Mario

Innamorato della Palestina

In Amici, Miti ed eroi, Nuove e vecchie Resistenze, personale on 17 aprile 2011 at 22:09

A te  Vittorio per non dimenticare

I tuoi occhi sono una spina nel cuore
lacerano, ma li adoro.

Li proteggo dal vento
e li conficco nella notte e nel dolore
cosi la sua ferita illumina le stelle,
trasforma il presente in futuro
più caro della mia anima.

Dimentico qualche tempo dopo
quando i nostri occhi si incontrano
che una volta eravamo
insieme, dietro il cancello.

Le tue parole erano una canzone
che io tentavo di cantare ancora,
ma la tribolazione si era posata
sulle fiorenti labbra.

Le tue parole come la rondine
volarono via da casa mia
volarono anche la nostra porta
e la soglia autunnale
inseguendo te,
dove si dirigono le passioni ….
I nostri specchi si sono infranti
la tristezza ha compiuto 2000 anni,
abbiamo raccolto le schegge del suono
e abbiamo imparato a piangere la patria.

La pianteremo insieme,
nel petto di una chitarra;
la suoneremo sui tetti della diaspora
alla luna sfigurata ed ai sassi.

Ma ho dimenticato,
oh tu dalla voce sconosciuta !
Ho dimenticato,
è stata la tua partenza
ad arrugginire la chitarra,
o è stato il mio silenzio ?

Ti ho vista ieri al porto
viaggiatore senza provviste … senza famiglia.
Sono corso da te come un orfano
chiedendo alla saggezza degli antenati:
perché trascinare il giardino verde
in prigione, in esilio, verso il porto
se rimane, malgrado il viaggio,
l’odore del sale e dello struggimento,
sempre verde?

Ho scritto sulla mia agenda:
amo l’arancio e odio il porto,
ho aggiunto sulla mia agenda:
al porto mi fermai
la vita aveva occhi d’inverno,
avevamo le bucce dell’arancio
e dietro di me la sabbia era infinita!

Giuro, tesserò per te
un fazzoletto di ciglia
scolpirò poesie per i tuoi occhi
con parole più dolce del miele
scriverò “sei palestinese e lo rimarrai”

Palestinesi sono i tuoi occhi,
il tuo tatuaggio
Palestinesi sono il tuo nome,
i tuoi sogni
i tuoi pensieri e il tuo fazzoletto.
Palestinesi sono i tuoi piedi,
la tua forma
le tue parole e la tua voce.

Palestinese vivi, palestinese morirai.

MAHMUD DARWISH
(tratto dal blog lettere al futuro)

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  1. In verità alla base c’è che non riesco a credere alla morte. A quella morte come a quella di una persona cara. E’ come se non potesse non essere ancora là, non essermi vicino. Come se non potessi crederci perché mi viene a mancare una sicurezza. Insomma… non riesco a dimenticare e non ci provo.

    • La cosa che oggi mi è più difficile è abbandonare la dimensione di Vittorio, ossia la sua scelta di vita, il suo impegno e ritornare dentro i miei limiti.
      L’altro giorno sul blog di Martina ho detto che parliamo tanto di lui perchè ci sentiamo in colpa per non aver tentato di seguire la sua strada. Sapevamo che era una scelta giusta e che negava qualiasi altro tipo di vita. Vittorio aveva scelto, mentre noi stavamo al di qua del muro, intenti nei nostri piccoli problemi, ciechi di fronte al dolore e sordi ai lamenti di un popolo costretto alla prigionia.
      Facile dire oggi: Era un mio amico. L’ho sostenuto quando era in carcere. Si parlava tra blogger delle sue esperienze e ci pareva di essere come lui… ed invece no. Lui rischiava e lo sapeva noi vivevamo di luce riflessa. Non so perdonarmi e non so dimenticare la sua gioventù e il suo coraggio e la dedizione e la volontà… quello che lui aveva ed io no. Ecco perchè ne parlo… e non so parlare d’altro…

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