Mario

Avanti, verso un piccolo futuro

In La leggerezza della gioventù on 20 novembre 2010 at 21:57

Voglia di futuro. Sogni per il domani. Piani per il tempo che verrà. Io ne ho sempre. Non riesco a farne a meno. E’ più forte di me. Mi sbucano dentro come fiori del deserto. Mi bucano l’anima. Come funziona non lo so. Mi succede di giorno all’improvviso, ma più spesso di notte, nel buio e nel silenzio.
Oggi ho un buio e un silenzio diverso da prima. Ascolto il suo respiro, mai troppo invadente. Avvicino la mano e trovo la sua: calda, rassicurante che si chiude sulla mia. Allora il buio è un compagno benevolo. Il silenzio non è mai assordante. E io penso: Ho il tempo giusto; il respiro giusto.
I miei sogni si trasformano in embrioni di idee organizzate, mutandosi in piani e progetti che non aspettano che il giorno dopo per prendere voce.
Al mattino non vedo l’ora di alzarmi per fare qualcosa, per trovare il modo di testare quanto ho ragionato di notte. Mai prima di aver passato il nostro piccolo tempo a parlare, tra il caffè e la sua uscita per il lavoro. Abbiamo una piccola abitudine a cui non rinunciamo, neanche se siamo sfiniti da notti impegnative con amici o con noi stessi, perché anche noi sappiamo incrociare bene le nostre armi, con ragionamenti senza fine o con piccole o grandi dichiarazioni di “pace”.
Io lo so, lo leggo allo specchio al mattino, non abbiamo troppo tempo per organizzarci un futuro. Sul nostro viso c’è il tempo passato che la fa da padrone. Le rughe e la stanchezza si tracciano con le dita lungo le linee della vita. L’unica possibilità che ci resta è uno spazio di tempo che non può essere pensato in grande. Certo stare assieme il più possibile. Certo continuare a volerci bene, tentando di colmare tutto lo spazio che non abbiamo passato insieme. Ma questo fa più parte del presente che scorre sotto i nostri piedi e diventa velocemente passato. E il futuro? Il futuro è un prurito dell’anima. E’ la percezione che non è ancora finita. Che quello che siamo ha ancora un senso. Per noi di sicuro, ma anche per gli altri.
Io sono un vulcano che cova sotto la cenere. Lui lo sa e qualche volta si esaspera. A volte preferirebbe una vita più comune. Vorrebbe conservarsi per noi senza rischiare l’usura di nuove idee e di immani fatiche. Ma io erutto ed è difficile arginare quel fiume di lava incandescente. Sa che tento di tutto per andare al passo. Cerco di lasciar depositare le idee. Mi autoconvinco. Chiedo di condividerle. Per trovare un modo di progettare insieme… ma non ho pazienza, voglio tutto e subito e non riesco a frenare la corsa.
Pensandoci bene non è neanche uno dei miei peggiori difetti. E neanche il suo frenare è un difetto è solo che siamo vecchi per realizzare un sogno in grande. Anche se lui qualche anno fa c’è pure riuscito.
Si difende e abbozza. “Non sono un eroe.” sostiene. Eppure ci si era buttato anima e corpo. Aveva regalato sogni a centinaia di ragazzi. Ma lui si fustiga. “I sogni ce li hanno tolti. E’ stato un fallimento”. Io non ci credo, perché seminare dei sogni è sempre una gran bella cosa. “Tu sei di parte.” mi dice “Non capisci che per quel progetto ho dato così tanto che sono finito con un infarto all’ospedale!” Lo dice con rabbia, come se il suo corpo lo avesse tradito. Io lo capisco fin troppo bene e mi spavento delle conseguenze di altri nuovi sogni. Eppure mi pare che solo nella fatica ci possa essere vita.
E allora immagino un nuovo lavoro che lavoro non è. E mi dico, magari questo progetto lo abbozziamo solo. Magari lo facciamo partire e poi se ne occuperanno gli altri, quelli che hanno più tempo di noi. Quelli che hanno la gioventù dalla loro parte. Probabile che di questo progetto non ne vedremo completamente la realizzazione. I nostri figli forse sì. Alcune concretezze della vita le dovremo lasciare, volenti o nolenti agli altri. E io non riesco a farne a meno. E lui mi guarda preoccupato. Si sta chiedendo se troverà ancora la voglia. Se riuscirà a rimettersi in gioco e se riuscirà a dimenticare che qualcosa verrà inevitabilmente rubato al nostro di tempo. Perché di tempo noi non ne abbiamo molto.
Eppure in me la cosa prende forma e mi infiamma la fantasia e mi sembra che non sarebbe fatica e che non sarebbe nemmeno tempo sprecato e rubato a noi stessi. E penso che è quasi bello lasciare il mondo se lasci dietro di te un segno forte, una scia, un’aura personale. Forse proprio questo mi fa sentire giovane ancora una volta. Anche se non è così. La vecchiaia ti assorbe risorse. Ti sconsiglia di impegnarti. Scoraggia i sogni, perché non hanno domani. Ma non posso non rispondere a questo richiamo, è più forte di me. Non posso fare a meno di proiettarmi in avanti. E’ come un viaggio che, lungo o breve che sia, ti lascia sempre qualcosa dentro. Oggi che siamo insieme finalmente e che possiamo dare liberamente il meglio di noi, non posso fare a meno che sussurrargli: “Avanti amore, facciamolo assieme, io e te verso un seppur piccolo nuovo, nostro futuro!”

Annunci
  1. Queste tue parole mi hanno veramente toccato nel profondo: Ross, sei una donna straordinaria!

  2. Dovrei considerare questo una sorta di colpo basso? Se stiamo ai termini i termini non stanno proprio tutti così. Potrei dissentire anche molto ma il post mi piace e anche per questo mi piaci. Solo alcune osservazioni. Io non ho mai “accusato” il mio “lavoro” sui giovani ed il disagio di essere causa di infarto. Se l’ho fatto l’ho fatto solo distrattamente e di striscio e chiedo scusa. Era un momento di estremo stress e comunque “doveva” venire. Comunque, tagliando molto corto, tu lo sai che nonostante la mia “stanchezza” attuale non so sottrarmi dal “fare” e ne hai avuto prova. Resta un piccolo particolare: è il “tuo” sogno. Non distrarti, la bellezza del nostro rapporto è nella libertà e libertà è anche autonomia.

    • Nessun colpo basso, e nessun travisare i tuoi discorsi. Se ho raccontato che la vita assieme a quei ragazzi ti ha portato a disagio fisico credo sia vero pur se sono sicura che non fosse l’unica ragione per un problema grave quanto un infarto.
      Non sto neppure spingendo verso una tua partecipazione perché già hai dimostrato che c’è a prescindere dalle tue “pretese” di non coinvolgimento. Ma cosa dire, quel progetto è solo un’idea che chissà mai se si realizzerà, per ora esiste solo un’idea che prende forma ma che per diventare realtà ce n’è di strada da fare…
      Quello che ho ritenuto necessario era riconoscere l’effetto positivo della nostra storia. Era da una vita che non mi sentivo così mentalmente attiva e positiva.
      Effetto benessere non credi?

  3. Per quanto mi riguarda: effetto… mi suona un campanellino d’allarme. Il resto lo sai e ce lo siamo detto.

  4. L’ ho già scritto dalla nostra Amica Queen @Ifigenia, carissimi Ser @Mario ( “AmandoRoss” ) e Lady @Rossaura : se voi non foste esistiti, se la vostra storia non fosse mai stata scritta “da voi stessi”, beh allora “bisognerebbe inventarvi” !
    Certo, non sarebbe un’ impresa facile, poichè della vostra vita, anche di quella parte che vi ha fatto ‘giustamente o ingiustamente’ soffrire, bisognerebbe veramente “inventare tutto”, poichè tutto è una non effimera lezione umana che nessuna Università potrebbe mai più compiutamente insegnarci !
    Lasciatemi quindi dedicarvi questa struggente Canzone che amo : “La Chanson des vieux Amants”, dove la parola “vieux”, se riferita a voi due, è il più indubbio degli “ossimori” .

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: