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Tutto su mia madre

In amore, Donne, uomini on 9 novembre 2010 at 10:15

Era da tanto che non andavo a teatro. Mica che non c’ho più la passione. No, anzi la passione rimane, ma le occasioni di vedere cose stimolanti sono minime. Nella mia città il Teatro e uno, piccolo e famoso. E’ frequentato solo da una piccola schiera di snob un po’ difficili da accontentare. Ma proprio perché sono pochi e non danno un rientro economico, non vengono mai soddisfatti. Poche eccezioni. Pochi momenti di apoteosi. Vecchi spettacoli di Dario Fo, qualche Lindsay Kemp, le furbate dei Momix, l’ironia di Paolini, qualche chicca qua e là, rara e nascosta. Forse il nuovo direttore artistico: Alessandro Gasman, riuscirà nell’intento di riportare questo Teatro in vita.
Ed ecco, sabato sera, decidiamo di andare. Arriviamo tardi come in genere arrivano i maleducati, ma non l’abbiamo fatto apposta, abbiamo solo perduto il battello giusto. Lo spettacolo era iniziato puntualissimo. Anche troppo per gli usi del Teatro. La maschera ci porta in posti diversi che non disturbano la platea. Giusta punizione ci diciamo. E se punizione è stata, lo spettacolo ci ha reso la postazione ininfluente.
Sarà che io amo il cinema, di un amore ancora più grande del teatro, ma questa pièce teatrale tratta dal film di Almòdovar mi ha entusiasmato e commosso tanto quanto il film stesso mi entusiasmò e commosse anni fa.
In un gioco di scatole cinesi si sviluppa la storia commovente di Manuela, madre coraggiosa, che alla morte del figlio cerca il marito per comunicargli non solo la sua scomparsa, ma anche la sua esistenza. In questo viene aiutata da Agrado (una straordinaria Eva Robin’s, chi l’avrebbe mai detto?), un trans pieno di cuore che le presenta una dolce ragazza suora, che si occupa delle puttane e dei travestiti di Barcellona.
Manuela le farà da madre in attesa che partorisca il figlio di “Lola”, un transgender che oltre ad averla ingravidata le ha trasmesso la sua malattia che la condurrà alla morte. In tutto questo il figlio perduto racconta la storia di questa madre, del suo dolore e della grande capacità di “comprendere” tutto quello che la circonda, ma non solo questo, anche di altre donne disperate che non perdono mai la loro peculiarità femminile: la accettazione del loro destino.
Per chi non avesse visto il film non scenderò in ulteriori particolari e non svelerò l’evidente finale. Vi invito solo ad andare a vedere questo pezzo di ottimo teatro, con il cuore aperto e la mente libera da ogni pregiudizio. C’è molto su cui riflettere, ma ancor di più serve “comprendere” come ogni madre sa ed è costretta a fare.
La prima nazionale è partita dalla mia città la settimana scorsa, ora lo spettacolo sarà in giro per l’Italia. Volete un consiglio? Non perdetelo e se lo fate sappiate che stavolta avete davvero perso qualche cosa di non ripetibile.
Bravi!

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