rossaurashani

Le balle dell’informazione

In Anima libera on 2 marzo 2011 at 21:27

Foto del condannato a morte Caryl ChessmanPremessa alla parte quindicesima
M’era rimasto in bocca solo un leggero senso di disagio. Non ho nulla da rimproverarmi. C’è sempre un momento di riscatto. Forse pretendo troppo. Non mi sono mai fidata troppo di me. Sono sempre stata critica con la bambina. Ma c’è solo un grande bisogno di conoscere. E di riconoscere. Parlare di tradimento è esagerato. Ed esistono anni che riesci a capire il mondo solo con un’occhiata, e altri che quello che annusi nell’aria non basta più. Hai bisogno di dati, di informazioni, Elena è troppo superficiale. Lei ha pure troppa fantasia. Lei ne sa di tutto e se non sa inventa. Non è un buon metodo per sentirsi preparati, anche se nemmeno il mio funziona sempre. L’informazione è effimera. Oggi lo sai e domani dimentichi e tutto finisce in fumo. E i giornali raccontano solo una verità da giornale. E’ così che si capisce che crescere è consapevolezza. E che niente è facile.

A volte succede come ai bambini piccoli. Chiedono a ruota libera, i perché di questo o di quello, e alla fine non ascoltano la risposta, oppure la risposta non gli basta e continuano a chiedere: “…e perchééééé”? Anche a me succede così. Guardo la televisione e mi pongo un sacco di domande. Un po’ come “lascia o raddoppia?”, ma quello è solo un vecchio programma televisivo. Domande alle quali non so rispondere. Le poche cose le so dai quotidiani che porta a casa papà. Sì! proprio quelli delle balle da riscaldamento. Chi dà tutti quei giornali a mio padre non l’ho ancora capito. Noi ci mettiamo in bagno come in un gioco, che non mi pare un gioco. Tutti intorno e li immergiamo nella vasca colma d’acqua finché si inzuppano. Li strizziamo bene fino straziare le parole. Fino a farci dolere le dita. Fino a farne sfere perfettamente rotonde per metterli poi ad asciugare. D’inverno, nella stufa, bruciano a meraviglia. Ma prima, qua e là, mi cade l’occhio. E allora divoro le notizie con voracità. Ma forse questa è una curiosità legata a quest’età; per tutti. Non lo so. So solo che ho bisogno di sapere.
Siamo già nel 1960. Il tempo corre. Ormai sono vecchia o almeno così mi sento. Ma si può? nascere anche troppo bambina e diventare vecchia senza passare per il tempo delle irresponsabilità? della cazzate giustificate? del divertimento? In effetti è vero, essere impegnati è faticoso, a volte può essere una noia mortale. Vuoi mettere Elena, per esempio, lei è il disimpegno fatto donna, o quello che è. Anche nell’amicizia non è seria, passa di amica in amica senza badare né alle motivazioni né alla consistenza del rapporto, anzi più leggero e disimpegnato è meglio ci si trova. Lei non è per le cose per tutta la vita. Forse è giusto così. Solo che sono nata di un’altra pasta. Mica ci posso far nulla.
Sia chiaro io non sono moralista e non pretendo dagli altri l’impossibile, però, se gli altri li giustifico sempre, o quasi, da me stessa pretendo sempre qualcosa di più. Tutto sommato accetto anche l’inadeguatezza dei miei, non si può essere esigente oltre e alla fine li giustifico, perché non dev’essere facile avere una figlia come me. E nemmeno è facile essere adulti. E genitori. Certo non gliel’ha ordinato il medico. Direi che non ci sanno fare. Io sono nata con un gene nuovo e deviato che non so ancora bene cos’è. Non riesco ad accettare quello che mi circonda così e punto. Non riesco a non farmi delle domande complesse anche sulle banalità. Non riesco a trovare risposte semplificando, devo puntigliosamente andare al nocciolo del problema e mica sempre ci arrivo, anzi ci arrivo ma ci sono altre domande che mi aspettano e mica sempre trovo le risposte. E soprattutto non riesco a non provare l’istinto di cercare di cambiare le cose. Quello che non va.
L’ingiustizia mi fa star male. Solo che… insomma… essere così seria e analizzatrice mi sta anche trasformando in una pallosa prima della classe. E a pensarci mi viene da vomitare. Così decido di abbandonare i risultati scolastici e di dedicarmi di più alla vita. Alla gente che mi circonda e all’informazione che traggo da tre fonti: Elena, sempre meno credibile; la televisione, che ai miei occhi comincia a diventare poco attendibile, e la stampa che a casa mia si trasforma come detto velocemente in combustibile. La parole saranno anche di piombo ma le notizie vanno presto in fumo. Ho bisogno di sentirmi viva. Partecipe; non so a cosa. Dentro la realtà. Il mondo gira e non riesco a stare ferma. Ho l’argento vivo addosso.
Vediamo i fatti. Con Elena parlo del modo di comportarsi degli adulti e delle tendenze di noi ragazzine. Dopo i suoi primi accenni su come fare un bambino, abbiamo deciso di informarci sull’Enciclopedia che ha a casa sua. E sulle riviste dello zio di Elena che poi non è vero zio, me l’ha confessato un pomeriggio mentre le facevo matematica. In realtà avevo capito che qualcosa di strano c’era; non sono così sprovveduta. Anche se sono poco interessata alle parentele, io. Ma lei ci teneva che sapessi che invece era un amico di sua mamma e che non dovevo dirlo a nessuno. Capirai a chi può interessare. Ma contenta lei…
Ce la siamo letta tutta per poter arrivare agli “organi riproduttivi”, alla “gravidanza”, al “pene” e alla “vagina”; nomi che suonano non tanto impronunciabili quanto strani. Dai disegni non si capisce di più. Allora completiamo lo studio nelle riviste dello “zio” e ci facciamo una vera cultura. Gli uomini o ce l’hanno piccolo e triste oppure molto grande e pure incazzato, insomma… quel coso che pende. Ho dei sospetti. Quella robetta di Ernesto che lo fa nascondere dietro le porte non può servire ad altro che a farci la pipì. Bastava dire che i bambini escono come la pipì. Quando mi trovo sola controllo sotto la mia pancia. Forse col tempo cresce e si allarga. Come le tette. Resto scettica. Dal buco delle donne è impossibile che esca la testa e le spalle di un bambino… Chi può credere in una simile sciocchezza? Vuoi vedere che anche l’enciclopedia racconta balle!
La televisione mi dà poco anche perché mica sempre vedo il telegiornale. A quell’ora ceniamo e la televisione non sta in cucina. Se entrasse lei noi dovremmo restare fuori, è troppo grande. Solo il nonno è un valido mezzo di informazione, da lui ascolto sempre il Radiosera e mi spiega i fatti che succedono e mi fa anche capire che le guerre sono sempre orrore e che qualche volta però è giusto farle, per esempio quelle che si chiamano rivoluzioni. Se non fosse stato per il nonno come avrei potuto sapere dei fatti dell’Ungheria, o dei minatori di Marcinelle, certo che morire così è proprio una brutta morte, e non è giusto, o delle proteste dei mezzadri? Ma dai nonni ci vado così poco, adesso che c’è l’affare della scuola. Tanto che di Pucci, il mio fidanzato che porta il latte, non mi ricordo quasi più il sorriso. Chissà se lui mi pensa?
Però i giornali sono un bello spunto. Innanzi tutto sono diversi e non dicono mai le stesse cose. Hanno titoloni che fanno capire cosa scrivono poi in piccolo sotto. Così se vuoi ti fai un’informazione titolata e varia, frettolosamente, e poi puoi immaginare, con un po’ di fantasia, il contenuto. Oppure fai come le testedure e ti leggi tutto l’articolo prima di metterlo a mollo e annegarlo. A me piacerebbe proprio fare quel lavoro. Scrivere le notizie. Dire alla gente cosa succede. Deve essere affascinante. Cambio troppo spesso di idea: prima il prete, poi il cosmonauta? ma credo che questa sia la mia scelta definitiva. Da grande vorrei fare la giornalista. O la maestra? La verità è che sono anche terrorizzata dai temporali perché mi ricordano la guerra. A volte i fatti, anche i più lontani, ti entrano dentro; ti cambiano la vita. Mi capita di avere incubi nel sonno con aerei nel cielo che fanno cadere le bombe. Anche se la guerra io non l’ho mai vista. Ho forse bisogno di un esorcista? Una benedizione particolare con l’acqua di Lourdes? Mi fa paura la morte in ogni sua forma.
Dalle pagine dei giornali, per esempio, vengo a sapere che hanno fatto il Governo Tambroni. Non mi è tutto chiaro, anzi niente. Cos’è un governo? Perché è così importante? Già il nome non promette bene. Sembra quello di un farmaco contro la tosse. Mi fa sentire nell’aria il ronzio di insetti e di pallettoni di fucile. Sarà solo un pregiudizio? Ma il fatto che più mi prende è la prossima esecuzione della condanna a morte di Caryl Chessman. Innanzitutto lui si dice innocente, e poi non ci sono delle vere prove della sua colpevolezza, ma pazienza questo: colpevole o no io sono contraria alla pena di morte e basta. Non dico che chi compie un reato deve stare libero, anzi penso che deve essere adeguatamente punito. Gli si deve insegnare che la cosa che ha fatto è davvero brutta e sbagliata e che non doveva farla, e quando l’ha capito puoi farlo uscire e controllarlo se fa il bravo. Ma quella della pena di morte è una vera barbarie. Se tu uccidi quello che uccide allora sei come lui. Se il delinquente che ha ucciso lo giudichi e lo condanni a morte chi giudicherà il condannatore che provocherà la sua morte? A me sembra una cosa stupida da grandi. Come dicevo: non sarebbe meglio tentare di recuperare queste persone e insegnargli ad essere migliori?
A scuola ci scrivo pure un tema, ma le suore non sono preparate sull’argomento. E quando mai. Chiamano mamma per sconsigliarla di farmi partecipare alle discussioni politiche in casa. Lei non ci capisce un’acca. Discussioni politiche in casa non se ne sono mai fatte, e poi lei ha sempre votato democristiano. Come le aveva detto anche il parroco. Sarebbe giustificato un sospetto, ma dal nonno è un bel pezzo che non vado. Da chi imparo ad essere ribelle? Se la prenderebbe anche con Elena, ma ormai si è trasferita in un’altra città (mamma, finto zio e riviste appresso, ma lei di zio e riviste non sa, senno sai che lagna). Non le resta che mettermi sotto interrogatorio. Non le resta che arrendersi. Ha il sospetto che io abbia una testa mia. Non sa a che santo votarsi. Come sempre si rifugia nell’autorità di mio padre. Lui nemmeno sta a sentire, mi stampa uno sculaccione rovente su una chiappa.
Non le capisco proprio le suorine. Dovrebbero essere le messaggere della pietà. Quelle buone. Mi sarei aspettata di trovarle d’accordo, solidali. Invocare il sacro valore della vita. Invece… il mondo lo capisco ancora meno. E poi si sa come sono, i genitori, quando non sanno più che pensare dei loro figli, pensano male degli altri. Sono gli altri a rovinare le loro magnifiche creature. Devo dire che mamma comunque è più realista. Sono sempre stata una figlia strana, con dei tratti diabolici. Questo per lei. Sono una delle tante cose che non riesce a capire; e non si da troppo pena per farlo. Capisco troppo velocemente le cose e non mi accontento delle storie che calmano gli altri bambini. E’ questo il mio male e la sua disgrazia. Spesso si chiede che colpe ha commesso; come se tutto dipendesse da lei. Alla fine se ne lava le mani.
Quell’uomo è dentro quella cella da tanti anni che non può essere lo stesso uomo. Deve essere terribile stare tanti anni prigionieri di un buco. Vivere soli con la propria paura. La trovo una barbarie. La pena di morte, voglio dire. Se ho capito bene ha scritto anche un libro. So che stanno preparando una manifestazione. Andranno tutti in campo con una candela accesa. A pregare. E sperare che il governatore, all’ultimo, ancora una volta, alzi il telefono; rimandi l’esecuzione. So che mio padre non mi lascerà. E’ di sera e comunque lui sa solo dire di no. Sono amareggiata. Mi sembra di avere un appuntamento con la storia; col mio futuro; a cui non posso mancare. Fosse qui almeno il nonno. Sono incazzata. Spero che quella storia mi aspetti. Forse per lei sono ancora troppo giovane. Forse mi vedrebbe ancora bambina. Vorrei andarci ugualmente. Così, quando provo ad insistere per uscire con la mia candela accesa la sera dell’esecuzione, i miei mi mandano a letto senza cena e mio padre mi dà pure uno scappellotto grugnendo: “Attenta, piccola…”.
Sia chiaro: attenti a voi a chiamarmi piccola con quel tono di voce, potrei mordervi il naso senza pietà. Quando sibila quella frase, “Attenta, piccola”, per lui è una sorta di dichiarazione di guerra. So che poi parte con gli scappellotti. Ma io non so starmi attenta. Parliamo lingue diverse, io e lui. Non può mettermi paura. Come è noto a tutti Caryl è andato sulla sedia elettrica. Secondo me quell’uomo era già morto fin troppe volte. Tambroni ha fatto sparare sui braccianti ed è rimasto ancora al governo, non per troppo tempo; quanto basta a provocare morti e feriti. I grandi sono proprio pazzi. Lo sostituirà Fanfani. Un nano e io dei nani diffido… Mi sembra che gli manchi sempre qualcosa. E che siano sempre incazzati. Queste cose mi rendono rabbiosa, cattiva. L’Italia è in fiamme. Sono troppo arrabbiata persino per parlare. Anche a me manca qualcosa: il fiato per gridare abbastanza forte: “Assassini”!!!

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  1. Questa ragazzina mi farà impazzire. Mi fa arrabbiare e mi fa sognare. E allora… “Ragazzina al potere”.

  2. Bellissimo, e ti capisco, anche se io alla pena di morte sono sempre stata favorevole, e poi non amo suore e religiosi in genere, mi pare che come categoria siano a più elevato rischio d’ipocrisia. Che poi è chiaro che non sono tutti uguali, il buono e il cattivo ci sono dappertutto e blablablà, però in linea di massima dei religiosi, di qualunque religione, io diffido.

    Tornando alla pena di morte la cosa terribile è quando vengono condannati degli innocenti, l’errore giudiziario mi sconvolge sempre, ma in questo caso di più, perché è terribile che un innocente venga ucciso, e per di più è un errore senza ritorno. Spesso i governanti, parlo degli stati in cui è prevista, si fanno belli con il loro “pugno duro”, e mantengono la loro poltrona mediante sangue innocente, perché spesso i condannati sono capri espiatori, strumenti per dimostrare un’efficienza di uno stato che invece è debole.

    Ma degli assassini, dei criminali, nessuna pietà, la società non ha bisogno di loro. Quando penso ai “percorsi di recupero”, penso a barba di psicologi e psichiatri pagati coi soldi dello stato, per dire che gente come Angelo Izzo può tornare in libertà, e ora a quella madre e a quella figlia quattordicenne che lui ha barbaramente ucciso chi la ridà la vita, il sistema giudiziario, giudici, psicologi, psichiatri, strutture di recupero?

    No, siamo in una societa in cui tanti hanno bisogno, e occuparsi di delinquenti e assassini non è solo uno spreco di forze che uno, in base a certi principi “umanitari” (che pure non condivido totalmente), potrebbe pure fare, ma è un mettere a repentaglio vite innocenti: e, a casa mia, il diritto degli innocenti viene prima, ma proprio prima.

    • Non poteva essere che così! La nostra posizione è logicamente differente e l’abbiamo dimostrato molte volte nelle nostre discussioni storiche.
      Mi sembra inutile farti notare che applicando la pena di morte si può beccare più facilmente il solito granchio. Dare la morte anche all’innocente. La prigione dovrebbe essere una infrastruttura correzzionalee non semplicemente costrittiva. Se non ci fosse stato recupero non avremmo nella storia mondiale persone come Malcom X oppure tutti quelli che passano per il carcere dovrebbero restare isolati dalla società per sempre. I soldi spesi in questo esercizio secondo me sarebbero ben spesi. Si rispetterebbero i diritti umani se le carceri fossero luoghi di giustizia e recupero e le persone che per ovvi motivi uscissero di nuovo liberi sarebbero persone più responsabili e civili.
      Certo siamo in una società in cui tanti hanno bisogno e non è da dimenticare i bisogni di persone che molto spesso sono più sfortunate di altre e che potrebbero essere in carcere anche da innocenti.
      Ma sarebbe un bell’ argomento da dibattere sai che scintille!

      • Inutile nel senso che su questo sono perfettamente d’accordo, e l’ho detto, l’errore giudiziario in caso di pena di morte è una colpa di cui uno Stato, un organo di giustizia, non si dovrebbe mai macchiare le mani, ma purtroppo sarebbe inevitabile: per questo, e solo per questo, non sono per il ripristino della pena capitale.

        Poi, non ho neanche detto che sono contro il tentativo di recupero dei detenuti, anche se nel caso di alcuni criminali non credo ne esista la possibilità, e il rischio per la società rimane troppo elevato. Ho detto solo che ci sono delle priorità. Non ho detto che esistono solo i diritti degli innocenti, ma che “il diritto dell’innocente viene prima”.

        Prima risarciamo le vittime del lavoro, degli errori medici, facciamo studiare i figli pieni di talento di povera gente, recuperiamo alla vita normale chi è rimasto vittima di mine antiuomo, o di terremoti e tsunami.

        Poi, se ancora ci rimane qualcosa, possiamo pure pensare a chi nella società ha pensato solo a distruggere, uccidere, rubare, e a vivere come un dissennato predatore di persone e di cose.

  3. Avevo capito quello che avevi detto, non sono mica come la stampa di sinistra che capisce sempre quello che vuole 😉
    Nelle tue parole però mi fanno riflettere profondamente le tue certezze. Dividi con sicurezza l’innocente dai criminali come se si potesse riconoscerli da un qualche marchio preciso sulla pelle. Non sono così certa che si possa essere mai certi di una sentenza o del giudizio umano. Io non riesco mai ad essere certa delle colpe degli altri, anche se ci sono prove che lo dimostrano. Mi chiedo sempre: “e se non fosse come appare?” ed in alcuni casi addirittura, dove esistono sospetti che il criminale soffra di malattia mentale, mi chiedo quanto possa essere colpa sua o della sua psicosi. Così oltre al fatto che non mi ergo a giudice degli altri e che trovo difficile pensare che una persona possa essere tutta negativa, non riesco nemmeno a comminare pene estreme. Come diceva Gandhi “occhio per occhio e il mondo diventa cieco” e per quanto Gandhi possa essere considerato obsoleto, trovo personalmente in lui le qualità di un uomo davvero lungimirante.

  4. Ross, chiaro che non si riconoscono da un marchio sulla pelle, ma dai crimini commessi si. Tu sai che non condivido gli arzigogoli sul “non si può mai dire”, chi aspetti per dire che uno è un criminale, che abbia sterminato una nazione?

    Ci sono delle efferatezze, e persino una continuità nelle efferatezze che non lascia adito a dubbi. Potrebbe essere stato accusato ingiustamente? E’ vero, per questo io parlo di un concetto teorico, impossibile da mettere in atto nella fallibilità umana.

    E’ malato mentale? Il criminale che intendo io è sempre un malato mentale. Vogliamo metterlo in cella d’isolamento tutta la vita, con la camicia di forza e sedato? Forse non gli faresti un favore….

    Non trovo Gandhi obsoleto, lo trovo una persona eccezionale degna di essere circondata e di avere a che fare con persone per bene, ma le sue idee non hanno cambiato il mondo (neanche le mie, per carità), solo illuminato un po’ di più quelli che illuminati già lo erano. Ha dato loro argomenti, parole, esempi, ma il cuore già lo avevano, le scelte già le avevano fatte.

    Ci sono certo anche casi di cambiamento, redenzione, ma siamo a livelli del miracolo. Ogni regola ha la sua eccezione, e il bieco assassino recuperato è per l’appunto una miracolosa eccezione.

    • Ecco è proprio per questa nostra differenza che abbiamo avuto modo di iniziare un dialogo che è quasi sempre stato un curioso contrappunto. Ci rispettiamo certo,ma la pensiamo diversamente. E proprio di questa differenza e delle tue certezze che mi stupisco. Tu parli di azioni fatte e ripetute che determinano il criminale incallito, parli della considerazione generale del suo stato. Io dico noi consideriamo il nostro modo di vedere e di giudicare assolutamente ineccepibile. In base a cosa non lo so, suppongo dalla presunzione di essere giudice imparziale e senza condizionamenti dei fatti che ti accadono intorno. Così riesci ad essere certa che nella guerra tra due popoli esiste quello che ha ragione e quello che ha torto. Che esistono persone che meritano di essere soppresse, perché pericolose e quelle che invece hanno ragione di liberarsi del pericolo.
      Ma questo è solo la metafora della sicurezza e della presunzione di sapere dove sta il bene e dove il male, dove è giusto schierarsi e dove invece è esecrabile.
      Il nostro primo scontro dialettico era sul una tua “poesia” relativa all’incapacità di un uomo di essere padre e di condividere la capacità ed il desiderio di una donna di essere madre. Ovviamente esistono uomini così e non sono né migliori né peggiori di altri, solo uomini così, più egocentrici ed egoisti di altri. In effetti sono solo uomini inadatti a certe donne. Così la sicurezza che sarebbe meglio eliminare dalla società i delinquenti e che di loro non si dovrebbe avere pietà, considerando comunque che sono un peso e un pericolo della società. Allo stesso modo allora ci si dovrebbe liberare delle persone che hanno seri o meno disturbi mentali perché potrebbero diventare un pericolo per gli altri. Sarebbe allora giusto opprimere con la forza chi combatte per la propria libertà se questa dovesse “urtare” la volontà e la libertà di altri. Così di seguito si dovrebbero rifiutare gli immigrati che sbarcano nel nostro territorio perché sono più facilmente utilizzabili o portati verso il delinquere, insito proprio nella loro debolezza.
      Tutto questo giustificabile con le ragioni degli innocenti, degli aventi diritto e degli autorizzati a decidere.
      Scusami ma per me è un modo di pensare abbastanza tagliato con l’accetta, più vicino a certi concetti reazionari che non tengono conto della causa a quello specifico effetto.
      Non dico che non ammazzerei (d’istinto) un bel po’ di persone, dico che questo istinto deve essere mediato dalla ragione e pertanto non mi farei mai portatrice del messaggio: “Sono favorevole alla pena di morte!” perché non posso confondermi con tutti i pressapochisti che lo farebbero davvero solo a “tiro di ca@@o” e ad altri che invece si ergono a giustizieri.
      Comunque per carità il mondo è bello perché è vario e dal punto di vista teorico è possibile dire tutto e il contrario di tutto.
      Per quanto riguarda la persona di Gandhi, già variamente analizzato in un post sul tuo blog, devo ancora una volta trovarmi in disaccordo. Lui ha guidato una lotta epocale contro l’occupazione fisica e culturale inglese. Ha usato le “armi” che erano più comprensibili dai suoi connazionali e non le armi usate dagli inglesi. Non una sola parola cambierei del suo parlare perché le sue parole e le sue idee sono quanto di più elevato e contemporaneamente razionale possa avere un grande politico e condottiero. Lui sì che ha fatto la rivoluzione. E pensare che non sono neanche indiana 🙂
      Un caro saluto
      Ross

      • Cara Ross, non ricordo quella poesia, che mi farebbe piacere tu mi indicassi, ma lì ci deve essere un malinteso, perché io non credo nell’incapacità dell’uomo di essere padre e di condividere la capacità ed il desiderio di una donna di essere madre, forse parlavo di un uomo specifico, nel qual caso può essere.

        Allo stesso modo non penso che un popolo abbia ragione e uno abbia torto, semmai ritengo certe idee giuste e altre sbagliate, lungi da me il pensare che tutto un popolo, con l’accetta, condivida le idee che ritengo giuste e l’altro abbracci in toto quelle che secondo me sono errate.

        Tutto il resto, scusami, ma mi sembra un processo alle intenzioni, un estremizzare un pensiero che forse mi attribuisci ma che io non ho, come deduzione da altri pensieri che invece, effettivamente, ho.

        Su una cosa invece non sono d’accordo, quando dici “Ma questo è solo la metafora della sicurezza e della presunzione di sapere dove sta il bene e dove il male, dove è giusto schierarsi e dove invece è esecrabile”: il concetto del bene e del male è quello che distingue l’uomo dall’animale, ed è un tassello basilare di quella che si chiama maturità e dello stesso idealismo. Tu per esempio, come me, ritieni che la libertà sia bene, che la schiavitù sia male, per questo combatti o combatteresti, e non è questo un ritenere di sapere dove è il bene e dove è il male?

        Per il resto, io parlo di criminali, tu mi attribuisci potenzialmente un processo alle intenzioni del prossimo che non mi appartiene: stai parlando con una persona che tra l’altro ha scelto di essere operatore multiculturale, e cioè di lottare per i diritti degli immigrati, che fa volontariato dall’età di quattordici anni, sempre dalla parte dei più deboli (secondo il mio concetto d’innocenza, s’intende).

        Quando si parla di educazione dei ragazzi, si parla spesso dei danni dell’educazione permissiva e di quelli dell’educazione repressiva, e sai come sono? Identici, perché entrambe non permettono che nel ragazzo si formi IL CONCETTO DEL BENE E DEL MALE, l’una facendo credere che tutto sia bene e permesso, l’altra mostrando tutto come male e proibito.

        Ecco, direi che su questo veramente i nostri pensieri sono divergenti, ma solo i pensieri, perché nei fatti tu, cara Ross, ti schieri a favore di cio’ che ritieni giusto esattamente come faccio io, non sei agnostica, non ti astieni dal giudizio. Hai un giudizio e un concetto di giusto diverso dal mio, questo sì, ma ce l’hai questo concetto, lo fai questo distinguo ed anche ben chiaro.

        Io non mi ergo a giudice delle intenzioni umane, non alzerei mai un dito contro chi, secondo miei opinabili pareri “potrebbe” essere dannoso alla società: io parlo di chi, oggettivamente, lo è: non credo che cambierò mai idea (anche se continuerò vita natural durante a rispettare chiunque la pensi diversamente, questo va da sé).

    • Replico a quello più sopra perchè mi è impossibile replicare a quello sotto che è l’ultimo tuo commento. Cercherò il post per cui avevo cominciato a parlare con te, ora mi costerebbe troppa fatica perchè non deve essere proprio recente. Ricordo che ti risposi con un post sulla volontà di una donna di avere un figlio a prescindere dalle decisioni del compagno. Ma ritengo poco importante, se non per il fatto che abbiamo una natura che ci contrappone involontariamente.
      Non penso sia necessario neppure continuare a spiegare le nostre posizioni riguardo alla pena di morte, perchè molto probabilmente anche tu messa di fronte ad alcune esecuzioni, in un paese come l’America che conserva ancora questa barbarie in alcuni stati, con ogni probabilità ti troveresti d’accordo nel cancellarla definitivamente nell’uso di quello stesso stato.
      Faccio un esempio: nel Texas una donna che dovesse uccidere un uomo che tentava di violentarla e non potesse dimostrare, più che semplicemente a parole di essersi difesa, si troverebbe facilmente al braccio della morte. Ugualmente uomini e donne che avevano idee politiche diverse e anche colore della pelle diverso da quello gradito allo stato in cui vivevano hanno trovato facilmente la strada dell’impiccagione e della sedie elettrica. Per persone poco gradite è sempre stato facile trovare qualcuno pronto a testimoniare sulla loro colpevolezza.
      Non credo tra l’altro che siano i casi più eclatanti quelli sopraddetti. Comunque mi sembra che la punizione eguagli quantomeno la colpa e tra l’altro ritengo che sia una giusizia diseducativa. Perchè? Te lo spiego subito. Se io mi trovassi a delinquere e sapessi che sono a rischio di pena di morte, sarei molto più portata agli estremismi, in modo da levarmi dai piedi tutti i testimoni, ma soprattutto ad estremo rischio estrema azione. O la va o la spacca.
      Credo sia molto più spaventoso il carcere a vita o le attività socialmente utili, così vieni costretto a fare del bene, anche se non vuoi e non a lasciare la scena senza poterti far carico delle tue responsabilità.
      In ogni modo questa è una mia opinione e non deve per forza collimare con la tua.
      Per quanto riguarda il resto, credimi, non stavo imputando a te un determinato modo di pensare, stavo solo sottolineando che una certa linea di pensiero conduce ad un deresponsabilizzazione un po’ difficile da arginare. Lungi da me considerarti razzista o qualunquista, dico solo che certi slogan appartengono ad una mentalità che non fa della sottigliezza e del pensiero la propria ragione di vita. E ne abbiamo esempi, oggi, anche tra quelli del nostro governo. Quindi non serve andar lontano.
      No, non ti considero una scellerata, pronta a menar le mani, anzi penso al contrario che ti porresti molte domande, contemporaneamente però considero che a volte ti dai delle risposte precipitose e comode, cercando appunto di tagliare di grosso per un falso senso di giustizia incoraggiato dalla sicurezza di essere in grado di percepire il giusto e il non giusto e il bene dal male.
      Ecco proprio su questo ultimo argomento che mi sembratu voglia utilizzare per dividere in due l’umanità. tra quelli che fanno il bene e quelli che fanno il male. Ecco qui devo dissentire ancora di più, non è che io non so quale sia il mio bene ed il mio male, conosco bene cosa dovrei fare o faccio per il mio concetto del bene, quello di cui non sono certa è che questo sia il bene assoluto. E’ il mio sicuramente, ma non è nemmeno detto che sia il tuo, pensa se penso sia quello di tutti… ma neanche per sogno.
      Certo io parteggio, difendo, mi faccio coinvolgere, prendo una parte invece di un’altra, dico quello che penso e do anche le mie ragioni, ma tra questo e pensare che si tratti della parte giusta (ossia quella universamente considerata come giusta) e che io sto facedndo assolutamente il bene universale, beh ne passa…
      Proprio su questo siamo diverse. Tu più di me ti senti giusta e giustificata. Accetti il contraddittorio ma non percorri tutte le strade del ragionamento. Non ti metti in discussione perchè la consideri una procedura inutile e fuorviante. Tu dici di non appartenere a quelli che pensano “non si può dire mai”, sottointendendo che sono dei codardi incerti, ma sai quanto costa di più per un essere umano il dubbio metodico e la valutazione dei fatti tenendo conto del contesto, delle cause, dell’ambiente e dei condizionamenti?
      Insomma è questo che ti propongo di considerare e di tener conto. Insomma non si può comminare la stessa pena per chi ruba per mangiare e chi lo fa per ingrossare la propria tasca. Certo rubano tutti e due, ma certamente la colpa non è proprio uguale.
      Comunque io sono contro la pena di morte perchè esistono ancora paesi che la usano come arma di giustizia. Tu almeno non sei al livello di chiedere che nel nostro paese venga proposta come nuova legge 🙂 non è così vero? 😉

      • Cara Ross, credo che o io non mi riesco a spiegare, o forse vengo giudicata con una chiave pregiudiziale.

        Tu cerchi di convincermi di cose su cui io già concordo, e mi pare chiaro che sia così. Che la pena di morte (come pure il manicomio ai suoi tempi) venga usata per liberarsi di persone scomode al di là della loro colpa (o malattia) reale, e che questo sia ignobile e inaccettabile, credo che ci trovi entrambe d’accordo.

        Che in regime di pena di pena di morte siano stati condannati innocenti, e questo vada evitato ad ogni costo, pure va da sé.

        Io sto facendo un discorso teorico riguardo ai criminali, agli assassini più biechi, non al poveraccio che ruba una mela e, ti dirò, che ogni volta che affronto questo discorso vengono messi sul piatto discorsi che secondo me non sono neanche attinenti.

        Un’altra accusa che rigetto, e che non è la prima volta che mi viene rivolta, è che io veda il mondo diviso in due, e se proprio devo dirla tutta lo ritengo un giudizio che tende a sottovalulare la quasi totalità del mio pensiero. Se c’è una che non categorizza sono io, ma certo non sono né una buonista né una cerchiobottista (quello neanche tu, mi pare ovvio), e un criminale è un criminale, un assassino è un assassino, e alla fine le cose vanno pure chiamate col proprio nome. Io le percorro tutte le strade del ragionamento, ma non fino a dove diventano teoria astratta e avulsa dalla realtà, non quando diventano filosofia fine a se stessa al limite della masturbazione mentale. Ci si sente sempre tanto democratici a non giudicare, a essere possibilisti, ma alla fine questo diventa una catena.

        Leggevo uno slogan della sinistra contro lo slittamento della pensione delle donne, che citava le parole di non ricordo chi che suonavano più o meno così: “Non c’è ingiustizia più grande che trattare da uguale chi è diverso.” (ed è per questo che sono favorevole alle classi ponte, è crudeltà mentale mettere un ragazzo che non conosce l’italiano in una classe regolare, ritenendo così di non discriminarlo, ma esponendolo di fatto a una situazione di fatto ancora più discriminata e umiliante).

        Sulla valutazione dei fatti tenendo conto del contesto, delle cause, dell’ambiente e dei condizionamenti sono d’accordo e credimi, quando si fa attività sociale, non si fa altro che tutto questo, ma quello che tu chiami “dubbio metodico” è qualcosa che, francamente, mi dà il voltastomaco.

        Contestualizzare è proprio dell’essere che voglia definirsi intelligente e pensante, ma mantenere tutto nel nebuloso stato del non si può mai dire e del non decidere mai non fa proprio per me.

        Comunque posso dirti una cosa, e ovviamente non mi riferisco a te: io a tutti questi buoni nel salotto di casa loro mica ci credo tanto e la frase “Sono tutti froci col culo degli altri” è troppo vera.

        Sono più d’accordo con una mia amica che mi ha detto “Io sono assolutamente favorevole alla pena di morte, ma sono prima di tutto credente e la mia religione mi dice di non toccare Caino”: ma almeno lo chiama Caino.

  5. Fai bene a diffidare dei nani.
    “…..un nano
    è una carogna di sicuro
    perché ha il cuore troppo,
    troppo vicino al buco del culo”.

    E arrivo io ad abbassare meravigliosamente il tono aulico della discussione…….. 😉

    Botta e risposta interessante il vostro, sul tema io ci debbo riflettere ancora un poco.

    • Ogni tanto è bene abbassare i toni aulici della discussione 😉

    • Cara Mad, piacere di riaverti tra di noi. Vuol dire che il defunto pc è stato riesumato o sostituito con uno può baldanzoso no?
      Riguardo alla discussione che generalmente fra me e Ifigenia diventa sicuramente “all’ultima parola” (cercando di evitare la “parolaccia”) 🙂 credo pure io sia interessante, in quanto frutto di due donne notevolmente dotate di “passione”. Potenzialmente potremmo anche essere d’accordo, ma…. c’è un ma…. ed è su questo ma che ci giriamo attorno.
      Comunque ben vengano gli smorzatori dei toni aulici 😉
      Un caro saluto
      Ross

      • Il fatto è Ross, che in questo caso non so bene quale sia la posizione da tenere.
        Razionalmente mi rendo conto che la pena di morte è una misura sempre sbagliata, comunque la giri ti mette sullo stesso piano di chi commette il delitto.
        E uno stato che si possa dire civile questo non se lo può permettere.
        D’altro canto non sono certo definibile come una “buonista da salotto frocia con il culo altrui”: la mia famiglia è stata toccata duramente e la parte meno “nobile” di me ancora accarezza e coltiva sogni non di giustizia, ma proprio di vendetta. Plain and simple.
        Argomenti come questo dentro di me danno la stura ad una lotta feroce tra le mie due metà.
        Tra quello che so giusto fare e la bestia che ancora ringhia.
        Mantenere un equilibrio ragionevole è, per me, spesso sfibrante.
        Altro non saprei dire.

      • @MadDog: perdonami, ma dire che lo stato, se applicasse la pena di morte, si metterebbe sullo stesso piano dell’assassino, non sarebbe come dire che se lo chiudesse in prigione si metterebbe sulle stesso piano del sequestratore di persona?

        Se permetti c’è una differenza tra chi se ne va in giro d ammazzare e a seguestrare la gente e l’rrogare una pena ai delinquenti, a seconda del crimine.

        Tante cose, che si dicono generalmente quando si affrontano questi argomenti, non mi trovano punto d’accordo, e una è proprio “Si mette sullo stesso piano”: questo implica proprio quello di cui si accusa le persone favorevoli alla pena capitale, un tagliare con l’accetta i comportamenti decontestualizzandoli, e così mettiamo sullo stesso piano uno che prende una ragazzina all’uscita della palestra e la massacra a coltellate e chi questo assassino lo condannasse a morte.

        Poi però queste stesse persone favorevoli all’aborto, lì del fatto che venga ucciso un innocente non si pongono particolari problemi, e poi quell’altra argomentazione che mi manda il sangue alla testa: “dopo tanti anni non è più la stessa persona, per forza deve essere cambiato” A parte che nel caso citato si parlava di una persona probabilmente innocente, e quindi non fa testo, ammesso che un feroce criminale dopo tanti anni si trasformi magicamente in Madre Teresa di Calcutta, altra possibilità in cui non credo, buon per lui che ha avuto la possibilità di cambiare, le persone che lui ha ucciso questa possibilità non l’hanno avuta, loro sono potute diventare solo cibo per vermi. Neanche l’innocente bambino abortito è mai potuto diventare niente, quello magari avrà alimentato qualche inceneritore.

        Il problema con la pena di morte secondo me è solo l’errore giudiziario (ma anche la detenzione di un innocente non è che sia giusta e piacevole, e allora aboliamo anche il carcere?).

        E’ verò che chi ha pietà dei criminali finisce per esserlo a sua volta, se non altro per l’involontaria complicità che gli si elargisce.

      • Mi sono tenuto fuori della disputa e continuerò a farlo. Sono l’autore di quelle parole (dopo tanti anni non è più la stessa persona, per forza deve essere cambiato), ma vorrei essere letto e non cerco nessuna lite. Ribadisco che viene citato un personaggio (Caryl Chessman) a suo modo molto emblematico. E’ quasi certo fosse innocente e fu condannato non per delitti di sangue (ancora ripeto: rapina al sequestro di persona). Ho sottolineato quei 12 anni nel braccio della morte perché mi parvero una ulteriore tortura (al di là delle posizioni sulla pena di morte). Mi resta una domanda: davanti all’errore chi dovrebbe essere condannato? Il giudice? Il sistema? La sfiga?

  6. Cara Ross
    Si da il caso che già dal nick sia destinato a condividere molte delle tue opinioni. Mi sono tenuto volutamente fuori dal dibattito pur essendo coautore e interessato. Una scelta di opportunità ma anche dettata dal fatto che non avrei potuto dire molto di più. Volevo solo ricordarci che proprio il caso trattato (Caryl Chessman), che ci coinvolse e ci vide separatamente molto partecipi, è caso emblematico. Prendemmo coscienza e scendemmo in campo contro la pena di morte, allora. Come ricorderai il detenuto “aspettò” nel braccio della morte 12 anni. Ebbe il tempo di scrivere quattro libri per affermare la propria innocenza. Il tempo lo aveva sicuramente cambiato perché 12 anni in quel posto non possono non cambiare. Si era certamente guadagnato un’altra vita, anche fosse stato colpevole. Il fatto è che era quasi certamente innocente e si parlava di “rapina al sequestro di persona”. E allora… ricordo anch’io il grande Faber:
    L’urlo travolse il sole
    l’aria divenne stretta
    cristalli di parole
    l’ultima bestemmia detta.

    Prima che fosse finita
    ricordammo a chi vive ancora
    che il prezzo fu la vita
    per il male fatto in un’ora.
    da Ballata degli impiccati in tutti morimmo a stento

    • Ricordo bene il caso di Caryl che divise in due l’umanità, almeno quella che si poneva delle domande.
      Stranamente non mi sono mai sentita supportata da altre persone che la pensassero come me, almeno non fino a quegli anni in cui i giovani avevano cominciato una rivoluzione del pensiero e dei costumi, che poi durò solo, quasi un attimo… era troppo bella la nostra purezza per non nascondere anche un bel po di “lordìa” come direbbe Montalbano.
      Non è solo Caryl ad aver smosso l’opinione pubblica, ma in precedenza ci fu anche l’esecuzione di Sacco e Vanzetti e questo solo per quanto riguarda la pena di morte, se poi vogliamo valutare esistono anche le morti su cui non si saprà mai la verità, quelle che in molti volevano e i pochi non poterono evitare.
      Tanto per dirla tutta si può morire della stessa mano senza una definitiva condanna da parte di un tribunale.
      Quante cose mi fa venire alla mente la bella canzone di Faber. Era il tuo L.P. quello di allora che porto ancora con me…

  7. Arrivati a questo punto ritengo inutile avvitare i nostri ragionamenti su loro stessi. non mi pare che le posizioni si siano in qualche modo avvicinate o almeno ci si sia allineati alle stesse posizioni o a posizioni simili.
    Non ti accuso cara Ify di essere giustizialista,come ovviamente non posso accettare l’accusa di essere “incerta” su alcune posizioni. Non è mia abitudine rifuggire analisi e non soffro di incapacità di gestire le mie decisioni e responsabilità.
    Certo che se nella mia storia ci fossero fatti simili a quelli successi a Maddog oppure fossi la mamma della ragazzina massacrata , mi troverei giocoforza in una posizioni estrema e favorevole alla vendetta. L’ho pure detto che ci sono indubbiamente persone che non mi dispiacerebbe vederne il funerale, ma da questo a considerare corretta una giustizia che preveda l’occhio per occhio, ne corre. Certo non sarebbe giusto che fossi io,persona colpita dalla tragedia a decidere per tutti, una legge estrema contro i crimini.
    Se poi vogliamo mettere allo stesso livello la pena di morte con l’aborto,allora davvero non ci sono punti di incontro e margini di comprensione. Se per le persone che compiono un crimine c’è ad aspettare la pena di morte come legge di espiazione e di liberazione non può essere assimilabile alla decisione di una donna di non avere il figlio che non è gestito da una legge fissa, ma è sempre ultima e dolorosa ratio.
    Insomma a grandi linee saresti disponibile ad accettare in linea teorica la pena di morte e contemporaneamente a cancellare la legge che regola l’aborto per l’idea di salvaguardare gli innocenti? Scusami…se non è questo tagliare la realtà con l’accetta che cos’è?
    In ogni caso non amo uniformare le idee degli altri alle mie, ma non posso fare a meno di cercare di far comprendere le mie, anche se non è certo che vengano accettate.
    Riguardo poi alle classi “ponte” penso proprio l’inverso a come la vedi tu. In Italia per nostra fortuna, anche se sembra che tra ministri pronti a tagli più motivati dalla dissoluzione della scuola pubblica, che da veri motivi economici e mentalità razziste e separatiste, riducono molto la capacità di integrazione sia degli stranieri che dei bambini affetti da handicap alla nostra società, insomma malgrado tutto si persegue la strada corretta: tutti bambini uguali, nella stessa classe, con le stesse opportunità e con insegnanti di sostegno, che aiutano chi è in difficoltà.
    Separare fin da subito mettendo chi ha difficoltà di vari livelli e varie ragioni in classi separate, vive una vera discriminazione ed un separatismo che no aiuta
    certo l’integrazione.
    Stessa cosa per l’età pensionabile delle donne. A logica sarebbe giusto unificare l’età pensionabile tra uomini e donne, salvo che l’uguaglianza viene considerata solo in questo campo e on nel lavoro, nello stipendio, nel servizi,nei diritti, nei trattamenti sociali ecc. Certo è ben difficile non considerare il lavoro femminile un’ attività che è esente da grave logorio, non ti pare?
    Non sono una teorica da salotto e nemmeno una che nella vita non ci mette la faccia e nel caso citato il lato B. su qualsiasi cosa sono nella mischia e le mie idee le pago sempre di tasca mia, Mi schiero con i deboli e malgrado quello che dici tu a volte i deboli non si trovano sempre tra gli “innocenti”.
    Comunque , amiche come prima, pensarla diversa non vuol dire non avere stima di chi pensa un’altra cosa, ci mancherebbe, altrimenti che divertimento c’è? 😉

  8. Non ho detto che sei una teorica da salotto e non lo penso minimamente, so che sei una donna che si è sempre esposta in prima persona e che ha sempre pagato i suoi conti, per cari che siano stati: non sarei stata qui a discutere con te se non ci fosse stata prima di tutto una base di grande stima, anche se a volte mi pare di non riuscire a farmi capire.

    A parte altri argomenti, su cui come hai ben detto e difficile a stare a rigirare, per classi ponte io intendo “ponte”, non classi differenziali per emarginati, intendo classi che tengano presente una diversa modalità di apprendimento, per condurre piano piano (o veloce veloce) all’integrazione: ponte, non isola.

    Io ci ho studiato in una classe ponte, e proprio per problemi linguistici. Studiavo a tambur battente la lingua straniera, ma le altre materie le studiavo su testi linguisticamente semplificati, a parità di programmi. Alla fine, avevo una preparazione tale e quale agli altri, ma ottenuta in modo diverso, senza stare a fare la babbea in una classe regolare, impossibilitata a seguire davvero le spiegazioni degli insegnanti.

    Sulla pensione alle donne mi pare di aver capito che la pensiamo allo stesso modo, ma insomma, diciamo che ci fermiamo qua.

    • Scusa, rileggendo mi sono resa conto che non so come ho scritto “e difficile a stare a rigirare” volevo dire “è inutile”, ma tanto si capiva.

      Un’ultima cosa: non fatemi passare la donna che abortisce semplicemente come una donna che non vuole avere figli.

      Una donna che non vuole avere figli è una che evita di concepirli, con tutti i mezzi a disposizione. Una che li butta via una volta che esistono è qualcosa di diverso, ma qui mi rendo conto che entreremmo in un’altra questione di difficile soluzione, e cioè quando comincia la vita.

      La donna padrona del proprio corpo ne faccia ciò che vuole, scopi con chi vuole, si faccia piercing, tatuaggi, operazioni di estetica che la rendano più bella o più mostruosa, il corpo è suo e lo curi o massacri, rispetti o svenda come vuole: il corpo del figlio è un’altra cosa. Il figlio è un’altra persona, ed eliminarlo perché non ci è comodo averlo non incontrerà certo mai il mio plauso.

      Anche qui poi verranno messe in campo le solite argomentazioni, e la donna violentata, e il figlio disabile, e se sia peggio essere figli indesiderati che non nascere affatto, tute questioni che non c’entrano niente e che lasciano il tempo che trovano: per quanto mi riguarda, l’aborto è e rimane un infanticidio, l’eliminazione fisica di un essere innocente e indifeso.

  9. Mio caro dolce amore
    oggi che è 8 marzo spero di essere parte di questa tua festa e soprattutto che sia festa. In questo spirito vorrei vederti solo serena, come sei quasi sempre vicino a me. E in questo spirito credo sarebbe bello che tu evitassi un ulteriore commento al commento. Tanto so ed è risaputo come la pensi, ed è come la penso anch’io. Non aggiungerebbe nulla. Baci

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