Mario

Figlia

In amore, La leggerezza della gioventù, uomini on 21 ottobre 2010 at 9:00

Foto a colori di un padre e figlio che si allontanano per manoEntrano. Entrano e vanno dirette al bagno. Io resto lì, davanti al piatto fumante. Il saluto ancora in un sorriso che svanisce nei miei occhi. Che mi si scioglie in faccia. Gli ultimi segnali come una paresi. Ancora un volta sono state più svelte. Non mi resta che aspettare. Cercare pazienza. Conto fino all’infinito. Nel conto la pazienza si perde. Anche quella poca. Mi vola la mosca al naso. Cerco di acchiapparla ma non serve. E’ attratta dall’odore debole e bisbigliato della pasta che si fredda con calma. Il suono delle loro parole mi arriva attutito. Dovrei… non so fare nulla. Qualsiasi cosa provi. Lei va a prenderla a scuola. La aspetta sulla porta. Davanti a me. Apro la bocca e sono già di là. Di corsa. Apro la bocca e ingoio una boccata d’aria. Mi faccio i conti in tasca. Mi preparo le parole. So già che non riuscirò a tenermi calmo. So già che non serviranno. Questa storia deve finire. So già che non finirà.
Quando tornano mi spiega che non poteva proprio più aspettare. Non può farla a scuola? Si siedono e iniziano a mangiare in silenzio. Anche l’educazione fa parte della condanna. Io lo rompo. Le chiedo come va. Chi chiede: cosa? Santa pazienza. Lo stesso di ieri. Di ogni giorno. Conto fino all’infinito. Le chiedo com’è andata a scuola. Comincia a farmene un resoconto la madre. Mia moglie. Non posso non mostrarmi infastidito. Per un po’ la lascio fare. Lei si dilunga. La pasta resta in piatto. Le spiego che l’ho chiesto a mia figlia. Le chiedo perché risponde lei. Le spiego che vorrei poter parlare con la ragazza. Sua figlia mi dice: “Papà, l’ho già spiegato a mamma”.
Sbuffo. Sarà colpa del bagno. Le ho pregate mille volte di non scambiarlo per un salotto. Di farmi partecipare. E’ una strana tradizione di famiglia. Per mia moglie le madri fanno anche da padre. Il padre serve solo… non lo so a che serve. Occasionalmente per redarguire. Per ripristinare l’ordine. Per detenere… il telecomando. E nemmeno sempre. A volte, come oggi, la cosa è troppo. Prendo e lascio la pasta dov’è. Mi alzo e me ne vado in salotto. E’ raro ma capita che non abbia nemmeno più voglia di litigare. Ormai succede ogni giorno. Tutti i giorni. Niente cambia nemmeno per errore. Persino la lite ha perso il suo fascino. E’ forse questo il senso della vita: imparare a sopportarci.
Noi due ci trasciniamo lentamente verso la fine. Ormai non cerco nemmeno di ribellarmi. Ormai quasi accetto e tollero. Certo a malincuore. Spesso cercando ancora inutilmente di ribellarmi. Parlando di normalità, che è cosa che non c’è. Parlando di logica. Parlando di parole che mi sembrano ovvie. Dio solo lo sa, se ci fosse, se non le ho provate tutte. E mica solo su questo. In cucina, in salotto, in vacanza, per telefono, persino per lettera, e a letto. Nemmeno so perché continuo a farlo. Forse non è nemmeno mai stato vero amore. Forse sono solo un vigliacco ed è paura di ricominciare. Di rimettermi in discussione. Forse è perché lo sento come un dovere. Io non riesco facilmente ad arrendermi. Non ho mai preso sonno con facilità ma ultimamente mi alzo stanco. E i sogni sono movimentati. Non mi aspetto niente di buono. Veramente non mi aspetto più niente.
A mia figlia non voglio dire quello che già sa. Quello che se vuole può sapere. Niente deve dividerla. E dividerle. E le nostre non sono le sue colpe. Lei è sempre stata pudica dei propri sentimenti. Almeno questo è quello che ho raccontato a me. Perché amo quella donna che sta diventando e che è. Ha il futuro davanti. Anche se fatico a ricordare i suoi pochi gesti di affetto. Cerco di farmene una ragione. Cerco di vivere di quei pochi ricordi. E di una speranza: un caloroso e spontaneo abbraccio.
Ancora quando le chiedo come va mi chiede di precisare.

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  1. Sai la curiosità? Per il mio post, che tu qui hai linkato, avevo scelto questa stessa immagine, che però avevo trovato solo in bianco e nero. Come sempre, quando alcune persone creano spontaneamente un gruppo, si manifesta tra loro una specie di feeling sotterraneo che scorre a unirli tutti e a far parlare loro quasi una stessa lingua.

    Ciò premesso, il tuo racconto mi ha riportato alla mente quello che il protagonista del libro di Margaret Mazzantini, “Non ti muovere”, dice del rapporto strettissimo e complice tra sua moglie e la loro figlia.

    Commoventissime le parole finali in cui lui prevede che la donna, a fronte dell’operazione al cranio della figlia, per la quale l’hanno dovuta rapare, si sarebbe fatta pure lei tagliare i capelli corti corti, per essere uguale a lei, e si sarebbero fatte fotografare vicine, sorridenti.

    Non sono neanche sicura che l’ultima frase ci fosse, o sia solo l’emozione che mi ha trasmesso (il libro non l’ho amato, ma quelle parole ancora adesso mi fanno venire i lucciconi).

    Tra me e mia figlia c’è lo stesso rapporto stretto, che mi fa sentire ogni volta nella grazia di un miracolo infinito.

  2. Che con alcuni (ma non con tutti) si possa creare una forte empatia non mi appare strano. Queste è la mia storia. Una parte della mia storia. Non è il pudore, non solo, che a volte mi fa tacere. Ho voluto portare testimonianza di un altro, fra gli innumerevoli, episodio del rapporto genitori, figli. dell’essere padre. Io ci sarò sempre per mia figlia. Sono molto orgoglioso di lei. Il resto è scritto nel post. Non le posso dare che un amore sincero. E’ questo di cui ha bisogno un figlio. Le altre cose sono pagliativi. E pericolose. E c’è anche il rischio che la scoperta sia traumatica. Tratto tutti come vorrei fosse per me. Anche i più giovani. Nessun compromesso. Come per ogni altra cosa anche l’amore, quell’amore, deve essere completo, totale. Non mi perdonavo nulla quand’ero giovane. Non lo faccio oggi. Se lo facessi con gli altri mancherei loro di fiducia e rispetta. Mia figlia sa quello che vuole sapere. Non le dirò mai delle colpe della madre. Mi piace vedere l’amore che c’è fra loro. Mia figlia ormai è una donna. E’ proprietaria della sua vita. Come puoi immaginare la amo. Questo non basterebbe per mentirle. Basta per tacere, ma solo le piccole cose.

    • Le colpe della madre. Le colpe del padre. Sono cose loro, e cose di adulti, e tra loro dovrebbero rimanere. Io chiaramente sono la prima a non seguire la regola però… però qualche volta si esagera.

      Una donna arrivò a raccontare alla figlia fatti di letto, piccole deviazioni del padre che la traumatizzarono, e non volle più sapere nulla di entrambi. Chissà se lei sarebbe voluta tornare indietro.

  3. Ci sono mille modi di vivere gli affetti. Io non ho ricette. Penso solo che è sempre meglio un taglio netto. Definitivo. Nessun compromesso. Altrimenti ci si fa e si fa solo del male. Ma ho una figlia adulta. Autosufficente. Molto indipendente. E non ho storie così “traumatiche” alle spalle. Ne hanno vissute amici a me vicini. Scusami ma non credo così fermamente nel sangue. Forse perché sono un agnostico completo? Oggi so che è bello amare ed essere riamati.

  4. Io il taglio netto l’ho dato, Mario. Ma in pratica non e’ possibile. senno’ non sarei ancora qui in questa cittadina che non mi appartiene a raccogliermi col cucchiaino la sera. In situazioni di controllo non c’e’ scelta. C’e’ chi controlla e chi viene controllato. chi dirige l’orchestra e chi segue.
    Io seguo. anche quando decido di intraprendere una carriera solista. Seguo le loro esigenze, quelle dei ragazzi intendo. E di chi di fatto ha il podio di direttore in questo momento.
    Non cerco di dividere, acconsento. anche a rischio di provocare a loro danni.
    Ad un certo punto pero’ mi sono ribellata al controllo. Ho deciso di continuare a vivere. E tirarsi fuori dalla palude si sta rivelando difficilissimo. Per questo e’ venuto fuori il risentimento. Di cui vorrei fare a meno. E’ pervasivo. Ci invade. E non lo si vuole, come un’influenza.
    Tua figlia sa anche quello che non hai detto. i figli sanno, percepiscono.. si mettono dalla parte del piu’ forte, perché e’ genetica. Non rimangono neutrali, non possono.
    Le separazioni, i divorzi sono esperienze orribili. E quell’anno, due, anche tre in cui ci stravolgono la vita sono quelli in cui si dicono le cose che mai si sarebbero immaginate, le cose che mi piu’ si diranno una volta che la situazione diventa, finalmente, “passato”.
    Finché e’ presente, finche’ ti impedisce di vivere come si vorrebbe, si trasmette ai figli il disagio ed il rancore anche senza parole.
    Vorrei che tutto questo fosse finito, e lo sai anche tu. Ma non e’ possibile. Bisogna dare alla malattia il suo corso.
    Ed un giorno spero di raggiungere la tua serenita’, perché anche tu hai sofferto tanto e vederti cosi’ felice oggi e’ una speranza.
    un abbraccio

  5. @Martina: pur concordando con te a 360 gradi, e trovandomi, come sai, in situazione quanto meno psicologicamento analoga per molti versi, credo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in questa vita che conduciamo.

    Sbagliato, perché siamo obnubilate dalla stanchezza della lotta per la sopravvivenza, e anche in quella per conservare la nostra integrità psicofisica. E obnubilate non si ragiona bene.

    Quello che vorrei dirti, che dico a me stessa per prima ovviamente, è che poi se qualcosa si mette diversamente rispetto ai nostri sforzi non è detto che sia un male, anzi…

    Ti faccio un piccolo esempio, anche se aderente alla mia realtà e non alla tua, che su questo aspetto è divera: hai presente che ho sopportato Attila dentro casa per sedici anni, un po’ perché si imponeva, un po’ perché l’alternativa (portarsela in giro in moto senza casco per esempio, e guidando con poca prudenza) era un male peggiore? Ogni volta che mi sono imposta mia figlia ha fatto una lagna, aveva i compiti, non si poteva allontanare da casa, blablablà, blablablà.

    Quest’estate ha passato veramente il segno (la storia la conoscete) e ho messo un veto assoluto. Beh, quello che è successo è che si sono semplicemente riorganizzati. Il padre la va a prendere a scuola, la porta sotto casa, lei sale, posa lo zaino, e poi riscende. Ristorante cinese (il più economico naturalmente, ma a mia figlia piace da matti), e poi in un bar sottocasa, a concludere il pasto con tè e biscottini e a chiacchierare. Poi centro commerciale, shopping, e lei torna a casa con la solita saccata di dolci e fesserie varie che lui le ha comprato.

    Ecco, credo che il loro rapporto sia migliorato. Per mia figlia rappresenta uno stacco alla routine casa-scuola, e per di più lui è costretto a parlare con lei ed ascoltarla, al contrario di quando veniva a casa che si sbracava sul divano e la ignorava. “Il “come facciamo, tutto il giorno in mezzo alla strada?” è diventato un intermezzo piacevole.

    Poi lui va via abbastanza presto, e non ci sono le solite liti al mio ritorno, lui che devasta, lui che non va via se non cacciato, e mia figlia ogni settimana ad assistere a queste scene che sembravano il triste prezzo da pagare per stare un po’ col padre.

    Io penso che la stanchezza ci impedisca di vedere un’alternativa immediata alla vita che stiamo conducendo. Tante volte mi dico “Ci vorrebbe qualcuno dall’estermo che prendesse in mano la situazione” ma, tanto, non c’è nessuno, e questa è la vita che ci tocca. Però, come nel mio caso, il cambiamento è stato dovuto non a una persona ma a una situazione, come sapete dura, però c’è stato, e la spirale sembra girare al contrario.

  6. Non ho parole. Ho molto pudore. Credo di poter dire di condividere le vostre situazioni. Ciò mi fa sentire impotente. Nel mentre mi trovo stoltamente a combattere persino con il passato di Ross. Passato non certo dei più agevoli. Con una grande soddisfazione: oggi lei è felice. Lei è finalmente felice. E’ che, come dice Ifi, da dentro è ancora più difficile vedere. Da fuori… beh! è facile parlare. Ma servono le parole? Non sono stato madre. Non ho, naturalmente, potuto. Se solo avessi potuto… Sono padre. Ho sofferto e soffro. Vorrei mia figlia più vicina. Vorrei un suo abbraccio. Anche ora. Ma ora sono circondato da persone che mi amano. Che mi amano veramente e profondamente. Ora… proprio ora… solo ora… credo che una persona abbia diritto alla vita. E alla propria ricerca della felicità. Ne abbia anzi il dovere. I figli? I figli capiranno. Non possiamo dargli questa responsabilità. E se non capiranno? Ho cercato di essere un buon padre. Credo… ho fatto il mio meglio. Ma ho un altro dispiacere. Abbiamo fatto da genitori ad un nipote. Da genitori in tutto e per tutto. Educandolo e provvedendo ad ogni bisogno. Oggi è un uomo sposato con due figli. Non lo sento più. Lui sa e io so. Non sa amare. Non dell’amore in cui credo. Non sa ricordare. Va per la sua strada. Spero sia una buona strada. Credo di sì. Anche quella la deve, almeno in parte, a me. Non centra in questo la mia separazione. Non posso cambiarlo. Vorrei avere sue notizie. Ha avuto un secondo figlio. Avrei voluto non averne notizia solo da voci di paese. Non vive poi così lontano. Rispetto la vita che si è scelto. Se in quella vita non c’è nemmeno un minuto per me non posso che accettarlo. L’ho amato, anche quando me l’ha reso veramente difficile. Lo amo. Lui va per quella strada. Cerca la sua felicità. La mia è fra i miei affetti. E’ cercare di dividerla con chi mi sta accanto. Con chi amo. Ho amato e lasciato. Non ho mai tradito. Ho sempre dato a mia figlia fiducia. Lei è sempre stata autonoma. Non le ho dato ricette, risposte. Ho cercato di darle gli elementi per farsi un suo giudizio. Forse è stato più difficile proprio nei miei confronti. Mancherei se la condannassi alla colpa di aver limitato la mia libertà, la mia felicità. Io ci sarò sempre, per lei. Davanti a qualsiasi bisogno. Ci sarò sempre anche per sua madre. E’ stato per un lungo tratto una buona compagna. E’ stata sua la scelta. Non ci sarò certo come prima, ma se saprà rinunciare al suo orgoglio e trovare la serenità conseguante a quella sua scelta, se metabolizzerà quello che siamo oggi, allora troverà in me un vero amico. Credo che lei, come molti, abbia costruito con tenacia e scientemente la sua infelicità. Un po’ mi fa pena. Ma è adulta. Abbiamo una vita sola. Non possiamo aspettare la prossima per vivere. E dei nostri sacrifici nessuno ci sarà grato. Perché non è giusto arrivare, come noi, a sessant’anni per scoprire che l’amore vero è tutta un’altra cosa.
    Vi abbraccio entrambe meravigliose donne.

    P.S. aspetto il commento a tutto questo da Ross che in questo momento è impegnata nel viaggio di ritorno.

  7. Cara Ify, io ho cercato di riorganizzarmi. Ho trovato un secondo lavoro, ho cercato di delegare responsabilita’ al loro padre. Risultato, lui le responsabilita’ non le ha prese. Ci sono state grosse negligenze, mi sono ritrovata i figli che addirittura non venivano nutriti in modo adeguato, mio figlio completamente senza scuola (tutt’ora), senza alcuna routine o disciplina, mi sono trovata con due lavori e tutta la responsabilita’ psicologica e fisica dei loro problemi e dalla loro istruzione. Risultato: non ho avuto alternativa. Ho dovuto di nuovo smettere di lavorare e decidere di trasferirmi in Italia con i ragazzi. Un traferimento che sara’ senz’altro traumatico, ma non c’e’ scelta. Non tutti cambiano quando si fanno scelte drastiche, chi ci rimettono sono i piu’ deboli, i minori. Anch’io ti faccio un esempio. Mio figlio purtroppo non va a scuola. I giorni (per fortuna pochi) in cui rimane dal padre dorme fino all’una del pomeriggio. non mangia se non gli porto i pranzi io (ti ricordo che non ho un centesimo di mantenimento e che finiremo presto in tribunale per questo motivo). I suoi sintomi autistici peggiorano a dismisura. Non ha alcuno stimolo intellettuale.
    Mia figlia non ha alcuna scuola superiore in citta’ (io vivo in citta’) che l’abbia accettata. cork ha un atteggiamento che proprio oggi un caro amico con acume ha definito “leghista”: se non sei di Cork da generazioni, non ti fanno entrare nelle scuole superiori.
    Si parla da qualche giorno di scuole in Italia. Mia figlia non crede alle sue orecchie. Chiede: cosa vuoi dire? non devi mettere il mio nome in lista di attesa dieci anni prima di entrare nella scuola? Non devi telefonare tutti i giorni, pregarli in ginocchio, umiliarti, stare in ansia fino a che non ne trovi una a un’ora di treno da casa tua?
    No, rispondo io, qui non devi fare tutto cio’.
    Rimane a bocca aperta.

    Dipende dalle situazioni e dalle persone, dunque. Il loro padre non cambierebbe neppure se si ritrovasse ad essere l’unico genitore. Perché e’ cosi’, e’ sempre stato cosi’. L’importante e’ che lui abbia una vita comoda e senza responsabilita’. Il resto e’ secondario.

    E’ una roulette che non posso giocare. e’ il futuro dei miei figli. Come ho detto, ho fatto errori in passato, enormi, quella di fare due figli con quest’idividuo, il piu’ grande. A differenza di lui, io pago per i miei errori. Mi prendo totale responsabilita’ per le mie azioni. Difatti, come penso di aver scritto anche nel tuo blog, se lui si togliesse totalmente di mezzo, io sarei contenta. Comunque faccio tutto il lavoro io. Almeno non mi dovrei pure accollare i problemi del tribunale.
    So che sono amara, ma in questo momento e’ cosi’.
    Un abbraccio a tutti

  8. Ammetto di averlo pensato spesso anch’io, che se non ci fosse il padre almeno mi risparmierei i tribunali: siamo così umane noi! 😆

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