rossaurashani

137) Diario minimo

In Un libro al giorno on 21 ottobre 2010 at 8:00

[Il presente manoscritto ci è stato consegnato dal guardiano capo delle carceri comunali di un paesino del Piemonte. Le notizie incerte che l’uomo ci diede sul misterioso prigioniero che lo abbandonò in una cella, la nebbia di cui è avvolta la sorte dello scrittore, una certa complessiva, inspiegabile reticenza di coloro che conobbero l’individuo che vergò queste pagine, ci inducono ad accontentarci di ciò che sappiamo come ci appaghiamo di quel che del manoscritto rimane – il resto roso dai topi – e in base al quale pensiamo che il lettore possa farsi un’idea della straordinaria vicenda di questo Umberto Umberto (ma non fu forse, il misterioso prigioniero, Vladimiro Nabokov paradossalmente profugo per le Langhe, e non mostra forse questo manoscritto l’antivolto del proteico immoralista?) e possa infine trarre da queste pagine quella che ne è la lezione nascosta – sotto la spoglia del libertinaggio una lezione di superiore moralità.]

Nonita. Fiore della mia adolescenza, angoscia delle mie notti. Potrò mai rivederti. Nonita. Nonita. Nonita. Tre sillabe, come una negazione fatta di dolcezza: No. Ni. Ta. Nonita che io possa ricordarti sinché la tua immagine non sarà tenebra e il tuo luogo sepolcro.

Soluzione

Titolo: DIARIO MINIMO

Autore: UMBERTO ECO

Tema: Giocoso e intelligente, forse troppo per comparire sugli scaffali dei supermercati: è quasi incredibile immaginare questo libro non tanto tra i bestsellers (titolo che comunque merita) ma tra i più letti. Perché? Perché non è affatto immediato e presuppone una cultura letteraria e di base tanto ampia da far impallidire il cittadino medio. Non voglio con questo scoraggiare la lettura che è, a mio parere, godibile, nonché meritevole, ma prevenire eventuali abbandoni a metà, o dopo le prime trenta pagine: si sappia che Diario minimo è una raccolta di saggi, più o meno semplici, a partire dagli anni sessanta, in cui Eco si cimenta con la sua ironia intellettuale a discutere di problemi etici, letterari, storici, esistenziali…
Si aggiunga che viene dato per scontato il background culturale del lettore e, pertanto, ritengo non sia una lettura nazionalpopolare come si potrebbe immaginare dal titolo. Al contrario, si tratta di un’arguta riflessione sulla società, sulla vita e sulla letturatura. Da capire e da rileggere in momenti diversi del proprio percorso nella società, nella vita e nella letteratura. Per trovarlo cambiato e trovarsi cambiati.

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