Mario

Quella volta che vinsero gli indiani

In Cinema, Cultura, Guerra on 15 dicembre 2010 at 8:40

Robbie Robertson – 1994 – Music for the native American: It Is a Good Day to Die
[Audio “https://sites.google.com/site/semario2/ItIsaGoodDay.mp3”%5D

Con gli amici blogger e frequentatori di blog, abbiamo parlato molto attorno a “la cosa più bella del mondo” argomento che ha dato la stura a mille e mille piccole e grandi cose che sono le più belle del mondo, per ognuno di noi. Ad un certo punto, il mio compagno tra i commenti e in un post bellissimo se ne esce con questa frase che potrebbe sembrare sibillina ed invece non lo è: “Quella volta che vinsero gli indiani…” Che poi, ad essere sinceri, s’incomincia a ragionarci attorno ad una brutta sconfitta e un terribile massacro sulle rive del Sand Creek. Purtroppo io che sono cresciuta, come molti d’altra parte, a latte e John Wayne, non conoscevo così bene la storia americana.
La spiegazione è semplice, noi ragazzi del ’68, che contestavamo la guerra in Vietnam e che senza mezzi termini ci schieravamo dalla parte della guerra di popolo, ossia dalla parte dei Vietcong, ci eravamo dimenticati che l’America aveva, anche, altre due grosse responsabilità: la segregazione razziale e l’espropriazione violenta delle terre agli indiani nativi.
Nel ’68 c’erano molte cose a cui pensare, dovevamo cambiare il mondo e non ci bastavano le nostre mani e le nostre canzoni. La contestazione era globale, mica ci si limitava ad un solo problema, per quanto importante potesse sembrare. Poi è duro combattere contro i miti, anche quelli stupidi ed imposti. Da quando mi ricordo, i film cosiddetti western, parlavano del coraggio dei pionieri e dei pericoli insidiosi degli assalti degli indiani, mai si parlò delle vessazioni e del genocidio sistematico che questi popoli subirono.
Ma arrivò il giorno in cui nella sale cinematografiche usci il film Soldato blu. Era il 1970 e sovvertì totalmente i giudizi che molta filmografia di parte ci avevano costruito. Ci rendemmo conto che la realtà poteva essere vista anche dall’altra parte e quello squarcio sui fatti di quel lontano novembre del 1864, ci dava la misura di quello che successe poi.
E’ vero, gli indiani vinsero a Little Bighorn nel 1876 contro il Generale Custer. E fu una vittoria che vedeva Davide contro Golia. Toro Seduto riuscì a riunire le tribù dei Lakota, Sioux, Cheyenne e Arapaho che sterminarono il 7° cavalleggeri guidato da Custer. Ovviamente una vittoria che avrebbe segnato il passo molto presto, ma comunque sempre una vittoria, la prima. Poi ci penso l’uomo bianco a distruggere quei popoli con la prima vera guerra batteriologica moderna. Generosità fatta di coperte impestate di vaiolo. Genocidio per occupare le terre che da sempre appartenevano ai pellerossa. Quattro secoli di massacri dei popoli nativi d’America sono davvero uno dei crimini più odiosi e barbari della storia.
Ricordo ancora che nel 1979 le autorità dello Stato di New York tentarono di sottrarre il territorio di riserva dei popoli irochesi, dopo aver scoperto un enorme giacimento di carbone nella zona. Usarono tutte le intimidazioni possibili e ancora una volta in parte riuscirono nell’intento.
Tutto questo per dire che da Soldato blu in poi ci furono altri film a prendere le parti degli indiani. Film che hanno cambiato in gran parte il nostro modo di vedere. Proprio per questo, a prescindere dalla violenza di qualsiasi atto di guerra, fu un gran giorno quello, quando finalmente, senza ombra di dubbio, anche se per un periodo troppo breve, si poté dire: “io mi sento indiano ed ho vinto“.

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  1. Io indiana mi ci sono sempre sentita, e dalla parte degli indiani sempre stata.

  2. Se mi posso permettere, come misero coautore, ma la cosa andrebbe inserita nel post, vorrei consigliare la lettura di un libro che a me è piaciuto particolarmente (consigliatomi dalla stessa Ross) sulla questione dei nativi americani (leggi indiani pellerossa) che ha un taglio molto particolare su quei “selvaggi”: Wu Ming: Manituana.

  3. Lo leggerò senz’ altro, Ser @Amandoross, anzì l’ acquisterò e lo porrò a fianco dei miei numerosissimi libri su questo argomento, grazie per l’ affettuoso consiglio !
    Sì, questo argomento, la Soria dei Nativi d’ America, è forse il più amato da me, se fin da bambino stradarolo di una periferia romana, per una arcana attrazione, andando io contro corrente rispetto ai miei amici d’ infanzia, su quella polvere di strada indimenticabile, su quella “grinza d’ asfalto di marciapiedi” che, come Ser @Kerouac, già mi faceva sognare, in quelle chiassose battaglie, tra “Pellerossa e Cow Boy”, fra quei duelli accaniti, sotto un sole mai languido e di durata infinita, e quelle lotte ‘corpo a corpo’ ( finite dove ? ) con coltelli di legno, pistole di legno ed archi fatti con i ferri di un ombrello, io volevo fare sempre il “pellerossa perdente”, io e le mie piume strappate ovunque le trovassi, assicurate sulla mia testa da una fascetta rubata chissà dove, tatuato nel volto coi rossetti rubati in casa, e collanine inventate !
    Il 25 giugno del 1876, sui pendii del ‘Little Big Horn’, mentre l’ allora Colonnello George Armstrong Custer ( che era stato circa 10 anni prima, nella Guerra di Secessione, il più giovane e fortunato Generale di Divisione di tutta la Storia Militare USA, essendolo divenuto a soli 25 anni ! ) scendeva col suo Rgt del ‘7° Cavalleggeri’ deciso all’ atto di sterminio finale, su quella polvere orrenda che gli Indiani videro dalle sottostanti rive del fatale fiume, volse gli occhi sbigottiti Tashunka Uitko, e gli si strinse il cuore !!! Ma non si smarrì, afferrò un nugolo di Guerrieri Lakota Oglala e Cheyenne e li strappò alla paura che “Lunghi Capelli”, figlio dagli occhi azzurri di un temporale e della morte, incuteva a tutti loro e gli urlò : “Animo Guerrieri, tutti con me, oggi è un gran giorno per morire” ! Poi, quell’ Eroe tragico e indomito, mai vinto in una battaglia in campo aperto, con una manovra assurda di aggiramento possibile solo risalendo un canalone distante chilometri dalla collina da cui scendeva Custer, riuscì portarsi alle spalle, e in posizione dall’ alto, dello stesso Custer ! Era una manovra di impensabile audacia, quasi impossibile da attuare, ma Cavallo Pazzo ed il suo cuore ci riuscirono e per Custer ed i suoi Soldati blù fù la fine !
    Poco più di un anno dopo, a Fort Robinson dove l’ invincibile Tashunka si era arreso con circa novecento tra Donne, Vecchi e Bambini, tutto stremati dalla fame e dagli stenti patiti, fu proditoriamente ucciso con una baionettata che gli squarciò i reni ‘mentre altri soldati’ lo trattenevano vigliaccamente ( tra loro, il più infame di tutti : il suo ex Compagno di mille battaglie e di storie di struggente amicizia, Piccolo Grande Uomo, in divisa di caporale ausiliario dell’ Esercito USA, che gli teneva ferme le braccia !!! ) . Morente e dilaniato dal dolore lancinante, Tahunka Uitko, al Padre che lo rincuorava disse le sue ultime parole su questa Terra ( ma non le ultime, sulla terra perennemente verde di Wakan Tanka, dove continua a vivere ed a cacciare i bufali ) : “Padre è finita, dì al mio Popolo che non potrà più contare su di me” ! E spirò !
    Era la fine del settembre del 1877, e quell’ Eroe aveva, si presume, “trentatrè anni” !

    • Grazie caro Ser il suo racconto è appassionante quanto struggente. Considerato tutto ami davvero la storia dei nativi d’America! 🙂 Sei più che documentato e anche coinvolgente.
      Amo anch’io la storia americana vista da questo lato (oscuro), la cosa strana fu che lessi Manituania dei Wu Ming (che parla della rivolta dei popoli irochesi capitanata da un grande padre bianco, irlandese sposato ad una donna pellerossa dei Mohawk) e subito dopo lessi Mario Capanna in Formidabili quegli anni, dove c’è un capitolo che riguarda la fine del 1979 quando entrò nella riserva Mohawk per sostenere i pellerossa nella lotta per proteggere la riserva dall’occupazione proditoria dei loro territori a seguito della scoperta di un ricco giacimento di carbone. Mario Capanna divenne come l’irlandese, padre della patria irochese. Strano no. A volte ci si trova di fronte a strane coincidenze.
      Comunque i Wu Ming sono da leggere in qualsiasi salsa a partire da Q di autore Luther Blisset (primo nome del gruppo) e seguendo con Asce di Guerra e 54 e successivamente Manituania.
      Un caro saluto
      Ross

    • Tra tante cose ho scordato di dirti che io come amavo i cosmonauti russi invece che gli atronauti americani, preferivo di gran lunga gli indiani pellerossa ai vaccari senza scrupoli. Giocavo anch’io a cavallo di una sedia anche se non trovavo mai nessuno che si mettesse tra i perdenti. Ma cosa vuoi “perdenti” si nasce! 😉

  4. Io ho proposto solo un romanzo. Amo quasi tutto quello che hanno scritto i Wu Ming. In quel romanzo mi sembra si mostri il vero volto di quei popoli, il popolo degli uomini, che ci sono sempre stati venbduti come selvaggi. Almeno fino a quando apparve sugli schermi, come ricorda Ross, “Soldato Blu”.

  5. Grande film Soldato Blu. Visto varie volte, ad alimentare la mia vocazione hippie 😉

  6. Sul Fiume Sand Creek ( ‘ruscello della sabbia’ lo chiamavano gli Cheyenne ), si accampò, per tenersi lontano da chi, anche dalla sua stessa etnìa, voleva scatenare una ‘guerra persa in partenza’, Pentola Nera, Grande Capo dei Cheyenne pacifici .
    Questo saggio Cheyenne, cui era stata assegnata una Medaglia del Congresso per il riconoscimento della sua azione di pace tra Bianchi e Pellerossa, aveva fatto accampare la sua Gente, circa un migliaio di Cheyenne prevalentemente anziani, per lo più donne e bambini, e pochissimi guerrieri in grado di combattere .
    Era nelle sue previsioni, un posto tranquillo, fuori mano, non avaro di pesca e cacciagione, e rigoglioso d’ erba grassa per i cavalli . Un posto sicuro, un posto incantevole fatto per crescere Gente pacifica !
    Ma un bastardodi uomo (sic!), l’ ex Predicatore Battista Chivington, ex Colonnello non privo di oscure gesta militari, Uomo di accanita ed ipocrita vocazione religiosa, un intollerante, un avventuriero “privo d’ onore”, alla testa di una masnada di ex renitenti alla Leva per Soldati della Guerra di Secessione, cui si erano aggiunti ex galeotti appena usciti dalle più lercie galere, ed altri uomini senza scrupoli, “tutti attirati” dalle grosse taglie che pendevano sulle teste degli “Indiani ostili” (sic!), un’ eterogenea accozzaglia di delinquenti di ogni risma che si fregiava del titolo di “Rangers del Colorado e che sventolava la bandiera USA, attaccò questo accampamento pressochè inerme, ritenendolo – ahimè giustamente ! – una delle prede più facili a portata dei loro artigli . Erano le ore 20 circa del 28 Novembre 1865, una serata gelida, un cielo privo di stelle e di humana pìetas ! Gli Cheyenne dormivano tranquilli, non avevano neanche appostato sentinelle nelle vicinanze, tanto erano consapevoli di non costituire pericolo per nessuno . A colpi di sciabola, cariche di fucilerie appoggiate da 4 Obici da montagna, in grado di sparare proiettili di circa 12 libbre ciascuno, questi “eroi dell’ infamia” massacrarono letteralmente, e con un sadismo mai eguagliato, la maggior parte di quegli indifesi Cheyenne, torturando, struprando le donne prima ( anche in cinta ) e sventrandole poi, spaccando a metà con la sciabola bambini in fasce, ovunque spargendo la morte e il terrore, resuscitando l’ inferno . Ogni vittima pellerossa fu scotennata ( anche le donne, cui fu scalpato anche il pube, anche i bambini appena adolescenti ), costituendo questo ‘trofeo’ la prova da esibire per incassare le taglie e le prebende che lo stesso Governatore del Colorado aveva posto a premio di simili imprese, e furono infine massacrati anche i cavalli !
    Il bel Film “Soldato Blu”, e la sua struggente omonima ballata cantata con l’ anima dalla pellerossa Buffit Saint-Marie, mostrano solo in parte l’ orrore e le infamie di quel proditorio attacco notturno, rimasto agli atti della Storia degli Stati Uniti d’ America “come l’ azione più vile mai perpetrata contro una popolazione indifesa sotto la Bandiera ‘a stelle e strisce’ degli USA” . I pochi sopravvissuti di quella strage, raccontarono che Antilope Bianca, un vecchio guerriero di 75 anni, prima di cadere colpito a morte, dicesse : “Niente vive a lungo, solo la Terra e le Montagne” !!!
    Oggi, a circa 145 anni di distanza da quell’ orribile strage, nulla resta degli infami che la commisero, se non una condanna morale irredimibile ed un sentimento di repulsione per i nomi dei carnefici, cui nessun oblìo potrà mai porre termine .
    Ma sui Monti Rushmore, le mitiche Saha Paha ( Le ‘Black Hills’ ), il luogo sacro a Wakan Tanka Paradiso dei Giusti dalla pelle rossa, dal 1948 un gruppo di Scultori, sostenuti economicamente con gli aiuti pervenuti da tutto il Mondo Civile, sta scolpendo “a colpi di tritolo” prima, improntando con i martelli pneumatici poi ed infine rifinendo il marmo a scalpello, una Montagna di circa 195 metri : il Monumento dedicato a Tashunka Uitko, il più alto Monumento che l’ Uomo nella sua Storia plurimillenaria abbia mai scolpito ( ‘Colosso di Rod’ compreso ) con le sue nude mani . Vi si intravede già il Volto malinconico di Tashunka che guarda verso la sottostante ‘grande prateria’, la testa del suo Cavallo ed il braccio che l’ Eroe Oglala Lakota protende, indicandolo con il dito indice disteso, quel paradiso perduto strappato dai bianchi alla sua Gente !
    Come previde, con l’ esattezza del saggio, il vecchio Cheyenne Antilope Bianca “vivono a lungo solo la Terra e le Montagne” !

  7. Cari ed ospitali Ser @Mario e Lady @Ross, vi ringrazio per l’ ospitalità e l’ occasione di estrarre da me una insopprimibile malinconia, che mi fa vivere male, che tutt’ ora mi turba !
    Come Tu dici “con cognizione di causa”, carissima Lady @Ross : “perdenti si nasce” !
    Forse, è vero, se leggiamo la Storia ! Ma se “perdere” significa andare a fecondare la terra all’ ombra di quei Giusti, se “perdere” significa stare per sempre dalla parte di Tashunka Uitko, di Ernesto ‘Che’ Guevara, di Salvador Allende, di Yuri Gagarin, di Enrico Berlinguer e di tutte le altre, infinite, anime perse nei sogni di libertà irrefrenabili, allora Amica mia penso da Cavaliere Errante che fu una meravigliosa sorte la nostra, se ci fece “nascere con quella fatale vocazione” nel cuore !

    • Bellissimi commenti caro Cavaliere errabondo mi piace sentire le tue parole on the road e la tua voce che ci racconta queste storie terribili del popolo degli uomini.
      Siamo piccoli punti sperduti nell’universo alla ricerca di un senso che non c’è…
      ma siamo tutti punti nessuno di più nessuno di meno.
      Un caro saluto e spero che faremo ancora un lungo viaggio insieme a raccontarci storie di vita e di sogni.
      Fa piacere anche a me essere avere la stessa fatale vocazione… 🙂
      Ross

  8. Credo solo, e altro non so dire, che i tuoi commenti, caro Bruno, meritino almeno di essere un post; perché anche altri sappiano. Se non possiamo altro lasciamo almeno il nostro sapere. Possiamo solo cercare di affascinare alla sensibilità e all’empatia.
    Comunque… grazie del tuo… contributo.

  9. Ed io qui, ed ancora una volta, ringrazio te Ser @Amandoross e la stessa Lady @Ross, che è da me più che autorizzata, “ringraziata”, a pubblicare ogni e qualsivoglia cosa io scriva qui o su altri Blog che vi interessino !
    Presto, vi manderò una lettera ‘originale’, che scrisse la mezzanotte del 18 giugno del 1917 il giovanissimo Tenente degli Alpini Adolfo Ferrero, un torinese . La scrisse ai suoi Genitori ( a cui non arrivò mai ! ) sul Monte Pasubio, sapendo che alle ore 5 del mattino sarebbe uscito con i suoi Soldati dalla fossa della trincea “per andare a morire” nella Battaglia dell’ Ortigara, in un corale eroismo coeso e mirato a fermare ‘con ogni mezzo’ l’ inarrestabile e finale avanzata dell’ Esercito Austriaco ‘dopo la rotta di Caporetto !
    Ve la manderò poichè sò che “voi due” avete come me questo sentimento nel cuore, e sapete che, in questi anni orribili in cui si è persa la benchè minima traccia dei valori etici, è necessario che espanda in ogni verso possibile la memoria di chi non ebbe la possibilità di scegliere ‘se vivere o morire’, ma fu scelto senza opzioni, come i poveri Cheyenne del Fiume Sand Creek, dalla morte !
    E’ necessario farlo, Amici miei, poichè altri hanno un solo interesse : sè stessi !

    • Stabiliamo che siamo noi a ringraziare doverosamente per le tue visite e la parole molto “interessanti”. Io qui sono quasi sempre nulla di più che un modesto correttore di bozze. La guerra è sempre un atto di barbarie, mica è come al cinema, e ce ne sarebbero da raccontare. Forse dovrei riprendere i raccontini sulla Resistenza; anzi sulle Resistenze. E’ da tempo che giro intorno ad uno sulla morte del Che. Ma io in rete, oggi mi diletto a postare quasi esclusivamente racconti. Ora vorrei limitarmi solo ad un paio di considerazioni. Durante la nostra discussione da Ify sulla politica (in senso alto e anche in senso pratico) ho provato il disagio perché alcune persone intervenute non facevano più politica attiva (me compreso). E’ forse questo il limite odierno, se chi crede e ha capacità si sfoga in un blog? E ora… sono a chiedermi perché una persona come te si limita ai commenti quando ha da dire cose che gli altri avrebbero bisogno di sentire? Ma spero avremo altre occasioni di parlarne. E poi… la nostra casa è sempre aperta e aspetta sempre gli amici.
      Con grande affetto.

    • Se può aiutare, caro @Ser Bruno, questo è il link del commento in cui riportasti l’accorata lettera del giovane Adolfo Ferrero:

      http://donnaemadre.wordpress.com/2010/11/14/cialtroni/#comment-24700

  10. Cari amici, è bello incontrarsi e trovarsi d’accordo sulla storia degli indiani d’America, ed è giusto ricordare che oggi il mondo è pieno di “indiani”, e che molti sono in passato gli esempi di comportamenti “eroici” fra coloro che non hanno avuto altra scelta che quella di soccombere. A me piacerebbe, oggi, qui ed ora, che si provasse tutti ad usare la riflessione di ognuno di noi per costruire qualcosa di collettivo che sia uno strumento di lotta per tutti gli indiani di casa nostra. Personalmente non riesco a concepire come si possa separare il pensare dal fare, e per questa ragione vorrei invitare tutti quelli di voi che “non fanno più politica attiva” a mettersi in un’altra ottica, mettendo per un momento tra parentesi il ” pessimismo dell’intelligenza” sulla possibilità di cambiare le cose, ed a guardare alla situazione in cui viviamo come se ognuno di noi fosse, sempre e comunque, il soggetto di una possibile azione collettiva , insieme a tanti altri, su questo o quel problema. Guardando a quanto sta succedendo in Italia, ma non solo, vedo arrivare a breve ( come tanti ? ) una dura azione repressiva dei poteri forti contro i diversi movimenti che si battono per il cambiamento, e vedo nel contempo il teatrino della politica diventare sempre più impotente e grottesco di fronte alle necessità di cambiare concretamente le cose. Tutto questo mi pare ovvio, e credo non abbia bisogno di molte argomentazioni, parlando fra persone che queste cose le hanno viste, conosciute e praticate. Meno ovvio però è come far crescere in tanti la coscienza che la scelta possibile , oggi ( anche per i “reduci” del ’68 ) non può più essere fra il vincere una o più battaglie a Little Big Horn per poi perdere la guerra , ma tra il prepararsi ad organizzare tanti fronti diversi in cui combattere battaglie per vincere anche la guerra, o l’accettare di fatto di aver già perso la guerra, ricordando i tanti eroismi passati nelle battaglie vinte, e delegando a terzi ( i giovani ? , i partiti ? i sindacati ? …) il compito di continuare ad alimentare le speranze di cambiamento.
    Scusate la provocazione, ma io credo che non sia più il tempo di fermarsi a “ricordare” , ma che per tutti stia giungendo a maturazione la necessità di fare un reset di quella che qualcuno si ostina a chiamare “coscienza di classe” per tradurla semplicemente in un “che fare” del proprio privato insieme a tanti altri privati. Il dramma ,che apre la strada ad oscuri presagi, è la presente frammentazione dei tanti soggetti che sanno di avere nel cambiamento la sola prospettiva di futuro, e che tuttavia non riescono ad unire le forze su obiettvi comuni. I poteri forti sono tali perché deboli sono quelli che vogliono abbatterli, ieri come oggi. Lavorare ad un allargamento della coscienza di questo stato di fatto può essere solo compito di chi crede che un futuro diverso esiste, ed è reale. Come l’isola che non c’è.
    Un caro saluto a tutti.

    • Caro Bruno, e mi riferisco a te Bruno Ponterosso, ma anche a SerBruno Cavaliere errante e a Mario in tutte i suoi vari nomi ma unica anima. Essere dalla parte degli indiani, sappiamo bene è una posizione che ci viene naturale. Inevitabilmente ci identifica per quelli che siamo persone che si immedesimano sempre con i più deboli e che con loro concepiscono la lotta contro i prepotenti o il potere che dir si voglia. Tutto questo è naturale e non possiamo farne a meno, ma… c’è un ma, non riusciamo più a sentirci parte di un uno che conta. Non ci identifichiamo più in una classe, in un partito, in un’idea o in un popolo nemmeno in un gruppo di individui che agiscano con obiettivi comuni.
      Io non ho mai fatto politica attiva, ma ho cercato di interessarmi sempre e purtroppo com’è nella mia natura sarò sempre a sinistra, ma non mi sono mai identificata e irregimentata in un qualsiasi gruppo di “potere” o di opinione. Questa è una mancanza che mi porta ad essere figlia di nessuno e a navigare in questa bolgia con il solo radar delle mie idee di fratellanza e ugualitarismo. Tutto questo non basta per dare un minimo di operatività a delle idee a cui fondamentalmente sono fedele.
      Cosa fare? Sono sempre stata pronta a fare. Più costruttrice di barricate che teorica della lotta. Ma non sufficientemente adatta a seguire le idee di un leader, ad essere una mera seguace. Forse la mia fede politica potrebbe farmi soprassedere a questo aspetto, ma non eiste persona alcuna o partito alcuno che mi coinvolga. Sono forse una spocchiosa intellettuale di sinistra come ce ne sono tanti? Incapaci di mettersi insieme per ritrovafre la voglia di fare o lottare per la stessa idea? Non so. Credo che personalmente faccio tutto il possibile per mantenere fede nelle mie idee. Credo nel mio piccolo di agire da persona empatica pronta ad aiutare e ad unirmi agli altri, ma non riesco più ad annullare le differenze ideologiche e comportamentali dei componenti del popolo della sinistra.
      Certo dovremmo fare, dovremmo essere pronti, dovremmo diffondere le nostre idee, ma cosa diffondere se un’idea unica non c’è?
      Non penso di essere pessimista, penso solo di vivere un realismo iconoclasta, che forse anche altri provano. Ecco perchè rimpiango i tempi passati quando Berlinguer ci faceva battere i cuori all’unisono benchè tutti sapevamo che il PCI era quello che era.

  11. Intanto, grazie a tutti, ed a te Lady @Diemme, per aver traslato qui la lettera del Tenente Adolfo Ferrero, un torinese caduto sul fronte della ‘battaglia dell’ Ortigara’ .
    Per rispondere al carissimo, ed affettuoso, Ser @Mario, confermo che, ad oggi, non sento il bisogno di aprire un Blog tutto mio, poichè ho spazi come questo e pochi altri, tenuti da Bloggers ben più bravi di me ( che sono un neofita ! ), che mi consentono di esprimere sempre una mia riflessione o su fatti specifici o sui triboli dell’ esistenza !
    E per rispondere, anche al mio omonimo @Bruno, oltre che a tutti gli interessati, mi permetto di chiarire che, a tutt’ oggi, ‘faccio politica’ attraverso una azione giornaliera, concreta e fattiva, parlando con tutti e cercando di interpretare e spiegare i fatti, insegnando ‘gratis’ a gente che non si potrebbe permettere di avere un Insegnante a pagamento, lasciando anche ( se non soprattutto ) nel lavoro ‘tracce tangibili di una diversità’ che scava, suscita dubbi, inceppa il cialtrone, dà esempio agli altri di come si possa vivere “con i valori nel cuore”, e non di rado crea adesione, col fare io scelte, ogni giorno che viva, ‘in salita’, senza mai inseguire i miei soli ed esclusivi interessi, ma aprendomi anche agli interessi degli altri, pagando talvolta ‘di tasca mia’ questo mio andare controcorrente, insolito, osteggiato dai più .
    Come te, Ser @Mario, e come te, carissima Lady @Ross ( complimenti ad entrambi, per il bellissimo avatar, visto da Queen @Ifigenia, che vi accomuna e che ci rasserena il cuore ! ), oggi come oggi, non ci sentiamo più rappresentati da alcun partito ( ma sempre ‘a sinistra’ stiamo, e lo saremo fino alla morte ! ), e questo accade non perchè ci sia svanita la voglia ‘di far politica’, ma semplicemente perchè si continua a ragionare di sinistra ( il caso “Vendola”, ne è l’ esempio ) senza renderci conto che il Mondo è radicalmente cambiato, rendendo radicalmente diverse le sue ‘Classi Sociali’, non più schematizzabili come un tempo .
    Su un bel Post nello spazio di Queen @Ifigenia, mi sono permesso di lanciare una idea su come si possa parlare, oggi ( dopo la Globalizzazione e, soprattutto, dopo la “Rivoluzione Tecnologica”, entrambi fenomeni di caratura mondiale ), e come si dovrebbe parlare di una “nuova sinistra”, e su quali e quante alleanze si possano creare, sulla base di “DUE PRINCIPI FONDAMENTALI”, e col ‘corollario’ dei “Valori Etici” e dell’ Onestà, nel Mondo intero, per una lotta possibile e possibilmente vincibile contro il reale Potere Finanziario-Economico, che oggi come oggi se ne strafrega di Leader Carismatici oppur nò, o di ‘bandiere rosse al vento’, se frantumate in una miriade di rivoli vani !
    Perchè non si riprende quella discussione ?

    Ps. Ser @Mario, laddove ti sarà possibile, crea insieme a Lady @Ross una “Giornata della Memoria”, in cui si possa inserire la nobile lettera del Tenente Ferrero : i Giovani non conoscono, della nostra Storia, che le nefandezze dei ladri e dei ruffiani che ci governano, e non sarebbe male che conoscessero ‘esempi di Italiani’ diversi .

  12. A tutti cioè a Bruno e Bruno e Ross e tutti quelli che hanno qui orecchie.
    Questo è un piccolo spazio. Io ho sempre pensato che anche per le grandi imprese da qualche parte si debba pur partire. E questo blog poi si allarga in Facebook. Resta ancora poco ma siete stati voi a provocarmi.
    Non so se lo sono mai stato. Ma certo oggi non sono più in grado di assumermi a pieno una funzione simile. Forse ne ho avuto modo nei tempi della mia militanza più subordinati. Sarebbe lungo dilungarsi. Una scelta e un prezzo, mille tributi. Il primo a quell’amore finito. Poi tutti gli altri. Permettetemi di non annoiarvi spiegandomi, non ora. Ai convenuti “indiani metropolitani” Lancerei una provocazione. E allora provo a muovermi tra i vari commenti cercando a sostegno piccole e raffazzonate sintesi.
    Parto dal pensiero di Bruno (l’omonimia non l’ho voluta ma gli autori sanno distinguere le cose): “mettendo per un momento tra parentesi il “pessimismo dell’intelligenza” sulla possibilità di cambiare le cose, ed a guardare alla situazione in cui viviamo come se ognuno di noi fosse, sempre e comunque, il soggetto di una possibile azione collettiva”. Credo che qui si sfondi una porta aperta. E allora provo a dare un materiale. Vi rimando, se possibile, all’introduzione del libro Giap! Dei Wu Ming. Perché?
    Perché vado alla seconda citazione: “creare una «Giornata della Memoria», in cui si possa inserire la nobile lettera del Tenente Ferrero: i Giovani non conoscono, della nostra Storia, che le nefandezze dei ladri e dei ruffiani che ci governano, e non sarebbe male che conoscessero ‘esempi di Italiani’ diversi”. Anche qui mi trovo perfettamente d’accordo. E allora perché non provarci in una “scrittura multipla” a fare una sorta di “spazio per materiale resistente”; per una nuova riflessione?
    Alcune delle mie idee vorrei farle dire alla protagonista di “Anima Libera”, la saga della bambina che si sviluppa e oggi è giunta al capitolo Sentimentale (sacro e profano). Tanto per non lasciare dubbi su a cosa mi riferisco. Anche quello è uno scritto multiplo (detto senza arroganza) di una figura multipla (Amando & Ross). Il modo di scrittura lo si può trovare assieme se lo si vuole. L’idea sarebbe un incontro confronto sulla politica alta mandando ciascuno degli elaborati. Potrei mettervi a disposizione delle mail dove mandarli qualora foste d’accordo. Scritti su cui ragionare e lavorare. Scritti che potrebbero trovare modesto posto qui. Insomma… perché Bruno non cominciamo con una «Giornata della Memoria» che tieni tu? E tu Bruno, l’altro, non contribuisci con un tuo intervento. E poi vediamo come si sviluppa. Cosa ne esce. Come collaborare. Diamo la stura ad un progetto. Certo che magari trovarsi ospiti nostri a Venezia servirebbe a dire”Sì! iniziamo una cosa assieme”. Ho iniziato in modo simile imprese che mi hanno riempito di grandi emozioni. Alla fine l’idea è quella di essere tutti protagonisti. Di non demandare semplicemente, tanto meno a me e Ross.
    Mario

    • Bella idea. Ma non sono io che debbo aderire a questa proposta in quanto ne faccio già parte. 😉
      Comunque confermo la disponibilità ad ospitare metaforicamente o virturalmente ma pure fisicamente i partecipanti di questa avventura.
      Ross

  13. Nò, non si deve demandare mai agli altri, ma sempre agire in ‘prima persona’ !!!!
    Del resto, carissimi Lady @Ross e Ser @Mario, voi due “fate politica” in tutti i sensi !
    Come ? Col vostro modo di vivere “concreto”, col vostro stare sempre dalla parte del più debole, con la vostra incontrovertibile volontà di “stare sempre dalla parte di perda”, se questa sconfitta non abbia mutato gli ideali e questi ideali continuino a vivere attraversando le generazioni, ed infine col vostro -per me encomiabile- sforzo continuo di capire le ragioni dell’ altro, gettando al secchione ‘ideologismi e dogmi religiosi’, per esprimere, al contrario, un buon senso ed un ragionamento logico sì, ma mai restìo alla ‘humana pìetas’ !
    Fare politica, a mio “errante” avviso, non è soltanto iscriversi ad un Partito Politico, iniziare col volantinaggio per finire nella Direzione ( certo, è anche quello ! ), non è tenere discorsi e addottorare il popolo nelle piazze ( certo, è anche quello ! ), non è soltanto frequentare le sezioni e ubbidire ai Dirigenti che abbiano scelto la linea ( certo, è anche quello ), non è soltanto attivarsi in vista delle elezioni e candidarsi ove occorra ( certo, è anche quello ! ), ma “fare Politica” è anche vivere, e vivere secondo principi e valori inalienabili, vivere onestamente del proprio lavoro andando contro corrente rispetto ai cialtroni e, anzichè catechizzare gli altri, sforzarsi di insegnare loro i fondamenti della conoscenza affinchè esprimano da loro stessi le “loro idee originali” ( non le nostre ), vivere male se c’ è chi soffra, ed attivarsi ove ci siano carenze dello Stato, in proprio o con una azione di volontariato, a che quella sofferenza scompaia o abbia un concreto balsamo, ed infine “fare politica” è anche vivere “senza mai smettere di sognare”, di sognare cioè che sia possibile raggiungere, insieme, un mondo più equo e più umano per tutti !
    Questo è il mio Viaggio,
    ed è di molti !

    Ps. Premesso che l’ empatia mi dice che verrò un giorno a trovarvi a Venezia ( e sarà un ‘gran giorno’ per tutti noi, Amici miei ! ), vi manderò appena possibile un Post che si riferisca alla Memoria ( di chi siamo e fummo ! ) ed alla “possibilità di scelta” che le Generazioni ( questa e quelle che ci hanno preceduto ) abbiano o non abbiano per indirizzare la loro esistenza .
    Frattanto Amici miei, vi abbraccio !

  14. Non posso che aver condiviso e condividere molte delle cose dette da Bruno e da Bruno. Non sto nemmeno qui a ricordarle. Ho sempre pensato che primariamente la politica vada vissuta sulla propria pelle e che il fare sia nei gesti di tutti i giorni. Diversamente ho volontariamente evitrato che diventi un “lavoro” o un modo per cercare una, anche minima, gratioficazione. Qui si tratta di capire i cambiamenti. In fondo il tentativo è di essere pronti e partecipi al “conflitto”.
    Per quanto riguarda questi sviluppi aspetto con ansia e sin d’ora ringrazio.

  15. Caro Mario, sono ben felice di aver “sfondato” porte aperte, e dalle tue parole capisco che hai ancora tanta voglia di esserci in prima persona. Per parte mia accolgo il tuo invito con piacere. Penso che dovremmo provare a delimitare l’ ambito delle cose di cui parlare, ma questo può uscire man mano.
    Per quanto ho scritto nell’ultimo intervento, ci terrei a chiarire ( anche per Ross ) che non mi riferivo alla necessità di creare “organizzazioni” quando parlavo di “azioni collettive”. Volevo invece dire che ognuno di noi, con quanto già sta facendo e dicendo, dovrebbe guardare a quanto fa come parte di un insieme collettivo di azioni che possono operare nella stessa direzione, a determinate condizioni. E che hanno soprattutto bisogno di essere collegate tra loro per avere maggior diffusione.
    Per quanto vorrei proporre io ( una riflessione sulla situazione politica attuale vista rispetto allo status del problema organizzativo – partiti , sindacati, movimenti … ) credo che sarebbe utile confrontarsi sul che cosa stia cambiando nei rapporti sociali, e sulle ragioni che rendono la “forma partito” improduttiva ed inadatta ad affrontare i problemi nuovi. Una riflessione su questo la “cultura” l’ha sempre stranamente delegata alla “politica”, con il risultato che si danno per scontate le scelte organizzative che invece dovrebbero essere riconsiderate globalmente.
    Quanto alle “giornate della memoria” trovo che l’idea potrebbe essere un buon filo conduttore per una riflessione a tutto campo sulla storia “oscurata” o nascosta del tutto, e quindi sul senso che avrebbe oggi ricollocare nel contesto odierno il significato di momenti particolari del passato, guardandoli come esempi da cui trarre indicazioni per il futuro.
    Aspetto di capire quali sono le vostre idee. Preparerò degli appunti e li manderò, verso la fine dell’anno. Per ora vi mando i miei auguri per le feste ed un caro saluto.
    Bruno Ponterosso

  16. Caro Messer @Bruno ( eh, se ti chiamo Ser @Bruno, mi sembrerebbe di ‘parlare a me stesso’ ! ), grazie alla consueta Ospitalità, congiunta alla partecipazione viva ‘in prima persona’, da parte di Ser @Mario e della sua impareggiabile ‘altra metà del cielo’ Lady @Rossaura, la “Giornata della Memoria”, potrebbe consentirci non soltanto un giusto ricollocamento dei fatti storici “oscurati” ( volutamente oscurati, dal potere dominante di ogni epoca ! ) con una rinascita “alla luce della storia stessa” di tutti quei protagonisti che sacrificarono se stessi ‘per il bene comune’, o per il “bene comunemente sognato”, ma permetterà anche a questa Generazione di oggi ( che non è nè migliore, nè peggiore della nostra, ma semplicemente “meno informata” e meno dotata di “modelli di valori etici” in cui collocarsi, in quanto privata di ogni ‘riferimento morale e ideale’ dal potere politico ‘cialtrone’ oggi dominante, che inneggia al “vivere alla grande sulla pelle altrui”, all’ esistenza immorale e chiusa a qualsivoglia mondo pensato che non sia quello dello sporco profitto e della corruzione ) di “scegliersi da sola” i propri modelli di virtù civica, potendo ispirarsi a fatti accaduti di cui nulla essa sà, e ad Eroi diametralmente opposti a quelli che si affacciano, da qualche sciagurato anno, dai salotti TV o dai giornali di proprietà del ‘capo’ !
    In fondo, con i cambiamenti intervenuti nel mondo a causa della Globalizzazione e, soprattutto, della Rivoluzione Tecnologica che hanno mutato radicalmente le categorie sociali delle Popolazioni della Terra, oggi non ha più senso parlare di “sinistra o di destra”, ma continua ad avere un profondo e concreto significato, uno spartiacque morale, ineludibile e chiaro, tra chi aborra lo sfruttamento dell’ Uomo sull’ Uomo e chi invece lo persegua anche con la violenza, e fra chi sogni una realtà esistenziale in cui ad ognuno ( povero o ricco, laico o religioso, e di qualunque razza sia ! ) “vengano assicurate le stesse opportunità” sulla linea di partenza della vita e chi al contrario persegua e voglia, per sè e solo per sè, le migliori opportunità in base al potere che esprima, lasciando a tutti gli altri “solo le briciole” !

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