rossaurashani

140) Fiorirà l’aspidistra

In Un libro al giorno on 24 ottobre 2010 at 8:00

L’orologio batté le due e mezzo. Nel piccolo ufficio in fondo alla libreria del signor McKechnie, Gordon – Gordon Comstock, ultimo membro della famiglia Comstock, ventinovenne e già piuttosto muffito – oziava dietro il tavolo, aprendo e chiudendo col pollice un pacchetto da quattro penny di sigarette Player’s Weights.
I rintocchi armoniosi di un altro orologio, più lontano – quello del Principe di Galles, sull’altro lato della strada – incresparono l’aria stagnante. Gordon fece uno sforzo ed erettosi sulla sedia ripose il suo pacchetto di sigarette nella tasca interna della giubba. Avrebbe dato qualunque cosa per una fumatina; ma gli erano rimaste soltanto quattro sigarette. Si era al mercoledí ed egli doveva riscuotere soltanto venerdí. Sarebbe stato atroce rimanere senza tabacco quella sera e tutto il giorno dopo.

Soluzione
Titolo: FIORIRA’ L’ASPIDISTRA
Autore: GEORGE ORWELL

Trama: Gordon Comstock, il protagonista, è un ribelle impegnato in un’aspra battaglia contro il mondo comandato dal denaro. Si mantiene lavorando come commesso presso una libreria di Londra, mentre coltiva delle modeste aspirazioni letterarie, frustrate da una serie di insuccessi (gli scritti che spedisce alle case editoriali vengono regolarmente rifiutati) e minate dalla sua stessa insicurezza. Il denaro diventerà per lui un’ossessione e una linea di principio: nel tentativo di respingere quasi asceticamente la schiavitù dei soldi, Gordon arriverà a dover rinunciare ad una semplice cena con la ragazza amata, Rosemary, piuttosto che essere costretto ad avere un “buon posto” di lavoro nel campo della pubblicità, e a sottomettersi così ai codici sociali dell’epoca. In questa sfida, che si preannuncia disperata, la pianta di aspidistra, il fiore nazionale inglese, diventa per il protagonista l’emblema dell’opaca rispettabilità borghese e del conformismo. Anche lui ne possiede una, che maltratta e trascura volontariamente, cercando di farla morire.
Gordon finisce coll’isolarsi sempre più dal suo contesto di provenienza, la piccola borghesia, e mette in atto una sorta di declassamento volontario, che lo porta a scendere uno dopo l’altro i gradini della scala sociale, e a vivere in condizioni di povertà e squallore sempre maggiori. La sua figura di riferimento è l’amico Philip Ravelston, un intellettuale dell’alta borghesia aderente al marxismo, che per Gordon assurge a prova vivente della forza del denaro: per quanto si sforzi di accostarsi il più possibile alle condizioni di vita delle classi più povere, infatti, Ravelston non può recidere le proprie radici nella classe di provenienza, di cui conserverà intimamente lo schema morale e gli atteggiamenti.
Caduto in un cupo vittimismo, Gordon è scosso infine dalla notizia di una prossima paternità, insieme alla sua Rosemary. L’evento sembra l’unico in grado di donargli entusiasmo e speranza. Rifiutata senza esitazioni la possibilità di un aborto, egli è costretto ad assumersi quelle responsabilità che aveva fino ad allora scansato, bollandole, appunto, come scelte di ordinario conformismo. Prenderà lavoro presso quell’azienda pubblicitaria che aveva tanto odiato (considerandola uno strumento del più bieco capitalismo); la stessa aspidistra gli sembra ora una pianta decente e simpatica, e meravigliosamente resistente, tanto da essere sopravvissuta a tutte le sue angherie; insomma, volente o nolente Gordon rientra nei canoni della vita borghese, per scoprire infine che non è poi così male.

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