Mario

La signorina Bombarda

In Anima libera on 19 aprile 2011 at 21:10

Foto di Ross con padre, madre e fratello in montagnaPremessa alla parte diciannovesima
Mi sembra impossibile che ci siano grandi che non sanno scrivere. Lo so fare pure io che ho appena dieci anni. Però… imparare dalla televisione mi sembra molto più divertente. Lo farei pure io se non fosse che per farlo dovrei ricominciare dalla prima e questo proprio non mi va. Che strana impressione che fanno quei nonnini, con la testa china sopra i quaderni. Quanta volontà ci deve volere per mettersi a fare le aste e le vocali e le consonanti con le loro mani tremanti. Io con la televisione non ho un grande rapporto di fiducia, ma in questo caso mi sembra faccia una gran bella cosa. Ma lo sapete che ci sono molte persone che firmano mettendo una x al posto del loro nome? E poi il maestro Manzi deve essere una gran brava persona. La televisione, in questo caso, mostra la sua faccia più utile, perché a volte, almeno per me è una scatola piuttosto noiosa. Spesso il Piccoletto se ne sta con gli occhi sbarrati appiccicati là e nemmeno sente quando lo chiamo. Sembra ipnotizzato. Non so da chi ho preso ma non faccio che pormi tante domande su ogni cosa. So di essere un po’ diffidente ma la fiducia è una cosa seria ed io la do con molta cautela. Non sopporto le cose che puzzano di bruciato e che invece io dovrei accettare sulla parola. Il mondo appartiene agli adulti. Se lo sono fatti per loro, a loro misura, come piace a loro. Con tutte quelle regole e le cose tutte in quel preciso ordine. Ogni cosa in un dato momento del giorno. Si mangia alla tal ora e poco importa se la fame ti viene in un’altra, si aspetta buoni che torni a casa il papà e alla talaltra ora si deve andare a letto o a scuola, si deve fare silenzio quando lui riposa, ma non ci pensa mai a noi quando guarda per televisione lo sport. Si devono sempre fare i compiti ma anche no, perché quando c’è da badare al Piccoletto, e c’è sempre da badare al Piccoletto, allora quelli possono anche aspettare e tutti se ne dimenticano. Potevi farli prima. Ma prima di che? Per fortuna sono veloce e mi piace studiare quasi quanto mi piace badare al Piccoletto.

Dicono sempre che ho una faccia da arrabbiata. E forse è pure vero. Ma cosa posso farci? C’è un solo motivo per cui non dovrei esserlo?
Se esistono gli anni stupidi ecco! Il sessantuno è uno di quelli. A settembre inizio l’ultimo anno di questa benedetta scuola, ma mi sto annoiando: ho come la sensazione di non aver più nulla da imparare. Ho voglia di cambiare aria. Me ne devo stare lì ad aspettare le tartarughe; gli altri. Non è che io mi senta diversa, migliore, solo penso che potrebbero lasciarmi utilizzare meglio il mio tempo. Ci deve essere un altro modo. Se qualcuno non ha ancora imparato bene a leggere e scrivere mica posso cancellare tutto e tornare, come si dice? analfabeta, per ricominciare. Aiuto le altre ma dopo un po’ mi stufo, non mi piace fare la prima della classe. Le suore mi mandano a lezione di canto col vecchio maestro del coro. Mi fanno fare i disegni e li mandano ai corcorsi e spesso li vinco. Mi fanno scrivere temi liberi, per tenermi impegnata E io anche mi ci diverto, ma è tutto uguale e anche i giorni mi sembrano tutti uguali. Non c’è niente che mi fa stare bene.
Il Piccoletto cresce ma cresce troppo lentamente, prima aveva una testa grande e adesso sembra rimpicciolita. Lo misuro tutti i giorni e ogni volta me ne resto delusa con un palmo di naso. Anch’io cresco lentamente, almeno così mi pare anche se i vestiti da lunghi mi diventano cortissimi in poco tempo. Alta sono alta, mi infilano sempre tra gli ultimi banchi. Ho una grande fretta ma chi non l’avrebbe nei miei panni? Vorrei non dipendere da nessuno. Vorrei fare un sacco di cose. E intanto continuano a ripetermi fino allo sfinimento che sono un’anima ribelle. A me non sembra. Mi sento più prigioniera che ribelle. Se fossi più libera mi sentirei meno ribelle.
C’è poi sempre questo problema dell’anima. Ma che sarà mai? Io l’ho disegnata come una nuvola, una specie di soffio tiepido che senti dentro come un solletico o un organo della digestione. Perché o è una cosa concreta oppure potrebbe non esistere. Io so che il cuore è un muscolo e non quella cosa vaga che dovresti avere dentro. Insomma quel luogo dove nascono i sentimenti. Ormai le cose le so e non è facile farmi fessa.
E l’anima? Dicono che qualcuno non ce l’ha e pure il cuore non è cosa da tutti. Per esempio il cuore come muscolo, mio padre ce l’ha di sicuro, credo che ce l’abbiano tutti, altrimenti una persona non vive. Il cuore come sede dei sentimenti, ecco quello magari gli manca, credo che non sappia nemmeno dove sta di casa. Per l’anima poi… magari non ci crede nemmeno lui. Sinceramente faccio fatica a capire cosa pensa. Sicuramente che i comunisti sono cattivi. E come la mettiamo col fatto che voglio fare la comunista?
A lui interessa che io ubbidisca e dell’anima credo non gli interessi niente. Ne fa una storia per fregare me e inculcarmi in testa che il dovere e l’ubbidienza è un mio obbligo e lo impone come una cosa che non si può contestare. Una fregatura comoda per loro. Facile da imporre se tu non hai la testa per saperci riflettere. Vogliono renderti come un burattino. In certi momenti credo di odiarlo. A volte per mia madre, per come la tratta, cioè per come nemmeno la tratta. In certi altri non ho bisogno di aiuti e lo faccio per come tratta me. Mai una parola gentile, mai un’attenzione, e sempre quell’aria severa e di superiorità. Spero non pensi di poter allungare le mani anche sul Piccoletto perché dovrà vedersela con me. Di lui non ho paura. Lo so affrontare a muso duro. E questo lo fa imbestialire ancora di più. E’ forte mio padre e non sopporta che io lo sfidi, comunque le botte nemmeno le sento. Quando si combatte per una giusta causa anche il più grande dei sacrifici pesa meno. E non mi costa nessuna fatica nemmeno quelle sere che devo andare a letto senza cena, che per noi la cena è sempre una scodella di caffelatte col pane. Che poi a me il caffelatte non piace. Preferisco il latte, e freddo per giunta. Anche il latte freddo è proibito. Bisogna bollirlo e a me bollito fa schifo. Uffa non c’è verso di fare qualcosa liberamente. Comunque io so sognare e nel mio letto e nel buio non gliele risparmio né gliele mando a dire.
Nei sogni vorrei essere come Jurij Gagarin. Certo è emozionante pensare che è lassù. Che ci guarda in testa e ci vede piccoli, come formiche, e vede il mondo piccolo come un’arancia. Bello pensare che un uomo è in mezzo alle nuvole, anzi sopra. Alzo gli occhi e scruto sempre il cielo, anche se so che non lo posso vedere. La distanza è tanta, troppa, e mi acceca il sole, oppure il buio è profondo. Ma a volte tra le stelle vedo una lucina piccolissima che lentamente si sposta nel cielo. Che sia lui? Però ha proprio la faccia da eroe. E’ anche bello. Hai visto i russi? Gliel’avevo detto io a Ernesto, ma quello, si sa, non ha occhi che per Cape Canaveral. Ma perché le cose interessanti le fanno fare sempre agli uomini. Manderanno mai in cielo una donna? Io credo di sì. I russi ne sono capaci. Personalmente penso che sia il viaggio dei viaggi. Certo che vorrei essere io quella donna. Gli americani stanno morendo di invidia e affermano che loro vanno sulla luna. Che piccole battaglie da bambini. Dovrebbero essere contenti come faccio io. E poi andare sulla luna? Certo che le sparano grosse. Eppure le cose cambiano veloci, più di quanto riusciamo a pensarle.
Forse è solo un fuoco di paglia. Forse sembra che tutto cambi per restare tutto sempre uguale. Pare diventare più grande o sempre più piccolo.¹ Si preoccupano dei poveri a parole ma poi non fanno nulla per loro. Si preoccupano di chi soffre.² Hanno bisogno di liberarsi la coscienza. A me mica la fanno. Vorrei fare, naturalmente, pure io la cosmonauta. Girare per lo spazio. Ormai non mi basta più la mia macchina da cucire.
L’uomo arriva in cielo e qui sulla terra, da noi, in Italia, fanno ancora la guerra. La guerra della notte.³ Ed è una guerra strana e stupida, se mai la inventeranno una guerra intelligente. Ma quelli che muoiono sono italiani. Quasi tutti finanzieri. E per le strade del mondo girano i carri armati. Costruiscono in Germania muri lunghi come quello della Cina. Credo che ogni uomo libero, e naturalmente ogni donna, non possano che aver orrore e vergogna per i lager. Sarà perché, come dicono loro, sono piccola, ma non riesco a capire. E credo che per quanto possa crescere non ci capirò mai nulla. Ma almeno sembra che per i neri americani potrà andare meglio. Qualcosa farà pure questo nuovo Presidente. E spero che certi criminali imparino che la giustizia vera ha la memoria lunga e non dimenticheremo mai.
Insomma se nell’anno non mi sono successe cose entusiasmanti da trascrivere, almeno durante l’estate ho avuto il mio momento di gloria. Ci siete mai stati in colonia? No vero? Allora non potete capire. Per me è stata la prima volta, ma spero anche l’ultima. E’ stato un orrore e per fortuna mia madre ha pensato che è stato anche un errore. Come prima cosa mi è mancato da morire il Piccoletto. Mai nessun scarabocchio sul quaderno, e nessuno da far addormentare alla sera. Io sto sveglia per ore nella camerata enorme. Mi sono messa vicino alla porta di uscita, mi fosse mai venuta la voglia di scappare.
In colonia ho ritrovato gli orfanelli dell’Istituto a cui avevo lasciato il disegno dell’anima prigioniera. Qui sono meno grigi, non sembrano nemmeno ombre come mi ricordavo. Loro qui si trovano bene. Dicono che si mangia bene ed io passo sempre i miei piatti a chi mi sta vicino. E alla notte ho fame. Ho persino iniziato a mangiare il dentifricio, almeno il gusto assomiglia a quello delle caramelle alla menta. Ma potrò durare un mese così senza mangiare? In effetti non ci riesco e finisco in infermeria. Ma è una buona cosa perché lì conosco la signorina Bombarda. Anche lei è un’anima ribelle, e non è vista bene dalle altre signorine. E’ lunga lunga e magra, e sinceramente pure bruttina. Ma ha l’aria che non gliene importi niente. Lei mi guarda, io la guardo e ci capiamo subito. Si avvicina al letto e mi dice: “Vedi di uscire che dobbiamo fare cose speciali. Se stai in infermeria, ti viene la malinconia e poi ti perdi il bello”.
Non chiedetemi perché ci ho creduto, ma mi sono fatta passare la febbre e mi sono incollata alla spilungona. Sembrava che me lo sentissi. Ogni giorno si inventa qualche cosa. Un picnic sull’erba con pane e cioccolato o una grigliata di wurstel stile boy scout. Almeno di notte non resto più sveglia per la fame. E poi alla sera, all’ora dell’ammaina bandiera, quando è il suo turno mi chiama sotto il pennone e lo fa fare a me. Che grande emozione, neanche fosse una premiazione alle Olimpiadi, ed io la premiata. La signorina Bombarda si è rifiutata di mandarmi a fare l’insopportabile pisolino dopo pranzo. Mi mette dietro un banco e mi incoraggia a scrivere delle storie su un quaderno. Quale migliore occasione per raccontare le mie avventure coloniche e per fare il verso della nevrotica Direttrice. Me ne sono accorta che le mie memorie vengono lette dalle signorine di nascosto e che ci fanno sopra delle sane risate. Bombarda va orgogliosa della sua pupilla e le altre, quando mi passano vicino, non si scordano mai di farmi un buffetto affettuoso sulla guancia. Sarà veramente triste quando ci separeremo. Non ci voglio pensare. E non voglio nemmeno ricordare che riperderò le orfanelle un’altra volta. Pensate cosa sarebbe successo se i miei invece di adottare me avessero casualmente adottato una di loro. Non farebbero le schizzinose come me, loro sì che sarebbero felici.


1] Il 31 maggio – Leonard Kleinrock, ricercatore del MIT, pubblica il primo articolo sulla commutazione di pacchetto, la tecnologia che sarà alla base di internet.
2] Il 28 maggio – Londra: con un articolo pubblicato sulla rivista britannica The Observer, l’avvocato Peter Benenson lancia un appello a favore dell’amnistia per due giovani arrestati a Lisbona durante la dittatura di Antonio Salazar. Inizialmente la campagna di sensibilizzazione sarebbe dovuta durare un anno, invece l’appello attrae migliaia di sostenitori e sfocia nella costituzione di un movimento per i diritti umani: Amnesty International.
3] l’11 giugno – Alto Adige: 37 attentati esplosivi nella notte dei fuochi segnano la nascita del terrorismo sudtirolese.
Il 15 agosto – Nell’ambito della guerra fredda, l’esercito della Repubblica Democratica tedesca inizia la costruzione del muro di Berlino.
Il 30 ottobre – Unione Sovietica: test nucleare della potenza di 58 megatoni, è la più potente esplosione nucleare di tutti i tempi.
Il 15 dicembre – Gerusalemme: Viene emessa la sentenza di condanna a morte per il criminale nazista Adolf Eichmann.

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  1. Eh, beh, dai, Ross, pazienta ancora un paio d’anni poi arriverà la Valentina Tereškova.
    Con buona pace del povero Ernesto.

    Curioso, tu hai avuto problemi con la colonia, io con il campeggio.
    Al punto che sono scappata, avevo sette anni, e mi son fatta trenta chilometri a piedi per ritornare a casa.
    Mentre tutti, impazziti, si affannavano a cercarmi.
    Ho preso tanti di quegli scapaccioni sulla zucca che ne sento ancora l’eco.
    Mi dirottarono a casa di nonna (povera donna, finì con l’avermi tra i piedi in pianta stabile) che si limitò a dirmi “non fare casini” e a darmi le chiavi di casa.
    Della serie “sei testona ed allora arrangiati”. 😉

    • Non avevo nemmeno la possibilità di fuggire perchè la colonia era talmente isolata e lontana da tutto che l’unica possibilità era quella di seguire per kilometri le rotaie del treno che passava lì vicino. L’unico problema era che non sapevo la direzione giusta per tornarmente a casa. E poi era una questione di principio non potevo farmi vedere dalle orfanelle che cedevo…
      Però tua nonna era davvero una grande: non fare casini e chiavi di casa questo sì che è geniale!
      Per la cosmonauta, sono mica scema. Lo so che i russi ne hanno mandata una e che Ernesto avrebbe rosicato una cifra 😉

      • Si, mia nonna mi conosceva diabolicamente bene. Sapeva benissimo che bastava darmi l’illusione della libertà per fare in modo che non ne approfittassi nemmeno per sbaglio.
        Che poi, ripensandoci adesso mi viene da ridere, ma ai tempi con la mia alzata d’ingegno ho candidato i miei per un probabile infarto.
        Chiamarono perfino i carabinieri, un pasticcio che non ti dico, mentre io zampettavo tranquilla in mezzo ai sentieri direzione casa.
        Mio nipote minaccia di seguire le mie orme.
        A poco più due anni se l’è svignata da casa per andare a vedere dove era andato suo padre con la moto, l’abbiamo ritrovato a circa un chilometro in mezzo ai prati che giocava beato con le primule.
        Mia madre, per l’occasione, ha dichiarato che in qualche modo i miei “geni bislacchi” son finiti in eredità a lui.

      • Ciò che mi intriga è capire dove sono finiti quelli, i geni, della ragazzina. Lei è stata molto fortunata e ha dissipato la sua fortuna senza riconoscerla. Basta pensare a questo post. Benni avrebbe dovuto fare una fatica non comune per inventarsi un nome come quello della signorina ribelle. La nostra se l’è trovata già confezionata nome e tutto. Sai il risparmio di fatica? Se è dall’amore che nasce l’uomo è nell’amore che si annega la parte femminile dell’umanità. E così sia.

  2. @MadDog
    Eh va beh che sarà mai se il tuo nipotino deve assomigliare a qualcuno che assomigli a te,in fin dei conti passare per una “cara bastarda” non è tanto male no?
    Già siamo alle fughe chissà cosa pensa già dei cristicoli? 😀
    Non preoccuparti diventerà un grande uomo!

  3. @ Mario
    Sai io sono sempre molto fortunata 🙂 anche se non sono più certa che era così che si chiamava,però ricordo che passandole vicino canticchiavo sempre “Bombardano Cortina….” e chissàpoi che canzone è.
    Comunque fantasia o no, la signorina Bombarda mi ha salvato la vita!

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