Mario

Se non ora quando?

In Donne, politica, Sinistra e dintorni on 8 febbraio 2011 at 14:20

In occasione della manifestazione “Se non ora quando?” del 13 febbraio prossimo venturo, in cui le donne scenderanno in piazza per difendere la loro dignità e ribadire che c’è un’altra Italia, e in quell’Italia un’altra condizione della donna, ritengo doveroso riportare il seguente documento di Mariateresa Di Riso rintracciato in Facebook. Questo blog è nato anche e soprattutto per testimoniare su quella che è “L’altra metà del cielo” fatta spesso anche di orgoglio senza nome, la metà fiera di un mondo che ha riservato alle donne sempre il boccone più duro e quello più amaro.

Anna Magnari nel celebre film Bellissima

LE PAROLE DELLA DIFFERENZA

Sono Ildegarda di Bingen, ero predicatrice quando era proibito alle donne predicare, musicista di nome quando la maggior parte era anonima, teologa, artista, scienziata, consigliera politica. E sono stata una monaca di clausura. Per metà della mia vita, il mio unico contatto con il mondo è stato una finestra.

Sono Elena Cornaro Piscopia, sono padovana, sono la prima donna laureata al mondo.

Sono un’anonima emigrante italiana, sono operaia in una industria tessile di New York, oggi è l’otto marzo 1908, io e le mie compagne facciamo sciopero. Magari non è proprio l’8 marzo, io comunque sono morta così.

Sono Brunilde Iotti, detta Nilde, sono stata partigiana, ho fatto parte della Costituente, sono stata presidente dell’UDI e la prima donna Presidente della Camera dei deputati.

Sono Maria Montessori, il resto lo sapete.

Sono Rosa Parks, sono solo una sarta. Semplicemente, non ho ceduto il posto ad un bianco sull’autobus.

Sono Lois Jenson, sono stata la prima a denunciare, nel 1984, abusi sessuali sul luogo di lavoro; io e le mie colleghe abbiamo vinto la causa.

Sono Khady Koita, sono senegalese, sono presidente della rete europea contro le Mutilazioni genitali femminili. “La parola orgasmo non esiste nella mia lingua. Il piacere di una donna non è solo un tabù, è ignorato. La prima volta che qualcuna ne ha parlato in mia presenza, sono corsa in biblioteca a cercare sui libri”.

Sono Anna Politkovskaja, ho combattuto sino alla morte per denunciare le violazioni dei diritti umani in Cecenia e i soprusi di Putin, l’amico del vostro premier.

Sono Ilaria Alpi, anch’io attendo giustizia dal nostro premier.

Sono Shirin Ebadi, sono un giudice, sono la prima donna iraniana e musulmana ad aver ricevuto il Nobel, nel 2003, per la Pace.

Sono Emanuela Loi, la prima agente donna in una scorta, ho 25 anni e l’ho scelto io di far parte della scorta di Paolo Borsellino.

Sono Ilda Boccassini, ho fatto arrestare gli esecutori materiali delle stragi di Capaci e via d’Amelio. Il mio lavoro continua.

Sono Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino, ma io sono morta a 88 anni. Mio marito mi portava con la forza da Tano Badalamenti. “Vestiti, mi diceva”. Ma io mi rifiutavo. Ogni tanto una donna deve farsi sentire.

Sono Indira Gandhi. Non ho l’ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l’India.

Sono Azucena Villaflor, o una delle altre madres e avuelitas de Plaza de Mayo.

Sono Millicent Gaika, sono stata legata, strangolata, torturata e stuprata più volte in Sudafrica, perché sono lesbica.

Sono Rita Pisano, nel 1964 sindaco di Pedace, in Calabria, Picasso da giovane mi fece un ritratto. In segno di stima.

Sono Franca Viola, sono siciliana, e dico grazie a mio padre per essere stato sempre dalla mia parte.

Sono Aung San Suu Kyi. Sono Waris Dirie il “Fiore del deserto”. Sono Rita Levi Montalcini, Nobel, senatrice, di fede ebraica. Per non dimenticare.

Sono Wiesława Szymborska, sotto l’occupazione tedesca ho seguito corsi clandestini per prendere il diploma, ho vinto il Nobel per la letteratura nel 1996.

Sono Sibilla Aleramo. Io non domando fama, domando ascolto.

Sono Anna Magnani. Non toglietemi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care.

Sono Frida Kahlo. Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni.

Sono Alda Merini. Sono nata il ventuno a primavera/ ma non sapevo che nascere folle/ aprire le zolle/ potesse scatenar tempesta.

Sono Alba De Céspedes, per non dimenticare.

Sono la giovane Anna Frank e sono Miep Gies, che ha salvato i diari di Anna, per non dimenticare.

Infine, sono Margaret Mead, antropologa: non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. In fondo è cosi che è sempre andata.

Ero e sono una partigiana. E sicuramente lo sarò.

Mariateresa Di Riso (intervento al I Congresso regionale Sinistra Ecologia Libertà Veneto 29 gennaio 2011)

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  1. Che bella sorpresa! Un grande grazie agli uomini come te.

  2. Non dirò mai abbastanza grazie ad una donna come te

  3. “Sono Rita Levi Montalcini, Nobel, senatrice, di fede ebraica. Per non dimenticare.”

    Scusate, problemi col pc hanno ridotto al lumicino la mia possibilità di intevenire più tempestivamente su quello che leggevo.

    Non mi risulta che Rita Levi Montalcini fosse “di fede ebraica”: mi dicono fosse atea. A meno che non ci si voglia riferire alle sue radici. Strano che si sottolinei che è ebrea, e neanche un cenno alla grande scienziata e ricercatrice che è.

    Quando ci fu da me quella discussione sulla Memoria qualcuno mi chiese: “Perché parlando di Israele hai detto la mia gente?”. Avrei avuto voglia di rispondere “Perché se tornassero le persecuzioni finiremmo nei lager con la stessa motivazione”. Ci finirebbe anche la Levi Montalcini. Che è atea.

    La Levi Montalcini che prima di tutto è una scienziata, e che in quel campo ha dato tanto all’umanità.

    Ma anche qua, in un contesto che vuole essere di pace e di rispetto, viene sottolineata soprattutto la “fede” (inesistente) di questa persona e non una parola per l’attività a cui ha dedicato tutta la vita e che le ha fatto guadagnare il Nobel.

    Scusate, io capisco che magari chi ci sta dentro è ipersensibile, ma credetemi fa male leggere queste cose. E’ come dire che per tutti, anche per le persone animate dalla più grande umanità, apertura mentale, etc., se una persona nasce ebrea, qualunque cosa faccia e in qualunque cosa creda (o non creda) il fattore maggiormente caratterizzante rimane il fatto di essere ebrea.

  4. Vorrei spendere una parola anche per Franca Viola: per prima cosa deve dire grazie a un uomo?

    Può darsi, anche perché per fare quello che ha fatto credo che il rispetto per se stessa, per la vita, per la figura della donna, l’abbia respirato in casa. Ma qualunque sia la miscela che l’ha resa così coraggiosa e le ha dato la forza di rompere certe barbare tradizioni, grazie lo deve dire soprattutto a se stessa, perché è lei che ha messo in gioco il proprio futuro e che si è esposta.

    Franca Viola, l’ha donna che ha rifiutato il matrimonio riparatore con l’uomo che l’aveva violentata, e l’ha denunciato e fatto condannare.

    Non sono riuscita a trovare il nome dell’avvocato che la difese, ma sono quasi certa che fosse una donna.

    La vicenda di Franca Viola è una duplice lotta, perché l’uomo che l’aveva rapita era legato alla mafia, e la famiglia dovette subire anche minacce e rappresaglie, MA VINSE. Il padre non si limitò a sostenerla, tutta la sua famiglia mise in gioco la propria vita per questa lotta.

    Ecco, parlo di questa storia e mi vengono i brividi per l’emozione: un’Italia diversa è possibile, e basta armarsi non di striscioni, ma di coraggio per vincere.

  5. @”Ma anche qua, in un contesto che vuole essere di pace e di rispetto, viene sottolineata soprattutto la “fede” (inesistente) di questa persona e non una parola per l’attività a cui ha dedicato tutta la vita e che le ha fatto guadagnare il Nobel.”

    Nota stonata che ho rilevato anch’io.
    Solo che per una volta non volevo passare per la solita atea cagacazzi.

    Nota: nel 2009, mi pare, Margarethe Von Trotta sulla vicenda di Ildegarda di Bingen ci fece un buon film: “Vision”.
    Non era male, se vi riesce di recuperarlo, lo consiglio.

    • Ti rimando alla risposta data a Ifigenia. In più vorrei aggiungere che Wikipedia ricorda come la Montalcini, seppure atea, “di contro, ricordiamo che la scienziata devolvé una parte dei proventi del premio Nobel per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma”.
      E sempre da Wiki: “Nel 1936 il rettore dell’Università di Torino, Silvio Pivano, le conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110 e lode, successivamente si specializzò in neurologia e psichiatria, ancora incerta se dedicarsi completamente alla professione medica o allo stesso tempo portare avanti le ricerche in neurologia. Quello stesso anno Benito Mussolini pubblicò il “Manifesto per la difesa della razza” firmato da dieci scienziati italiani, cui fece seguito la promulgazione di leggi razziali di blocco delle carriere accademiche e professionali a cittadini italiani non ariani. Nel 1938, in quanto ebrea sefardita, Rita fu costretta ad emigrare in Belgio con Giuseppe Levi, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Sino all’invasione tedesca del Belgio (primavera del 1940), fu ospite dell’istituto di neurologia dell’Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso”.
      Condividevo la tua scelta iniziale. Con simpatia: Mario

  6. Ifigenia, capisco che a te piaccia con grande trasporto la polemica, e me non particolarmente. Con molta serenità credo che per far parlare la pancia abbia distratto la lucidità. Che tu abbia perso il senso dell’elenco. Certamente l’inserimento di Rita Levi Montalcini è scontato sia dovuto alle sue grandi capacità di scienziata, altrimenti perché. E credo siano universalmente riconosciute. Inoltre mi sembra sia scritto: nobel e senatrice. Non mi sarebbe comunque sembrato necessario aggiungere e sottoscrivo l’elenco. Di più io agnostico (ateo sarebbe equivalente) e comunista sarei la vittima sacrificale di tutti. Per ogni altra e anche per la mia religione di “origine”. Sarebbe inutile fare un elenco che frughi la storia; e non mi piacciono gli elenchi. Per quelli come me non c’è stato posto nemmeno al camposanto. Venivano seppelliti fuori, in terra sconsacrata. Per Ross alle mie virtù (agnosticismo e comunismo) c’è naturalmente da aggiungere la sua appartenenza di genere. Siamo e saremo sempre dalla parte delle vittime e di una giustizia alta. Della dignità. Dell’eguaglianza. Sono il dubbio, la domanda. Quella che non ha mai trovato patria in nessuna terra. Scusa un po’ di retorica. Sia detto per inciso che, ad esempio, il 30 maggio 2009 io e Ross eravamo in prima linea a difendere il Ghetto di Venezia da una manifestazione fascista che voleva attraversarlo e infangarne la memoria.
    Vedi
    http://emmedigi.wordpress.com/2009/06/05/venezia-e/
    e
    http://emmedigi.wordpress.com/2009/06/03/quello-che-i-giornali-non-dicono/
    Venezia, tra le sue virtù ha una memoria che non può dimenticare. Oltre al Ghetto l’isola più grande si chiama Giudecca. Come spesso mi accade per me era solo un nome, non avevo rintracciato l’origine. Ho postato l’elenco e sarò in piazza il 13 per “se non ora quando?” perché ho amato e amo la bellezza della mia donna, ma amo una bellezza intesa in modo complessivo, certamente non solo estetico. Quella di una donna che pur se avrebbe potuto non ha accettato le scorciatoie, né compromessi. Le ragione dell’elenco, di donne che per le loro capacità etiche, morali, intellettuali, e quant’altro, si sono fatte strada in un mondo di uomini credo non abbiano bisogno di alcuna spiegazione. Quelle donne, e molte altre anche senza nome, hanno tutta la mia stima, il mio rispetto e ammirazione. Le ragioni di questa mia scelta di partecipazione scusami ma non credo sia il momento e il luogo per spiegarle. Forse lo farò e se lo farò sarà presto e sono eminentemente politiche, di una politica che non è fatta di posizioni o di giochini per la ribalta. Di una politica fatta di idee e ideali che a volte le parole non sanno come dovuto testimoniare me che non possono sporcare. Sono con le donne e per le donne, quelle donne. Sono contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, figuriamoci se posso non essere contro lo sfruttamento del corpo delle donne. Il tutto nel rispetto della libertà dell’individuo. Con serenità e rispetto MARIO

    • Nonostante la chiusa finale, io non trovo nelle tue parole né serenità né rispetto, ma un livore datato. Anch’io avevo inizialmente scelto, come MadDog, di non intervenire, vista la tua sempre manifesta aggressività nei miei confronti (come quell’ “artatamente” del tuo ultimo commento sul mio blog, inopportuno rilancio di una polemica che solo l’affetto e il buon senso mio e di Ross era riuscita a ricomporre), ma poi ho voluto essere più lealista del re e rilanciare un dialogo che, a quanto pare, non ha né motivo né possibilità di essere.

      Non è la prima volta che con le tue parole contraddici i fatti, e anche nella tua risposta a MadDog vedo chiusure, pregiudizi e altro che male si attagliano alla persona che dichiari di essere.

      Gli argomenti che porti sono a mio avviso infondati, che c’entra la donazione alla sinagoga? Io ho ultimamente donato ai ciechi e alle vittime del colera, cionondimeno non appartengo né all’una né all’altra categoria.

      Che poi sia stata colpita dalle leggi razziali mi pare ovvio, quelle leggi parlavano di “razza”, non di fede, e io stessa nel mio commento ho scritto “Perché se tornassero le persecuzioni finiremmo nei lager con la stessa motivazione. Ci finirebbe anche la Levi Montalcini. Che è atea.”.

      Mi dispiace, ma il mio intervento era pacato, puntualizzava una cosa che mi aveva colpito, ma era tranquillo e interlocutorio, cosa che non si può dire del tuo. Forse non sono io ad avere perso la lucidità.

      Comunque tranquillo, io mi fermo qui.

      • Se la mia risposta ha originato questa tua reazione allora sono tenuto a pensare che non ho trovato un linguaggio comune, che non ho trovato un linguaggio comune per poter comunicare con te. Comunque me ne faccio una colpa. Dovrei parlare per farmi capire; non ci sono riuscito. Trovo semplicemente quella lista “degna” e chiara.
        Da te sono stato invitato a non partecipare, qui… cercherò di invitarmi, nel caso, a continuare a cercare un linguaggio che rispetti quello che vorrei trasmettere. Cosa che ho sempre cercato, magari maldestramente, di fare con tutti.

  7. Scusate, ma non capisco il contendere. Ci troviamo di fronte ad un elenco di donne che hanno affrontato le difficoltà imposte loro da una società che non le riteneva adeguate. Le scuse erano primariamente il genere, e poi tante altre piccole o grandi attribuzioni. Se l’elenco porta piccole inesattezze, come la fede della Montalcini o il luogo di nascita come Elena Piscopia, che non è nata a Padova, ma a Venezia, non cambia sostanzialmente il senso, il significato, se queste donne oltre alle difficoltà di non essere nate uomini, hanno dovuto superare anche altre difficoltà.
    Per quanto riguarda Franca Viola effettivamente la sua battaglia ha potuto giungere a compimento solo e perchè è stata appoggiata dalla famiglia e soprattutto dal padre. Non dimentichiamo cosa sarebbe potuto accadere a quella ragazza nel tempo in cui la legge accettava il delitto d’onore e che lo stupro era solo un’offesa alla morale e non alla persona.
    Non per questo è stata una donna meno grande,non per un padre più giusto.
    insomma continuo a dire che i distinguo non conducono che ad aride polemiche.
    La Levi Montalcini ha subito anche persecuzione razziale, pur se non di fede ebraica. Inesattezza che non sposta di una virgola la questione.
    Trovo assurdo affrontarsi su queste puntualizzazioni tra persone che potenzialmente mostrano comuni sensibilità e rispetto delle opinioni altrui che non devono essere semplici esercizi teorici, ma devono essere praticamente rispetto per opinioni anche difformi alle proprie.
    Questo è stato il patto ragionevole e di buon senso che abbiamo sancito tra noi donne e questo dovremmo tenerlo sempre presente.

  8. Scusami, amatissima compagna, ma a volte l’enfasi che metto nelle parole, lo sai, tradisce il mio pensiero e il mio agire. Di questo mi rammarico e non d’altro.

  9. bello ricordare a se stessi che “donna” è un valore eterno, oltre la vita, appunto—

    • Si caro parolesenzasuono donna è anche un valore eterno, ma noi donne stiamo tentando di far capire che staremmo meglio sulla terra che sui piedistalli. Staremmo meglio anche all’aria aperta piuttosto che all’ombra delle stanze delle nostre case e in tanti altri luoghi piuttosto che ai margini della storia.
      Ti ringrazio per la visita
      Ross

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