rossaurashani

La lunga lezione

In Le Giornate della Memoria, Nuove e vecchie Resistenze, politica on 25 luglio 2011 at 9:51


Non sono nata per essere una grande analista politica, io vivo solo il mio tempo, con tutte le contraddizioni che comporta. Io sento l’aria. Annuso. Percepisco, e non so spiegare quello che sento. Ecco perchè, forse, dovrei lasciare spazio solo a chi ne sa più di me. Ma le mie parole non hanno la presunzione di diventare delle verità assolute. Il mio modo di guardare il mondo serve solo a me stessa e forse trova assonanza solo con quelli che come me vivono di stupori e ancora di entusiasmi.
In questi giorni sono tornata in piazza, forse non per la prima volta, ma almeno con una nuova energia, che nel tempo avevo perduto. Sono tornata dopo l’inizio incerto, ma rabbioso del ’68. Allora la piazza ci apparteneva, sembrava una piazza diffusa, mondiale, e forse lo era. Ma non era tutto, non era di tutti. Basta guardare che già da allora il ’68, vissuto fuori dalle grandi città non era niente, solo uno sbarluccichio della televisione. I ragazzi non erano tutti uguali, se non per una moda che ci accomunava, quello sì, senza guardare in faccia e senza chiedere la localizzazione geografica. Dovevamo imparare fin da allora che la televisione ci avrebbe perduto. Dovevamo capire che il potere che reggeva le fila del mondo, era più forte di noi tutti. In effetti quei ragazzi si trasformarono nelle nuove leve del potere, presero il posto dei loro padri dismessi e allevarono figli senza la vera volontà di lasciarli decidere del loro futuro. Sembra quasi che quella generazione, nata dalla lotta, non abbia abbandonato un unico vezzo: l’idea di essere eterni. Invece il mondo è cambiato, sempre di più intrappolato in quel sistema che ci vuole obbedienti a quelle regole che vorrebbero garantire il progresso economico e il benessere di pochi a scapito di molti.
Sabato ero in piazza. Non una nuova piazza perchè quella numerosissima e coraggiosissima si era mostrata dieci anni fa sulle strade barricate di una Genova assolata. Io ci sono tornata perchè lo consideravo un dovere. Una denuncia che la nostra attenzione non è mai venuta meno, assieme alla nostra memoria. Perchè io sono certa che un mondo senza memoria non ha futuro. Ho percorso le strade insieme ad una moltitudine di persone. Ragazzi che allora non c’erano e adulti che a quel tempo erano ragazzi. Molti di loro che si sono portati appresso quella ferita mai più rimarginata. Quasi tutti portandosi addosso una sensazione di sconfitta e di vaga vergogna. Eppure loro c’erano e sono stati picchiati e vessati. Loro avevano ragione e noi torto e sono stati colpiti al cuore. E noi, gli assenti, abbiamo vissuto una doppia ferita e una doppia vergogna: il non esserci stati e il non aver condiviso tanta ingiustizia e dolore. Certo non è prendendo manganellate che si impara una lezione e mica sempre la lezione impartita genera maggiore conoscenza e coraggio. A volte genera solo paura e rinuncia. Molto spesso ci cambia.
La piazza di Genova 2011, dieci anni dopo, è una piazza cambiata. Sempre di più c’è la consapevolezza della schiavitù che il sistema impone. Lo strapotere del denaro sulla vita di ciascuno. La predominanza di una economia globale esclusiva sullo sviluppo equo e solidale di paesi depressi e depredati. Abbiamo imparato che una piazza non basta a salvarci dalla crisi di un sistema che intende farla pagare a chi meno ha, ma che per numero può fare la differenza. E’ proprio lì, che si scovano nuovi mercati e maggiori sfruttamenti. Ma io, tanto meno sono in grado di analizzare l’economia mondiale. Posso solo dire che oggi mi sento più povera e più depredata, visto che i nostri figli non hanno nemmeno un barlume di futuro. Visto che i miei, nostri, sogni sono stati uccisi in mille piccole guerre, in tante grandi ingiustizie, in maneggi economici impietosi di uomini senza scrupoli, ciechi ed ottusi.
Ho portato, insieme ad altri, in quella manifestazione, il messaggio “Restiamo Umani” in memoria di Vik, ma anche di tutti quelli che sono caduti nel tentativo di rendere questo mondo migliore. E un mondo migliore potrà essere possibile solo se tutti ci crediamo e ci operiamo per renderlo attuabile. Basta il nascondersi dietro a mille giustificazioni e paure che si vestono, per sopravvivere, da principi inderogabili. La lezione dovremmo averla imparata tutti, perchè è da lungo tempo che ci viene impartita: “Anche se noi ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti…” e ogni volta che chiudiamo gli occhi ed il cuore consentiamo all’egoismo e agli interessi privati di farla da prodroni. Consentiamo di essere depredati della nostra dignità. E’ solo attraverso la partecipazione e la forza di volontà che si può mettere fine alle ingiustizie, alla fame, alla sete e alla cancellazione dei diritti primari di popolazioni intere. E’ solo attraverso la conoscenza che i segreti di questo “mondo” malato ci vengono svelati. Diamo spazio alle idee, diamo spazio ai nostri figli, a tutti i nostri figli, perchè è loro il domani ed è loro il mondo. Diamogli una possibilità. Consentiamogli almeno questo. Un piccolo sogno da trasformare in realtà: Un mondo migliore è possibile.

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  1. Lo confesso: mi hai emozionato. Lo confesso: ho invidiato le tue parole che avrei voluto saper trovare io. O forse no perché l’invidia non fa parte delle mie vanità. E ti ringrazio di aver esternato le parole che avevo nel cuore. Forse tu con un po’ di amarezza in più perché io non sono ancora rassegnato. Ed è stato bello ed amozionante attraversare quella piazza che mi è sembrata la più bella, ma l’ultima è sempre la più bella. Non una piazza dopo allora perché è stato bello essere a Roma per ricordare VIk e gridare: RESTIAMO UMANI. Perché è stato bello essere con te, la mia compagna, il giorno che tutte aveve gridato: SE NON ORA QUANDO? Perché non la smetteremo mai di gridare: ORA E SEMPRE RESISTENZA. E grazie di esistere.

  2. Cara Ross, ho visto le vostre foto e avrei voluto essere lì. Ho buttato via il weekend in un modo assurdo e inutile e sabato vi ho pensato ogni momento. Mi sarebbe tanto piaciuto passare una giornata spensierata con voi in mezzo a cose a cui credo e in mezzo a gente che crede come me. E’ ora che ricominci a re-investire il mio tempo in modo qualitativo.
    Sì anch’io penso che un mondo migliore sia possibile. E non penso che la fuga sia una soluzione. Fuga da che, poi? Berlusconi che tanto tra un po’ schiatta?
    Il pianeta è globalizzato, i problemi sono uguali dappertutto. Il denaro la fa da padrone (ho scelto i termini con oculatezza 😉 ) dappertutto. I consumi ci regolano la vita. La nostra E’ una vita di consumi eccessivi, consumiamo tutto in modo sfrenato, non sono beni materiali ma anche relazioni interpersonali. Gli estremisti di tutti i tipi (e la Norvegia mi salta subito in mente) si sovrappongono alla politica democratica.
    I buffoni al governo non ci dovrebbero toccare, siamo noi, cittadini, gente comune, precari, cassaintegrati ecc che dobbiamo tornare a fare politica.
    Io credo fermamente che posso offrire un mondo migliore a tutti questi ragazzini che vedo coetanei dei miei figli. La generazione prima della nostra ci ha lasciato un mondo a pezzi, dilaniato dalle guerre. Noi l’abbiamo peggiorato con l’isostenibile capitalismo esasperato che ha fatto crollare il sistema economico mondiale.
    Ora i nostri figli devono imparare che si può vivere senza profitti e senza che le banche ti regolino la vita quotidiana. Devono imparare che saranno LORO a decidere.
    Non ci sono caste che tengano.
    Vi abbraccio.

    • Cara Martina speravo che il we fosse stato almeno piacevole, ma come sempre non si può aver tutto 🙂 Avremmo voluto anche noi che tu fossi dei nostri, ti sarebbe decisamente piaciuto perchè alla fine ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo messi al lavoro. Ma nella verità, se è bello essere di nuovo dentro ad una piazza ed esserci con delle parole giuste da dire è anche vero che la “piazza” è ormai un luogo che non accoglie solo chi la pensa nello stesso modo. Oggi è qualcosa di nuovo e tutto da rileggere. Ma questo è un altro problema e non è questa la sede per farlo.
      Tu dici bene che i nostri figli devono imparare a vivere in modo diverso e che saranno loro a riprendersi il mondo, ma da dove riusciranno ad attingere i nuovi valori? Questo mi spaventa, come ho scritto è proprio la nostra generazione, anche se la mia non è la tua per ovvi motivi di età, che ha permesso a questo modo perverso di concepire gli interessi globali di prendere il sopravvento. Insomma la globalizzazione è un fattore positivo se viene visto come il modo di risollevare grandi masse povere e relegate ai margini dell’economia mondiale al livelli dignitosi di vita, ma diversamente è una pazzia sfruttare queste sacche di povertà e bisogni primari in “entità economiche da sfruttare” per l’arricchimento di sistemi economici in fase di ristagno o regressione.
      La stessa parole ha valori diversi per come viene intesa e usata.
      Sono certa che tu debba rimpossessarti della tua formazione e realizzazione di persona pensante e politica, ovviamente questa cosa avverrà, forse come primo passo dovrai rientrare a pieno titolo tra le persone che oltre al problema del mantenimento abbiano la possibilità di seguire anche la parte più importante del loro essere,la parte concettuale del benessere mentale. ma come sai bene bisogna rispettare quella maledetta “piramide” che vuole prima un piatto di pasta ed un tetto sulla testa e poi tutto il resto… 😉

  3. Mentre ti leggevo veniva in mente anche a me Maslow e tutta la sua tiritera, ahmé così vera e irrinunciabile. Ma non solo, devo anche imparare a reimposssessarmi del mio tempo. sono ancora soggetta a facili manipolazioni, come questo w/e che si è risolto in nulla, dato che sono tornata ieri con mia figlia qui, e adesso siamo io e lei qui, anche se sono contenta di essere tornata in un posto dove c’è bel tempo e caldo 😉
    Io voglio tornare ad essere politica, ed è per questo che ho chiuso il mio blog che era precipitato troppo sul personale. Per farlo devo tornare “là fuori” fisicamente, partecipare a cose come quelle di sabato, tornare a discutere, finalmente.
    E comincio a sentirne un bisogno irrinunciabile… decisamente, un fuoco… che i bisogni primari a poco a poco comincino ad essere soddisfatti?
    Comunque oggi mi godo finalmente un giorno di riposo assieme a mia figlia e mi riorganizzo un po’… ci si sente 🙂

  4. Così piccola e fragile, ti saresti stancata. 🙂
    Non insistere che sai che averti con noi è sempre un grande piacere. E poi… Francesca avrebbe cominciato ad entrare in un’altra stanza del mondo di sua madre. Comunque per lei l’invito è sempre valido, quello che sai e che sa. Un abbraccio.

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