rossaurashani

Nessuno mette una bambina in un angolo

In Anima libera, Donne, La leggerezza della gioventù on 30 novembre 2010 at 18:56

Foto BN: la neonata Ross in braccia alla mamma in battelloPremessa alla seconda parte:
Se ho quell’aria accigliata una ragione pure ci sarà. Nemmeno il tempo di aprire gli occhi e trovi la sensazione di aver sbagliato ruolo, momento, tempo, mondo. Ti guardano come un fenomeno. Con dispetto. Con quel sorriso. Con sorpresa. Con delusione. E poi non ho mai amato farmi fotografare. E ancora meno che gli altri parlino di me. Non ci vuole certo molto a farmi scaldare, vorrei vedere voi al mio posto. Gli occhi di mia madre che hanno già quell’espressione. Che sembrano implorarmi di stare zitta. Di risparmiarmela. Se il mondo mi dichiara guerra non sono certo io a tirarmi indietro. Per quanto mi riguarda meglio mettere tutto in chiaro subito: voi cominciate a tremare.

Mica nasco principessa, me ne accorgo subito. Quel gran padre, così preso dalle sue cose, altro non è che un ciabattino. Un tiranno con pochi sudditi da tiranneggiare e col sospetto per questi miei capelli rossi, così… diciamo così sospetti. Io da parte mia mi son data da fare. Il problema non è stato tanto nascere, ma trovarmi in un mondo che non ha idea di dove sta andando. Questa è la scocciatura. Sapere di doverlo drizzare e darci un costrutto. Tutto a me tocca fare! Che poi quando apri gli occhi e si presenta quel fratello… ti cadono le braccia. Se ho pensato di poterci contare per avere un contributo è stato tempo perso, lui è solo in grado di cercare di sostituirmi al seno materno. Che cavolo! Non può prendersi un bicchiere di sano latte vaccino? E poi non è esagerato quell’eccessivo attaccamento alla mamma? Edipo non risolto? Ma guarda se devo preoccuparmi di lui con tanto che ho da fare. Che poi se vuole il latte di mamma io glielo do. Una bella vomitatina e via. Magari non dal produttore al consumatore direttamente, come avrebbe preferito, ma per interposta persona. Che a far le cose a volte mi mette allegria. Vomitargli in testa e vedermi vicino Padre Vattelapesca nell’atto di esorcizzarmi mi ha fatto scompisciare dal ridere. E lui giù a piangere. Ah, questi fratelli che lagna! E poi la casa è piccola, troppo piccola. Non ci stiamo in tutti, soprattutto non ci sto io che ho bisogno di aria e di silenzio per pensare. Comunque a guardare Ernesto tutto pieno di vomito e disperato quasi quasi mi pare più carino, più sopportabile.
Beh! passiamo alla seconda parte perché il tempo passa ed io c’ho da fare.
Nella foto sembro dormire, tra le braccia di mamma. Una bambina normale, mica un’assatanata. Ma ho detto sembro non che lo sono. La cosa importante, come già detto, non è solo nascere, ma vivere in un mondo che non ha idea di dove sta andando. Ovvio che le prime cose da drizzare stanno in famiglia, soprattutto quel fratello senza qualità. La convivenza con lui è a dir poco oltraggiosa. Quello non accetta che abbia già le mie idee in fatto di stare al mondo. Lui contratta con mia madre di chiudermi nel cassetto del comò o di ficcarmi e dimenticarmi dentro all’armadio. Mia madre non gli dà ascolto completamente. Credo che qualche volta ci abbia pure pensato, se non altro per non sentirsi così osservata e a disagio con me. Fossi una tiranna! Intanto avesse chiuso lui, così me ne liberavo una buona volta! Poi tutto sommato a parlare di lui si spende solo tempo e fatica. Io so di essere nata figlia unica, malgrado Ernesto e gli altri tre bambini rossi che ho preannunciato per vendetta. D’altra parte mica tutti nascono con l’impronta della ribellione, no? Che poi nel caso mio non è un semplice segno fisico innocente come una voglia sul polso. A guardar meglio sembro un essere che ha tradito il suo bagaglio genetico. Una mutante.
Comunque, mi rendo conto che non è facile sopportare le mie autonomie che non promettono niente di buono. E mia madre non sa proprio da che parte prendermi.
La prima volta che si distrae e mi lascia zompettare da sola, finisco diretta e spedita dentro al mastello del bucato, pieno d’acqua e sapone. In verità come l’ho visto mi ci sono buttata con voluttà, ma senza secondi fini. Non ha niente a che fare con la ribellione che mostro io e che avrebbe mostrato in futuro la mia generazione. In questo momento è prevalso in me il gusto dell’esperimento. Il piacere di fare qualcosa di nuovo ed eccitante. Non mi ci vuole molto a capire che l’acqua sarà sempre l’elemento naturale che mi ci vuole un po’ come la libertà e la giustizia che mi sono necessari per sentirmi viva. Ovvio che mi sono opposta strenuamente quando sono venuti a togliermi di là. Ma lasciate un po’ vivere questa povera bambina! appena uscita è già così controllata. Nell’acqua sto come il pisello nel suo baccello. Comunque non me ne sarei mai uscita dal mastello ci stavo che era una meraviglia.
Ernesto ride di me e io lo snobbo perché a giocar con lui non ci penso proprio, non lo farei per tutto l’oro al mondo. I suoi sono giochi insulsi, privi di mordente, mentre io già voglio l’avventura, voglio la strada e l’imprevisto. So già cosa diventerò. Mia madre nicchia. Teme, e a ragione, che in strada, con gli altri ragazzi del quartiere, potrei capeggiare presto una banda. E’ sempre stata quella la mia indole. Non corro mai per i secondi posti. Gli altri sembrano tenermi a debita distanza. Anche se sono solo questo soldo di cacio. Anche quelli che mi sovrastano per età e per altezza, proprio come il fratello che mi è capitato in sorte. Perché mica ho potuto scegliere, lui già c’era e a malincuore ho dovuto farmene una ragione. E il quartiere è quello che è. King’s bay mi affascina moltissimo, ma per gli adulti sembra una giungla piena di pericoli. Ma che ne sanno loro dell’avventura? Come sempre dovrò spiegarglielo io.
Mia madre ha la strana sensazione che il mio essere bambina non limiti i miei movimenti e le mie ragioni, così mi chiude nel terrazzino, come un felino in gabbia a guardare il mondo tra le sbarre. Pensandoci bene non devo essere un bel vedere piegata sulle ginocchia con la gonna tirata su sulle gambe e le mutande in bella vista. Nemmeno il mondo è granché, spiaccicato lì sotto. Con quei ragazzini, che sembrano dei nanetti da giardino, che ci giocano liberi e guardano con la testa all’insù i miei mugolii d’animale ferito. Avrei potuto invidiarli sennonché so che da lì evaderò presto. Mi avvinghio alla ringhiera che fa le sbarre della mia prigione. Sono certa di poterlo dirigere, quel mondo che è fin troppo piccolo. Mutande all’aria e digrignamento di denti evidenzia la mia voglia di uscire e di possedere finalmente un paio di pantaloni.
Sono decisa come so essere decisa io sempre. Non proprio una bambina ma già un piccolo essere libero. Le idee ben chiare in testa e la testa già un cespuglio di capelli rossi. Tanto faccio e tanto ringhio che giocoforza mia madre si piega: mi cuce un paio di pantaloncini a pagliaccetto che odio fin nel profondo dell’anima e mi consegna alle cure di Ernesto per tenermi sotto controllo nel cortile di casa. Questa è bella! il controllato a tener sott’occhio il controllore. E’ da vedersi. Lui non è tipo da mettersi nei guai ma questi, i guai, sanno sempre trovarlo. I bambini sono così, vedono da lontano chi l’ha scritto in faccia il destino di vittima; l’annusano. In fondo hanno una loro semplicità nelle cose e una loro crudeltà. Sono radicali e tutti lo prendono a bersaglio di lazzi e dispetti e qualche volta pretendono di prenderlo a botte.
Me ne potrei anche fregare. Ma è, in questo momento, la sola possibilità di uscire in strada. E poi, per la miseriaccia, è pur sempre mio fratello. Nessuno me lo può toccare, tranne la sottoscritta. Ci devo buttare un occhio e riportarlo a casa aggiustato perché ogni ematoma e botta è sempre colpa mia. Se torno pesta, lui fa il santarellino. Sono caduta da sola. O mi sono messa a correre come una scema. Dà della scema a me… Tze! E’ sempre bravo in questo. Insomma… alla fine… vuoi per necessità e vuoi per orgoglio questo fratello sciocco non me lo devono toccare. Dove non può la mia forza può la rabbia, mani e denti e come capita, divento una belva, una vera furia. Credo che qualche segno dei morsi se lo portino a spasso ancora. Buona son sempre stata, mi pare chiaro. Ma quando c’è da lottare, soprattutto per una buona causa, o anche una causetta come lui, non sono mai capace di tirarmi indietro. Ricordo quella volta… ma non precorriamo i tempi, anche questa arriverà. Intanto la presunta iena impara a misurarsi con quello che ai suoi occhi è giusto e quello che non lo è. Insomma la bestiaccia comincia anzi comincerà a crescere dalla prossima puntata.

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  1. Le due gentili signore ritratte in foto hanno l’espressione di chi sta meditando un disperato lancio fuoribordo. 😉

    • Ma lo sai che a guardarci bene è vero quello che dici?
      Nelle espressioni ci vedevo qualcosa che non volevo identificare ed era uno sguardo assassino camuffato da indifferenza. Chissà se a buttarla a mare si sarebbero sentite più serene? In certi casi “ammazzarli da piccoli” potrebbe essere una soluzione. 🙂

  2. Concordo col “Bellissimo”: da sorridere, e da riflettere.

    • Mi piace l’idea che il raccontino faccia oltre che sorridere un po’ riflettere. Secondo me ci sono molte creaturine, nate donna, che hanno bisogno da subito delle pari opportunità e di evadere dai luoghi comuni. Sono decisamente delle rompipalle in tutti i sensi, ma che se po’ fa’ quando natura chiama… 🙂

  3. Scritto a quasi quattro mani, più di lei che mie, e contrastato più di quattro giorni a polmoni a tratti spiegati. Quattro giorni di discussioni, a momenti animate, e la montagna ha partorito il topolino. Un ibrido.
    Una piccola storia, anzi un frammento, liberamente ispirato da una bambina e da tutte e dall’essere bambina, nascere donna e femmina. Insomma… bando alle ciance. Il post è essenzialmente di Ross e se ci sono dei complimenti vanno a lei e alla sua zucconeria. E sta a lei rispondere.

    • Inutile star lì a discutere il quinto giorno di seguito. L’idea è tua e mi ha entusiasmato subito. Come al solito sono partita in quarta, ma in forma piuttosto informe. Solo un racconto. Tu caro mio ci hai dato l’anima e poi ci abbiamo messo le mani per dare corpo a questa bestia di ragazzina mutante. Se più o meno bestia ce lo siamo giocati, quindi il merito è pari e non dirmi più che sono una bambina 😉

      • Invece confermo che sei una casinista. E confusionaria. E tutto il resto detto in rete o a voce. E ripeto che sei una bambina. Anzi una bambina viziata. A parte le controindicazioni e le polemiche mi piace. E mi piace essere io a viziarti. E chiudo qui la discussione anche per FB. Se ci sarà un seguito? Non lo so. Non ne ho idea. Certo deve essere meno polemizzato e ti dovrai rendere più disponibile. Cioè… insomma… si vedrà. 😉

  4. Bravissimi, uno scritto intenso. Vi avevo inserito un commento ieri ma ovviamente WordPress mi odia 😀
    E farne un libro? Ne verrebbe fuori un best seller, ne sono quasi certa….
    Attendo il seguito 🙂

    • Senti la vera autrice (cioè quella che l’ha ispirato e ha scritto la maggior parte del testo) se ci sarà un seguito. Non è facile lavorare con lei. Inoltre, come puoi rilevare anche dai commenti sopra, è casinista, confusionaria, zuccona e (da me) viziata. 🙂 Lei dice che è anche per questo (e soprattutto per questo) che la amo.

  5. Mi sembra che tu abbia elencato una serie di qualita’… qual e’ il problema?
    😀

    • D’accordo con te ma… il problema sarà visibile quando parleremo, se parleremo, dell’altra bambina. C’è sempre un’altra persona in ogni persona.

      • Non so se si capisce che sulla bambina ci sono diverse posizioni. C’è chi la trova troppo umana e chi invece un po’ troppo estrema. Insomma qualcuno pensa di far uscire il mostro che c’è in lei, come se non fosse già abbastanza mostro.
        Come si fa a nascere liberi in un mondo di schiavi?
        Mah povera piccola ne ha di strada da fare.
        Per quanto riguarda il signore qui sopra, senza star lì tanto a brontolare si metta a smanettare con la terza parte che potenzialmente potrebbe prendere corpo.
        Grazie 😉

  6. Concordo con Martina, farne un libro ne verrebbe fuori una cosa grande. Ma forse il punto è che Ross non ci crede. Quanto ad essere un lavoro a quattro mani, perché non potrebbe essere proprio questa l’idea ? Purché le mani dell’uno non siano un freno per quelle dell’altro…
    Scusate, ma devo confessare di sentirmi come uno che guarda dal buco della serratura i vostri discorsi, e vede qualcuno che vorrebbe parlare a più persone delle tante cose che ha dentro, e che, per timore di non essere all’altezza (?) , si accontenta di parlarne agli amici. Tutto sbagliato ? Un caro saluto.

    • Dite davvero? Una storia nata per scherzo e molto dibattuta per il taglio del personaggio vi piace? Vi piace pure le quattro mani che scrivono, tagliano, modificano e incollano? A scrivere mi ci sono divertita e ho già un altro pezzo pronto, ma Mario non l’ha ancora martoriato con il suo personaggio estremo e sinceramente trovo necessario che lo faccia per rendere il tutto più forte.
      Caro Bruno i tuoi interventi sono sempre molto graditi e sei annoverato pure tu nella cerchia del mio salotto. E’ vero si parla tra amici, in effetti non ho un blog di grande tiratura, ma mi piace che tutti ci si trovino bene e che non si annoino delle mie e nostre prodezze letterarie.
      Senza pretese s’intende.
      Un caro saluto

  7. Per quanto mi riguarda, se intendo bene, ogni tuo intervento mi è ben gradito. Sulla questione che poni, di scrittura, rimando una risposta unicamente per la fretta del momento. Il pranzo è in tavola.

    • Grazie Mario, mi piacerebbe molto parlare con te dello scrivere a più mani perché, se sono date certe condizioni, credo sia un modo per “aprire” delle finestre sulle cose che si raccontano. Pensavo a come sarebbe la storia tua e di Ross se raccontata a due, con tutto il retroterra che avete, per fare del filo della vostra storia personale un affresco di vita sociale. Non ho ancora ben capito ( da quanto scrivete ) come e perché vi eravate persi e poi per caso ritrovati, e in questa casualità mi piace cercare di vedere un filo che lega insieme diverse storie e situazioni, dove il ritrovarsi è come un punto, un nodo, un crocevia da cui ripartire per rileggere il passato, proiettato in un nuovo presente. La mia idea è che sarebbe peccato se la situazione , tutto sommato privilegiata in cui vi ritrovate, con tutto quanto avete visto e vissuto negli ultimi 40 anni della storia italiana e non, e con i mezzi espressivi di cui disponete, non si traducesse in qualcosa che possa essere condiviso da un più gran numero di persone. Mi piace l’idea ( è la prima volta che mi capita ) di essere un ospite ben accolto in un “salotto” così gradevole, e tuttavia mi pare anche giusto dirvi che dovreste porvi un obiettivo più “ambizioso”, pur sempre mantenendo anche il carattere privato del vostro conversare , che è poi quello che ne fa l’originalità. Mi rendo conto di quanto sia “difficile” dare suggerimenti come questo, soprattutto non conoscendovi di persona. Un caro saluto.

      • Caro Bruno, ovviamente lascio spazio per la risposta di Mario 🙂 per quanto riguarda la scrittura a quattro mani è un esercizio un po’ complesso e soprattutto non facile per noi 🙂 la questione è fondere assieme la diverse capacità di scrivere, ma questo è ovvio,la cosa ancora più complessa e mediare la mia “emotività” con un lavoro serio di uso del linguaggio. Mario scrive da sempre, se vai nel suo blog te ne puo rendere conto. Per inciso era chiamato il poeta già più di 40 anni fa perchè nella poesia sembrava più a suo agio. Lavorava e lavora sul linguaggio e sulle informazioni in modo meticoloso, mai improvvisato. Invece per me la scrittura è un piacere tutto nuovo, confesso che non ho avuto la ragione e mai il tempo per dedicarmi a scrivere. Confesso che il pc mi è stato alleato in questo. I racconti sono iniziati all’incirca due anni fa, sporadicamente scrivevo, sotto La leggerezza della gioventù, che è stata una mia proposta di scrittura di gruppo, che si è conclusa con l’unico mio apporto.
        Mario mi ha ridato la voglia di farlo e anche il piacere di farlo assieme. Ma in tutto questo c’è un pregresso. Quando ci siamo conosciuti io avevo 16 anni e lui 19 era l 67. all’inizio del 68 lui è partito e il nostro contatto è stato solo epistolare, per un anno circa. E’ per questo che ci è quasi necessario esprimerci con la scritura e ora ne fate voile spese. 🙂
        Per ora non ho progetti ambiziosi, ma il racconto della bambina pestifera si sta evolvendo e magari con sbalzi umorali e temporali e con discontinuità di scrittura e di stile prende corpo questo strano personaggio.
        Mi farebbe piacere un vostro giudizio e il tuo in particolar modo. Certo non ci conosciamo sirettamente ancora, ma l’invito a incontrarci con altri blogger qui a Venezia è esteso anche a te. Accompagnato dalla signora s’intende. Ti aggiornerò
        Ross

      • Caro Bruno
        Della nostra storia, stranamente, stranamente perché nessuno dei due ama particolarmente parlare di se, non ci crediamo sufficientemente “interessanti”, ne abbiamo abbondantemente parlato qui e da me. Forse ci torneremo aggiungendo come sempre qualcosa di comune agli altri. Altre riflessioni e colori e emozioni. Una diversa consapevolezza. Non è di questo che volevo risponderti, anche perché forse ci sarà modo di tornarci., con racconti o con testimonianze. E poi non sempre nemmeno i protagonisti hanno la verità delle cose. Solo riflessione del dopo.
        Qui, per il mezzo, non può esserci un “carattere privato del nostro conversare”. Questo è un luogo pubblico e, bene o male, agli altri si rivolge. Del nostro privato ne facciamo altrettanto uso. Innanzitutto vorrei affrontare le riserve da te espresse nelle quali dichiari di dover “confessare di sentirti come uno che guarda dal buco della serratura i nostri discorsi… soprattutto non conoscendoci di persona”. Il carattere pubblico del mezzo ci mette nello stesso piano e toglie privacy e “possesso” a quello che andiamo a raccontare. Inoltre, precisando meglio il pensiero della cara Ross, è questo un problema facilmente superabile quando accetterai di essere nostro ospite a Venezia. Noi abbiamo la possibilità di ospitare. Nella rete abbiamo incontrato diverse persone che poi abbiamo appunto incontrato e di cui siamo diventati buoni amici. Normalmente facciamo una riunione di gruppo tra blogger, diciamo una volta all’anno, ma alcuni approfittano della prima possibilità per venirci a trovare anche singolarmente. In fondo pensiamo entrambi che la vita è l’arte dell’incontro, e questi incontri ci arricchiscono.
        Da quanto scriviamo? affronto la mia parte del tema. Ross è, come al solito, molto “generosa” nei miei confronti. Inoltre io non “scrivo da sempre”, il da sempre non esiste. Per periodi della mia vita ho sentito la necessità e il gusto (quasi irresistibile) di scrivere. Dietro a ciò non c’è nessuna altra “ambizione” né in qualche modo un bisogno di riconoscimento. Solo piacere puro. In alcuni momenti le parole mi sono uscite anche abbondanti. Ma questi periodi sono stati intervallati da più lunghi periodi di “silenzio” assoluto. Me ne mancava il piacere e il bisogno, ma soprattutto si aggiungevano fattori esterni. Su questo devo ammettere che ritrovando Ross ho anche ritrovato una parte di me che credevo perduta. Parlo di sogni, di interessi, di voglia di fare ed essere. E’ riuscita anche a convincermi di riprovare a dipingere. E’ Ancora e sempre un inizio. Sono da sempre stregato da quella pazza ragazzina e questa pazza donna.
        Certo ho inseguito molto il progetto di scrivere a più mani con lei, mi hanno sempre affascinato le sfide. Ho trovato in lei delle resistenze, secondo me anche e non solo per una certa mancanza di autostima che conosco molto bene, pensava di non saperlo e poterlo fare, ma forse non era solo questo a farla rallentare se non a imporle di desistere. Oggi è stata affascinata dal personaggio che stiamo raccontando. Certo scrivere a più mani presenta delle ulteriori difficoltà allo scrivere. Stiamo proponendoci e sperimentando delle ipotesi. Bene o male ci stiamo riuscendo anche se non sono del tutto soddisfatto, almeno per l’apporto da parte mia perché a volte il tempo mi è limitato e non ho la dovuta “attenzione”. Al di là di ogni mia considerazione ci rimpalliamo il testo e comunque è un risultato comune. Diciamo che lei prevale sulla traccia e sulla parte descrittiva e io nel dare forza e colore alle cose, ma la differenza non è così netta. Interveniamo alternativamente nello scritto e ne parliamo anche a voce. Questo, ancora una volta, non ci da presunzione né “ambizioni”, semplicemente ci divertiamo. Ci da piacere ed è un piacere che si aggiunge agli altri che abbiamo nella nostra vita in comune.
        Come potrai notare i vari “capitoli” sono postati indifferentemente a nome mio o suo, solo perché non abbiamo creato un “nick” comune. Indubbiamente interrompendo questa risposta mi sembrerà di aver dimenticato qualcosa e magari qualcosa di importante, o forse mi verrà persino in mente. Spero di non averti troppo annoiato e penso che forse la mail sarebbe stato un posto migliore per dilungarci a cose che potrebbero non interessare ad altri. E’ comunque sempre piacevole parlare con te e qui, o di persona, ripeto che sei e sarai sempre un “ospite gradito”. Un caloroso abbraccio
        Mario

  8. Caro Mario,
    innanzitutto voglio dirti grazie per la tua lunga risposta e per le belle parole conclusive. Ho voluto lasciar trascorrere un po’ di tempo prima di rispondere, e rileggerti più volte per capire. Quanto tu dici mi è ora chiaro, e meglio riesco a vedere come sia per voi lo scrivere a quattro mani. Mi sono però reso conto che sono stato io a non essermi spiegato quando ho scritto “come sarebbe la storia tua e di Ross se raccontata a due, con tutto il retroterra che avete, per fare del filo della vostra storia personale un affresco di vita sociale”. Ed è di questo che ora vorrei provare a dire. L’equivoco, se così posso dire, nasce dall’ aver dato l’impressione di voler contrapporre il “privato” al “sociale”, e non è così. Per spiegarmi provo a dire che l’idea mi è nata leggendo le storie di Ross, dentro le quali io vedevo soprattutto quanto appare sullo sfondo ( circostanze, situazioni, rapporti sociali duri, contrasti tra aspirazioni e realtà ineludibili ), che bene riesce a render ragione dei fatti personali che lei racconta, e del come li ha vissuti. Ed è dall’aver intravisto come dalla sua “memoria” uscisse un quadro sociale , appena delineato, ma vivo , che mi è nata l’idea ( ora vorrei dire la convinzione ) che
    Ross dispone di uno strumento straordinario ( una sensibilità “femminile” che valorizza la sua “memoria” ) , unita ad una capacità apparentemente istintiva di selezionare “fatti” per rappresentare una condizione quotidiana dentro i rapporti familiari, capace al contempo di lasciar trasparire la sofferenza del vivere e del crescere dentro una “normalità” mai accettata come tale. Tutto questo mi ha fatto pensare che sarebbe giusto e necessario dare a queste capacità una opportunità migliore per farsi ascoltare: scrivere per un pubblico più ampio, accettare il confronto con l’attualità della “letteratura” italiana e pubblicare i suoi racconti con un editore in grado di ritagliarsi uno spazio significativo fra i lettori.
    Proverò ad argomentare questi giudizi in un prossimo intervento, dove vorrei darti i riferimenti storici per giustificare e chiarire il mio pensiero. Qui per ora vorrei solo dire, a te come a Ross, che io ho captato fin dall’inizio una apparente, curiosa , somiglianza tra il modo di sentire di Ross ed il mio, rispetto al tema dell'”identità” : sentirsi fortemente legati e radicati ad un luogo, e nel contempo avvertire sempre l’estraneità rispetto a qualsiasi identità locale , regionale o nazionale. Avvertire come bisogno fondamentale quello di andare oltre il proprio vissuto, e nello stesso tempo avvertire l’esigenza di raccontarsi / raccontare per scoprire le ragioni della propria storia personale. Una contraddizione in termini: il bisogno di essere zingari radicati in un luogo altro da. Forse che la tua storia è tanto diversa ?

    Un abbraccio! Bruno

    • Non temo ovviamente le responsabilità. 🙂 Soprattutto di fronte a chi mi mette in difficoltà riguardo al modo di “fare”, su quello di sentire purtroppo ho molta meno responsabilità. E’ natura, questione di geni incasinati, risultati dei primi esperimenti nucleari. Vedermi come una mutante. Una persona che non accetta di essere limitata, che presuntuosamente si crede Dio.
      La canzone che Mario ha inserito alla fine del quarto “capitolo” è molto appropriata.
      Ma davvero credi, caro Bruno, che a qualcuno interessi questa “storia”? A parte il piacere che provo a lavorare con Mario e a scrivere in generale, non riesco a comprendere cosa lasci quello che scriviamo agli altri, come divertimento e come contenuti. Il pensare di pubblicare per rendere più pubblici i nostri testi ci metterebbero nelle condizioni forse di lavorare meno liberamente e di essere pertanto più affaticati.
      Faccio un esempio: questa ragazzina si esprime liberamente e anche in maniera sgrammaticata, nel presente ma ugualmente collegata al passato e al futuro. E’ credibile? Ossia è un personaggio che conquista ? Ed è abbastanza chiaro quali sono i limiti che avrebbe dovuto accettare per essere come gli altri?
      Di questo dubito. Mario ed io siamo molto simili sul giudizio nei confronti del mondo, abbiamo delle questioni che per noi sono sottointese. Questo comporta che non è detto che siano evidenti i perchè dei nostri modi di vedere. Cioè quel sociale che dici tu forse lo percepisci proprio perchè e un costrutto similare.
      Ci sono autori che adoro perchè mi fanno sentire a casa, capisco di loro molto di più di quello che dicono, sono in simbiosi con la loro scrittura. Forse è merito della loro capacità di scrivero oppure li comprendo perchè li “conosco” nell’anima.
      E’ vero quel che dici che io vivo esiliata nel luogo che poi è il mio. E’ pure vero che vorrei sempre andare oltre, oltre al mio vissuto, oltre ai limiti imposti, vorrei come scriviamo nel prossimo capitolo essere Ulisse e non Elena, forse farmi crescere la barba e farmi tatuare un’ancora oppure diventare una sirena ammaliatrice… insomma qualsiasi cosa farei, sospesa in una identità che mi sta comunque stretta.
      Appunto la bambina cerca di spiegare questo, cerca di gridare che in un essere umano c’è molto di più dei ruoli prefissati e di una banale sensibilità di genere.
      Uffa non so come spiegarlo da grande, pensa se riesco a farlo fare ad una bambina 😉
      Gradirei davvero suggerimenti e pure Mario credo non li disdegnerebbe
      Un caro saluto
      Ross

      PS
      editori interessati? Credo sia un film che non ho ancora visto!

  9. Caro Bruno
    Non ti sei spiegato male, semplicemente per spazio e altro mi sono limitato ad una risposta non esaustiva. Anche perché siamo in un posto “pubblico” e non so quanto di queste osservazioni più interessare altri visitatori più o meno di passaggio. Ho sottolineato solo parte delle tue osservazione. E’ difficile comunque scrivere a quattro mani. A dirla tutta niente è semplice con due temperamenti bizzarri come i nostri. Sulle qualità di Ross potrei… anzi mi trovi d’accordo; sfondi, naturalmente, una porta aperta. Chi più di me dovrebbe riconoscerle? Un lungo, faticoso e accidentato percorso non ha ancora del tutto convinto lei. Al risultato di oggi siamo arrivati dopo vari e infruttuosi tentativi. A dirla proprio tutta non è del tutto convinta della sua scrittura. E ad essere onesto devo dire che a mio parere abbiamo ancora un po’ di strada da fare e la sua scrittura non è ancora convinta, attenta e matura. Ma la scrittura, singolarmente e assieme, oggi per noi è puro divertimento, come lo è stata da tempo per me. Non mi sono mai posto il problema di pubblicare e credo che ciò possa anche dipendere da un editore. Non sono lì fuori della porta che ci tirano per la giacca. Certo potremmo farlo a spese nostre, come fanno molti e molti miei amici, per avere il libretto da far vedere e sentirsi bravi. Uno scrittore le è, se vuole esserlo, quando viene pubblicato ed entra nelle librerie, non quando si auto incensa.
    Una seconda questione è che dovremmo dedicare più tempo e soprattutto più tempo organizzato se prendessimo la scrittura sul serio (spero, e ne sono certo, che lei mi legga). Anche per documentarci in una ricostruzione. La memoria non è mai abbastanza generosa ne ordinata. Questo anche e soprattutto per quell’affresco di fondo sulla storia in cui si muovono i personaggi. Una cosa e scrivere frettolosamente un post, altra cosa è prendere un simile impegno. Aggiungo che a volte la sua “memoria privata” limita il suo approccio con quella pubblica e con la possibilità di dar sfogo alla fantasia che crede di possedere in forma limitata. Io cerco e credo di fare, bene o meno, la mia parte. Limito a queste brevi osservazioni la mia risposta perché su molte di queste cose è lei che deve riflettere e assumersi delle responsabilità. Lei che è tipo che preferisce il fare al dire, anche se non disdegna il dire, soprattutto tra noi. In fondo la tua è più indirizzata a lei che a me.
    Ricambio il tuo abbraccio
    Mario

  10. A me piace moltissimo come scrive Ross, secondo me non ha bisogno di nessuna maturazione. Magari è vero che è più vigorosa nei commenti, dove forse si sente più rilassata, che quando parla di se stessa, comunque la qualità della scrittura c’è eccome!

    E’ vero pure che nei suoi racconti si percepesce molto il contesto, la società, etc., un po’ come ne “La Storia”, che è tra i miei libri prediletti, e quindi sarebbe interessante riscrivere il racconto dando più spazio all’ambientazione: questo però per il libro, perché i post li trovo perfetti così come sono 😀 .

    Concordo assolutamente con quanto ha detto Mario sugli editori, anche a me amici e conoscenti dicono tutti “pubblica, pubblica!”, come se dipendesse da me.

    Oddio, io le giacche non le porto ma, volendo, potrebbero tirarmi per la manica, per la sciarpa, insomma, giuro che se mi cercassero potrebbero trovare il modo di farsi notare 😀

    • Non vorrei risultasse che è la mia partecipazione a limitare o rovinare la scrittura di Ross. E’ chiaro che il mio è solo un parere personale e nient’affatto autorevole. Ma sono convinto di avere ragione e di parlare per il bene di Ross. Per il sottofondo stiamo scrivendo molto di getto e frettolosamente, approfondire il contesto richiederebbe tempo e ordine. Grazie per tutto

      • Certo che no. Non rovini, anzi mi organizzi la scrittura in un che di organico ed accettabile, ci metti poesia 🙂
        Forse nel commento Ifigenia ha considerato i miei commenti e anche alcuni post su argomenti che mi spingono a scrivere con il cuore.
        La bambina terribile non è un personaggio facile e lo sappiamo noi due perchè in lei coesistono anche le nostre personalità che potenzialmente sono simili ma comunque molto autonome. Scriverei sicuramente spaesata se dovessi farlo da sola, il tuo aiuto è indispensabile, come sai a volte partiamo dal mio testo e a volte dal tuo cercando di omogenizzare il tutto. Chissà se è eviente questo maneggio? Sarei davvero curiosa di sapere se riusciamo ad ammalgamarci bene.
        Ora a parte il fatto che il personaggio ha avuto successo più di quello che credevamo, sarebbe da capire se abbiamo materiale e creatività per farne una specie di romanzetto. 😉
        Ma poi ci ripenso è ho paura che si rovini questo stato di grazia dove si ha la voglia di fare le cose insieme e questo già ci rede sufficientemente felici..

      • @Mario, il mio era un parere positivo su Ross, non negativo su te.

        @Ross: sì, mi riferisco proprio a quelli, i commenti scritti col cuore 🙂

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