Mario

Nato con un destino

In Amici, amore, Gaza, Guerra, Le Giornate della Memoria, Nuove e vecchie Resistenze, personale, Pietas, uomini on 16 agosto 2011 at 10:46

15 agosto 2011

E’ da un po’ che ci penso. Guardo le foto ed i video che raccontano di te. Sei, o dovrei dire eri, un bel ragazzo dall’aria sana e dagli occhi tristi. Certo sorridevi, parlavi, ti incazzavi come ogni uomo di fronte alle ingiustizie, ma i tuoi occhi dicevano di più. Quante volte ho osservato i tuoi occhi e considerato le tue parole. Ci voleva poco per capire che eri nato con un destino. Ricordo la tua risposta al mio messaggio quando eri in carcere in Israele: “Shukran Ross, dobbiamo resistere, non possiamo dimenticare che di fronte a questi soprusi non ci resta che restare umani. Un abbraccio.” Tu ci credevi davvero ed io non riuscivo a capire come facevi a non avere paura a mettere in gioco la tua vita, la tua gioventù, la tua esuberanza maschile per un’idea. Lo sapevo bene che avevi paura pure tu e che malgrado tutto eri tu nel giusto. La mia era solo la paura che una madre ha nei confronti di quella che potrebbe essere la sorte del proprio figlio. E ti guardavo nei video con ammirazione e soffrivo sulle pagine del tuo blog  rivivendo nelle tue parole l’orrore di “Piombo Fuso“. E mi dicevo che eri pazzo… ma non sapevo dare un nome alla tua pazzia. Oggi lo so quel nome. So come si chiamava la tua pazzia perchè è un male che affligge pure me. Soffriamo per le stesse cose: sopruso e ingiustizia e per questo tu hai dato la vita. Nel tuo viso, nel tuo sorriso a volte triste, nella tua voce che a parlare di morte diventava confusa, come se le parole faticassero e fossero intralciate da quelle tue erre sempre troppo difficili da venire… ecco proprio in quel corpo concreto e umano e in quegli occhi sfuggenti di dolore io lessi il tuo destino. E non c’è lacrima da piangere o parola da dire che non sia già stata versata o detta. Si nasce con un segno nel cuore e si segue quella strada, non si può fuggire. Ancora una volta c’è chi si fa agnello sacrificale e chi uccide senza curarsi di seguire il proprio segno. Shukran Vittorio, ho un unico sogno oggi per te: riposa finalmente in pace e che il peso dei tuoi sogni ti sia leggero come il volo di una farfalla.

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  1. Dire che è bello sarebbe poco e potrebbe sembrare di parte. Io lo so il tuo grande cuore. Lascialo libero di parlare. Ti amo. RESTIAMO UMANI.

    • Tu lo sai, ne abbiamo parlato spesso, non è facile parlarne e non è nemmeno possibile tacerne. Vittorio è una spina nel fianco di chi come me sapeva e non ha fatto abbastanza. Non credo passerà!

  2. Non so, a me viene difficile parlare di Vittorio. Ogni volta che passo da una Feltrinelli a Milano evito con cura il loro tavolo dedicato alla letteratura su Gaza, tutt’ora disseminato di libri di Vittorio e su Vittorio.
    Ogni morte violenta è insensata, ma alla sua davvero non riesco a dare un senso. Così sprecata, avrebbe potuto ancora scrivere così tanto e con l’esperienza della vita diventare un saggio, forse un politico idealista, di quelli di cui abbiamo così tanto bisogno in questo paese.
    Lasciarlo riposare in pace e lasciare che il tempo porti un senso a tutto questo, forse è l’unica cosa. Troppo poco tempo è passato e nulla si è imparato.
    Chissà, un giorno…
    Imagine.

    • Non credo che la sua morte sia priva di senso e nemmeno uno spreco, anche se davvero non sembra cambiato nulla in quei luoghi. Di una cosa sono certa però, molte più persone per merito suo sono venute a conoscenza di una situazione che pur essendo sotto gli occhi di tutti, non si conosce veramente e non se ne parla mai. Certo la sua morte non è giusta, lui non aveva responsabilità, ma lui comunque non la pensava così, mai come ora valgono le parole di Fabrizio De Andrè: “anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Comunque mi manca 😦

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