Mario

Passato

In amore, La leggerezza della gioventù on 19 novembre 2010 at 9:06

foto colori di un disegna di una città sospesaIntanto fuori si fa mattino. Chissà se piove? L’aria è sospesa in quel sopore. E’ un momento incerto. Dalle bugie chiuse non si vede il tempo. E si fa nuovamente, ancora; un altro giorno. Come tanti altri. Ogni volta diverso. Ed è bello incontrarlo con un sorriso. E lei è sempre lì, ad aspettarmi, col suo tepore. Pronta ad accogliermi. Tra le sue braccia. Con la voglia ancora di notte. Di buio. Di coccole. Di fermarlo, il tempo. E sotto le coperte siamo in un angolo solo nostro. Cullati di intimità. Affamati di noi. Di ancora. E ci incontriamo con amore. E il tempo si ferma; gentile.
Foto a colori di Rossaura a SpigoneIl presente è un giorno di novembre. Spegni, ti prego, la luce sul comodino. E’ lei quel sorriso. Quella tranquilla attesa. Che allunga i momenti. E’ lei la pigrizia. E’ lei sempre pronta, ad aspettarmi. Incerta se essere. Caparbia per essere. E tra noi non mancano le parole. Non sono mai mancate. Tutto comincia proprio da qui, da quest’ultima riflessione: non ci sono mai mancate. Ma oggi lei ha un discorso sospeso. Qualcosa che le preme, che urge. Forse rimasto da ieri. Me ne accorgo subito. Non riusciremmo a nasconderci, nemmeno volendolo. Glielo chiedo. E’ un piccolo problema da niente. Anch’esso ha la sua dignità. E’ qualcosa di irrisolto. Un frammento. Nulla di più. E’ il passato.
Non so, non credo; non volevo essere bella. Non ne ho profittato. Forse sì. Un po’. Inavvertitamente. Come succede. Non è una colpa. Vorrei vivere solo presente”.
Il passato appartiene ancora a noi che siamo fatti di ieri, di oggi e di sogni per domani. Di un progetto. Anche solo per il giorno che si appresta. Soprattutto noi. Noi con la nostra strana storia. Noi che siamo stati così a lungo distanti. E non ci siamo riusciti. Mai. Oppure solo poco. Della tua immagine indelebile. Sempre davanti agli occhi. Sempre fissa nella mente. Perché noi non siamo mai stati del tutto distanti. Non ne siamo stati capaci. Non io. Ancora e sempre noi. Noi in due vite diverse. In due mondi diversi. Per raccontarceli, oggi. E le restituisco il suo oggi. Ma non possiamo non darci anche quel ieri. E a volte il passato può essere invadente. Vorrebbe parlare d’altro. Forse persino averlo davanti.
Non so se è sempre così. Io certe risposte mica le ho. So solo quello che provo. So solo di quello che vedo e ho visto. I paesaggi in cui ho camminato. Le frasi sospese. Le pagine. I ricordi. Le foto. Quello che sono e siamo stati. Questo siamo. E dolci ricordi ci rendono dolci le ore. Forse potremmo farne senza. Ma ci hanno teso la mano. Aiutati. Spiegato. Cullato. Ci hanno lasciato parole in bocca. Ricordi la prima volta che ti ho stretta tra le braccia? Come posso non provare ancora, e di nuovo, tenerezza per quella ragazza? Erano belli gli anni, e i nostri anni. Di quello eravamo belli. E di sogni. Anche se oggi ci chiediamo dove sono finiti. Quanti ne abbiamo traditi. Come e perché siamo cambiati. E la vita ci ha cambiato.
Perché dovrebbe essere diverso?
Foto BN di rossaura nel 1969Il passato è la mia rabbia che si fa tuono
Il passato è un fuoco che brucia i pensieri
Il passato è un ragazzo che diventa uomo
Ma il passato è gioie e pazienze. Questo e quello. Asprezze. E ne abbiamo parlato. E molto. Delle prime e delle seconde. Ma più delle prime. Con gli occhi umidi di gioia, delle prime. Io sapevo chi era. E’ stato il passato ad aiutarmi a capire chi è. Questo frugare fra le cose. Fin dentro allo stomaco. Fino a farci male. Oggi ci sembra di capire. Ma non lo potevamo capire allora. E, ad essere onesti, nemmeno ora. Non certo completamente. Solo ci siamo dati delle risposte. Per quanto ci servivano. E sempre solo alcune. Parziali. Ed in fondo è anche bello sognarlo diverso. Di cambiarlo. Anche se non è possibile. E’ bello comunque. E’ bello pensarci assieme. Dividere ancora tutto. Ma non puoi scegliere. E’ lui a farlo. Lui torna con i ricordi belli. Ma anche con gli altri. In fondo amo anche quelli. Fanno tutti parte di noi. Di quello che ci unisce.
E forse è solo che non c’è nulla di cui chiedere scusa. Non c’è colpa nell’essere vissuti. Nell’avere avuto sedici anni. E quei sedici anni. E un viso grazioso. E un’aureola di lunghi capelli rossi. Di avermi colpito al cuore. Di averlo fatto lacrimare, quel cuore. Di avermi tolto il respiro. Insegnato la passione. Di aver relegato il mio mondo in un bacio. Di avermi fatto sospirare. E sperare. E sognare. E poi di avermi lasciato con un ricordo bellissimo. Niente è sbagliato in quello che era. Come non lo è in quello che è. Allora era il mio sogno. Non sapevo cosa voleva dire per sempre. L’ho imparato; anche dolorosamente. Lentamente. A mie spese. Come ciascuno paga da sè la propria ignoranza. Oggi è il mio presente.
E il passato è un molle rifugio. In cui può essere bello nascondersi. Ed è poco più di una manciata di foto. Solo una proprio nostra. Non so perché. Mi emoziono ancora. Mi emozionano ancora. Come allora. Torno ad innamorarmi. Ed è una scoperta sconvolgente. Non ho le parole giuste. Forse non sono ancora state inventate. Sei ancora davanti a me. Posso tornare a parlarti. Anche allora. E tu a sentirmi. Questo provo. Senza fiato. Questo è lo strano linguaggio dell’amore. Quello che so dire. Non mi chiedo perché. So che non lo troverei.
Io non posso vivere senza passato. Anche quando è rimpianto. Non posso essere senza quello che sono stato. Ma lei ha un dubbio. E il dubbio si fa strada. Vuole il suo posto. Eppure il passato è lì anche per lei. Forse di più ancora. Ed è anche rimorso. Assurdo rimorso. L’attimo che è rimasto sospeso sta per finire. Non sono diverso da quello che ero. Ancora con i miei dubbi, le mie angosce, le mie paure. Ancora alla ricerca di un nuovo sogno, per vivere. E la donna che è è nata da quella ragazza. E la amo per quella che è e per quella che è stata. E mi tengo stretti quei ricordi. E mi tengo stretto persino quel dolore. Perché tutto fa parte di questo profondo sentimento. E di questa comprensione. E della voglia di essere ancora noi. Ma guardo la sveglia. E’ ora di partire.

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  1. Deliziosa la descrizione del risveglio al mattino. E’ bellissimo predisporsi bene per il resto della giornata. Ci vuole saggezza per capirlo.
    Il passato poi fa parte di noi, si sa. Ma a volte lavora e fa buchi dentro di noi. Non tutti sono in grado di riviverlo con naturalezza e saggezza (appunto). E bello tornarci, importante cercare di capire, ma poi ti accorgi che così a distanza non puoi capire per davvero, puoi solo immaginare, interpretare, supporre. Tra parentesi le condizioni sono cambiate e la tua testa non ti aiuta a capire il cuore.
    I rimpianti, se ci sono, riguardano solo le possibilità che nel passato ti sembravano promesse e che poi, per colpa tua o anche a causa di altro, non sei riuscito a realizzare. Dispiace… ma anche no. Ormai quel che è stato è stato e oggi siamo solo noi.

  2. Il passato non ha risposte, non ha giustificazione, non ha rimorsi e resta là immobile. Non gli si può chiedere quello che non ha e che non è. E spesso lui è stato in modo del tutto autonomo. Come potrei ritrovare un attimo che è durato solo un attimo, allora? L’emozione che mi ha dato un sorriso, un volto che s’è fatto vicino e che poi s’è trasformato in un bacio. E l’emozione che mi ha dato quel bacio. E di un bacio ho recentemente parlato, ma era un primo bacio. E quel bacio mi ha dato sensazioni che nessun altro bacio mi aveva dato. Non c’è un perché a questo. Persino in un bicchiere di vino si può nascondere il piacere di un momento. E quegli occhi di una lei qualsiasi. Che in quel momento ti dicono cose che ti sembra non aver sentito, che volevi sentirti dire. Solo un momento dopo già nulla è uguale, l’istante è passato, oppure nulla è come prima. La verità è che in quel momento siamo noi ad essere diversi, quello che non eravamo il momento prima, che non siamo il momento dopo, forse che non siamo mai stati. E ci sentiamo magari allegri senza una ragione, o allo stesso modo tristi, o soli, o forti, oppure infinitamente fragili. Magari succede a volte che la strada è un po’ più lunga e complicata di un momento. Che un sorriso, un gesto, si imprime dentro e lentamente una presenza si fa spazio, si insinua e si fa sentimento. Mi ripeto senza il pudore della noia per confermare che non siamo quasi mai noi, nonostante le nostre presunzioni, a governare le cose, ma che sono loro a governarci.
    Ne ho un ricordo molto recente, anzi più di uno, di come un istante possa cambiare completamente una intera vita. Ed è un ricordo proprio nostro. Perché qui non stiamo parlando del passato in senso lato, come termine, genericamente. In qualche modo, come spesso, scriviamo di un passato preciso; che è altrettanto nostro.
    Oserei dire ch’è bastato un nome, come sai. Un nome che conoscevo e che citavo governando emozioni ormai tenute quasi completamente a freno. Non sopite ma almeno blandite. Ma dirlo era ben tutt’altro che sentirlo dire da “Lei”. Di una cosa sono certo, il semplice gesto di dire “sono io” ha scatenato in un attimo tutte quelle emozioni moltiplicandole. E non si è chiesto quell’attimo niente e nessun perché. Ci sono attimi in cui sono, ma dovrei dire sono stato, particolarmente fragile, in balia di mille cose. Solitamente se è il caso alzo barrire e mi nascondo. A volte il desiderio di ciò che manca, ma anche di ciò che si ha e che in qualche modo s’è allentato, diventa un bisogno devastante. E’ fuori di dubbio che le condizioni e conoscenze di un momento determinano una scelta. Non parlo di un fatto preciso se dico che a volte per esempio, soffocati dalle convenzioni propendiamo per una scelta anticonvenzionale per poi scoprire solo dopo che più convenzionale non poteva essere. Scelsi il pubblico impiego come posto sicuro e tranquillo. In quel momento non lo sapevo. Poi avrei scoperto che nel mio caso era la cosa meno sicura e tranquilla in cui mi fossi imbattuto. Non sbagliai perché la scelta era fatta sugli elementi a mia conoscenza. Non ho mai rinnegato quella scelta che non so se rifarei.
    La legge del passato è la stessa per le grandi e piccole cose. Cosa saremmo stati se…? Non ci è dato saperlo. Abbiamo solo la possibilità chi sognare o di permetterci ad un rimpianto. E non serve parlarne di momenti precisi, nominarlo quel passato. Ne siamo comunque figli. Io sono figlio dell’essere nato maschio e con certe caratteristiche, di aver avuto una certa educazione in un certo mondo, di scelte fatte a volte ancora prima di pensarci ed altre ben ponderate al momento e magari meno certe poi alla luce di quel poi. Io sono quel che sono anche per aver incontrato una certa donna, o se preferisci certe donne. Di essere stato in un certo posto in un certo momento. Sarebbe bastato il ritardo per un caffè. Il trano non sarebbe passato, forse sarebbe ripassato, oppure ci sarei finito sotto. Più che un commento a risposta di un commento questo sembra un lungo post. Meglio finirlo qui anche perché a volte, fin troppe volte, le parole le scrive quella parte di me che non è razionale, che non è argomentazione, ma che è impulso, sensazione. Comunque…
    Preferisco morire tra le tue braccia.

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