rossaurashani

Il bosco degli uomini-libro

In Cinema, Libri, poesia, Senza Categoria on 25 maggio 2011 at 22:50

Stasera zappinando di canale in canale mi sono trovata a rivedere con uno stupore tutto nuovo un vecchio film: “Fahrenheit 451” di François Truffaut. Vecchio film del 1966 tratto dal romanzo fantascientifico e distopico di Ray Bradbury. Per chi non conosce la storia si tratta di una società futuribile (o forse no) che per consentire alla gente di essere felice proibisce di leggere i libri che per questo vengono bruciati in grandi falò. I libri insomma rendono la vita triste e vengono eliminati come strumenti di contaminazione. Montag, che fa il pompiere, viene avvicinato alla lettura da una donna che, come molti altri, nasconde i libri nella propria casa per salvarli dallo sterminio. Montag si appassiona alla lettura finché un giorno, tradito dalla moglie, viene costretto a bruciare i suoi libri pur salvandone uno. Proprio per questo libro uccide il suo Comandante e si dà alla fuga. Raggiunge nel suo pellegrinare un bosco, alla fine di una strada ferrata. In questo bosco vivono gli uomini-libro che conservano i libri nella loro memoria. Non importa che il libro di carta vada perduto l’importante è conservarlo nella memoria e tramandarlo ad un altro che si prenderà la cura di salvarlo per il resto della sua vita. Non ricordo Montag che libro avesse salvato, ma mi è venuto subito in mente il libro che vorrei essere e che vorrei salvare. E’ un libro corto che lessi in due ore durante un viaggio in macchina verso il sud. In effetti più che un libro è un monologo, non un romanzo, ma la sceneggiatura di un film. L’autore non è nemmeno uno di quelli che preferisco, anche se il primo libro che lessi di lui “Seta” mi aveva oltremodo toccato. Il libro è “Novecento” di Alessandro Baricco e mi piace l’idea di passeggiare dentro al bosco raccontandomi e ripetendo agli altri la storia di quel bambino dal nome strano che nacque su una nave da crociera e da lì non scese più.

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  1. Interessante invito e/o provocazione. Come sai non mi so decidere che libro vorrei essere. Probabilmente anche per la difficoltà: le mie capacità mnemoniche mi costringerebbero ad essere un libro di massimo quindici righe e anche. E poi in me prevale la fantasia alla memoria; provo quasi allergia alle citazioni. Per di più, quasi come un paradosso, vorresti essere un libro che debbo ancora leggere, lo ametto. Se me lo racconti nel bosto lo gusto probabilmente di più e mi risparmi una fatica. Diversamente posso dire il libro che probabilmente più ho amato e che stranamente non è “Sulla strada” né “L’uomo ad una dimensione” o altri testi legati fortemente a quegli anni ma… “Il tamburo di latta”. Non mi chiedere perché, non ho risposte. Come vorrei avere solo domande di cui so già le risposte.

    • In effetti non ho citato il libro che mi piace di più, ho solo pensato ad un libro che mi ha stimolato la fantasia e che sa tenermi compagnia con le sue emozioni. Sarà che il film che ne hanno tratto è straordinariamente poetico… ma neanche il film hai visto? Il titolo è La leggenda del pianista sull’oceano di Tornatore, questo dovrebbe farti tornare in mente qualche cosa 😉
      Non ho nemmeno io una grande memoria, ma se l’asvessimo quali sarebbero i nostri libri salvati? Il tamburo di latta lo adoro e pure La storia salverei… ma dovrei essere Pico della Mirandola per salvarli tutti.
      Bello però quel bosco eh? 🙂

  2. Grazie delle informazioni ma sapevo sia del libro che del film pur avendo perso e l’uno e l’altro. Mi ripromettevo di… ma ho un sacco di appuntamenti per domani. Il libro che mi ha stimolato di più la fantasia, che come sai non mi fa difetto, è quasi sempre quello che sto leggendo, anche quando non è tra i grandi libri. Dovrei fare un elenco interminabile fatto anche d’invidia. Ma… la nave va.

  3. Baricco non è uno dei miei preferiti, lo ammetto. Non mi dispiace ma non lo metterei nell’olimpo.
    Bradbury è un grande. Ho letto quel libro troppi anni fa, devo rileggerlo, ma mi sembra che Montag ricordi la Rivelazione dalla Bibbia alla fine.
    Un libro che ci simbolizza dunque? Io ne ho molti. Sicuramente un libro che vorrei scrivere io. E se lo scrivessi lo scriverei come Moby Dick di Melville. Un viaggio lungo una vita ad inseguire una belva marina che incarna la nostra depressione quotidiana, il mostro che ci ossessiona e che ci impedisce di vivere. L’enorme cetaceo che spazza via tutto con un colpo di coda e ci lascia naufraghi aggrappati a un relitto. Le nostre speranze. Aggrappati a un pezzo di legno, ma vivi. E da lì ricominciamo.
    Call me Ishmael.

    • Bene, diciamo che tu memorizzeresti il tuo libro che sarebbe un nuovo Moby Dick. In effetti il tuo libro ha un titolo che sta perfettamente in tema 🙂
      Come ho scritto Novecento non è il libro che mi è piaciuto di più, ma trovo bellissimo quel personaggio che si trova a girare il mondo come una trottola, suonando la sua musica (che è proprio sua e di nessun altro), che conosce le storie degli altri, ma che non racconta mai la sua, che capisce il mondo, ma lo evita. Paura, certamente. Ma non solo: essere sufficienti a se stessi senza diventare chiusi ed egoisti. Vedere quello che ci circonda con gli occhi di un bambino. Restare nella pancia della balena come in quella di una madre distratta. Affrontare le tempeste terribili come ineluttabilità e volteggiare leggeri dentro alle cose senza farsi male, anzi trovandoci ugualmente la poesia racchiusa.
      Ecco perchè Novecento ed ecco perchè capisco il tuo Melville 😉

  4. Beate voi, se ci provo si scatena un uragano. Potrei sscegliere un libro facendo torno agli altri? O un personaggio? Come tradire Oskar o Malaussène o Jan Dites o Henry, protagonista di se stesso, o Archanjo o Gregor Samsa o Memorino Messolì o Mikael Blomkvist o Tatarana o Lynley e tutti gli altri? O come potrei scordare certi romanzi e certi poeti come il grande Lorca che tanto ho amato e amo, o certi versi di Neruda, di Jebeleanu, di Ritzos, di Hikmet, di Brecht, di Kavafis, di Roversi, di Blas de Otero, di Jesús López Pacheco, di Pound, etc. etc. etc.?
    P.P.S. e ad esempio dove me lo metti il Calvino del Sentiero dei nidi di ragno e l’Angelo Maria Ripellino di quello splendido saggio in forma di romanzo che si chiama Praga magica; impazzisco, tra l’altro, per la letteratura praghese.

    • Ma lo sai che se un po’ incerto? 🙂 Si decide di getto se stai a pensarci non salvi niente e tutto contemporaneamente.
      Ricordo di aver letto anni fa un libro che si intitolava “La rossa” di Anderson credo, era ambientato a Venezia e mi colpì molto la capacità di quella donna di lasciare il suo passato per approdare ad una realtà rarefatta come quella di questa città. Ne ricordo ancora la sensazione che mi lasciò… Una storia un po’ tipo “pane e tulipani”… vedi a parlare di libri non si smette mai 😉

  5. Io sarei Fahrenheit 451, grandissimo libro da cui è stato tratto un più che dignitoso film.

    • Ciao Prep ben ritrovato. Hai ragione di salvare quel libro, insegna molte cose e serve da monito… avessimo mai bisogno di Cassandre nella nostra vita…

      • Grazie. Ora sorge un problema: chi si prenderà l’onere e l’onore di salvare i libri di Emilio Fede? Anche loro hanno una dignità… forse…

  6. Mi sono deciso naturalmente per Il manifesto. Sono ancora in tempo?

  7. Proprio quello. E’ che un pezzettino lo so già. E poi è proprio POESIA.

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