Mario

Musica e altri disastri

In Anima libera on 17 maggio 2011 at 7:13

Immagine BN dei Beatles agli iniziPremessa alla parte ventitreesima
Se Zorro rifila a Dio tre pappine questo mica mi cambia la vita. Penso sempre più spesso all’amore. Mi guardo allo specchio e mi domando se sono una persona che si può amare. Quali sono le qualità che si devono avere per essere amata? La bellezza? La docilità? La simpatia? Chissà perché credo di non avere certe qualità. Per esempio non c’è mai nessuno che si offra di difendermi, di farmi da paladino. I maschietti sono davvero un mistero. Sbavano per la squadra di calcio e per l’ochetta della classe che ha lo stesso fascino di una carruba. Si chiama Rita e smorfie e lagna sono le sue armi. Nel caso mio funzionano come il DDT e mi tengono distante sia dai ragazzi che da lei. Eppure sembra l’emblema della ragazzina amata veramente. Insomma… ho sempre detto che non mi voglio innamorare più… cioè mai. Non ho mai detto che non mi piacerebbe essere amata. Sono curiosa. Mi piacerebbe vedere l’effetto che fa.
A volte con Marinella ci si confida. Lei ha già le tette e anche le sue cose, ma non si sente più amata di me. Chissà cosa affascina i maschietti? Ma perché me ne preoccupo? Mica ci devo stare insieme con quelli. In effetti in seconda c’è Lorenzo. Carino, biondo e soprattutto abita a due passi da casa mia. Tento di farci la strada assieme, ma lui neanche mi bada. Credo di vederlo bello e importante perché suo padre è un poeta. Sapete: un vero poeta! Insomma uno che vive della sua poesia e dà da mangiare anche ai suoi due figli e che ha una casa bellissima, con una grande terrazza. Dalle finestre di casa guardo la sua terrazza e non so se preferirei vedere Lorenzo oppure sognare ad occhi aperti di coltivarci i miei fiori preferiti e magari anche i miei formicai che non ho ancora del tutto dimenticato.

Io e Marinella siamo diventate amiche. Ma proprio amiche. Di quelle per la vita. Mica c’è problema se lei è ripetente. Vive con una madre piccolissima che è un carabiniere e un fratellino piccolo che è un amore. Il padre è sempre lontano, credo sia malato o giù di lì. Lei è mite. Siamo molto diverse, ma ci capiamo molto bene. Sarà che lei è povera e vive in un piano terra dove arriva spesso l’acqua alta. Anch’io sono povera, ma di una povertà diversa. Già è terribile andare a scuola con gli stivali di gomma, ma svegliarsi e mettere giù i piedi nudi dentro all’acqua è molto peggio. Lei non si lagna mai. E’ straordinaria. Io provo molta più rabbia di lei per le condizioni in cui vive. Io vorrei dividere con lei il mio letto asciutto, ma già lo divido con quell’antipatico di Ernesto e starci in tre non mi sembra proprio il caso. Che poi Ernesto, l’ho capito, caccerebbe me dal letto e si prenderebbe cento volte più volentieri la mia amichetta. Sta diventando strano pure lui. E’ diventato uno spilungone e ha cambiato pure la voce, che adesso raschia come un mestolo nella pentola. Inoltre, cosa ancora più strana, adocchia le mie amiche.
Confesso che pure io ho avuto le mie cose e mi sono pure presa un coccolone. Non l’ho detto a nessuno, a nessuno tranne che a Marinella, ma lei sa. Possibile che nessuno potesse avvisarmi di come funzionava? Dovevo pensare di essere affetta da una grave malattia prima di capire che quella malattia mi sarebbe venuta ogni mese per il resto della mia vita. Mamma invece non sa. Che poi mia mamma si è spaventata più di me e non sapeva come spiegarmi. E’ corsa in camera sua e mi ha confezionato un panno di spugna e tela ripiegato un sacco di volte e fissato da due spille su un elastico che dovrei tenere attorno alla vita. Ma non c’è un sistema più comodo?
Inutile chiedere. Si fa così e così devo fare. Io sono perplessa. Non mi sembra logico dovermi regolare così, anche perché in quei giorni non mi sento mai a mio agio e mi si proibisce persino di fare il bagno. In realtà non mi sembra logico dovermele tenere tutti i mesi di tutta la mia vita. Dovrò inventarmi qualcosa, non le voglio. Uffa! che scocciatura; ma a che serve tutto questo? Devo abituarmici e accettare anche questo limite? Si vedrà. Non sono sicura che mi adatterò. Marinella mi dice che lei sta sempre male quando “le vengono”. Eh no, anche il dolore ci si mette. Non è giusto… non è giusto perché solo le ragazzine hanno le loro cose e i maschi no. Se ci fosse un Dio sono certa che sarebbe maschio. E’ una ingiustizia bella e buona verso tutte le femmine. Lei, Marinella, dice anche che così sono diventata donna. Non posso vivere col sangue tra le gambe. Provo vergogna. E imbarazzo. Se me lo chiede come lo spiego a Ernesto, che già del tutto a posto non è, e che me lo devo tenere dentro il letto lungo com’è. Cosa vuol dire che sono diventata donna? Ho solo un difetto in più. Mi stava giusto per scappare una parolaccia. Sono solo un po’ più piaga. Voglio essere maschio.
A parte queste stupidaggini, stanno succedendo cose entusiasmanti nel mondo. Ci sono quattro ragazzi in Inghilterra che suonano e cantano da Dio. Io li ascolto sulla radiolina, quella di papà che gli serve per ascoltare le partite. Cerco una stazione americana che credo sia trasmessa da una base militare americana, non capisco una parola di quello che dicono ma…. che musica ragazzi! Questo complesso ha un nome significativo: Beatles, che deriva da Beat che vuol dire battere e Beattle che vuol dire scarafaggio. Non sono scarafaggi, sono deliziosi. Sia chiaro che tutti quattro hanno il ciuffo! Ossia lo stesso ciuffo sugli occhi, come il ragazzo che ho incontrato all’edicola. Beh! non proprio lo stesso. Il suo era diverso. Lo faceva più… carino. Sempre ciuffo è. E’ una cosa moderna e ho deciso che pure io mi farò crescere il ciuffo e imparerò a cantare in inglese. Voglio essere rock e moderna e cercherò di farmi spiegare da Marinella come si fanno a ballare questi balli moderni, ammesso che lei lo sappia. Certo è più grande di me, ma con quella sua piccola madre carabiniere… mi sa che non ne sa più di me.
La musica rock mi mette le farfalle allo stomaco, prima che con le gambe la sento dentro alla pancia e mi si irradia alle braccia e alle gambe come una scossa elettrica. E non so stare ferma. E non riesco più a dominare i miei piedi… La musica è vita. La musica è amore. Io amo ascoltando musica e il mondo mi ama trasformandosi in musica. Il Piccoletto crede che io sia un Juke Box. Mi chiede che gli canti Sanremo e mi accenna i motivetti che io non capisco. Devo educarlo a qualcosa di meglio, non può andare avanti così, quella che vuole non è musica.
La Pargoletta diventa sempre più carina, ma vive in simbiosi con la mamma. Se mamma ha mal di pancia ne soffre anche la piccola e se la bambina ha fame, mia mamma si mette a mangiare. Che fenomeno strano. Io ho fatto di tutto per separarmi dagli adulti mentre la mia sorellina sembra vivere solo in rapporto esclusivo con mia mamma. Sono due corpi come un corpo solo. Mi fa strano. Avrei giurato che il mondo stava andando avanti e che non avrebbe mai potuto tornare indietro . Invece non è così. Mi sento molto sola perché non trovo nessuno che tenti come me di cambiarlo questo mondo. Chiedo a Marinella come le piacerebbe vivere e cosa le piacerebbe fare nella sua vita. Lei mi guarda stupita, sembra che non si sia mai posta la domanda, ma non è vero, lei se l’è posta, ma le manca la speranza che qualcosa possa cambiare. Lei mi dice che deve tenere i piedi per terra e che il suo destino è di finire le medie e di andare a lavorare.
Per quello ho anche io lo stesso destino, solo che lungo la strada sto facendo il diavolo a quattro. E se potessi studiare? Io lo so cosa vorrei fare e purtroppo non è una cosa sola. Per esempio vorrei scrivere. Mi piace scrivere. Adesso anche l’insegnante ha capito che non la sto prendendo in giro. Si è abituata al mio modo di scrivere sgangherato e debordante. Dice che ho talento, a parte gli errori di grammatica e anche quelli di distrazione. Legge i miei temi in classe però mi dà quattro per gli errori di ortografia. Valla a capire. A me interessa poco. Leggere e scrivere sono un piacere a cui non rinuncerò facilmente. Ecco visto che amo scrivere sono sicura di non poter diventare una scrittrice, però potrei per esempio diventare una giornalista. Sapete una di quelle famose che gira per il mondo e che guadagna quanto basta per potersi permettere questo lavoro. Ma non esistono donne reporter, almeno io non ne conosco. No veramente una la conosco ed è una veneta. Però scrive sull’Unità che è il giornale dei comunisti.
Come si sa solo i russi e i comunisti consentono certi lavori alle donne, come fare la cosmonauta oppure la giornalista. Questa giornalista che conosco è battagliera e mi piace il suo stile. Denuncia alcune irregolarità per la costruzione di una grande diga per la produzione dell’energia elettrica. Certo è giusto produrre la corrente elettrica in un modo così naturale, ma se quella diga si rompe? Beh non è proprio questo il problema, comunque anche lei fa il diavolo a quattro e capisco che bisogna sempre lottare per le proprie idee anche contro tutti. E Tina Merlin, così si chiama quella donna che ammiro e invidio, ha proprio contro tutti.
Un’altra cosa che vorrei fare è la pittrice. Magari vorrei specializzarmi in qualcosa di diverso dai formicai e dalle carte geografiche, qualcosa di più creativo. Ma a casa mia stentano sia i colori che i fogli bianchi. E poi se il Piccoletto ne vede uno lo riempie subito con la zeta di Zorro e addio capolavoro. Che poi a me andrebbe bene qualsiasi lavoro, io sono volonterosa e pratica, ma per arrivarci vorrei studiare e mica improvvisarmi. Prima bisogna curare il cervello e poi fare un qualsiasi lavoro. E’ anche per una mia soddisfazione. E perché non so liberarmi delle mie curiosità. Curiosa sono nata. E curiosa di tutto. Allora sì che si lavora bene e con voglia. Allora sì che si può amare qualsiasi lavoro.
Ma non ho voglia di pensare a cose serie. A volte si ha bisogno di pensare a cose stupide perché a sbattere la testa contro i muri si finisce per rompersela. E allora perché non esagerare coi sogni?… E se decidessi di diventare una cantante rock?

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  1. “L’Italia ha un grande cuore, che però batte solo per piangere sulle disgrazie, mai per prevenirle.”
    Concordo.
    Gran donna, la Merlin.
    Grazie per averla ricordata.
    Inchino.

    • Tina Merlin era una delle poche donne che “apparivano” anche se ce n’erano molte di valore che non apparivano affatto. Chissà cos’è questa capacità della donna di farsi niente e di sostenere gli altri.
      Pochi sanno che Tina era nata in mezzo a molti fratelli e che non aveva potuto studiare, tra parentesi per molto tempo fece la “serva” (a quel tempo si diceva così: andare a servizio) a Milano. Deve essere stata una donna tostissima per riuscire a diventare una combattente così. In realtà ha fatto pure la Resistenza, ma a quel tempo le donne resistenti non passavano alla storia.
      Piace anche a me molto la sua figura, mai troppo considerata. Ma cosa vuoi questa è la storia delle donne…

  2. Penso che da questa ragazzina potrà fiorire una “grande” donna.

  3. Tornando “da Roma” in Italia mi piace osservare come quegli anni, che oggi paiono sgnanati come un gocciolare metodico, riletti sembrano ognuno come singolare e significativo e quasi irripetibile. Certo, come dice MadDog, sono più facili le lacrime, i rimpianti e le recriminazioni. Ci siamo sempre lasciati sorprendere. Forse il racconto è troppo dramma? Non so. Si fa storia nella storia. E una generazione cresceva. Ma dentro c’è molto della sensibilità vissuta.

    • Io credo che ogni anno di quelli passati raccolga in sè un tesoro di fatti e storie irripetibile. In quegli anni si accumulavano le idee e la scontentezza che sono sfociate poi nel 1968: A dirla tutta un anno come gli altri. Ma il valore di quell’anno e di quelli a seguire è che le regole finalmente sono state messe in discussione. I giovani certo cominciavano a venire trattati come potenziali acquirenti dalla società dei consumi ed in effetti malgrado tutto lo sono pure diventati. Però in quel momento si è preso coscienza che potevamo diventare anche lo strumento di quello che noi stavamo imparando ad odiare. Ci fu chi passò al nemico molto presto, ma anche chi imparò una lezione senza pari.
      Vedremo come andrà 🙂

  4. Dov’è la festa?

  5. Vedi che non sei attenta ai miei post. Non hai letto quello di domani.
    E tutta una gran merda,
    la colpa di chi è
    lo Stato, il riformismo,
    i gruppi, il non so che
    la merce sta abbracciando
    la festa popolare
    ed entra dentro i corpi
    tra il piscio e le bandiere.

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