rossaurashani

Cordone ombelicale

In Cultura, Disoccupazione, La leggerezza della gioventù on 26 novembre 2010 at 18:38

Era partito. Era normale, una delle tante volte. Doveva fare la sua vita. Da qualche anno era studente fuori sede, come succede a molti. Questa cosa, abitudinariamente, non la metteva troppo in agitazione. Ormai era grande e sempre molto autonomo. S’era preoccupata, giustamente, quella volta che era partito per l’Inghilterra, così, all’avventura, per starsene via un anno. Quella volta sì che aveva avuto paura. Era ancora ragazzino e di per sé sempre impreparato e tendente alla disorganizzazione. Neanche a dirlo, quella volta, era stata lei, dall’Italia, a trovargli una stanza per dormire, dopo la sua telefonata allarmata: “Qui piove a dirotto, mi si è rotta la valigia e mi hanno dato via la stanza che mi aveva promesso una ragazza.” Robe da non crederci, si era fidato della parola di una ragazza che nemmeno conosceva. Robe classiche, robe da lui.
C’erano state altre volte che le aveva vissute con una certa agitazione, ma tutto sotto controllo, perché a quelle due manifestazioni c’era andata pure lei, senza che lui sapesse niente e si era pure presa i lacrimogeni e le cariche della polizia. Poi c’era stata anche quella volta di Genova, ma, per fortuna, non era partito, perché era sotto esame di maturità. Era stata una fortuna perché sarebbe morta di paura, mentre seguiva per TV, passo a passo, quella maledetta manifestazione, fino al suo terribile epilogo. Certo che avere un figlio all’Università non dovrebbe essere pericoloso. Queste cose se le diceva per consolarsi. Il pericolo più evidente era avere un figlio che non aveva voglia di laurearsi, ma non era il suo caso. Magari, pensandoci bene, l’altro pericolo era vederlo laureato, senza un futuro davanti, ma ormai con quest’ultimo problema ci aveva già fatto il conto. Un nuovo laureato in Storia, c’era proprio da star tranquilli; no? Un altro ragazzo colto e serio a girare le strade.
Lei non è che lo vedesse migliore o peggiore degli altri, sapeva bene quali erano i suoi pregi e i suoi difetti, non lo aveva mai difeso a priori, anzi. Ma adesso i tempi si mettevano male. Non solo per i tagli all’Università, ma anche per una miope politica sul lavoro e sul valore dell’istruzione e della cultura. Non potevano accusarla di essere di parte, lei queste cose le aveva sempre difese. Salute ed istruzione (pubblica) erano primarie, in qualsiasi tempo e in qualsivoglia paese. E adesso c’era pure suo figlio ad affrontare il problema, muro contro muro.
La sua Università era già occupata come molte altre e gli studenti invadevano le strade per protestare. La polizia li fronteggiava, e li menava, sempre più incattivita da stipendi da fame e lavaggi del cervello. Tutto come 42 anni fa. Tutto uguale, niente diverso. Ma oggi c’era suo figlio tra quegli studenti e lo vedeva in ogni ragazzo ripreso nei video amatoriali su youtube, come vedeva, in loro, anche tutti i suoi amici che bazzicavano per casa da sempre.
Cuore di mamma. Cordone ombelicale non ancora del tutto reciso. Si rimproverava lei, poco convinta. In fin dei conti se la prendeva anche per gli altri e non li aveva mica partoriti tutti quei ragazzi che combattevano quella giusta guerra, eppure di tutti si sentiva madre. Poi quel giorno che era partito si sentiva strana, aveva come un presagio, tentava di trovare le parole per fermarlo, anche se solo per un momento di più. Che voleva dire? Solo paura oppure premonizione? Lui era partito e lei avrebbe voluto dirgli: perché non ti fermi un po’ di più con me? Ma non l’aveva fatto. Mai mostrarsi troppo apprensiva. Temeva di condizionare le scelte del figlio e questo non lo voleva proprio. Pertanto se ne stette zitta e ingoiò la sua preoccupazione.
Era sera, accese la televisione per sentire il telegiornale, per avere qualche notizia in più. Non sapeva in che canale era sintonizzata perché le immagini di una manifestazione l’avevano ipnotizzata, poi sentì la voce e riconobbe il direttore di quel telegiornale, uomo che ormai chiamava da tempo il “pronista”. Diceva: “Un popolo civile, come siamo noi,… dovrebbe menare questi studenti.” Affermazione che faceva il paio con quella del ministro: “Qui ci scappa il morto”.
Il suo cervello ebbe un black-out improvviso. Dalla bocca le uscirono le parole ancora prima che le pensasse: “State attenti, grandi pezzi di merda, se ne toccate uno solo, ve la dovrete vedere anche con me!” e in quel momento non era solo una banale minaccia.

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  1. Beh pero’ anche se sono non-violenta, una mano a picchiare Fede te la darei anch’io 😀 😀

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