rossaurashani

Cultura e Urania

In Anima libera on 30 maggio 2011 at 8:22

Copertina dell'Urania "Ai confini della realtà"Premessa alla parte venticinquesima
Le cose passano ma il dolore resta. Da sempre ho bisogno di informazioni. Ho sete di cultura e fame di parole, o forse no, meglio: di sentimenti. Ora che mio padre non porta più a casa i giornali per le balle di cartapesta, ho la materia prima in tabaccheria, che per fortuna è anche rivendita di giornali e libri. Mio padre non è molto generoso, soprattutto per favorire la mia cultura, quella che lui chiama “grilli in testa”. Ma io sono diventata furba, mi offro di dargli una mano e intanto allungo le mani e leggo gratis i quotidiani. Bisogna ingegnarsi.
Così oltre che ai lavori di casa mi dedico anche a qualche ora di negozio. L’insegnante d’italiano dice che ho ottime abilità, buona testa, ma che sembra che la scuola non sia la mia prima priorità. Ma vah? I miei stanno già preparando il terreno: “Tu non sei portata per lo studio. Meglio così, faremo studiare Ernesto”. Eh certo, l’erede! Che coraggio. Lui sì che ha una cultura. Se l’è fatta leggendo gli “Urania” che nasconde e non mi vuole prestare. Dice che non sono in grado di capire la fantascienza. Che verme! Io vivo di fantascienza, di fantasia, di fantamondo. Saprei scriverci un’enciclopedia. Ho sete, ho fame e grido al vento, ma nessuno mi vuole ascoltare.

Non sono stata bocciata ma come al solito rimandata in latino. Adesso non lo odio più tanto, ma continuo a fare delle bellissime traduzioni libere, troppo libere. L’insegnante ormai lo sa, deve prendermi per come sono. Io non vedo l’ora che venga il giorno del compito d’italiano e lei non vede l’ora di leggere i miei temi, errori a parte. Dice che sono divertente e mai scontata. Dice che sono capace di inventare termini nuovi e nuovi modi di scrivere, e che non sono abilità normali per una tredicenne. Da un po’ di tempo tutti mi danno più anni di quelli che ho. Sembro più grande? Più matura? Forse è per i capelli che ormai sono lunghi e sempre rossi, irrimediabilmente rossi e poi anche per quel po’ di tette che annuncia il mio definitivo ingresso nella femminilità.
Lorenzo è andato alle superiori e non facciamo più la strada assieme, beh ovviamente a dieci metri di distanza e senza che lui lo sappia, ma l’insegnante di religione, a cui, senza ragione, sto molto simpatica, mi ha presentato Sebastiano, il fratello maggiore e lui invece mi guarda e cerca di starmi vicino. Un po’ mi va e un po’ no. Non so. Non ho deciso. Ho deciso però che queste mi bastano e di tette non ne voglio più. Non voglio che me le guardino.
Dell’insegnante di religione devo però parlare. E’ un prete e questo mi aveva reso diffidente. Per fortuna non un prete vecchio, e visto che insegna religione, è sempre in mezzo ai ragazzi e alle ragazze anche più grandi di me. La cosa strana è che anche per la religione c’è un libro di testo. A me sembra un’assurdità e una spesa inutile. In effetti non l’ho aperto mai. Il libro comunque non è nuovo e l’ho preso come tutti gli altri al mercatino dell’usato. A casa mia i libri si prendono di seconda o terza mano. Almeno i miei. A volte sono così usurati e scarabocchiati che non riesco nemmeno a leggere le parole. Come si fa a studiare sottolineando tutto il libro a penna biro? E’ una cosa che mi fa saltare la mosca al naso. Idioti! I libri bisogna rispettarli, magari non aprirli, ma rispettarli sempre. Tralasciamo. Insomma Don Ferruccio è un prete un po’ diverso dagli altri e tenta di avere un buon rapporto con i suoi studenti. Un giorno ci ha dato un tema: “Convinci un tuo amico che non crede all’esistenza di Dio. Quali sono gli argomenti che useresti? Quali i punti di forza”? A me lo chiedi? Ero allibita. Cosa avrei potuto scrivere se ero io che mi sentivo l’amico miscredente? Bene. Consegnai il compito compilato con una domanda: “Perché dovrei essere io a convincere quell’amico e non lui a farmi diventare non credente? Perché, padre, non mi convince lei con degli argomenti e dei punti di forza”?
Pare che in giro girino anche dei preti diversi. Don Ferruccio non ha fatto una piega. Mi ha detto: “Vuoi parlarne”?. “!” ho risposto. E così ci siamo trovati fuori scuola e lui non ha insistito per parlare, ma mi ha presentato i suoi amici e tra questi: Sebastiano. Posso dire? Un prete così mi piace proprio. Non è prolisso, non fa le prediche, non pretende di sapere più di te e tutto sommato ha l’aria di volersi sollevare le gonne per correre su un campo di calcio più che salire su di un pulpito. Non abbasso certo la guardia ma se questa è l’ora di religione, allora la faccio volentieri e non pianto casini. Punto.
Ho parlato di Sebastiano perché è meno bello del fratello, ma ha l’aria molto più matura ed intelligente. Lui mi parla come se fossi una sua coetanea e a me questo pare strano. Poi sorride e sembro piacergli. Ma credo di sbagliare, penso sia solo molto gentile e beneducato. Amo le persone gentili e beneducate, e poi la bellezza non è tutto. Da quando ha saputo che abito vicino a casa sua spesso appare nel terrazzo e mi saluta agitando la mano. Io rispondo è scappo dentro. Non vorrei che pensasse che sto alla finestra per vederlo uscire. Non vorrei che mi vedesse arrossire. Sia chiaro i ragazzi non fanno parte dei miei interessi. Che poi se sono come Ernesto è meglio evitarli.
A scuola le mie compagne non fanno altro che parlarne, di ragazzi e di feste per i loro compleanni. Molto spesso mi invitano, ma io ci vado di rado e con la pelle sollevata perché non ho mai i soldi per fare un regalino decente. Allora mi sento una pezzente e come non bastasse poi c’è pure il vestito. Mia mamma pensa che siccome cresco velocemente allora non vale la pena prendermi qualcosa che mi vada bene ora. Quando mi compera mi compera solo cose molto più grandi che così se a me non vanno bene se le porta lei. Ma non posso crescere in eterno, quella roba non la potrò mettere mai. Poi le calze non me le vuole prendere e giro ancora in calzini corti come una disperata. Ma pensate che vestita così ridicola mi piaccia andare alle feste di compleanno delle mie compagne? Vorrei solo andarmi a nascondere.
E’ che a casa mia ciò che non è necessario risulta assolutamente inutile. Forse sono io a casa mia ad essere inutile. Non trovo le scarpe perché ho il piede grande. Allora è necessario che usi le scarpe smesse di Ernesto. Ho bisogno del cappotto? Mamma mi rivolta la stoffa di quello del debosciato. Sono orribile. Nessuno si accorge di me o forse fanno solo finta. Sarei orribile comunque ma è uno spreco inveire ulteriormente. Non voglio che gli altri mi guardino ma nemmeno che si schifino di me. Sembro Calimero. Ma parliamo d’altro che è meglio e parliamo di crisi. L’Italia sta attraversando un momento difficile. Anche io sto attraversando un momento di crisi. Siamo entrambi persino senza spiccioli. Io e l’Italia, due disperate. Prima non si faceva che comperare le cose che servivano, poi anche quelle che ti dicevano che ti servivano. Se c’erano i soldi bene, altrimenti si emettevano le cambiali, che sono pezzi di carta che valgono molto anche se a te non pare.
I miei si sono fatti un debito per prendere il negozio, così stanno lavorando da mattina a sera senza chiudere nemmeno alla domenica in modo da superare il momento difficile. Il momento difficile è una montagna di cambiali che sembra il Monviso. E le cambiali sembrano soldi ma prima o poi, anzi prima che poi, le devi far diventare soldi veri. E’ anche per quello che non mi danno mai soldi e non mi comprano mai niente di nuovo, anche i piccoli devono accontentarsi dei vestiti confezionati dalla nonna e di quelli sferruzzati da mamma davanti alla televisione. La guardo e la vedo sfiorire. Mamma è molto stanca. Ha troppe cose da seguire, troppe poche ore di sonno. Questa vita non è fatta per lei. La sua voce è diventata ancora più roca e rassegnata. E’ un filo sottile bagnato di pianto. Io seguo i bambini che per fortuna non sono difficili. Qualche volta mi scappa da pensare che tutto sommato non sono figli miei, ma gli voglio bene e mi dispiace creare loro dei problemi. Nemmeno alla domenica posso uscire. Quando mamma va ad aiutare mio padre in negozio io ho i piccoli, quando non ci va ci debbo andare io. Marinella ogni tanto viene a casa mia a farmi compagnia. Dice che non le interessa uscire, ma mi sa lo fa per me, per amicizia. Ogni tanto viene anche Diana. Lei è sempre vestita bene, ma è figlia unica e i suoi le danno tutto quello che possono che è molto di più di quello che abbiamo io e Marinella.
Casco sempre a parlare delle mie difficoltà, quando invece dovrei parlare di quel sistema sbagliato che fa diventare la gente ancora più povera di quello che era prima. Il frigo ce l’abbiamo ma mi fanno pena le ragnatela che intirizziscono al freddo tristi nella loro solitudine. Non so spiegare, ma mi sembra che oggi per vivere abbiamo molti più bisogni di ieri. Io, per esempio, avrei bisogno di un paio di scarpe e di un vestito decente, ma se devo firmare delle cambiali per questo preferisco andare in giro nuda.
Ma basta! non voglio parlare più dei miei bisogni. Ci sono cose nel mondo che si muovono e che montano. L’America è in guerra con un piccolo paese che si chiama Vietnam. Ma che c’entra l’America con un paese di contadini e di coltivatori di riso. Che scontro è? Davide contro Golia? Sono stanca, stanca di guerra. Sono stanca di morti, di attentati, di bugie e di gente che non gliene frega niente. Io sono per la pace. Io amo la pace, ma sarei anche disposta a fare una guerra per arrivare ad una vera pace. E questo mi sembra contraddittorio… anche se a pensarci bene non lo è. Faccio un esempio: se tu vuoi essere libero e qualcuno ti limita la libertà cosa puoi fare per diventare libero? Glielo chiedi con gentilezza? Gli fai un sorriso e gli fai capire che sta sbagliando? E lui che risponde? Minimo ti ride in faccia. Chiedilo a Gandhi… anche se, in qualche strano modo il suo sistema ha funzionato. L’hanno ammazzato, ma alla fine ha funzionato. Mi sa però che andava bene in India dove c’è tutta un’altra filosofia, ma qui da noi, a casa dei miei? Mah, ci credo poco. Loro vogliono per me un certo tipo di destino. E io non ci penso nemmeno ad assecondarli. Per me famiglia e bambini piccoli e stanchezza e rinunce… sono tutte cose che rifiuto di avere, io vorrei essere orfana e senza famiglia, sai quanto sarebbe meglio.
Poi penso alle bambine dell’orfanotrofio, quelle ombre grigie che passavano per strada, quelle che si mangiavano anche la mia parte in colonia… poverine… sono una scema egoista, io le cose ce le ho e le butterei via, ma la libertà di decidere del mio destino mi è necessaria come l’acqua e come il sole. Nessun albero cresce bene infilato sotto un armadio. Voglio vivere, voglio uscire, voglio essere come tutti gli altri, voglio, voglio, voglio… e nessuno si accorge che mi sembra di morire. Ma cambierà lo so, lo sento: domani cambierà.

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  1. La collana Urania!
    Che meraviglia.
    Conservo ancora gelosamente “La fine dell’eternità” di Asimov, ma mi son sempre piaciuti molto anche i racconti di Sohl.
    Adesso che ci penso, è da parecchio che non li riprendo in mano.
    Mi sa che andrò di rispolvero.

    • Pensare che pur non essendomi facile raggiungerli, se me ne appropriavo casualmente, me li bevevo come fossero acqua nel deserto. Ma a quel tempo arrivarono anche gli Oscar Mondadori e sinceramente la mia scelta andava ai secondi. Ulteriormente sono stata affascinata da “Linus” fumetti straordinari che poi divennero di cult, senza contare che arrivarono le prime riviste per i giovani come “Ciao amici” e successivamente “Ciao 2001” insomma il mondo si apriva davanti agli occhi 🙂
      Certo che la fantascienza era un’altra cosa… agli Urania seguirono dei film strepitosi e furono un filone molto seguito almeno da me 😀

      • E pensare che ho conosciuto tutto il resto ma fino a poco tempo fa nemmeno sapevo cos’erano gli Urania. Sapevo della loro esistenza ma nemmeno ho mai avuto la curiosità che mi spingesse a domandarmi cosa contenessero quei libri che nemmeno mi sembravano libri. Con quella copertina dai colori poco appariscenti e facile a sgualcirsi. Pensavo fossero una sorta di letteratura per microdotati, alla stregua dei libri di Liala e dei romanzetti sentimentali per ragazzine svampite. Forse mi sono perso qualcosa?

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