rossaurashani

Passare al nemico

In Anima libera on 16 febbraio 2011 at 17:08

Immagine a colori di pinguiniPremessa alla parte quattordicesima
Tu vivi sempre arruffata come un gatto a graffiare e poi caschi nella banalità, solo per colpa di uno stupido disegno. Insomma la vita è bizzarra. Sei distratta davanti ai suoi tranelli. E a volte le sue trame non le puoi prevedere. Insomma non era solo un disegno, per la verità, era qualcosa di più… ma questo comunque non voleva dire che ero passata al nemico. Era stato tutto un equivoco. Io mi ci ero divertita, ma poi lui mi aveva davvero risposto. Ecco come si fa a diventare una star senza averne la benché minima voglia. E poi a tacerlo perché non ne andavo certo fiera.

Quest’anno è stato l’anno dei Papi. Come si fa a fuggirne in una scuola privata tenuta dal guanto di ferro di suore con l’aria di angioletti spiumati? Io coi Papi non ho mai voluto averci niente a che fare. Mica che per colpa della loro santità, rischiavano di finire per graziarmi e farmi diventare una ragazzina per bene. Certo la comunione l’ho fatta e mica convinta. Elena mi ha detto: “Dai, non rompere, mangiati la cialda e beccati i regali.” La sua è una filosofia del tutto opportunista. E molto spiccia. Io qualche principio ce l’ho ancora, sempre, però… un pensiero lo faccio, maledetta ingenuità, mica butto via i regali per la mia prima comunione, no? Ma se il cielo ti casca in testa
Eppure lo so, quando cerco di adattarmi, nascono sempre casini. Mamma vuol far la sua bella figura e mi addobba come Santa Rita da Cascia, con un fioccone bianco che sembro una bomboniera, più un veletto minimalista in testa. Una mascherata che me la ricorderò finché vivo, so che ne proverò vergogna per sempre. Con la gonna poi ci faranno la zanzariera alla culla del piccolo; la guarda interdetto, e non sa bene se piangere o ridere. Qui si riusa tutto. Le gonne della comunione, ma anche i giornali che porta a casa papà. Mica per leggerli, come si potrebbe pensare. No! si buttano nella vasca da bagno e si appallottolano in balle di cartapesta.
Povera informazione che si usa solo per farla finire praticamente in fumo. Nel frattempo, prima o durante le palle, ci do una letta e imparo molte cose. Le palle si devono asciugare al sole e poi conservare in soffitta. D’inverno le notizie scaldano la nostra vita. E d’altra parte, per loro, a cos’altro servono? Mamma legge a stento qualche rotocalco di passaggio: Oggi o Gente, e qualche volta ci fa sopra qualche lacrimuccia. Esempio: Soraya, l’imperatrice triste. Quella bella, ma che non aveva bambini. Ah che dolore! Che poi il marito le ha dato il benservito e se n’è presa un’altra. Mamma su queste cose ci riflette pure: “Meglio senza bambini e senza marito oppure tanti bambini e un marito?” Se è per me una risposta la darei subito. Certo i bambini mi piacciono, ma i mariti… insomma meglio farne a meno, sarei più contenta. Sospetto che lei si commuova solo per i mariti e i bambini delle altre.
Insomma, questo è un anno proprio pieno di giorni. Insomma, andiamo avanti, faccio la comunione, vergognandomi come una ladra e loro mi regalano un libricino di preghiere, un rosario e una penna stilografica di madreperla bianca. Non ci posso credere. E io avrei barattato per questo la mia dignità? E’ una fregatura madornale. Così imparo. Mai più contro i miei principi per presunti interessi personali. Non ne vale proprio la pena. Meglio restare la solita bambina che dice sempre No! Ché poi la verità è che non ho potuto scegliere. Non me l’hanno lasciato fare. Mi sento ancora tradita. Costretta. Quella dei regali era solo una pillola. Un modo di rendermi da sola meno amaro il boccone. Era una ragione dove una ragione mica la trovavo.
Intanto muore un Papa e se ne fa un altro. Solita stupida abitudine. Che poi tutti e due sono stati patriarchi della mia città. Cioè i due di cui mi tocca di parlare. Che poi patriarca sembra che valga qualcosina di più degli altri, perché li fanno Papi come piovesse. Per le suorine è di grande orgoglio. A me non frega niente. Tra l’altro sono contraria all’infallibilità del Papa. Non è giusto: Che è, un raccomandato? A me certe garanzie non me le hanno mai date. Qualsiasi cosa faccio sono certa di sbagliare. O almeno un po’ lo penso io e un tanto me lo fanno credere. Comunque sembra che gli unici infallibili siano loro. Ma l’hanno studiata la storia? Io la leggo dai libri di Ernesto che non parlano quasi mai di Papi che hanno fatto qualcosa di giusto. Sembra che preferivano le armi alla preghiera. Ma tanto è inutile rivangare. Intanto parte il nuovo papa e torna quello vecchio. Sì perché il nuovo va a Roma a prendere il seggio, Mentre quello che è morto si fa portare indietro per vedere per l’ultima volta la “sua” città.
Le suore sono impazzite. Già che durante l’anno non ci stanno con la testa, per questa incredibile e imprevista occasione organizzano un coro per riceverlo. Sì, perché dalle suore non manca mai la festa con lo spettacolo e il coro di voci più o meno bianche. Io la voce ce l’ho bianca, ma Marella no. Lei parla e canta come se avesse un rospo dentro alla gola. E’ bellissima la sua voce. A dirla tutta parla come uno scaricatore del porto, che qui in città ce ne sono tanti e berciano in modo particolare, sacramentando qua e la. Marella è pure carina, ma fa parte delle sfigate e non la apprezzano mai per le sue strane qualità. A me capita che essendo troppo avanti nello studio, non sappiano come farmi impegnare il mio tempo. Allora scoprono le mie capacità canore e mi mandano a lezione dal vecchio maestro del coro. Ah ah ah ah ah ah ah… giù e su per le scale musicali. Ogni pomeriggio una lezione che sinceramente è ben poco divertente. Ma la voce si rinforza, prende spazio, trova coraggio. Ora che il papa morto arriva in città le suore ci piazzano sulla scalinata di una chiesa, con le nostre divise bianche, il fiocco rosa e una bandierina papale in mano da sventolare¹. Io a dare il via ad una poetica ode a Roma: Salve, salve Roma/ la tua luce non tramonta/ vince l’odio e l’onta/ con l’ardor di tua beltà/ Roma degli Apostoli/ madre e guida delle genti/ Roma luce dei credenti/ il mondo spera in te.
Che baggianate. Già! meglio, molto il “Va pensiero…” e anche con quello segno l’inizio e conduco le voci alte. Marella conduce quelle basse, finché non perde l’appoggio al gradino della chiesa. E allora fa finire il coro nel precipizio della sua caduta. Che sarà mai? Non capisco perché le suore si incavolino. D’altra parte al papa basterà il pensiero; no? La vedo difficile che ascoltandoci si sia offeso per l’esecuzione. D’altra parte non siamo mica a Sanremo. E poi lui, a tutti gli effetti, non ci dovrebbe sentire, visto che è morto e pure da parecchio. Perché qui è venuto solo in spoglie.
Pare avesse detto: “O vivo o morto, tornerò”. Tornare c’è tornato. E morto tanto. C’era ancora la guerra quando è morto. Quella grande. Del 15 18. Non so perché hanno aspettato tanto. E non so nemmeno perché non se lo sono voluti proprio tenere. Da dove siamo non ho visto molto. Ho visto solo la confusione. Non so com’è da morto. Ma nemmeno so com’era da vivo. Io mica c’ero allora. E ora c’è troppa confusione. Ma forse un papa assomiglia a un papa. Comunque per tenere buone le pinguine ho pensato di mandare una lettera a quello nuovo² che si chiama Giovanni XXIIIesimo; corredata da un disegno della sua bella facciotta simpatica, bardata dai simboli del pontificato. Veramente da noi lo chiamano Nane-schedina o anche Nane due pareggi e tre vittorie in casa. Ma è meglio dirlo a bassa voce, si sa mai.
Non è una cosa seria, sia chiaro. Gli ho scritto come se fosse un mio amico e se avessimo giocato fino al giorno prima a pallone nel cortile sotto casa. Mi pare evidente che non aspetto risposta. E’ solo una cosa così. Senza pretese. Insomma una lettera che non mi sembra da tenere troppo in considerazione visto il tono e le modalità. Le suore stesse si sono chieste se fosse il caso di inviarla. Ma chissà, forse il papa, che a sentirle è Gesù in terra, mi avrebbe perdonato. E invece zacchete, come fa spesso il destino, che ti sorprende e ti nomina unta dal signore, il nuovo papa mi risponde. E mi risponde, a me personalmente, e mi parla un po’ parlando in papese, ma anche usando delle frasi più fraterne o paterne che divine.
La lettera me la leggono e me la fanno vedere da lontano e poi la incorniciano e la tengono come reliquia nella cappella del convento. Non ci capisco niente. Tutto sommato: che c’è di strano? io ho scritto una lettera e lui ha risposto. Questione di educazione no? Non capisco perché attorno a questa storia si forma tanto interesse. Le suore mi guardano con adorazione. Le mie compagne divise in due gruppi, mi guardano o con odio o con perplessità. Le belle figlie di Madama Dorè ovviamente con odio e le compagne proletarie invece, come se con questa lettera avessi fatto la mia consegna al nemico. Uffa! che difficile essere eletta a mito di qualcuno. Io non ci tengo. Sia chiaro io non ho mai sognato di finire su un santino, ma nemmeno di finire stampigliata su di una bandiera anche se rossa. Ma perché? lui ha il suo gregge. Io posso essere tutto tranne che pecora. E mi scappa un sonoro gran “Mavaffa”.


1] Papa Pio X: nel 1959 la venerata salma di S. Pio X ritorna a Venezia per mantenere la promessa.
2] Giovanni XXIII

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  1. Avere la consapevolezza non vuole dire avere gli strumenti. Si deve crescere, anche attraverso le contraddizioni. Imparare. Sempre imparare. E imparare a riconoscere il nemico, anche dietro le sue maschere. Cosa non semplice.

    • La cosa difficile è arrivare alla propria consapevolezza, con gli strumenti che hai. Consapevoli si è dopo aver lungamente sperimentato. Difficile per un bambino che percepisce e se fosse incoraggiato avrebbe stima di sè tanto quanto gli serve per credere in ciò che sente.
      D’altra parte a volte si diventa eroi per caso e altre volte eroi senza merito e senza volerlo. Sai bene cosa si prova quando gli altri si aspettano sempre qualche cosa da te, nel bene o nel male, sperando che sia tu a risolvere e trovare il bandolo delle questioni.
      Col tempo ci si abitua e ha l’effetto di una droga, poi arriva il tempo che non hai più voglia di correre anche per gli altri… insomma c’è un tempo per tutto… ma passare al nemico, quello, mai! 🙂

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