rossaurashani

Guerra nucleare ed altre amenità

In Anima libera on 12 aprile 2011 at 13:00

 Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8.16, l’Aeronautica militare statunitense lanciò la bomba atomica “Little Boy” sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell’ordigno “Fat Man” su Nagasaki.

Premessa alla parte diciottesima
Mica lo avrei creduto di trovarmi a questo punto. Ancora qui a raccontare. A spiegare. E qualche volta a giustificare. Avevo cominciato in modo distratto. Come si racconta per una ricorrenza. E avevo messo il giorno e il mese e poi il secolo, ma non l’anno. Già una piccola e semplice vanità femminile che avevo subito denunciato. Allora m’era sembrato tutto già chiaro. E guardavo il mondo diritto negli occhi. Con la sfida di questa mia nuova generazione che è nata con una consapevolezza già nella pelle. Non ero io ad essere diversa, erano loro, i grandi, a renderci diversi. E nel tempo ho capito quanto sarebbe stato difficile. Che tutto il lavoro era da fare. E se ho voluto tenerne traccia è stato per non perdermi anch’io. E per crescere consapevole che avevo già una strada da percorrere, quella della conoscenza. Per fortuna ho proprio una memoria diligente. Pensavo che è dal disordine che nasce il nuovo ordine. Non ne sono poi tanto sicura. Forse è quel disordine l’unico nuovo ordine? Gli anni passano. L’Italia vuole crescere¹. Scordare la guerra. Nel frattempo è finito anche il ‘59 ed è passato in volo radente anche il ’60. Messi insieme sembravano non voler finire mai. E mai avrei pensato di trovarmi ancora qui sempre più convinta che bisogna avere coraggio e non subire.

Vorrei non dover parlare di un altro amore, o di un amore altro. Sinceramente nemmeno di violenza. Ma non ci si può scegliere il mondo in cui si vive. Fino ad un certo punto nemmeno il modo di vivere. E io scopro di giorno in giorno chi sono. E cosa mi sta intorno. E in fondo quella di mio padre, le sue botte, è solo piccola violenza. E non mi può piegare. Non è nemmeno violenza a pensarci bene. Vorrei che almeno si accorgesse di me, non solo per alzare le sue mani. Non mi sembra una parola poi tanto strana il rispetto. Ho paura. Non di lui. Di me perché forse io non so amare. Non penso più a Pucci. Non ci ho mai pensato tranne nel vederlo. Sospetto che non sia quello il vero amore. E quelle di casa sono solo schermaglie. Fuori la gente muore per davvero. Ma poi c’è quel ragazzo. E’ stato solo un incontro fugace. Lo ricordo appena. Non sa nulla di me. Per un attimo m’è battuto il cuore. Una cosa stranissima. M’è sembrato di capire quello che veramente volevo.
Più cresco e più capisco quanto è difficile crescere. Intanto, come dicevo, è finito l’anno delle indipendenze, l’anno delle libertà.² Cosa mi aspetta? In America è diventato presidente uno giovane e anche carino. Ha una strana faccia da ragazzino. Con un gran ciuffo. Mi piacciono i ragazzi col ciuffo. Questo non c’entra. Non mi sono mai fidata dell’America, già da quando giocavo con Ernesto. Quel Presidente si chiama John e abbreviano il suo nome in JFK. Dicono che sia democratico e che tenga per i neri. Non so proprio bene cosa vuole dire quell’ essere democratico ma, ovviamente, pure io tengo per i neri. Non capisco certe puntualizzazioni. Nero o bianco che differenza fa? Che a dirla tutta mica hanno scelto loro di essere americani. E nemmeno gli americano sono i veri americani. Prima c’erano gli indiani, cioè i pellerossa. Insomma se continuo di questo passo finisco solo per fare confusione. Intanto lo terrò d’occhio, magari è capace che fa qualcosa di buono.
Mica dev’essere semplice la vita di quei neri in America, per esempio non si possono chiamare negri perché si offendono. E i bianchi li chiamano negri di continuo e anche li picchiano, e gli bruciano le case, e li impiccano agli alberi, e lo fanno vestiti come dei fantasmi. Che ridicolo modo di nascondersi. La cosa sarebbe buffa se non fosse tragica, se non fosse che giocano a sentirsi superiori, ‘sti cretini. Ma superiori perché? Dicono che i neri non sono come noi, che non hanno i nostri diritti perché non sono intelligenti e istruiti. Bella forza, non li lasciano frequentare le scuole. E poi meno intelligenti di quei quattro ominidi mascherati da fantasmi col cappuccio a punta? Anche questi vengono abbreviati così KKK. Sembra che l’America sia il paese delle abbreviazioni. Si vede che c’hanno fretta. Gli Stati Uniti si chiamano anche USA e chiamano la Russia: URSS. Basta farci il callo. Tanto in fondo io ho deciso e sono per gli indiani, Non per quelli dell’India, per quelli dell’America, per i pellerossa. E un poco per i russi.
Mi sembra che abbiano due braccia e due gambe anche loro, gli americani di colore. E una testa per pensare. Forse non hanno l’anima. Ma per me di quella si può fare senza. Ma ce l’hanno l’anima, poi, gli altri,pssia quelli senza colore? Intanto quelli colorati corrono come il vento. E hanno anche la musica nel sangue e a me piace la loro musica. La musica mi fa sentire viva. E dice le cose che vorrei dire. E mi racconta cose del tutto nuove. Comunque per i neri è dura. Vengono presi a botte se entrano nelle scuole dei bianchi e non possono nemmeno mangiare nelle mense, e ancora non possono prendere gli autobus frequentati dai bianchi. Ma dico io che senso ha? Che poi sapete una cosa? A me dà fastidio che li dipingano così incapaci. Faccio un esempio: Via col vento. Nel film la Mamy, che sarebbe poi la domestica nera, lavora come un mulo e parla come una mentecatta, sgranando due occhioni grandi e neri. Dico io: dovessimo fidarci di questi personaggi, staremmo freschi. Mi sa che mica ce la raccontano giusta.
Sia chiaro che i nordisti hanno fatto benissimo a dare una sistemata al Sud, mica si può sopportare che altri esseri umani diventino schiavi. La guerra è sempre una cosa brutta ma forse quando ci vuole ci vuole. E poi non è quasi guerra quando serve a liberare un popolo, a dare la libertà. Se c’ero io, sai che casino avrei fatto! Anche se una nera con i capelli rossi non l’ho ancora mai vista. Secondo me, avere degli schiavi è una dimostrazione di grande inciviltà. Solo in America succedono certe cose, o almeno credo. Non è che poi l’America mi piaccia proprio troppo. Ma forse s’era capito. E non servirebbe continuare a dirlo.
Come affermavo, io odio la guerra. Almeno odio quella guerra fatta con le bombe, i cannoni e i fucili. Quella che fa un sacco di morti e di prigionieri. Per non parlare poi dei campi di sterminio, che per fortuna li hanno chiusi. E pensare che gli ebrei non avevano nemmeno la pelle nera. Vai a capire gli uomini. Sono molto più stupidi di quello che sembrano. Insomma odio la guerra, e sinceramente sono molto spaventata di quella che tutti chiamano la guerra fredda. Non che quella calda mi sembri meglio.
Ho cercato di capire. Non è una guerra che si fa d’inverno, ma è un braccio di ferro tra USA e URSS. Tutti le chiamano Grandi Potenze e purtroppo sono anche quelle che hanno le bombe atomiche. Dicono che ci sia un bottone rosso in qualche posto in America, e uno in un altro posto nascosto in Russia. Che potrebbero far scoppiare il mondo. A volte è proprio difficile dire chi ha ragione. Metti che uno si sbagli e prema il bottone e che l’altro spaventato prema anche il suo, sai che polpette? Metti che la donna delle pulizie lo schiacci distrattamente spolverando. O che qualcuno ci appoggi il gomito sopra per sostenere il peso delle idee pensanti. Meglio buttarla in ridereperché vorrei evitare qualsiasi volgarità.
Tempo fa ho visto un film che forse voleva solo essere comico, dove un uomo che si era trovato, casualmente, nella zona dove avevano fatto scoppiare una bomba atomica, andava in giro di notte e faceva luce. Era luminoso e caldo come un tizzone acceso. Come si fa a scherzare su una cosa simile? Io non voglio finire così. E neanche voglio che diventi rosso e bollente il mio fratellino; ha diritto di crescere e farsi un’idea del mondo che lo circonda, pure lui. Non se lo meriterebbe nemmeno Ernesto anche se crede nella scienza e nel progresso americano come se non sapesse usare di suo il cervello. Anche se lui è un caso irrecuperabile. Io vado cauta. Adesso alla notte non sogno solo gli aerei che sganciano le bombe, ma vedo anche che quelle che scoppiano fanno un grande fumo a forma di fungo velenoso. Bastasse questo sogno invece vedo anche uomini vestiti in bianco come i fantasmi e con il cappuccio a punta che spargono dei semi che scoppiano e diffondono le radiazioni e con esse le peggiori malattie. Non mi ricordo di altri sogni prima. E questi non sono sogni da bambina, ne sono sicura. Non sono sogni, sono incubi.
Mi chiedo perché nessuno ferma questa follia. Ma a chi giova sporcare così il mondo? C’è un fine all’idiozia umana? Temo di no e mi sembra strano di essere la sola che ci pensa. Ma non arrivano mai questi benedetti ventuno anni? Se crescessi come le pagine di questo diario ne dovrei aspettare ancora solo tre. Ma sono comunque lunghi tre anni. Sono comunque 153 settimane, 1.095 giorni, 26.280 ore; senza contare i minuti. Sono un’ eternità. E tutto questo conto per niente perché invece sono solo dieci e ci manca ancora un bel po’.
Il giornale dice, ma è il giornale che non si dovrebbe leggere e per questo lo leggo con più attenzione, ma lo leggo di nascosto, all’edicola, dicevo che il giornale dice che in un posto lontano che si chiama Congo hanno ucciso un uomo Patrice Lumumba. C’è un sacco di mondo che ancora non so che c’è. Ovvero che non so dove sta. Penso a cosa sarebbe se non avessero ancora inventato gli atlanti. Appena divento grande voglio girarlo tutto e conoscerlo tutto. Anche Lumumba è un uomo di colore, ha la faccia intelligente e di un uomo giusto. Sembra una brava persona e i pochi che lo sonoscono ne parlano così. Ne parlano in pochi forse proprio perché anche lui è di colore. E’ un mondo che decisamente sta cambiando e ho i miei dubbi che stia cambiando in meglio. Mi scrivo queste cose a futura memoria perché se devo diventare stupida come questi grandi almeno potrò ricordare. Sembra che a crescere non faccia per niente bene. Ma io non mi piegherò. Non mi piegherò mai. Non diventerò come loro. E non sarò mai servo; cioè serva.
E’ un tempo strano. Persino il sole nasconde la faccia. Sembra farlo per la vergogna. E’ la mia prima eclissi solare. E la vedo per la strada mentre vado a scuola. Che stupidi, nessuno mi ha detto che aprivano, proprio per questo, la scuola più tardi. E mi sono trovata in strada. Spaventata e a disagio. La luce che si cambiava in un verde vomito. Sembrava un brutto sogno. Sembrava che la vita stesse scappando. La strada era vuota e mi sentivo sola, molto sola. Chissà se ne vedrò altre. E’ proprio una cosa insolita. In tutta la mia vita, giuro, è proprio la prima. Vedere il giorno trasformarsi in notte, cioè vedere farsi buio di mattina, dà davvero una strana sensazione. E’ come se nel petto mi fosse precipitato il cuore. Una leggera vertigine con senso di soffocamento. Tutto questo dovrebbe ricordarci quanto siamo piccoli e soli al mondo. Io piccola, un po’ di più di altri ma solo per la mia età. Fossi un maschio gliela farei vedere. Poi penso a mio fratello: è più grande, e maschio; avrebbe bisogno di occhi per vedere e anche di coraggio che non ha. Ma si sa che la stupidità non ha sesso né età.


1] Il 15 novembre 1960 la televisione italiana inizia a trasmettere Non è mai troppo tardi, corso di alfabetizzazione per adulti.
2] Nel 1960 molti paesi africani ottengono l’indipendenza. Il colonialismo si avvia verso la sua fine. Farà posto al neocolonialismo.

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  1. Vabbé, io ve lo continuo a chiedere e voi glissate sempre la risposta: quando pubblicate? 😉

    • Tu glissi la risposta. Tra il dire e il fare… in realtà non siamo entrambi molto interessati ad uscire dal gioco e prenderci un po’ sul serio. Comunque nessuno è venuto a suonarci alla porta per spiegarci che… il mondo non può sopravvivere senza.

  2. Mario, neanche a me, però non ti nascondo che mi è rimasto un briciolo di narcisismo dentro che vorrebbe vedere il mio lavoro pubblicato… 😉 Insomma, quando uno vale, vale.
    In fordo spiattelliamo la nostra roba sui blog per farcela leggere. Ci leggiamo tra di noi, è vero, ma quanto mi piacerebbe buttare al vento tutto questo struggimento per la ricerca di un lavoro d’ufficio a tredici mensilità e dedicarmi invece, a tempo pieno, a ciò che mi appaga pienamente.
    Certo, mi ribatterete, devi iniziare a partecipare a concorsi letterari. non lo faccio, un po’ forse come voi non mi prendo sul serio. Un po’ forse mi dico che è troppo tardi. Soprattutto, mi dico, figurati se vinco. E’ questo che vi passa per la testa?
    Comunque non so il mondo, ma io senza i vostri scritti non potrei sopravvivere 😉
    Un abbraccio

    • Onestamente non mi sono mai posto il problema, meglio… diciamo una volta molto tempo fa ma in modo distratto e sbagliato. E a un concorso ho partecipato ma era importante e di poesia e l’ho quasi vinto. Poi non ho mai più risposto ai loro inviti. Nemmeno mi son chiesto se c’era qualcosa tipo “concorsi letterari”. E poi, se non ricordo male, non eri tu che volevi fare l’editore? Non scrivo per farmi leggere ma perché casualmente mi sono trovato involontariamente ad avere un blog. La maggior parte delle cose che ci metto sono, o sono state, scritte per il blog. Se dovessi pensare a scrivere per qualcosa di diverso che non il mio piacere (mettiamoci oggi anche quello di Ross) considererei la scrittura in modo diverso; molto diverso. Magari ne uscirebbe un risultato peggiore ma almeno rileggerei più attentamente quello che scrivo e penso che cercherei maggiormente “una scrittura mia”. Avrei bisogno di un tempo per scrivere e non lo ruberei a posti distratti in momenti rubati. Per tutto il resto lascio rispondere (se lo desidera) la mia coautrice e ospite che, se possibile, crede nella sua scrittura ancor meno di me.
      Un abbraccio

    • Martina sei troppo gentile! La scrittura mi e ci dà piacere e non vedo molto di più al dilà di questa mera godria 😉
      Credo che se pensassi di scrivere per una ragione diversa ossia per un atto così importante come per esempio pubblicare non sarei più capace di scrivere con tanta libertà e irresponsabilità. Ad ogni persona i propri sogni. Scrivere un libro, benché scriverlo assieme alla persona giusta non è mai stato fra le mie priorità. Ben diverso sarebbe stato se avessi continuato a seguire gli scritti di Mario. Io allora sapevo che aveva grandi capacità, soprattutto per la poesia, e avrei insistito perchè seguisse un po’ di più quegli stimoli. Ovviamente se non ne avesse avuti non avrebbe mai mandato le sue poesie ad un concorso. Oggi ci ha perso la mano. Probabilmente i tempi sono cambiati e gli unici poeti rimasti, sonon i poeti popolari che si chiamano cantautori. Il resto è deserto. Con la poesia (ce lo insegna Bondi 🙂 ) è come con la cultura: non se magna!
      Anima libera comunque è un bel ripasso del tempo che fu, è talmente divertente che avrei quasi la voglia di non farla finire mai. Ma finirà e ho già idea di quando 🙂

      • Finirà| me l’hai detto tu| ma non sei sincera| te lo leggo negli occhi| tu lo leggi nei miei (Dino)

  3. Scusate se vado completamente OT ma ho appena appreso la notizia del rapimento di Vik e sono scioccata. Avete per caso notizie di prima mano?
    Giusto perché si parla di guerre e di sogni… 😦

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