. E sono stanca e voglio scappare, voglio vivere e fare altro. Non ce la faccio più.
Gabri suona la chitarra e canta con la sua voce roca. Lei è l’immagine di questa nostra generazione. Vorrei essere come lei. Avere la sua rabbia chiara. Ma a volte la sua rabbia è acida e confusa e se la prende anche con me. Senza ragione. Io lo so che soffre perché non ha molto successo con i ragazzi. Io vorrei spiegarle che non è poi così importante, ma so che peggiorerei la situazione perché io di ragazzi ne potrei avere quanti voglio. Per me non è un problema, invece per lei lo è ed è vitale. E nemmeno a casa sua va come vorrebbe. I suoi hanno sempre qualcosa da rimproverarle. Sua sorella è brava. Sua sorella è intelligente. Sua sorella è bella. Sua sorella è bionda. A dirla tutta si fa bionda. Perché non sei come tua sorella? A volte si chiude e tace ed è piena di rancore. Mentre io saprei come rispondere perché sua sorella non deve essere così speciale se per un po’ s’è messa con Ernesto. A proposito quel suo dente è andato a posto e nemmeno stavolta era quello del giudizio. Se perdo la speranza nei denti non so più in che sperare. Ormai quello è il fratello che mi devo tenere e ci dovrò convivere.
Intanto, come già detto, ho deciso di mettere, per così dire, la testa a posto e ho ripreso a stare molto attenta con i ragazzi. Credo tutto sommato che prima ero un attimo confusa, ossia dopo aver pensato così a lungo di non piacere e di non valere niente, le attenzioni dei ragazzi mi hanno gasata e ho fatto la stupida. Poi quando ho trovato Andrea, che si era messo in combutta con i miei, ho capito di aver fatto una fesseria. Un giorno ha pure tentato di forzarmi perché non mi lasciavo toccare e gli ho mollato un cazzotto sul naso. Ero arrabbiata come una tigre e lui si è spaventato perché ruggivo proprio. Mi ha detto che sono ancora troppo bambina, il demente. E io ho concluso che sono stata una scema a mettermi in quella situazione. Per fortuna l’alluvione mi ha levato dagli impacci. Sarà stata solo una scusa però mi pareva una buona scusa.
Stranamente mia mamma è stata dalla mia parte e mi ha detto che facevo bene a chiudere quella storia e che ero troppo giovane per impegnarmi. Eh beh! l’ha capito pure lei che con queste cose ci sa poco fare. Ma lo sapete che mi tocca insegnarle a vivere? Faccio un esempio: i parenti non la invitano mai nelle occasioni di festività, ma si rivolgono sempre a lei quando hanno bisogno di aiuto, tipo malattie, ospedali, morti e funerali. Le ho detto: Ma chi te lo fa fare? Per carità se vuoi farlo fai pure, ma almeno pretendi di esserci anche quando ci sono le occasioni belle, mica solo quelle che ti fanno sfacchinare. Certo hai cinque figli, ma tutti se lo dimenticano quando devi aiutare e darti da fare per le cose brutte”. Lei mi ha guardato sorpresa, come se non ci avesse mai pensato. Ma dico io come si fa ad essere così ingenua… che poi mi pare che pure con mio padre stia iniziando ad avere le sue rivalse. A volte risponde brusca, come non aveva mai fatto prima. Vuoi vedere che la sto contagiando? Qualche volta, quando lui le parla perché lei poi lo dica a me, lei va per le spicce: Perché lo dici a me, tua figlia è qui, diglielo tu direttamente”. Io mi diverto perché so che mio padre non si abbasserebbe mai a parlarmi e lo sa bene pure lei. Così riesco a evitare alcuni divieti e anche delle imposizioni che lei si rifiuta di mettere in atto.
Non è libertà ma le regole mi opprimono meno. Sembra che un po’ alla volta io e lei stiamo diventando solidali. C’è un’unica cosa che ci disturba ed è che lei mal sopporta il rapporto preferenziale che i piccoli hanno con me. I bambini, compresa la Pargoletta, mi hanno eletto a loro paladina, amano la mamma, ma la prima a cui si rivolgono sono io. Mi dispiace crearle problemi. La sua è una forma di gelosia ridicola, perché fra di noi non c’è rivalità. I miei fratellini li amo, ma non sono la mia vita. Li difenderò perché è nel mio carattere, ma appena sapranno volare con le loro alucce, io li lascerò liberi. Ci mancherebbe altro, ne patisco io abbastanza per capire che hanno bisogno anche loro della giusta indipendenza. Ma mia mamma pensa che io le stia levando qualche cosa e mi attribuisce la sua stessa forma di gelosia, dice che allontano i bambini perché sono gelosa dell’affetto che gli dà. E’ triste questa cosa, ma non so proprio come fare per farle capire che se i piccoli fossero meno soli e lei più presente, probabilmente io me ne potrei uscire più spesso e loro non mi vedrebbero come l’altra mamma. Ma sto zitta e me la metto via, d’altra parte lei soffre davvero di questa cosa mentre io no e quindi… non mi costa niente tacere. In fin dei conti sono cose che passeranno con il tempo. Capirà.
Nel frattempo, come dicevo, mi pare di essere maturata. In questi mesi ho capito molte cose. Cose relative al sacro e al profano, se così si può dire. Per esempio sull’amore. Ho capito che è una cosa che non si deve cercare, sarebbe inutile e si rischierebbe di sbagliare. E poi che me ne farei di un amore adesso? Se l’amore, come sembra, può diventare la tomba delle libertà e degli entusiasmi forse è meglio incontrarlo più avanti, molto più avanti. Forse non incontrarlo affatto. A volte proprio perché resto fredda e non mi faccio coinvolgere penso di non essere facile alle emozioni; come si dice? frigida, ma frigida sentimentalmente. Anche se pure fisicamente… Eppure per molte altre cose mi emoziono. A volte persino troppo. Se credo in qualcosa non cedo. Sono disposta a litigare. Non è facile farmi tacere. Mi sembra comunque di essere empatica, e credo fermamente che i baci siano importanti e che siano il punto di partenza dell’amore, ma allora perché non gli do importanza, li ho distribuiti come cose senza valore e mi lasciano indifferente? Non sono che una parola che non paga diritti d’autore. Matteo mi ha chiesto: “Mi dai un bacio”? Io avrei potuto dirgli di sì, cosa cambiava? A parte il fatto che adesso ci sto attenta, ma comunque sapevo che a Gabri piaceva e pertanto a me non costava niente rinunciarci. Tra parentesi a me non importa nulla. Non mi sembra ci vogliano tanti studi. Semplicemente baciare è quello che è, un gesto stupido, e un po’ inutile. Solo che quando stai con uno devi baciare solo lui. E non mi sembra tanto giusto.
Io non sono gelosa. Inoltre fatico a capire tutte le regole. Tutto sommato io potrei baciare anche chi odio e baciarlo mentre gli dico soffocati. Potrei baciare anche Gabri, anche per farle capire che piace a prescindere dalla sua bellezza, ma forse questo potrebbe diventare un problema. Per quanto lo trovi stupido preferisco farlo solo con quelli dell’altro sesso. Non mi va di trovarmi invischiata in problemi più grandi di me. Le questioni di sesso non le considero ancora. Che poi a parlare sono capaci tutti. Per esempio io dico che sono per l’amore libero e che lo farei a prescindere dalle intenzioni di sposarmi, ma molte mie amiche mi guardano come mi fossi impazzita. Certo che un discorso è dirlo e poi un’altro è farlo. Ma il principio resta. Per ora sono per l’amore libero, ma solo a parole. Io voglio vivere senza pormi limiti però, per questo, non voglio mica trovarmi con un bambino al collo. Già ne ho tre e non sono neppure miei. Certo è stupido questo ragionare: a parte quella volta con Andrea che mi sono incazzata, gli altri sono stati amoretti e non si sono permessi di chiedermi niente, ci mancherebbe altro. Forse sono fatta come una donna, ma non sono una donna. Non è una questione di avere o non avere delle grandi tette, che io tra l’altro non ho, e non è neppure questione di quando ho avuto le prime mestruazioni. La questione è che non ho la voglia di fare sesso, magari la curiosità sì, ma il desiderio proprio no. E poi se succede come coi baci che resto delusa? Tutto sommato è una fregatura essere femmina, si è un po’ meno libere di fare quello che si vuole perché corri certi rischi. Per fortuna che in America hanno messo a punto una pillola che funziona per non avere bambini. Ma chissà quando la venderanno qui in Italia, e se mai lo faranno. Bisogna liberarci dalle catene. Soprattutto noi donne. E’ una questione di principio. E se poi fossi un poco lesbica, ossia non mi piacessero gli uomini, ma le donne? Eppure non mi attrae nemmeno Gabri, che seppure non bella è almeno intelligente? Ho paura di essere atea anche nel sesso.
Gabri mi ha confidato che le piace Matteo, ma forse tutto questo l’ho già detto. Mi guarda come per chiedermi il permesso. Di lui a me non interessa e gli ho già detto di no, ma non basta, lui non se la fila proprio per niente, e lei sembra arrabbiata con me. Ma cosa ci posso fare io? In effetti sono stata invitata ad una festa da ragazze che non conosco molto bene e ho accettato, così Gabri è libera di andare alla festa con Matteo senza la mia presenza. Nella festa del gruppo nuovo ho incontrato Sandro, un bel ragazzo che mi ha fatto una corte serrata. Nella mia nuova linea di comportamento c’è che devo prima pensarci un po’ e poi decidere se accettare. Quindi l’ho lasciato sospeso, dicendo che mi era simpatico, ma che non mi sentivo ancora di mettermi con lui. Lui mi ha detto che avrebbe aspettato. Mah, io avrei pensato che mi avrebbe considerato un po’ infantile ed invece, si è messo a parlare con me di un sacco di cose. E’ proprio piacevole parlare con lui tanto che mi sono persino scordata che era una specie di “pretendente”. Forse se non mi decido subito non decido più. Mi ha detto che sono strana, che sembro altezzosa, anzi ha cominciato a chiamarmi Principessa. La cosa mi imbarazza un po’. Non so come valutarla. Mi sa che qui l’affare si complica. Io credo di piacergli, ma il perché non lo capisco. E d’altra parte quando ho mai capito? Lui dice che non gli importa se divento o meno la sua ragazza, ma che gli piace stare con me. Beh! allora vada per l’amicizia che è una cosa che preferisco a questo amore.
La vita continua e la vita ti cambia. Sto perdendo un po’ alla volta le mie vecchie amiche. Marinella e Alvise fanno coppia fissa e si sono eclissati perché vogliono stare soli. Quando si è in due si diventa ciechi per il resto. Era così anche con Andrea: voleva sempre stare con me e solo con me e da soli. Anche Diana continua con quel suo bravo ragazzo. Io ora diffido di tutti i bravi ragazzi, ne ho avuto già esperienza e mi basta. D’altra parte ho sempre di più il dubbio che non mi so innamorare. Magari è solo che ne ho paura, magari se mi lasciassi convincere da Sandro potrei diventare la sua ragazza e mettere la testa a posto, ancora di più, levandomi dalle tentazioni. Ma perché, chi me lo fa fare? Sandro è sempre più preso e mi chiama sempre più spesso Principessa con una voce piena di tenerezza, probabile che se gli dicessi sì diventerebbe tutto più normale. Ma è davvero così? Ci si innamora sempre di chi non ti guarda nemmeno? Guarda Gabri e pure Sandro… ed io mi sento crudele e ingrata. Io non mi sento affatto una principessa. Ma dove sarà il mio re? Che poi io non voglio né Dio né Santi né Servi né Padroni… e a essere Principessa è una fregatura e a nessun Re concederò il diritto di fare come mio padre: O stai con me o sei contro di me. Ma questo vale solo per i ragazzi, per le mie amiche è tutta un’altra musica.

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  1. La ragazzina (questa ragazzina) cresce. Mi spiace solo che sia avvii verso la fine di questa storia. Crescere non è sempre lineare e non è certo facile. Quello che è certo è che non si finisce mai di crescere. La sua forza diventa sempre più “consapevolezza” e si esprime in un grido. Quello che prima sembrava facile non diventa difficile, solo diventa presa di coscienza.

  2. A questa ragazzina mi ero affezionata, anzi mi sono affezionata. visto che ero si riferisce al passato e nel passato l’affetto verso di lei non era molto. A volte nei racconti come nei sogni spiani le montagne e coltivi fiori nelle pianure, crei una realtà che forse c’era o forse no. Probabile che la ragazzina che è giunta fino a qui, sia una bambina perduta, come nella favola di Peter Pan, e che come tale non lasci dietro di sè nessun segno. Tutti pensano di poter lasciare un segno. Ma non tutti ci riescono. Forse l’unico segno che è rimasto è nella memoria di Michele, sembrerà poco ma per lei è tutto.

  3. Il tuo commento è… carogna. Salutavo questa ormai ragazza che si avvia alla fine della storia con un po’ di dispiacere e già un po’ di nostalgia. Sono sempre difficili gli addii anche nelle storie raccontate, almeno per me. Ora hai accuito quel senso di difficoltà nel distacco. Anche per il fascino di una cosa fatta, anche se tra le difficoltà, assieme. Mi hai anche provocato alcune tentazioni, con quell’accenno alla bambina perduta e soprattutto con quello che poteva essere e non è stato. Se la conclusione del tuo commento doveva rispettare la conclusione del racconto allora ci siamo riusciti poco e male. C’è anche la contentezza e la soddisfazione di aver portato a termine un compito. E’ solo che quella ragazzina già mi manca.

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