Mario

Dalla prateria all’oppio dei popoli

In Anima libera, La leggerezza della gioventù, Religione on 13 dicembre 2010 at 2:30

Immagine di un grazioso diavoletto rosa

Premessa alla parte quarta.
Tutto sommato è duro vivere in questo isolamento. La cosa difficile non è solo stare chiusa nel terrazzino, ma vedere la vita che scorre fuori, lontano dalle mie mani. Non che sulla strada ho speranza di trovare miei simili, ma certamente in casa mi sento come un pesce fuori dall’acqua. E poi quel problema del cesso. La casa è piccola e si divide con altri, ma il cesso sta nella nostra camera. Mai un po’ di privacy. Via vai di zii e pitali. Non che sia schizzinosa, però… anche per questo i miei pensano di scappare, fosse solo questo, hanno pure noi figli a dormire nella stessa stanza. Dormire… sognare… forse.

I grandi non capiscono una cippa delle esigenze di una scimmietta come me. Tenermi in casa non fa che stimolare la mia fantasia. Non abbiamo ancora la tv, è roba da americani capitalisti, anche se Ernesto pensa di diventare americano pure lui. Che scemenza pure questa. A me gli americani non piacciono, sono troppo presuntuosi, troppo pompati dalle vitamine. Se devo essere sincera preferisco i russi. Mi fanno pensare alla campagna, al lavoro della terra e poi i russi hanno fatto la rivoluzione. Hanno messo il popolo a governare. Beh… insomma… va beh, l’idea almeno era quella. Non ho giochi, quei pochi li nasconde Ernesto sotto il suo letto. A parte il fatto che a me di quei giochi non importa un fico secco, però considero offensivo quel suo modo di agire. Devo pure insegnargli a stare al mondo, altrimenti mi vergogno a portarlo in giro. Allora? Decido una spedizione punitiva nel suo nascondiglio. Che poi di fantasia ne ha poca. Che se ne fa dei giochi che tiene nascosti? Un bel niente. E poi si scorda che io sotto ai letti ci vivo. Pensa te se non li ho già adocchiati. Bene! al successivo esilio sul terrazzino, faccio beneficienza. Volano tra le sbarre verso le mani tese dei compagnucci di strada. Che gioia dà rubare agli avari per donare ai poveri! Mi sento una nuova Robin Hood del Meccano. D’altra parte lui non ha ancora imparato il mio linguaggio e io non ho ancora nessuna intenzione di parlare con lui. Così mi sospetta di aver rubato i suoi beni, ma non ha prove per accusarmi. Anch’io so fare l’angioletto se voglio e d’altra parte niente del bottino è stato ritrovato tra le mie povere cose. Così dopo tante lacrime e senza giocattoli, cerca di rovinare i miei giochi fantastici.
Io invento un cavallo. Un bel cavallo sauro. Quando me lo vede, muore subito d’invidia. Ne vuole uno pure lui, ma non sa come farlo, anzi vorrebbe il mio. Non lo avrà e il suo non gli riesce bene. La sua sedia non è veloce come la mia. Non sarebbe degna nemmeno di essere cavalcata. Ci prova sempre a superarmi quando scorazzo nella prateria. Tenta sempre di farmi degli infidi agguati, ma per quanto mi riempia di piombo che erutta interrottamente dalle sue pistole sputafuoco, non riesce ad ammazzarmi mai. “Fermati, ti ho colpita, sei morta!” Ma che cavolo sta a dire questo? Ma proprio non gli entra che io sono in un film diverso dal suo. Corro inebriata dalla velocità. Perché sia chiaro che anche le bambine speciali sanno essere molto felici. Io corro solo per il gusto di sentirmi il vento tra i capelli e per annusare l’odore dell’erba e della polvere. Faccio cosa unica con il mio animale, mi fiondo con lui fino a prenderne l’identità. Sono uno stallone selvaggio che sfida i lazos dei vaccari. Nessuno mi prenderà mai. Intanto la sedia della camera dei miei, che pure è molto resistente, dopo tante avventure, tante corse sulla prateria e fughe dai pellerossa che vogliono il mio scalpo e dai cowboys che pretendono di fare di me il loro destriero, decide di lasciami appiedata. Questa volta dovrò mettere fine alle sue sofferenze. E’ assurdo far soffrire così un povero animale. E’ una cosa che detesto. Ammazzare una bestia che sta già a pezzi? ‘Sta roba non l’ho mai capita, uno prende una storta e trova subito qualcuno che estrae la pistola e senza chiedergli nemmeno “come stai?” gli spara alla tempia. E’ questa l’umanità?
Io potrei amare i ragazzini del quartiere e anche gli altri, ma mi vogliono insegnare solo rancore. Io non ho fretta. So che prima o poi li salverò. Loro non lo sanno. E io non ho solo rabbia da dare. Quella in fondo mi serve a difendermi. Il mondo non è ancora pronto. Questo mondo che crede che una motocicletta sia la libertà. E’ solo l’inizio. E la libertà è il sogno. Non ho mai avuto bisogno di una moto per essere ribelle. Del mio cavallo sì, e di una prateria, e del mio saper immaginare. Di saper gridare a pieni polmoni. E poi non sono adatta ad essere stupida. Ad essere mielosa. Quando i ragazzini vogliono fare i grandi mi fanno pena. Da allora però debbo farmela a gambe, che poi, come gambe non sono così male a parte le botte e le croste sulle ginocchia. Corri oggi e corri domani hanno preso un’aria atletica da calciatore. Non che il calcio mi piaccia, ma preferisco di gran lunga stare in porta che giocare con le bimbette smorfiose del vicinato.
E’ ora di finirla con le gonne che a giocare sono anche scomode.  Mi metto in porta non perché sono una pippa, lui è una pippa, ci vado perché sono ancora troppo bassa. E poi anche perché, come detto, non mi prende proprio rincorrere una palla. Mi sembra stupido. Ma quando “la guardiana” non vede mi spingo alla riva che dà sulla laguna. Mi piace quella sensazione di spazio, quasi di immenso. So che farò il marinaio. Io sono nata per essere Ulisse, non Elena. Non ho ancora deciso se mi lascerò crescere la barba. E se mi farò tatuare un’ancora sul braccio. Mi piace quell’odore di salsedine che esala dall’acqua. O forse sceglierò di fare la sirena, e andarmene a incantare i naviganti. In fondo gli uomini non cercano che di farsi incantare. Fossi bella sarei già sirena. Negli occhi di mio padre vedo che sarà dura. Posso credergli? non è mai stato tenero con me. Forse dovrei cominciare a prendere delle decisioni, ma perché decidere una cosa quando le puoi fare tutte? Un giorno lo guarderò fisso negli occhi e cancellerò quella sua arroganza. Li vedi questi capelli? Non sei tu un padre. Non abbiamo bisogno di padri.
Mio padre si lagna con mia madre: “Tua figlia è un maschiaccio, dalle qualche sculaccione e rimettila a posto!” Ma perché devo essere figlia di mia madre quando, come succede spesso, faccio cilecca per loro, e mai per nessuna ragione figlia sua? E intanto mi segno ogni sua dimenticanza, ogni parola sbagliata, già pianto il muso se si rivolge bruscamente a mia madre che a sculacciarmi non ci pensa nemmeno. Lo sa che sono una bomba ad orologeria. Mi evita. Ormai ha accettato il suo destino che l’ha voluta madre di una figlia così. Già giuro vendetta. Poi il discorso del maschiaccio, non mi fa né caldo né freddo. Gli sculaccioni non mi preoccupano, se è il prezzo per essere nata libera, lo pago. E poi, come dicono loro, i grandi: il culo non ha denti. Una cosa sola non sopporto ed è quel decidere per me il posto che devo per forza occupare nel mondo. Non si rendono conto che io sto al centro del mondo e non accetterò mai di frequentarne solo i confini. Ah! avessi già potuto partire per i miei viaggi. Avessi potuto attraversare tutti i confini. Avrebbero avuto da correre per prendermi e per domarmi. Avrebbero avuto pane per i loro denti. Praticamente una pietra.
La mia crescita prevede che oltre a portare i pantaloni devo andare presto a scuola per cavarmela velocemente. Non ho tempo da perdere per imparare le cose. In pratica già so quasi tutto, non nei minimi particolari s’intende, ma un quasi tutto in embrione. M’annoio da morire a casa e trascino mia madre recalcitrante alla porta dell’asilo che essendo una scuola privata, mi accetta molto prima del tempo. E voglio ben vedere visto la retta che pagano. Basta che non mi bagni le mutandine. Cose da bambini! ormai è da un pezzo che domino i miei bisogni fisiologici che secondo me sono, mi si consenta il termine, una vera cagata. Purtroppo la scuola è gestita da suore e questo comincia ad essere un problema. Innanzi tutto io sono atea, non come dopo che sono diventata agnostica, ossia una a cui non gliene frega niente. In questo preciso momento invece ne faccio proprio una questione di principio. Questa storia di Dio, della Trinità, di Gesù (che mi è obiettivamente anche simpatico), della Madonna e dei Santi del Paradiso, mi sta prendendo male.
La questione appunto verte su che senso ha essere creati imperfetti da un Dio che è l’emblema della perfezione. Ma se è tanto perfetto che cavolo gli serviamo noi omuncoli deboli e senza virtù? Ha forse bisogno di un mondo di sudditi scemi per giustificare la sua bella esistenza? Inoltre si suppone che nessuno è perfetto se non porta dentro di sé anche il germe dell’imperfezione, pertanto… E poi: i premi e i castighi. Ma come si fa? Mi fai nascere deficiente e speri che mi comporti bene e mi castighi se non lo faccio. Mi fai figlio figo dei genitori del Mulino Bianco e mi premi perché dico “Buongiorno e buonasera.” e non mi scappa mai un “cazzo!”? Non scandalizzatevi, nella crescita è pure previsto il turpiloquio , e una parolaccia ogni tanto dà soddisfazione. Che poi invece Gesù mi pare un idealista. Lo fanno passare per il figlio di Dio, e per lui sono guai grossi, mica come succederà poi che fanno passare le minorenni per nipoti di Mubarak solo per togliercele da ‘sti guai.
Insomma questo povero cristo ne ha passate di cotte e di crude per una semplice diceria. Se fossimo stati contemporanei avremmo anche fatto amicizia, ne sono certa. Mi sa che pure lui sapeva già quale sarebbe stato il suo destino e tutto sommato non ne era proprio così contento. Certo che essere trattato come Superman doveva essere una figata. E poi tutto il contorno delle sue gesta. Mica male no? Mi sa che gli hanno messo su, dopo la crocefissione, un ottimo ufficio marketing, con un curatore d’immagine mica da poco. Un bel 10 e lode per l’inventiva. Mica ci si poteva immaginare che quella storia avrebbe fatto presa per più di 2000 anni.
Intanto andare dalle suore mi ha fatto desiderare di diventare prete. Sì, ammetto è un periodo mistico questo. Che poi non posso sperare di diventare Gesù, che la cosa mi pare complicata, e forse anche rischiosa, allora mi butto sullo scalino più basso della gerarchia ecclesiastica. Veramente ci sarebbe anche il chierichetto, ma mi pare figura di gran lunga secondaria e senza potere. Il prete invece mi pare tosto. Cambierò la Chiesa dalle sue radici. Insomma un prete operaio, marxista-leninista. Neanche il tempo di farci le labbra e già mi tocca rinunciare. Ci sono troppe cose che non mi piacciono nel fare la gavetta. Troppo tempo a spendere per realizzare l’idea. E poi si sa: la religione è l’oppio dei popoli, questo l’ha scritto su un manifesto un mio amico. L’ho incontrato dopo molti anni a Berlino. Mi sa che pure lui era un idealista.
Però certi argomenti non li digerisco proprio. Per esempio la favola di Adamo ed Eva. A parte il fatto che, al solito maschietto scemo di turno, dopo averlo messo al mondo, gli regalano un paradiso terrestre con il verme dentro. Ma poi povero cocco ci sta largo e allora Dio, che di sudditi ne ha pochini, anzi niente perché se si usura e stressa quello, perde la sua giustificazione di esistere. Allora, che ti pensa? Perché non gli diamo la solita bambolona cretina? Quella che nasce da una costola, si fa sollazzo del proprietario (della costola), procrea e partorisce con pianto e stridore di denti? Per l’appunto una scema che si lascia comperare con una mela, e pure bacata. Ma guarda te se mi devo digerire anche questa.
In effetti il mio rapporto con le suore è un disastro. Tentano di mettermi sotto con le punizioni. Giù nel sottoscala al buio. Che poi la cosa che mi da più fastidio è l’odore degli stracci mal lavati e umidi. Il buio, da sempre, mi fa compagnia. Al buio penso meglio. Che poi a scuola dalle suore ci sto fino alla fine delle elementari. E di cose su di loro ne avrei da raccontare in quantità industriale. Mica serve aspettare le soffiate di Wikileaks.  A me Assange mi fa una sega. No, per carità che non lo leghino anche per pedofilia embrionale, che ne avrà già tante da pensare. Comunque le suore sono le paria della Chiesa. La loro servile deferenza verso i potenti e in compenso la loro cattiveria di rivalsa verso i deboli e gli sfortunati, classe a cui appartengono in piena regola, sono una loro specialità. Povere cocche! Figlie e spose di Dio. Doppia fregatura.

Giorgio Gaber: Io se fossi Dio [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/IoSeFossiDio.mp3”%5D

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  1. @”Innanzi tutto io sono atea,…..”

    Ok, da qui in poi sono praticamente io me medesima, quella di ieri, oggi e domani.
    Eccetto per il desiderio di diventar prete, che non mi ha mai attraversato l’anticamera del cervello manco per un nanosecondo.
    Solo che a me le suore m’han proprio buttata fuori dall’asilo.
    Che poi le devo anche ringraziare ‘ste stronze, in fondo, se non m’avessero buttata fuori non sarei passata sotto l’egida di mia nonna e forse non sarei diventata quello che sono oggi.
    Si nota molto che mi “autocompiaccio” di me? 😉

    • Chissà perchè questa enfant terrible è un po’ ispirata anche a te. Non che ci siano grosse diversità a parte il fatto che il soggetto descritto vorrebbe fare tutto e il contrario di tutto. Chissà dove andrà a parare? 😉
      Per quanto riguarda la tua esperienza l’essere passato sotto l’educazione della nonna mi pare proprio un colpo di fortuna. 🙂

  2. Anch’io volevo una nonna come quella di Maddog!
    Ma questo libro quando esce? 😉

    • Innanzi tutto ci vuole un libro da proporre e poi un editore disposto a giocarsi la reputazione. Nè io nè il co-autore (che crede di essere quasi superfluo) non abbiamo velleità e nemmeno voglia di sbatterci per la notorietà (ammesso che esista questa possibilità) riguardo ai soldi poi ci abbiamo rinunciato da mo’.
      Credo che in questi nostri blog, ci siano parecchi spunti per la letteratura, ma siamo solo blogger senza possibilità di riscatto, almeno per ora 😉
      Buona giornata davvero
      Ross

  3. Come co-autore, ormai quasi superfluo, mi permetto di rammentarti fino alla noia che qualsiasi possibilità di pubblicazione è sottoposta ad un limite di priorità che va strettamente rispettato. Prima devi aprire la tua libreria e poi devi fare l’editore.
    Un caro saluto ed un abbraccio
    Mario

    • L’hai detta giusta, solo Martina ci può salvare. 🙂
      Dove non hai detto giusto e il co-autore superfluo, ma ne parleremo a quattro occhi e a quattro mani, almeno la cosa sarà più chiara.
      Un saluto piccato
      Ross

  4. Un tono minaccioso. Piccata ovvero armata di picca. Non so perché ma la cosa mi e non mi spaventa. Che ne parliamo a quattro occhi e quattro mani e un progetto. Ecco la parola progetto. Non c’è bisogno di farsi salvare. Quella che manca è prima la volontà. Un risultato l’ho raggiunto. Non si può volere tutto. Per il resto… è tutto difficile. Per me. Con te.
    Ricambio quel tipo di saluto.

  5. Coma al solito, a potersi legare qui, ce ne sarebbero di spunti per parlare!

    Poiché però non posso, ti dirò solo che la frase che mi è rimasta più impressa è “Io sono nata per essere Ulisse, non Elena”, in cui mi rispecchio totalmente (beh, quasi, che per la parte ‘coniugale’ sarei più, ahimé, Penelope 😉 ).

    E poi, la parte in cui butti i giocattoli di tuo fratello risveglia i miei ricordi: sai che anche mia sorella tentò di fare la stessa cosa, che per fortuna non le riuscì?

    Dev’essere un vizio dei fratelli più grandi: o solo delle sorelle? 😛

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