rossaurashani

L’amore come le ciliegie

In Anima libera on 6 luglio 2011 at 22:12

Premessa alla parte ventottesima
Ho come la sensazione che le cose siano cambiate. Io e Gabri ci troviamo ogni sera e stiamo in piazza per un po’ andando su è giù in quelle che i giovani chiamano “vasche”, come se nuotassimo in una grande piscina e quella piscina è la piazza. I ragazzi adesso si girano a guardarci e come si girano. Certo è che i miei vestiti non hanno macchie e non ho le calze smagliate, almeno su questo sono sicura. Gabri fa l’aria “sufficiente” come se fossimo seccate di quelle attenzioni. A me dà fastidio chi fa lo scemo e fa apprezzamenti a voce alta o usa un fischio per attrarre l’attenzione, ma gli altri non mi danno disturbo. Sinceramente mi piacerebbe conoscere ogni ragazzo che si gira e sorride. Non solo i belli, ma anche i bruttini che probabilmente sono più simpatici. Vorrei conoscerli per poterci ragionare insieme, per confrontare le mie idee con le loro, per verificare se la pensano anche loro come me. Attrarre l’attenzione è la parte bella della cosa, quella brutta è che la mia famiglia, la vita che faccio e l’ambiente in cui vivo mi è sempre più incombente, asfissiante. Mio padre è sempre più urtato con me e mi parla solo attraverso mia madre, anche se siamo nella stessa stanza oppure seduti allo stesso tavolo. Sono certa che mio padre non mi ha mai fatto gli auguri per il mio compleanno. Ma veramente non li fa nemmeno ai miei fratelli, su questo non sono un’eccezione. Neanche io glieli faccio più, nemmeno a Natale, così impara: per tutte le volte che mi ha fatto diventare matta quando fingeva di non vedere sotto il piatto la mia letterina natalizia. Maledizione, a me e a quelli che mi hanno insegnato a scrivere la lettera a mio padre invece che a Babbo Natale. Colpa di quelle suore stupide. Mai una volta che ci fosse un regalino per me. A me chi portava i regali era la Befana, riempiendomi un calzettone di mandarini, aranci, qualche rara caramella e vero carbone. Chissà perché ero sempre troppo cattiva per la cioccolata. Intanto ora sono “troppo” grande anche per la calza. Adesso non me ne importa più niente. Ai miei fratelli però sto cambiando la vita io. Facciamo l’albero di Natale tutti assieme e prepariamo regalini per tutti. Roba da poco s’intende, perché di soldi non ne ho, ma ci facciamo dei pensierini e questo ci basta. Noi siamo la parte bella della famiglia. Noi siamo solidali e ci vogliamo bene. Siamo una famiglia.

L’amore va alla grande. Beh! insomma, quello che è l’amore per una che ha 15 anni. I ragazzi non mi mancano. E non so nemmeno perché. Per me sono come le ciliegie, uno tira l’altro, ma tutto si limita a qualche bacetto e poi via. Il mondo è grande e c’è molto da vedere. Suppongo che sia per questo che mi danno il tormentone. Non sono mai troppo interessata a loro. Non chiedo mai di essere accompagnata. Non pretendo di rivederli, anzi. Insomma è carino avere un ragazzo, ma mica per questo me lo devo sposare. Non mi va di perderci tempo. E loro si fissano e mi dicono: “Tu sei diversa!” oppure “Sei imprevedibile! Una pazza scatenata.”, ma lo dicono come se mi invidiassero. Che poi che cosa vuol dire “imprevedibile” o “pazza scatenata”? tutto questo solo perché non mi faccio coinvolgere dall’amore? In realtà non ho ancora trovato chi mi interessi davvero. I ragazzi che ho conosciuto sono tutti uguali, fatti con lo stampino. Ti chiedono di uscire e poi pensano di avere l’esclusiva su di te. Ti porto al cinema! Veramente sarebbe corretto dire: andiamo al cinema? Ti porto a ballare! Perché io le gambe non ce le ho? Noioso davvero. Se poi sono gelosi e ti levano la vita, beh! allora scappo a gambe levate. E un comportamento così non è da tutti. Io non sono tutti, devono capirlo da subito.
Questo comunque è un anno strano. Pensate che il Papa parla con i potenti della terra per “tirare le orecchie”, all’America, alla Cina, al Vietnam. Sai che effettone fa ad uno che è comunista come Mao Tse Tung oppure Ho Chi Min? Ridicolo, ovvio che non rispondono. Tanto gli americani bombardano Hanoi e arruolano gli studenti che prendono brutti voti all’Università oppure i neri che magari all’Università non ci vanno proprio. Mi sembra geniale mettere su un esercito di persone difficili e poco inserite, a meno che non pensino che l’esercito aiuti a socializzare. Ma dove si è visto? L’esercito produce disadattati e gente fuori di testa, si sa. La divisa fa l’uomo violento. Vuoi mettere le minigonne… Per una minigonna… beh lasciamo stare, magari non avrei coraggio di mettermene una, però mi piacciono da matti. Dicono che siamo noi a vestirci tutti uguali, capelli lunghi, gonne corte o pantaloni stretti, ma siamo più belli noi di quei quattro marines scalmanati.
In America le manifestazioni contro la guerra del Vietnam diventano sempre più decise. Qui in Italia persino i preti contestano. Parlano di un tale don Milani. Questo prete rappresenta tutti i cattolici che non possono accettare che una guerra sia così assurda. Troppo facile fare la guerra in casa d’altri. In qualsiasi posto. La guerra non risolve mai nulla. A volte i ragazzi italiani che devono fare il servizio militare si rifiutano. Vengono chiamati “obiettori di coscienza” e li mettono in galera. Ma come, non ho diritto a rifiutarmi di fare la guerra? Perché dovrei imparare ad usare le armi se mi fanno schifo?
Pochi giornali ne parlano tranne quando hanno condannato quel professore che dieci giorni dalla fine del servizio militare si dice “obiettore”. Insomma è una questione di principio. Poteva finire e fregarsene di tutto ed invece no. Ha contestato ed è stato condannato a più di un anno di carcere militare.
Non solo certi preti si ribellano, ma pure gli studenti. In un liceo milanese pubblicano un giornaletto che si chiama “La zanzara” con una serie di articoli scherzosi sugli usi sessuali dei giovani. Tipo un Rapporto Kinsey all’italiana. Mi rendo conto che parlo di cose… come dire, impegnate. Forse troppo per una ragazzina. E’ che non mi vanno le solite cose. Pensate la reazione di quei bacchettoni? Ovviamente trattano come delinquenti i ragazzi. Mah, a me pare un’idiozia. Libertà di pensiero, innanzi tutto, e poi, insomma, non è ipocrita criticare i comportamenti dei giovani solo perché fanno, in modo libero, le stesse cose che fanno, di nascosto, gli adulti?
Intanto noi giovani siamo più diretti e pronti ad affrontare le conseguenze delle nostre scelte. Forse siamo come una grande famiglia, una tribù. Per esempio in Sicilia, per la prima volta, una ragazza che si chiama Franca Viola si è rifiutata di sposare il suo rapitore-violentatore in un matrimonio riparatore. Il giorno delle nozze l’ha fatto arrestare. Questa sì che è una bella mossa. Ha fatto benissimo. Farsi rovinare la vita due volte mi sembra un’esagerazione. Lei ha scelto e ha affrontato la mentalità retrograda dei siciliani. Le cose devono cambiare e si può fare solo rifiutando di farsi condizionare.
Come canta Caterina Caselli: “Nessuno mi può giudicare…” nemmeno tu. Caterina ha un caschetto di capelli d’oro ed è una ragazza come noi. Io ormai ho i capelli lunghi e rossi e non ho più quella faccia da “patata” che avevo prima. Non so davvero cosa sia successo, ma sono talmente cambiata che nemmeno io mi riconosco più. No, sia chiaro, non è che mi piaccio. Del mio corpo non mi fido. E’ vero che sono alta, solo che adesso non sono più un manico di scopa. In qualche punto mi sono arrotondata, niente di che ma mi muovo in un altro modo… sono flessuosa e cammino con un’aria altera che non mi piace affatto. Non sarei così. Non sono presuntuosa, sono solo timida e cerco di fingere sicurezza. Non lo faccio apposta. Che poi a quell’atteggiamento ci si abitua e sembra davvero che sono stronza. Almeno così m’hanno detto. Ma dei ragazzi è meglio non fidarsi.
Comunque è proprio quell’aria che mette in soggezione le persone e che mi consente di passare indenne tra le critiche, che un po’ mi difende. Non certo dai biasimi degli adulti. Con quelli proprio non va anche perché come al solito dico quello che penso e mi metto nei casini. Bisognerebbe dire quello che gli altri vogliono sentire. Mio padre mi guarda come fossi un’indemoniata, se potesse chiamerebbe il parroco per farmi benedire. Ma la cura non funzionerebbe perché il parroco della mia parrocchia è quel famoso don Ferruccio che sta sempre in mezzo ai giovani cappelloni e alle ragazze come me. Anche lui viene criticato dai suoi parrocchiani, ma sembra che non gliene importi niente. Anche la chiesa è cambiata ed è diventata un luogo d’incontro di ragazzi e ragazze che non sanno dove trovare un posto per stare insieme. I ragazzi cercano sempre di stare tra ragazzi, è normale. Qualcuno porta la chitarra e si cantano le canzoni, soprattutto quelle di Dylan e Joan Baez che poi sono due americani. Io non ci vado quasi mai, ma mia mamma insiste. Spera che la compagnia di un prete mi aiuti a diventare migliore. Illusa. Non sarà nemmeno don Ferruccio a farmi puzzare di santità. Sa che con me non c’è strada e si accontenta di vedermi in mezzo ai suoi. Lì ho ritrovato Sebastiano che ora è all’Università. Non mi ha fatto un grande effetto. Don Ferruccio dice che lui si laureerà presto, non come suo fratello che si sta laureando in droga. E così ho saputo che Lorenzo si sta buttando via, come sembra succedere ad altri, a molti altri ragazzi. Come una nuova moda. Io no, sono contraria alla droga. E’ anche questa una questione di principio. Se io cerco di liberarmi dalle pastoie non posso rischiare di diventare schiava di qualche cosa o di qualche sostanza. Per me gli altri sono liberi di fare quello che vogliono, ma io ho fatto una scelta diversa. Persino fumare non mi attrae. Ho provato, senza aspirare. Il gusto delle sigarette non è male, ma non mi piace l’idea del fumo che mi scende dalla gola ai polmoni, quindi l’ho fatto, ma poi mi sono disinteressata. Che poi baciare un ragazzo che fuma tanto ti sembra di baciare un posacenere. Niente di appassionante. Peccato che quelli che incontro fumano quasi tutti, anche per farsi vedere grandi. Ma uno non è più uomo solo se si lascia pendere una cicca tra le labbra.
Con Marinella ci si continua a vedere spesso, e anche con Diana. Un giorno abbiamo ricevuto un invito ad una festa a casa di un ragazzo che non conoscevamo e ci siamo andate perché Gabri invece conosceva un suo amico. E poi non c’è sempre bisogno di un perché per fare le cose. Ed è bello stare tra ragazzi, e interessante e emozionante. Ero curiosa. Marinella è stata platealmente corteggiata da Alvise che a dir la verità mi sembra un tipo non propriamente raccomandabile. Come al solito ci si fa condizionare dall’aspetto esteriore. Nel suo caso anche dal fatto che si vede che Alvise non ha una mamma che si occupa di lui; vive in bilico tra i ragazzi normali e la possibilità di diventare un delinquentello. Se qualcuno lo può salvare questa è Marinella, ma ne vale la pena? E poi che idee mi metto in testa? Però a lei piace e credo che le piaccia perché è comunque carino e piuttosto sfrontato, cosa che affascina una ragazza timida come lei. In questo gruppo anche Diana ha trovato un ragazzo. Lui è molto serio, e per quanto Diana non disdegni le persone posate e, come dire… matrimoniabili, mi sa che è un po’ spaventata. E io?… Io saltello qua e là. Gabri è seccata perché dice di non capire i ragazzi. Lei si innamora sempre di quello che non la degna nemmeno di uno sguardo. Forse soffre anche il fatto che in pochi si accorgono di lei. E’ un peccato perché è una ragazza intelligente e pure piena di interessi. Con lei si parla bene di letteratura e musica, ci scambiamo spesso i libri degli autori della “beat generation” e ce ne scambiamo le impressioni. La beat generation è una corrente nuova, viene anche quella dall’America. E va di moda tra i giovani. Ma a molti ragazzi questi discorsi non interessano affatto e guardano solo se una ragazza è carina o no. Ti guardano dentro i vestiti. Che stupidità. Certo lei non è proprio troppo carina, ma è interessante.
Ad un certo punto, visto che ero la sola a non avere una storia di un certo tipo, ho accettato l’interessamento di Andrea, il padrone di casa dove si fanno le feste. Lui è più grande e non capisco davvero cosa ci trovi in una ragazzina come me, dovrei chiederglielo. Comunque mi sono lasciata distrarre e adesso mi trovo incastrata in una storia che non volevo per niente. Speravo che fosse scoraggiato dalla mia poca libertà, invece e venuto a casa mia per presentarsi ai miei e ha chiesto il permesso di portarmi fuori alla sera. Io sono esterrefatta. Mio padre lo ha guardato con sospetto, ma siccome ha l’aria del bravo ragazzo e non porta i capelli lunghi, allora il permesso è stato accordato. Ma, cazzo, e io non c’entro? Non mi chiedete se mi va bene? Certo ho più libertà adesso, ma solo per uscire col gendarme Andrea. Ma una donna deve passare da una mano all’altra senza potersi regolare da sola?
Mi vorrei ribellare, ma non so nemmeno se mi conviene. E’ una strana libertà. E’ anche una strana prigione. Mi tratta come una cosa sua. Non sono una cosa. Poi succedono fatti importanti. A novembre, a seguito di piogge torrenziali e a delle concause legate al vento di scirocco, la mia città finisce brutalmente ingoiata dal mare. Marinella è finita assieme al fratello e alla madre intirizzita e bagnata sopra il tavolo della cucina. La sua casa si è allagata talmente velocemente che non sono riusciti a salvare niente. Per fortuna Alvise ha rubato una barca a remi ed è andato a salvarla. Pensa che romantico. Così Marinella è ospite dalla sorella di Alvise che la cura come fosse la sua bambina. Chissà come andrà a finire? Sì! mi sembra romantico, anche se non mi sento molto romantica. Forse vorrei anch’io uno ragazzo che ha il coraggio di rubare una barca per me. Anche solo un fiore. Forse no. Invece mi è capitato quello con la cravatta, si fa per dire, cioè quello troppo per bene.
Comunque è stata una bella paura, soprattutto quando ci siamo accorti che l’acqua non solo era altissima, ma non intendeva scendere e così alla prima si è sovrapposta un’altra marea. Due maree, una sull’altra, 180 cm. e più sopra il livello del mare. Ad una certa ora di sera sono dovuta andare dal medico che abita poco distante da casa per farmi dare un antibiotico per Ernesto che ha avuto un ascesso ad un dente e la febbre alta. Anche nella malattia lui è una vera jattura. Mi hanno prestato degli stivali da cacciatore che sono tenuti su dalle bretelle. Fuori era buio pesto e l’acqua mi arrivava un bel po’ sopra l’ombelico. Ho avuto impressione di essere sperduta nell’apocalisse. Brancolavo nell’acqua per raggiungere il cestino calato dalla finestra del dottore con i medicinali. Né luci sulla strada e nemmeno dentro le case. Mi pareva davvero di essermi persa, per fortuna a qualche metro ho visto un topone che nuotava spaventato allontanandosi da me. Allora ho preso coraggio e ho completato la missione di salvataggio del debosciato. Papà alla sera tardi è tornato dal negozio coraggiosamente, montando su una barca che andava libera per la strada. Ci è montato su e spingendosi sui muri delle case è riuscito a tornare. In negozio è andato sotto tutto o almeno buona parte della merce. Era molto arrabbiato e amareggiato.
Comunque non sapevamo ancora nulla di quello che era successo a Firenze. Lì davvero se la sono vista brutta. L’Arno è uscito dagli argini e con la furia di un fiume di fango ha invaso le strade, i negozi, le case, le chiese e i musei. Una città in ginocchio, immersa nel fango e nella distruzione. Per la verità la nostra città con l’acqua ci sa trattare. Ne è sempre stata immersa e ci ha sempre convissuto. Quindi malgrado tutto il giorno dopo qui la vita è ricominciata, ma a Firenze le perdite sono enormi. Durante le ore terribili tenevo sotto controllo quello che succedeva ascoltando la radiolina transistor di mio padre. Ma le notizie non erano chiare. Venezia stava sotto quasi due metri di mare, e per fortuna siamo gente abituata alla solidarietà e tutta le persone che abitavano i piani terra sono state ospitata ai primi piani. Le barche non avevano più padroni e sono servite alla gente per spostarsi o per portare in salvo e all’asciutto qualcuno o qualcosa. Da noi è troppo recente il ricordo dell’inondazione del Polesine. Comunque niente in confronto di quello che succedeva da quell’altra parte d’Italia. Subito dopo quel brutto momento io sarei voluta partire, volevo andare a dare una mano. Volevo salvare i libri nella Biblioteca Nazionale, i quadri agli Uffizi, tirare fuori il fango dalle cantine della gente. Ovviamente non potevo andare a fare l’“angelo del fango” come tanti altri ragazzi cappelloni e no. Ma allora è vero che noi giovani siamo una nazione. Fossi un maschio, come Ernesto, sarebbe diverso, ma lui non è un ragazzo, è un’ameba, un microcefalo. I miei e Andrea hanno fatto il putiferio. Pure i miei fratellini erano preoccupati. Ma di che hanno paura tutti quanti? io so badare a me stessa e sono giovane e forte. Che ci faccio qui a invecchiare senza potermi immergere nella vita e… nel fango? Che poi questo mi ha fatto mettere una croce sopra al grande amore. Di gabbie ne ho anche troppe per aggiungerne una in più. Sono tornata sola e libera e la faccenda è l’unica cosa bella che mi è capitata quest’anno. Sono tornata libera. Libera come il vento.

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  1. Da quelli con la faccia da bravo/a ragazzo/a è sempre meglio tenersi alla larga, in effetti.
    Non sono (quasi) mai quello che sembrano.
    Personalmente, le cose migliori mi sono arrivate sempre da gente a cui, di primo acchito, non avrei mai dato neppure un centesimo bucato.

    Però st’ Ernesto è davvero una palla monumentale, eh!
    Io ce l’avrei messo lui a mollo.

  2. Beh la protagonista a distanza di anni non ha ancora capito di che uso farne di ‘sto Ernesto, ammesso che serva a qualche cosa 🙂 in ogni caso bene o male lei sa che ha fatto parte della sua crescita come donna. Almeno è rifuggita da quel certo tipo di uomo… anche se poi non è che le altre scelte siano andate meglio 😦
    Per quanto riguarda i bravi ragazzi è da una vita che sostengo che bisogna lasciarli perdere, ne ho conosciute di “perle” del genere e ne faccio volentieri senza.
    A quel tempo però i genitori, in genere, adoravano i ragionieri e aborrivano i capelloni contestatori e dall’aria di disgraziati. Il metro era la lunghezza dei capelli… bastava poco no?
    Ricordo anche, e chi ha orecchie intenda ;-), che i peggiori erano quelli che giravano in una improbabile pelliccia di “lupo” e con un ciuffo ribelle che nascondeva uno degli occhi verdi più scanzonati e ridenti che io abbia conosciuto…. ma questa storia la racconterò… in fin dei conti la nostra “anima libera” dovrà presto inventare il 1968…..

    • Ma dai, la tua ultima scelta è stata perfetta 😉 anche se poi non è stata proprio una scelta, no? se uno crede nel karma… 🙂
      Commentando più seriamente, anch’io da adolescente ho fatto un sacco di cose stupide con i ragazzi, un po’ perché si è adolescenti, un po’ per il mio solito problema con il sesso maschile, ovvero il io solito elemosinare l’amore che non arrivava mai. ci sono stati capelli di tutte le lunghezze, impegnati politicamente e non, ovviamente a mia madre non glien’è andato bene neanche uno finchè mi sono impantanata con il più sbagliato di tutti… ma non è un copione scritto per tutte noi?

      • Che strano Martina pensare che malgrado la differenza di anni pure tu hai fatto gli stessi percorsi…. ma la protagonista semplifica per questioni di copione… in realtà era di gran lunga più timida ed insicura 🙂
        Mi piace la cosa del copione per tutte, ma sinceramente è anche quello di tutti, maschietti compresi. Da quel tempo sono uscite donne con una mezza metamorfosi, quindi con tutte due le faccie mostruose perchè non erano riuscite a cambiare totalmente, erano nuove donne in embrione, ma troppo condizionate dall’educazione e dall’ambiente. L’amore libero era una bandiera, anche se abbiamo azzardato lo stesso. Proprio col sesso mostravamo la contraddizione più profonda. Io asserivo che era logico avere rapporti con ragazzi ovviamente anche prima del matrimonio e anche non finalizzati a quello, però ero vergine e non mollavo la presa, Le mie amiche affermavano che mai prima del matrimonio e molte si sono sposate dopo poco tempo e pure incinta. Ma come dico spesso è una questione di principio 😉 Che poi ho sempre odiato l’idea che fare all’amore prevedeva un “divertimento” a me è sempre sembrata una cosa sieria.

  3. Finto “lupo”, precisiamo. E credo sia bene precisare anche che avevo anche l’altro occhio (cioè ne avevo due), anche quello verde, ma il ciuffo non riusciva a nasconderlo. Provvedevo con degli occhiuali da sole raccattati in un bar portandoli notte e giorno, estate e inverno. Guarda quante cose tornano a rivoltare il passato con un semplice piccolo post. Dovevo essere proprio un gran figo. Ma te ne sei andata prima che quel lupo perdesse il pelo :-). Allora avevo solo roba rivoltata e pesante di lunghe storie e fatiche. Eccezionalmente cose in prestito. Non parlerò del post perché ci ho parlato già dentro. Non dirò che… ti avrei fatta più seria, non dico consapevole che sarebbe chiedere troppo. Credo che i genitori non abbiano affatto cambiato i gusti, sono solo cambiati i pretendenti, almeno alcuni. In fondo mica ero così… così… male. Avevo gli anelli alle dita ma non al naso, e qualche collana, anche quella vecchia di mamma. Oggi Ernesto sarebbe sì un buon galeggiante, tanta panza e testa sempre vuota. E tu allora era meno… testarda che al giorno d’oggi. E ora inventiamoci un altro 68 (come se uno non ci fosse bastato), ma lasciamo venire anche il 1967.

    • Credo che a te il 1967 interessi molto vero? Beh! la protagonista nel 67 è maturata molto ed è diventata anche più seria, ma soprattutto più consapevole e ugualmente insicura. Inventare il 1968? l’abbiamo fatto allora perchè non ripetere l’esperimento? Certo il 68 era fatto anche di pellicce di finto lupo, di capelli lunghi e di collane e anelli. Io portavo la fascia sui capelli come fossi una squaw e mi vestivo di fiori sempre che le finanze me lo permettessero. Ricordo pure un bikini che presi prima di un tuo ritorno, anzi del tuo primo ritorno dopo tutto quel tempo. Ci spesi una cifra, era giallo azzurro e grigio, con piccoli fiorellini, lo ricordo ancora… la sfiga fu che messo ad asciugare mi cadde in cortile il reggiseno e qualcuno me lo rubò. Tanto era lo stesso tu non guardavi i costumi ed io comunque ti facevo uscire quando mi spogliavo in capanna. Il resto lo sai… teorizzavo bene, ma quanto a mettere in pratica… 😉

  4. Mi interesserebbe molto il 67 se potesse tornare il 67 e noi, quelli, con lui. Per il resto è già tornato. Cantarlo e raccontarlo e come fare e portare la croce. Del bikini mica posso avere un ricordo così preciso. Ho gli occhi ancora pieni di te, e la testa anche. Ricordo tutto il resto. E la mia delusione quando mi hai cacciato. Tanbto non avrei cercato di sbirciare. Che sono pure più pudico di te. Certo che la fine del bikini è stata triste. Ma anche uno spreco. Potevi tenerlo. Il pezzo sopra era tutt’altro che necessario. E poi come potevo vedere tutto bene se stavo sempre lì a baciarti? Con gli occhi chiusi il mondo è solo blu. Com’erano belli quei baci. E come erano… tutto. Non abbiamo avuto molto di più. Di più era più di quel tutto. Mi piacciono quei due ragazzi che eravamo. E anche le nostre timidezze fanno parte di quella bellezza. Se dopo ti sei sporcata le ciglia sono affari tuoi. Avevo rispetto, e molta stima, di quella ragazzina rossa. E i tuoi occhi li avrei riconosciuti anche se fgossero passati anche altri centocinquant’anni. Comunque più che l’amore qui sono i baci ad essere come le ciliege. L’amore… chi vivrà vedrà.

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