Mario

Era il 12 dicembre all’alba del 1968

In amore, La leggerezza della gioventù on 11 dicembre 2010 at 16:00

Rossana aveva solo 16 anni. Spesi male direbbe qualcuno, ma per lei era tutto quello che aveva. Era già da due anni che lavorava rinunciando al suo sogno più grande, quello di studiare. Non c’erano soldi in casa, o almeno non c’erano soldi per lei. Ormai sapeva che avrebbe dovuto arrangiarsi da sola, che nessuno pensava per lei. Era tempo che si prendesse quello che sperava le aspettasse, per quello la sera prima gli aveva chiesto un bacio. Michele era di qualche anno più grande di lei. Aveva un sorriso scanzonato che sembrava farlo più uomo, più avvezzo alla vita, più sicuro di sé. Rossana gli aveva offerto le labbra e lui si era scostato. Ormai era certa che lui non la voleva e sapeva anche che era l’unica persona che l’avrebbe potuta far soffrire tutto il dolore che una sedicenne è capace di provare.
Lui sembrava guardare altrove e se l’era presa con la luna che li aveva resi così vicini e romantici. In quegli anni essere sdolcinati era il peccato peggiore. C’era da vergognarsi come ladri. Lui maledisse quella luna, quasi con rabbia. Lei chiuse gli occhi per non mostrare quanto le fosse costato quell’azzardo. Non si sentiva delusa, sapeva che ogni cosa della sua vita doveva essere guadagnata con fatica. Lei non si scoraggiava mai, se lui non la voleva, lei avrebbe fatto tanto che l’avrebbe voluta.
E così viene l’alba del 12 dicembre 1967. Quel giorno si sposa la figlia dell’allora Presidente degli Stati Uniti, Lindon Johnson e a Capetown il dott. Barnard fa il primo trapianto di cuore. Un giorno felice a quanto pare, almeno felice per qualcuno. Rossana si sveglia presto e va al lavoro. E’ ansiosa che venga sera. Ritroverà i suoi amici in piazza e con loro Michele. Ormai fa buio presto, il tempo è bello e la sera si presenta limpida e ghiacciata. Lei si stringe inutilmente addosso il suo cappotto turchese con i bottoni dorati. E’ bello e le sta bene, anche se caldo non fa. Gelare dentro è una sensazione insopportabile. Ma lei vuole sembrargli bella, vuole convincerlo che è di lei che si deve innamorare. Stupida ragazzina che cosa si è messa in testa. Non è un buon motivo, quello, per provocare Michele. Se lui non la vuole, una ragione ci deve pur essere. E’ troppo difficile chiederselo e darsi una risposta.
Forse non è bella e forse non è abbastanza donna per lui. Tutto qui, semplicemente. Eccoli lì, ad aspettarla in piazza. Ci sono tutti, ma lei vede solo Michele, che la controlla da lontano. Sembra imbarazzato. Oddio! cos’ho fatto? Adesso che penserà? Che sono stupida ecco, solo questo può pensare. Intanto Rossana fa finta di essere allegra e spensierata. Sicura quanto basta per provocare i ragazzi in un gioco di coraggio. La presa di Sedan. Ridono del gioco, ma nessuno ha coraggio di tentare di baciarla e lei lo sa. Sa che Michele sa. Sa che il gioco è diretto a lui e lui è serio e silenzioso. Lei non può più fermarsi, deve provocare fino alla fine. Certo è solo un gioco, innocente, ma lui tenta la presa e lei si scosta imbarazzata. Brava scema, dovevi arrivare fino a qui? Lo sapevi che solo lui avrebbe avuto il coraggio; non dire di no. Ci speravi. Eppure non ci credevi. Adesso è ancora peggio e forse hai rovinato tutto. Brava scema!
E’ tardi. Lei deve rientrare ed è Michele che la porta sotto casa. Sotto per modo di dire, perché suo padre non la deve vedere. E’ l’ora che pure lui rientra. Michele la prende sotto braccio e si ferma ai piedi del ponte e la trattiene. Non dice niente ed è strano perché lui parla, è sempre un fiume in piena, ma quella sera tace e la guarda strano e lei vorrebbe scappare. La luna ruffiana sta sempre lì e lei per il freddo rabbrividisce. Lei non sa più cosa fare. Come vorrebbe non averlo fatto. Come vorrebbe poter riavvolgere il tempo, tornare a ieri. Ma lui si avvicina e la bacia. Oddio e adesso? Si guardano e si ribaciano. E’ troppo dolce per assaggiarne uno solo. Ne prendono un altro ed un altro ancora. Lui la guarda e la stringe in un abbraccio. “E’ perché devo partire! Non volevo… lasciare niente dietro le mie spalle.” Si stacca e i suoi occhi sono persi lontano. Rossana non lo sa ancora, ma per vie traverse e senza appello, sarà per sempre.

The Rokes – 1965: Ci vedremo domani
[Audio “https://sites.google.com/site/semario2/CiVedremoDomani.mp3”%5D

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  1. qual e’ ancora la faccina con la lacrimuccia?
    😦

  2. lo so, ma e’ proprio l’idea… lo sai che sono una romanticona. e poi non sopporto l’idea delle separazioni forzate 🙂
    lo so che decenni dopo per i protagonisti non ci sara’ piu’ alcun tipo di separazione… e questo mi consola 😉

  3. Cara Ross, ho letto fin da ieri questo tuo post, veramente emozionante (avevo i brividi!).

    Io ho sempre pensato che la vita sia bella, e voi ne siete la conferma.

    Cioè, non l’ho sempre pensato: ho dovuto crescere e patirne tante per arrivare a questa inossidabile convinzione, però ci sono arrivata!

    Un abbraccio.

    • Cara Ify, la vita è talmente bella che riesce perfino a stupire me, terribile ottimista 🙂
      Esistono periodi bui, dove ti sembra di non riuscire a rialzare la testa, ma arriva la riscossa, piena di doni e novità impensate. La mia vita ne è un esempio. Proprio quando non mi aspettavo più niente ed ero ugualmente felice di quello che avevo avuto brutto o bello che fosse, è arrivato il meglio.
      Non mi abituerò mai alla bellezza e alla strordinarietà dell’esistere.
      Tu e Marty siete donne speciali, straordinarie, fortissime e… soprattutto umane.
      In questa ultima parte c’è il dolore, le debolezze, gli errori e la rivalsa. Siete donne per uomini eccezionali. Questi uomini non si vedono dall’aspetto, ma dalla sensibilità che li rende vulnerabili e pure loro facili agli errori. Potessi spiegare come due persone vulnerabili assieme facciano una forza invincibile. Fossero in tanti a capirlo non ci sarebbe più solitudine.
      Restituisco l’abbraccio
      Ross

      • proprio quando non mi aspettavo piu’ niente… e’ arrivato il meglio.
        ci credo ancora, sai?
        Grazie per le tue parole, questo tuo commento mi havvolto come una calda coperta.
        Un abbraccio cara, speriamo di vederci prestissimo.

  4. Ho il sospetto che ne parlerò e ne parleremo ancora. E che troverò altre canzoni da dedicarti (in effetti aspetto solo l’occasione). Ho il sospetto che non sia in questo anniversario la nostra fortuna, la fiaba, ma anche di questo temo avrò modo di parlare. Ricordo quel cappotto turchese, lo ricordo come ora. Sei arrivata alle mercerie, ricordo esattamente il posto, ma forse non era proprio quella la sera. Poco importa. Ricordo com’eri bella e come m’è mancato il respiro nel vederti. E’ per questo che oggi ti ho dedicata anche “Ricordati”. Ricordo che avresti voluto una poesia tutta tua e ancora non sapevi che eri la mia poesia, tutta. Ricordo tante altre cose ancora… e che altri, più bravi di me, dicevano quello che avrei voluto dirti, come appunto quella canzone.

  5. Concordo con chi mi ha preceduto: un post emozionante

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