rossaurashani

Le parole delle donne

In Parola di donne on 31 maggio 2011 at 10:49

Sto leggendo un libro di Ritanna Armeni dal titolo “Parola di donna“. Cento grandi nomi della cultura, della politica e dello spettacolo italiano per un “dizionario al femminile”, che fa il punto sul nostro passato e sul nostro presente, per capire dove stiamo andando e per ricordare da dove siamo partite e quanta strada abbiamo percorso. In queste pagine troverete cento voci del privato e del politico, le parole della quotidianità e quelle della filosofia, da abito a zitella, passando per diritti, lavoro, pari opportunità, ma anche desiderio, mamma, sirena, verginità… Cento voci che hanno segnato profondamente la storia del nostro Paese, che sono cambiate negli anni, ma che sono attuali più che mai. Un libro corale, cui hanno partecipato, sotto l’abile regia di Ritanna Armeni, donne diverse per orientamento politico, professione, stato sociale, tutte accomunate dall’entusiasmo di esserci, dal desiderio di raccontare, di raccontarsi, di capire. E la voce delle donne, spesso percepita solo come un mormorio indistinto o come un canto fatato e affascinante, in questo libro unico e originale diventa parola chiara e distinta, che interpreta il mondo con coraggio e determinazione.

L’idea è buona. Esistono parole sulle  donne che nel tempo, nel sociale, ma anche soggettivamente cambiano significato o hanno radici profonde e non ancora del tutto spiegate. Pensate per esempio ad Abito, Abnegazione, Aborto, Ambiente, Amore, Autocoscienza, Autodeterminazione, Autorità, Autostima. Pensate a quanto si potrebbe scrivere su queste semplici e “banali” parole. Quante storie intorno. E siamo solo alla lettera “A“. Solo su questi termini, presi uno ad uno, si potrebbero scrivere libri. La Armeni ne ha raccolto un sunto intelligente e colto, a me piacerebbe raccogliere le riflessioni in Rete di amici, conoscenti e blogger viaggianti. Il fascino della Rete è proprio questo: libertà di espressione e di azione, almeno fino a dove questa libertà non lede quella degli altri. E allora perchè non aprire una rubrica settimanale su ciascuna parola raccogliendo le nostre riflessioni? E non è necessario che queste riflessioni siano sempre e comunque al femminile. Sopra di noi c’è il cielo ed è composto da due metà, una di queste è la donna ed oggi è di lei che vorremmo parlare. E chi se non l’altra parete del cielo donna che è l’uomo può intervenire in modo autorevole? 😉

Allora nella mia nuova rubrica PAROLA DI DONNE  lancio il tema di oggi: ABITO e vediamo cosa succede… per il momento lascio questa poesia per farvi un po di compagnia

Le parole delle donne
sono scritte sulle foglie
che abbiamo raccolto
con mani screpolate dal gelo
per riscaldare d’inverno
il focolare
sono incise sulle pietre dei fiumi
su cui abbiamo lavato
con mani rosse per i geloni
i panni dei nostri uomini
sono scolpite sulle madie e sui tegami
dove abbiamo impastato
e cucinato
con mani ruvide per il lavoro
i cibi per la famiglia
Le parole delle donne
sono diventate gocce di sudore
sui campi che abbiamo arato
con mani incallite come legno.
Le parole delle donne
sono diventate
canti di gioia e d’amore
canti di odio e di rabbia
grida di lotta e di morte.
Sono sfuggite dalle nostre labbra
quando ci hanno insultate picchiate
violentate uccise
sono stati silenzi di desideri
mai espressi
di ore di amore perdute
di sottomissione e obbedienza
sono state le grida sulle tavole
dove abbiamo ucciso la nostra giovinezza.
Le parole delle donne
sono il sangue che abbiamo versato con le mani
contratte
nel partorire i nostri figli
nell’abortire i nostri figli.
Le parole delle donne
sono quelle
che nessuno ha mai letto

ascoltato.
Come le radici dell’albero…” di Gabriella Gianfelici

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  1. In effetti l’abito non fa il monaco, ma ha sempre fatto la donna. Inutile fare la storia dell’abito femminile nel tempo, l’evoluzione è continua, con varie riproposizioni del passato, riletture del già letto. L’abito oggi ha una doppia valenza, come sempre esibisce il tuo stato, la tua classe, le idee che ti porti dentro, soprattutto parla della cultura e dell’ambiente in cui vivi ma anche (spero di non sembrare troppo Veltroniana :-)) è l’espressione del tuo rapporto con la società dei consumi (insomma il tuo lato spendereccio e frivolo di accettazione dei “costumi” della tua epoca.
    Guardo i miei vestiti. Mi vesto per coprirmi e per nascondere se possibile la mia grossa taglia. Insomma coprirmi doppiamente. Insomma il mio è un abito privato e purtroppo doveroso. Lascio ben poco spazio al frivolo anche se preferisco un abito scanzonato al vestito della domenica. Disdegno il tacco “12” anche perchè non riuscirei più a portarlo, lo trovo scomodo e troppo portato a richiamare l’attenzione sull’aspetto esteriore di una persona. Qualche volta l’ho pure portato e non me ne vergogno, l’unico problema era che sorpassavo di un buon palmo tutti gli uomini del circondario e se fossi stata stupida mi avrebbe costretto a frequnetare solo giocatori di pallacanestro (che, per sperimentato, sono cresciuti molto in altezza ma poco in intelletto) ;-). Sì ammetto è un luogo comune, come ce ne sono tanti, ma ogni tanto lasciateli praticare pure a me.
    Ora solo sandali bassi con plantare, quanto di meno affasciante ci sia, ma vivo lo stesso, almeno io… 🙂

  2. Mi fa piacere che questo libro ti abbia ispirata 😉
    Prima di tutto, quella poesia mi ha fatto venire i brividi… la trascriverò.

    La parola ABITO. Singolare, perché nonostante le aspirazioni “stilistiche” di mia figlia, a me degli abiti e della moda non me ne è mai fregato niente. Difatti, chi mi conosce da decenni, appena ha sentito il desiderio di mia figlia di lavorare nel settore della moda, ha subito commentato ironico: “legge del contrappasso” 😀 😀
    Ammetto con rossore che ho un debole per le scarpe, ma tanto non me le posso permettere, anche se a Milano esistono dei mercati fantastici dove ti porti a casa scarpe e vestiti a cinque euro 😉

    Ma torniamo alla parola. Non seguo le mode e vesto comoda, ma ho cominciato a rispettarmi un po’. Come ho scritto si possono trovare cose da indossare a pochi euro (letteralmente, ho visto cose a tre euro,non scherzo), ma carine. Per anni, come sai ho vestito come una sguattera, in tute comprate al supermercato, spesso logore e rammendate più volte. Mi ero rinnegata in quanto donna.
    L’abito non fa il monaco, odio le cose di firma, detesto gli stilisti che ci vogliono anoressiche e androgine.
    Ma un vezzo ci vuole, è come una coccola che ci facciamo. Un segno di rispetto. Anche una maglietta colorata sui soliti jeans.
    Rifiuto l’apparenza, non entrerò mai in un negozio di Armani (non penso di esserci mai entrata in vita mia). Ma ho voluto tornare ad essere donna.
    L’abito non fa il monaco, e neanche una persona. Però ogni tanto compriamoci una gonna 😉

    • Guarda siamo più o meno sorelline in quanto a interesse per gli abiti 🙂
      Però vedi, almeno tu hai una figlia interessata alla moda, magari è la legge del contrappasso, ma il mio invece ha, se si può, meno interesse di me.
      Forse stavo più attenta quando ero giovane. Non per la bellezza degli abiti, ma per la connotazione: dovevano essere tutti molto economici, da “tutto per l’operaio” solo a volte un po’ di licenziosità che sforava ai figli dei fiori che non pensano al domani. Poi col tempo sono passata a vestire meglio, ma essendo sempre in bolletta, mi permettevo una sola cosa di importante. Ricordo che avevo delle tute intere di tela bianca con le cerniere rosse o col collo fatto strano che adoravo, non erano griffate, ma ci stavo dentro da dio. Solo qualche pezzo di Max Mara (ma la linea giovane) ma lì già avevo un po’ più di possibilità e poi avevo il fisico che mi consentiva di andare a scovare tra le campionature dei grandi magazzini a prezzi stracciati qualche capo importante. Adesso non ho più bandiere da portare, almeno non negli abiti e mi vesto da signora over size che si concede qualche pezzo estroso… ma ora non c’è più gusto.

  3. I nostri commenti si sono incrociati 😉

  4. E’ bellissimo tutto ma… essere qui mi mette in imbarazzo. Noto che nelle parole elencate, tutte della “A”, con Autorità manca autoritarismo. Ma tu cominci da “abito”. Non so perché mi fa venire in mente solo fascino. Forse una ragione c’è. Forse c’è anche dove non voglio, né la cerco. Attenzione a non farsi ingannare dalla parola che associo. E qui apro un fronte copnflittuale: mi fanno impazzire quelle donne che fanno di tutto per mettersi in mostra, il seno o altro, e poi si lagnano se l’uomo resta abbacinato solo da quello e non sa distrarre gli occhi. 😉 (per chi ha orecchie)

    • Iniziato con abito solo per ordine alfabetico 🙂
      Abbinare abito a seduzione è piuttosto maschile, ma non criticabile ecchediamine una bella donna vestita in modo piacevole e non eccessivo è un bel vedere. Sinceramente qualche volta noto pure io donne che vestono bene e mi piacciono, molto spesso noto anche abiti che mi sarei comperata ad un’altra età e con un altro fisico, ma non ho più invidia di niente. Il mio tempo è passato.
      Per quanto riguarda le donne che mostrano e poi si lagnano di essere guardate, beh è l’eterno gioco del gatto e topo no?
      A volte se l’interlocutore non ci piace preferiremmo essere guardate negli occhi piuttosto che nello scollo, però… non si può avere tutto 🙂 Pensa se succedesse che quello proprio ti piace e ti guarda solo negli occhi con poco interesse sai dove finisce l’Autostima? 😉

  5. Abito.
    Uhm.
    Abito me stessa in comproprietà con le altre “me”.
    La mia “me” modaiola non mi è venuta in soccorso, stavolta.
    Deve essere in ferie.
    Beata lei.
    Ehm…… magari ripasso quando arriviamo all’autostima? 😉

    • Mad possibile che la tua te modaiola sia nella piazzetta di Capri a fare lo struscio, chiamala stupida!
      Comunque molto interessante come hai affrontato il tema, abito = voce del verbo abitare. Nessuno dice che si deve intendere l’abito come qualcosa da indossare, possono esserci anche altre interpretazioni.
      Lo so bene che all’Autostima tu arrivi e fai man bassa 🙂 d’altra parte tra me e Martina hai vittoria facile, come rubare le caramelle ad un bambino 😉

  6. Abito. Potrei dire che riguardo al vestire faccio mio il detto “Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane”, nel senso che quando avevo un bel fisico non avevo i mezzi, e quando ho avuto i mezzi non avevo più un fisico che mi consentisse certi abiti.

    Da ragazza ho vestito in maniera molto dimessa, anche abiti di seconda e terza mano (di cugine e sorella maggiore), poi il periodo difficile, in cui la tristezza non lasciava spazio alle frivolezze,anche se con qualche sprazzo di rinascita qua e là.

    Non sono una che si guarda allo specchio prima di uscire, e credo di non essere mai andata in giro per negozi in tutta la vita, nel senso che se li guardo è perché sto camminando per andare da qualche parte, ma mai un guardare le vetrine per il gusto di farlo e di trovare qualcosa sfizioso; se esco per compere, è solo perché sono obbligata, magari perché invitata a una cerimonia cui sono costretta ad andare.

    I tacchi invece mi piacciono, prima della gravidanza li portavo anche in casa e ci stavo comodissima. Poi, tolti per evitare cadute e storte nel periodo di gestazione, non le ho rimesse fino all’anno scorso, chiedendomi come avessi potuto rinunciarvi.

    Tornando all’abito, quando sono di buzzo buono amo i vestiti svolazzanti, colorati, metto fermagli appariscenti tra i capelli (i miei sono neri, e il tocco di colore ci sta sempre un gran bene).

    I miei armadi sono pieni di abiti di piccola taglia, di cui non mi decido a disfarmi. A mia figlia non piacciono, altri gusti, altra moda e poi, oggettivamente, è ancora un tantinello più magra di quanto non fossi io nei tempi d’oro.

    Qualche hanno fa ero dimagrita un botto incredibile di chili (26 per l’esatttezza) e mi ero rinnovata l’intero guardaroba: sta ancora tutto lì, capi messi una volta, ed altri mai.

    Ma la speranza è l’ultima a morire… 😉

    • Non parlare di corda in casa dell’impiccato 😉 I miei armadi sono frequentati da fantasmi qualche taglia in meno. Per fortuna a volte trovo amiche a cui vanno perfetti e allora li passo volentieri, d’altra parte mi scoccia buttarli e poi davvero non si sa mai 🙂
      Bastasse questo a far funzionare di nuovo il metabolismo. Anni fa ingrassavo per stress e malinconia, oggi ingrasso per allegria… è mai possibile trovare uno stato bello e rilassante che faccia dimagrire. Certo che l’abito farebbe molto anche per quelle come me… che poi ad andare ben vestite sulle impalcature è pura follia. Vado spesso in un negozio di taglie conformate, che le chiamano “del sorriso” (ma che fanno piangere chi le ha) dove c’è una commessa che metto sempre in difficoltà al quale racconto che faccio il muratore e che dovrei vestirmi di conseguenza, a quel punto non sa più cosa farmi provare 🙂 allora le chiedo un paio di quei pantalonacci graffiati e coi buchi che vendono a prezzi scontati perchè fallati. Chissà perchè mi guarda con gli occhi a palle. Cos’avrò detto mai?

  7. Non parlare di corda in casa dell’impiccato? Dimentichi che sono una bastian contrario quindi, cara Ross, tieni questo!

    http://donnaemadre.wordpress.com/2008/04/23/il-fioretto/

    • Ah ma allora è un vezzo da oversize quello di far impazzire le commesse credulone. In effetti compro cose quando butto giù qualche chilo nella speranza di mantenerlo se non altro per economia… mai che mi riesca.
      Pensa a cosa uscirà quando arriveremo alla parola Peso oppure Bilancia nelle parole delle donne 🙂

  8. Scherzi a parte, passando ad altro, mi ricordo quando dovevo cambiare la carta da parati nella sala e andavo nei negozi chiedendo qualcosa di molto pacchiano, tipo giungla con le scimmie che saltano da una liana all’altra: non ti dico la faccia dei venditori!

    Il bello è che veramente avrei voluto una carta così… un sogno che magari realizzerò per la camera da letto, hai presente “Caro, fai qualcosa di selvaggio!”? 😆

  9. Beh abbiamo altre due parole che ci aspettano Giungla e Tarzan che ne dici ci sarà da ridere? 😀

  10. Ragazze mi fate quasi sentire in colpa, ma vi assicuro che non è divertente avere la taglia e le proporzioni di una dodicenne. E’ una cosa che mi ha causato complessi e problemi tutta la vita. Almeno voi sembrate DONNE.
    E i vostri chili li portate benissimo, credetemi.

  11. Diemme, quando mi vedrai di persona capirai ciò che dico. Il mio fisico ha influito molto sul fatto di non mai essermi sentita veramente donna. Vabbé, si nota che ho dei grossi problemi con la mia immagine? 😉

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