Mario

E’ generosa la vita

In La leggerezza della gioventù on 13 marzo 2011 at 9:00

Oggi, proprio oggi non poteva fare a meno di pensarci.
La data era assurdamente quella del giorno più brutto e anche di quello più bello della sua vita.
Insomma, sia chiaro, lei spesso con la vita aveva fatto a botte, ma le piaceva. Insomma aveva combinato un sacco di casini, senza contare che la vita le aveva risposto con innumerosi sberleffi. Con dure lezioni di umiltà. Perché lei umile non lo era forse stata mai. Lei pretendeva di esistere. Non vivere, come una persona qualsiasi, ma di esistere e di lasciare il segno. Non si era mai accontentata delle cose, così fatte solo perché ci si trova a farle. Non aveva pensato a piccoli sogni e a soluzioni facili. Lei era per le cose in “grande”, quelle senza mezzi termini. E la vita era uscita un po’ barcamenante. Insomma aveva fatto grandi cose, ma solo a momenti. Poi tornava sui suoi passi e ricominciava da zero. Saliva con fatica lungo la strada e poi scivolava in basso facendosi sempre piuttosto male. Eppure ricominciava. E la vita l’aspettava al varco, sempre generosa, ma anche pronta allo sgambetto, al colpo di coda che la respingeva giù.
Ci pensava a quanta gente aveva conosciuto, a quante persone aveva amato e con le quali aveva condiviso il cammino, amiche e amici che non c’erano più, altri che avevano preso altri percorsi. Eppure lei era sempre pronta a sorridere ad una nuova amicizia, pronta a lottare per un nuovo sogno e a faticare per un nuovo risultato. Tutto sommato la vita le aveva riservato il massimo. Sia nel bene che nel male. La vita era sempre stata generosa e lei non avrebbe avuto mai parole sufficienti per ringraziarla di ciò.
Ecco è proprio il 13 marzo la giornata più strana e inconsueta della sua vita. Molti anni prima, in quell’ora di sera nella quale si accendono le luci e si pensa alla cena, lei era accorsa a quel richiamo. Il suo nome detto una sola volta, ma in quel modo strano che sembrava dire: “E’ urgente. Corri!” Lei era corsa e aveva capito che non ci sarebbe più stato domani. Aveva chiamato il 118. L’idroambulanza, la corsa in ospedale. Tutto inutile, tutto finito. E l’ultima parola era stato il suo nome. La vita si era portata via tutto quello che aveva concesso in anni di fatiche e sofferenze. Lei allora non avrebbe pensato più di ritentare. E invece no. Ci si riprende e si sogna ancora, altrimenti è giusto lasciare la presa subito e morire d’inedia. Lei aveva percorso altre strade, aveva sognato e fatto progetti. Non certo con lo stesso entusiasmo di quando era giovane. “Ecchè è, non siamo mica infaticabili” si diceva. E la vita le aveva concesso ancora una possibilità. Piccola e stortignaccola, ma sempre una possibilità. Ma era finita in niente. A volte succede. La vita dà e sei tu a non saper far rendere il suo tesoro. Se quel tesoro era finito era più colpa sua che di quell’uomo che di qualità ne aveva davvero poche. O almeno non erano le qualità che lei apprezzava di più. Eppure si era data lo stesso. Tanto a far bene le cose conta lo stesso che farle male. E allora?
Allora il 13 marzo, sempre quel benedetto giorno complicato, verso la stessa sera in cui si accendono le luci e si pensa alla cena, lei aveva riavuto il suo colpo di fortuna. La vita si era fatta trovare ancora e, tra le due, era lei ad essere del tutto impreparata. Un nome e cognome su un social net. A lei annoiava a morte quel social net, non ci trovava gusto. Eppure quel nome le aveva fatto tornare a mente che molti e molti anni prima lei era una ragazzina piena di sogni e che c’era un ragazzo, dagli occhi verdi, che li condivideva con lei. Che buffa storia, così ingenua e così romantica. “Roba vecchia!” si disse e mandò quel messaggio curiosa e combattuta. Era il 13 marzo di due anni fa. Lui rispose e fu un uragano. Non era roba vecchia, era oro lucente. Era calore umano e dolcezza. Era la Storia che aspetti una vita e che ti rimane dentro perché sai di averla incontrata e non ti ricordi più quando.
La vita è un fiume e non si ferma mai. Lei aveva imparato a nuotare anche controcorrente. La vita ti sbatte e ti stritola, ma a volte, nelle anse tranquille, ti culla e ti accarezza. Lei voleva la vita ed era proprio quella vita lì che voleva. Era la mano di quell’uomo che aspettava, quella che ti accoglie anche alla notte nel sonno. Era il suo amore, quel regalo generoso che aveva perduto. E adesso che la vita glielo aveva ritornato, se lo sarebbe tenuto, difendendolo con le unghie e con i denti.
E’ generosa la vita se si incontra di nuovo l’amore…

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  1. Un abbraccio Ross. Non dico altro, il resto lo so.
    sono felice che tu sia sopravvissuta.

    • Grazie a te Martina, sappi che ho ancora un sogno da realizzare ed è quello di vederti felice finalmente. Non dimentico la felicità che spetta gli altri. Vedrai ci sarà un luogo anche per te e non avvelenarlo con i dubbi perché raramente passa una seconda volta.
      Un abbraccio
      Ross

      • Mi sono resa conto dopo che “sopravvissuta” è la parola sbagliata. Non solo sopravvissuta. Tu vivi, e vivi con pienezza e soddisfazione. Ti ringrazio per il tuo pensiero, ma non ti preoccupare. Mi sono spezzata molte volte, stavolta non voglio neanche incrinarmi. So che quel luogo c’è. E quando lo trovo, festeggeremo insieme, perché so quanto mi siete stati vicino.
        Un abbraccio

  2. L’importante è avere la prontezza….. no, non la prontezza, ma l’intelligenza di agguantarlo al volo quel regalo arrivato con tanti di ritardo e così bramato.
    Lieta che sia stato così.

    • A volte mi domando come abbia fatto a non rendermene conto. Ho vissuto svariati sentimenti a tutte le temperature possibili, ho lottato per la sopravvivenza e anche per guadagnarmi in po’ di amore e dentro di me ho sempre sentito che qualcosa mi mancava. Mi dicevo: sei una che non è mai contenta. Ma non era così perché io apprezzavo tutto della vita e quel qualcosa che mancava ero certa di averlo conosciuto, ma di averlo perduto chissà dove e chissà perché.
      Ne avevo parlato con un amico ammalato qualche giorno prima raccontandogli che il mio primo attimo di felicità assoluta lo dovevo ad un ragazzo con cui avevamo avuto una breve storia. Mai come quella volta avevo avuto la percezione della mia vita presente e futura. Era 43 anni fa. Poi quel ragazzo partì e la separazione ha fatto il resto.
      I percorsi della vita sono imprevedibili. Ci si era visti, ma sempre qualcosa o qualcuno ci aveva separati. Eppure io sapevo e forse anche lui sapeva… ma eravamo insicuri di noi e convinti di non valere niente per gli altri.
      Che storia sdolcinata. Ad ascoltarla ti viene il diabete 😉
      Adesso siamo qui e non ci separiamo un istante, solo quel poco che serve per guadagnarci da vivere e poi riparte la festa 🙂
      Ringrazio chi condivide con me la gioia e auguro un po’ di diabetica felicità anche a loro
      Ross

  3. Non c’è un modo migliore per dirlo che dire semplicemente: GRAZIE, AMORE!!!

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