rossaurashani

Estate che mai dimenticheremo

In Nuove e vecchie Resistenze on 1 marzo 2011 at 7:10

Foto seppia di manifestazione con striscione "La resistenza continua"
Si soffocava in quell’estate del ’44. Il sole e i guastatori tedeschi ci toglievano il respiro. Gli alberi prendevano fuoco. I nostri abeti. E gli uomini e le donne scendevano a valle, saltando come pecore. Soltanto che non erano pecore, ma uomini e donne; con la sua casa, ciascuno, dentro un fagotto appeso a un bastone.
Il tedesco accese una sigaretta. «Anch’io, – disse, – avere signora. Molto bella, mia signora. Ma tu, più bella», disse.
La donna teneva il volto dietro la testina del suo ragazzo, per non farsi vedere le lacrime. Il cuore le batteva forte, per la paura. Un nodo le stringeva la gola.
«E il pane?» disse il tedesco rivolto al contadino.
Il contadino si mosse, lentamente si recò alla madia; aperse la madia e ne tirò fuori un pane. Un coltello, prese. E posò pane e coltello sul tavolo, davanti al tedesco.
Il contadino tornò ad appoggiarsi alla parete, le mani in tasca; guardò davanti a sé con occhi vuoti. La sua donna era ancora alle scale, che si asciugava le lacrime alla testina del bambino.
Il tedesco si tagliò una fetta del nostro pane. «Tu avere detto fichi, – disse. – Io volere fichi».
«Là», disse il contadino, indicando col braccio fuori della porta.
«Tu portare fichi», disse il tedesco.
Ma il contadino rimaneva appoggiato alla parete. Fu la donna che si allontanò dalla scale e fece alcuni passi nella stanza, per andare a cogliere i fichi.
«Vado io», disse.
Il tedesco si alzò dalla sedia e la fermò.
«Lui», disse, indicando il marito.
Il contadino si mosse, guardò dalla porta l’estate, la camera d’aria sotto il fico, poi si voltò per guardare la moglie. Questa lo vide, da dietro la testa del bambino. E lo vide uscire nel sole dell’aia bianca. Il cuore le batteva dentro la gola.
«Caldo», disse il tedesco alla donna. Andò alla porta a passi lenti, la chiuse.
«Che nome?», chiese alla donna.
La donna non capì. Sentì soltanto che la mano le era entrata fra il petto e il suo bambino.
«Apri, – gridò di dietro la porta il contadino. – Apri, tedesco. Non uscirai vivo».
La donna vide il tedesco tirar fuori la pistola automatica e asciugarsi la fronte. Lo vide che si avanzava verso la porta, l’arma in pugno. Chiuse gli occhi.
E fu l’estate del ’44. Era quell’estate. E quel contadino ero io, eri tu, in pugno un fucile tirato fuori dal fienile. Fu l’estate che non potremo mai dimenticare. Non la dimenticheremo. E’ stato allora che abbiamo imparato anche noi a sparare.¹


1] Frammento del racconto Estate che mai dimenticheremo di Marcello Venturi in Racconti della resistenza a cura di Gabriele Pedullà – Einaudi Editore 2005. Originariamente in Gli anni e gli inganni, Feltrinelli, Milano 1965.

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  1. Lascia sempre sgomento ogni atto di prevaricazione commesso… e non importa in che tempo o momento della nostra storia.
    E pensare che oggi si sono sdoganati pure quelli che hanno reso possibile tutto questo, come pure viene incensato un losco individuo che fa accordi con regimi inaccettabili.
    Resistere sempre è l’unica strada che ci resta
    Ross

  2. In questo particolare frammento erano assenti quei temi. L’avevo scelto anche per questo. L’immagine invece è un po’ in contrapposizione. Nel racconto c’è il tedesco e non la “guerra civile”. C’è, appunto, l’invasore. C’è l’uomo e la donna. C’è una Resistenza che non è propriamente scelta ma nella quale i protagonisti sono “tirati” dentro. E’ c’è parte di quel mondo del ’44, cioè una testimonianza un po’ diversa dalle precedenti. Nel cercare di testimoniare la Resistenza e che la Resistenza continua sto cercando di documentare vari aspetti. Diversi. Di recuperare documenti di altri. Limito da me un raccontare autonomo e di fantasia; il racconto vero e proprio. Ma sempre… forte il braccio e il cuore nel colpir (questo forse dovevo scrivertelo a commento del mio post).

  3. la prevaricazione accompagnata al timore di perdere la vita è un sentrimento che la storia mi ha evitato di sperimentare direttamente, ma dai ricordi dei miei genitori e nonni ho avuto diversi esempi di cosa significasse—

  4. E’ la domanda che mi pongo: cosa avrei fatto?

  5. Bellissimo, emozionante. Quel libro me lo compro quando torno tra qualche settimana, grazie per la segnalazione.

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