Mario

Il male di vivere

In amore, La leggerezza della gioventù, personale on 12 gennaio 2011 at 23:54


E’ passato un’infinità di tempo. Non pensavo che mi sarebbe capitato di ricordarti ancora. Eravamo bambine insieme. Amiche difficili, ma comunque amiche. Tu troppo desiderosa di piacere, io invece con quella capacità di darti sicurezza che mi viene da chissà dove. Tu pronta a tradirmi, per una piccola idea, oppure per capriccio o solo per noia, io pronta a tornare perché ti volevo bene e perché sentivo che non sapevi vivere il tuo tempo.
Difficile dire cosa passa in testa quando sei bambina. Difficile cercare di farti da madre quando la tua non ti vedeva. E succedeva quasi sempre. Era stato tutto troppo difficile per te e per me. Non avevamo la forza di confessarci i dubbi e i pensieri più tristi.
Poi partisti per uno sperduto paese di montagna arrampicato sulle rive di un lago. Tua madre seguiva il suo amore, quel vecchio pittore che tu chiamavi zio. Lì persi le tue tracce. Non ci scrivemmo e non ci vedemmo mai più. Eri sparita tra i ricordi della mia infanzia. Come tante cose inutili ti avevo messo in soffitta.
Un giorno, di troppo tempo dopo, lessi di te sul giornale. Eri sparita da giorni tra i boschi che incombevano quel lago triste. Dicevano che eri una ragazza incapace di vivere. Che i tuoi giorni non avevano futuro. Avevo seguito la tua storia fino al giorno che ti trovarono annegata dentro al lago.
Perché te ne sei andata? Che stupida domanda da bambina. Se restavi ancora un poco ti avrei insegnato ad amare l’acqua. Avrei saputo farti sorridere e ti avrei insegnato a perdonare. Ti avrei fatto da madre e da sorella. Ti avrei guarita dal male di vivere.

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  1. Ma forse non si guarisce dal male di vivere. Quando poi si è disposti a tutto per piacere, si è pronti a tradire, a volte non si sopravvive a se stessi.

    Diventa dura.

    • Già quello che dici è vero. Ma il guaio credo cominci anche prima, quando è necessario, per tollerare il male, fare qualsiasi cosa. E’ un gioco al massacro perchè hai bisogno di avere certezze per sentirti amata e considerata, ma allo stesso tempo sei pronta a massacrare quelle certezze per un altro più effimero amore. Quella bambina delicata era la talmente esposta a se stessa che non riusciva a capire il suo male. Lavorava indefessamente per conquistare e calpestare. Per creare la base alla sua solitudine. E di quella già ne aveva come fosse una persona alla fine della vita. Una vecchia senza futuro.
      Certo che con un’altra madre, o con un padre minimamente attento forse avrebbe potuto vivere gioiosamente la sua gioventù, avrebbe saputo superare le inevitabili battaglie. Non avrebbe abbandonato la lotta troppo presto. Ma come faccio a dirlo io che la guardavo con occhi di bambina? A volte mi stupisco di quanto siano più sensibili quegli occhi invece dei nostri che vogliono vedere solo quello quello che può fare meno male.
      Chissà perchè mi sento anche responsabile. Come se io avessi potuto fare qualche cosa.
      Scherzi della memoria penso…

  2. Eccole le parole scritte. Le parole scritte hanno un impatto diverso. Scavano più dolorosamente. E in fondo. Ed eccola la piccola amica. Un attimo di vita. La faccia del dolore. E della delusione. Toglie il respiro. Piccola… vorrei essere lì. Anche ora. E tenerti tra le braccia. Ma mi consola il fatto: non dovrò attendere molto.

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