Mario

Il sabato pomeriggio

In amore, Donne on 14 ottobre 2010 at 15:59

Un sabato pomeriggio dopo L’Addio.
Fine settimana. Finalmente niente impegni di lavoro, solo qualche faccenda in casa. Solita solfa. Da quando sono sola non esco nemmeno per andare al mercato. Che ci vado a fare? Tanto per metter su qualcosa per la cena, basta una corsa al supermercato, quattro cose in croce. A mangiar da sola ci perdo pure la voglia. E pensare che sono sempre stata di appetito. Tutti mi guardavano con gli occhi fuori dalla testa. “Ma quanto mangi?” e io ci pensavo e mi rendevo conto che ero un pozzo senza fine, ma mi pareva normale. A casa mia tutti mangiavano così e nessuno ingrassava. Un metabolismo veloce. Invece mio marito mi diceva… beh, mio marito… a dir la verità non lo è più, quindi dovrei dire il mio ex marito, pertanto le cose dette da un ex marito non fanno testo.
Però è dura il sabato. La domenica magari no. Esco e vado in chiesa dove trovo quelli che conosco, si fa un po’ di chiacchiere, tanto per far suonare mezzogiorno e poi torno a casa che tra lo stiro, la TV e la visita a mia madre, mi passa veloce. Ma il sabato… se poi pensi che hai davanti la domenica, tutto fa ansia.
Magari stasera chiama Martina. Lei e la sua mania del risparmio… e io intanto aspetto attaccata al pc, che poi aspettare è la cosa che mi viene meglio. Almeno il sabato. A volte penso che potrei chiamare Carlo, ma non saprei che dirgli. Una scusa qualsiasi. Dargli le foto. Me le aveva chieste. Magari gli fa piacere. Ma poi perché dovrei dargli le cose mie, in fin dei conti lui non ha più nessun diritto. L’ho eliminato dalla mia vita. Se ne è andato… beh! insomma sono stata io che… non ne potevo più, ma era per colpa sua. Come si fa a vivere con un uomo che pretende la tua attenzione, come quando si era ragazzi. Le cose cambiano. Io avevo i miei impegni. E poi è finita che non si è più fatto vivo. E io che gli ho regalato la mia gioventù. Io che ho fatto crescere Martina. Io che ho pensato a prendere questa casa. A fare risparmi. Lui senza il minimo amor proprio. Sempre lì a guardarci come se fossimo bestie rare e a ruminare i suoi pensieri.
Mi domando come ha fatto a sopravvivere senza di noi? Non ci avrei investito un soldo bucato. Mi sarei aspettata che tornasse a pregarmi in ginocchio. Eppure da quando è uscito dalla porta non si è più fatto vedere. Bell’amore che millantava per noi. Lontano dagli occhi… lontano dal cuore. Certo qualche volta lo vedo. Mi saluta in quel suo modo falsamente gentile. Ha sempre finto di essere gentile, da dare la nausea. Ma non si ferma mai a parlare con me. Che avrà da fare in giro. Quando stava qui, non si muoveva mai. Sembra che si sia scordato di noi.
Beh! Martina ormai vive fuori. A me sicuramente non pensa più. Mi sembra di essere diventata trasparente. Martina mi ha detto che si vede con un’altra. All’inizio non ci potevo credere. Non era cosa da lui. Troppo abitudinario, troppo scontento, troppo esigente con la sua famiglia. Perché qualsiasi cosa faccia siamo noi la sua famiglia. Lo siamo sempre stata. Insomma alla famiglia non si rinuncia mai, guarda cosa faccio io per la mia. Giusto amore filiale e fraterno.
Comunque un giorno l’ho pure vista, che a guardarla mica ho capito cosa ci trovasse in lei. Camminavano mano nella mano per la strada, neanche fossero due ragazzini. Noi non lo facevamo mai, ci sembrava di essere ridicoli. e avevamo anche un’altra età. Ridevano. Di cosa poi? Cosa c’è da ridere a sessant’anni? Lavoro, stanchezza, tristezza e vecchiaia. Ecco cosa c’è. Ho visto pure che lui era ingrassato. Ma era vestito in un modo che con me non si sarebbe mai permesso. Sotto sotto mi sono sembrati più che ridicoli. Lei non è per niente bella, anzi, è dozzinale, chissà che ci trova in quella donna. Solita superficialità maschile, lui è il classico tipo che aveva giurato di amarmi, al di là del tempo e delle traversie e io ci avevo pure creduto. Io avevo creduto che la mia famiglia sarebbe stata per sempre, anche se fossimo stati separati. Comunque. Di questo ero certa, ma è bastato poco…
Gli uomini non sanno sacrificarsi mai. Hanno uno strano concetto di famiglia. Pensano solo a loro stessi. Me l’ha detto pure mia sorella: “Ma che te ne fai tu di un uomo simile”. Lui mi diceva che un uomo ha le sue esigenze, e che avrei dovuto averle pure io. Ma ormai è passato il tempo delle esigenze. perché non starcene tranquilli in famiglia? Tanto, se era per lui, avremmo dovuto chiuderci in camera e fare all’amore anche quando Martina dormiva nell’altra stanza. Vero che da Martina non ci siamo mai separati, ma quando era una bambina, se ci avesse sentiti come avremmo potuto spiegarle? E poi da grande avrebbe anche peggio. Ma adesso che non c’è…. A lui queste cose sembravano sciocchezze. Ah! gli uomini… D’altra parte non mi interessava più passare il tempo con lui. Mi chiedeva troppo impegno, troppa attenzione. In fin dei conti una donna ha ben altro da fare: il lavoro, i figli, i genitori anziani e i parenti e poi la casa… Che poi oggi è anche troppo grande. Martina che vive lontano e lui che vive con un’altra. Chissà come ha fatto a incontrarla. La mia vicina mi ha detto che li hanno visti pure a teatro e che ha saputo che viaggiano molto all’estero. Ma quando mai?
Noi siamo stati solo a Parigi per il viaggio di nozze. A lui viaggiare non piace e poi con la bambina piccola mica si può viaggiare. E poi c’era la scuola e dopo ancora ci sono gli impegni famigliari. Fosse venuto mai con me, alla domenica, quando andavo a curare mia madre. D’accordo a lui non era simpatica, tanto meno era simpatico lui a lei, ma almeno per accompagnarmi. Così passavo tutte le domeniche da sola. Tanto che lei, mia madre, si è abituata a non vederlo e non mi ha più chiesto dov’era finito e io non gli ho mai detto che ci siamo divorziati. Sì, perché questo l’ha voluto lui.
Chissà che se ne fa del divorzio, non vorrà mica sposare quella? Che poi non mi sembra il suo tipo. Quella c’ha una faccia che il lavoro non sa nemmeno cos’è. Ma non sarà che lo fa per interesse? Per rubargli i soldi? Beh! questo non è possibile, con lo stipendio da miseria che ha lui. Ovvio per un uomo senza ambizioni. Anche su questo ho fatto le mie belle lotte. Ma lui è refrattario agli impegni, si perderebbe tra libri e musica , ad oziare… con tutto quello che c’era da fare. Se non avesse avuto me a guidarlo. Mai che abbia pensato di ridipingere la casa o a fare quello che fa in casa generalmente un uomo. Avrebbe vissuto d’arte e d’amore, se non fosse che io c’ho la testa sulle spalle. E alla fine era tutta una battaglia. Non c’era più niente dal salvare. Possibile che non sapesse adattarsi al fatto che era invecchiato e che io non avessi più la pazienza di stare a ragionarci…?
Quant’è lungo il sabato pomeriggio. Potrei uscire e sedermi al bar per prendere un caffè e chiacchierare un po’ con le cameriere e se poi lui passa e mi vede da sola? Non mi va di dargli questa soddisfazione. Magari pensa che non posso vivere senza di lui quando invece è il contrario. Se l’ho mandato fuori di casa una ragione c’era, anche se adesso non la ricordo bene, ma ha a che vedere con il fatto che lui non si è mai adeguato E’ lui che deve tornare con la coda tra le gambe, e mi deve dire che avevo ragione. Sarà orgoglio il mio, ma… è stato lui che non si è adattato. Non si può vivere lontano dalla famiglia, perché la famiglia è tutto. Ci si potrà pure adattare e sacrificare per questa benedetta famiglia. Altrimenti che razza di famiglia è… ma che razza di famiglia è, dico io?
Ed è sabato pomeriggio di un giorno di sole.

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  1. Si confida Carlo e lo lasciò sfogare. “E ancora… nemmeno oggi vuole ammetterlo. Mi vede come mi vuole vedere. Mi pensa come non sono. Mi fa diverso; peggio. Non so non provare affetto. Non le posso che augurare tutto il bene. Ora però ha quello che ha voluto. Sono uscito. Non potevo tornare. Non posso. E non sono falsamente gentile. Non so che essere così. Un saluto e un sorriso non si nega a nessuno. Ma se tutto è difficile, per lei, non cerco nemmeno spiegazioni. Ho finito quel tempo. Consumato tutte le pazienze. Strane donne le donne. Strana lei. Non sono abitudinario, e la politica? né scontento, tanto meno esigente. Se volevo un’amica la trovavo facile. Avevo una moglie. Volevo solo una moglie. Semplicemente una moglie; dov’era”?
    L’ho visto disperato. L’ha cacciato dalla sera alla mattina. Ma cosa vuole quella donna? Ancora non è contenta. Adesso protesta perché è felice. Il dopo non è mai facile. Eppure… non la credevo così.

    • Sì certo sai le donne… Vogliono una cosa, ma non vogliono pagarne il prezzo. Tanto meglio se la cosa viene gratis. Poi pensano di farcela a viver da sole e invece ad un certo pche a vivere così non c’è più senso. Perdi la fame e anche la voglia di vivere. Certo i figli sono una gran bella scusa, ma poi se ne vanno e allora… non c’è nemmeno quella compagnia.
      Anch’io ho avuto il mio addio, in un modo un po’ diverso, ma poi si somigliano tutti, a ben vedere. So che quell’uomo è con un’altra, ma non per questo lo trovo più affascinante e provo invidia per lei, o odio, o rancore. Se devo essere sincera di lui vedo i limiti e le poche qualità, che magari ci sono, ma stemperate con i difetti che sono molti. Vedo quello che è e non lo vedo migliore solo perchè un’altra se l’è preso, anzi a dir la verità ne provo un certo sollievo.
      Certamente il rapporto non era logorato, era soltanto svanito nel niente. Non ero stanca e neppure ne sentivo il peso. L’addio è stata una sorta di liberazione. ho fatto molta più fatica a capire perchè mi ero messa in quella situazione, che non era necessaria e che mi portava la banale gioia di occuparmi di qualcuno.
      Quando le cose finiscono, a volte non lasciano nemmeno la gioia dei ricordi.

  2. Posso dirlo? …brava. Sei riuscita ad entrare nella cosa. Completamente. Certi momenti tutto si complica. Non c’è logica. Non c’è razio. Lei voleva e non voleva. Ma si sa: le cose possono finire. In fondo non può negarlo: l’ha lasciata finire.

  3. La vita, in alcuni momenti, è un kaos senza limiti. Tutto scorre, apparentemente senza senso, senza tregue e senza fini. Poi, ad un certo punto, guardandoti indietro, scopri che c’è un senso, che le cose accadono seguendo una logica, loro, nascosta, me persistente. Che ti sarà chiara ad un certo punto. Così. Come per magia.
    Sto diventando fatalista? mmmmh..sto invecchiando!

    • Mi sento un po’ parte in causa. Alla fine uno può trovare tutte le risposte che vuole, che cerca, che esistono. No! la razio. la logica, quella no. Credimi. Scherzo però quiando accenno che èp un problema delle donne. Alla fine c’è per tutti solo confusione. La sedimentazione della stanchezza e/o dei rancori. Il trascinarsi del peso della sopportazione. Tutto e altro. Non c’è spazio che per la confusione.

    • Io credo che tutte le ragioni che scopriamo dopo siamo dei motivi che ci consento di sopravvivere, mai davvero di spiegare. Ragioni ovviamente ce ne sono, ma credo che determinante sia la nostra incapacità di reagire al progressivo alterarsi dei rapporti. Questo è sintomatico di un rapporto che si sta esaurendo. Molto spesso non vediamo cose che fingiamo di non vedere e vediamo invece altre cose che sono funzionali al nostro scontento.
      Poi ogni caso è un caso a sè. Esistono persone che sopportano l’insopportabile e poi si ribellano per un nonnulla, oppure accettano per dei motivi che non hanno costrutto.
      Poi i risultati si vedono, ma non c’è niente da fare, cposì è la vita.
      Anch’io fatalista eh? 😉
      Un abbraccio
      Ross

  4. Stavo per venire a scrivere “Bellissimo racconto!”, ma poi ho letto i commenti e mi pare di aver capito che racconto non è…

    • Racconto è. Molto liberamente ispirato ad una e a molte storie di separazioni, di confusione, del non riuscire ad essere quello che vorremmo essere. Ma forse sarebbe opportuno spiegasse la cara Rossaura.

    • Racconto è. Di questa storia ho pochi elementi, e su questi ho raccontato una possibile versione, una possibile spiegazione, se mai una spiegazione si può dare.
      Si parla di esseri umani che si fanno travolgere dai loro disagi e che non riflettono su quali possono essere le vere priorità della propria vita. Parlo di esseri umani perchè la legge vale sia per l’uomo che per la donna. Molti uomini rifuggono la quotidianità inseguendo il sogno di tornare giovani attraverso un nuovo amore, molte donne pensano di poter vivere la vita da sole o cercando un nuovo amore.
      Tutte due le soluzioni valgono. Tutto pur di riprovare le emozioni di un tempo, per rivivere quello che ormai è morto e sepolto da tempo immemorabile. Ci si dice: non perdiamo di vista i veri sentimenti, non spostiamo l’attenzione sulla falsa serenità dell’abitudine, cerchiamo sempre di capire l’altro, avviciniamoci con lo stupore di un bambino ad ogni piccolo atto della vita…. ecc ecc. Ma poi non è così. Poi vince la testardaggine, vince l’orgoglio, si fa strada il sano egoismo di noi stessi sugli altri. Ci si identifica nel ruolo e si finisce per vivere separati nella propria torre più o meno d’avorio.
      Si fanno atti determinanti per la propria vita e col tempo non si ricorda nemmeno perchè e come si è arrivati a tanto. Si pensa di aver fatto tutto giusto e poi vivi dentro emozioni contrastanti di fronte alla comprensione che tutto è quello che realmente non volevi. Molto spesso quello che fai lo fai per vincere, mai per perdere.
      Io lo capisco bene, perchè molto tempo fa. Tempo immemore appunto. Lasciai un ragazzo che era importante, ma che non pensavo lo fosse in quel modo e non lo pensai nemmeno successivamente. Però ogni volta che lo incontravo e che mi raccontava della sua vita in qualche modo provavo un dolore sordo per le sue “conquiste”, per la vita che aveva costruito alternativa a noi.
      Non avevo vera invidia o rancore ero solo addolorata di non essere io il suo punto di riferimento. Strano sentimento visto che fui io a levarmi dalla sua vita. Sentimenti contrastanti, contraddittori, ma umani. Poi capii che non era un sentimento che si incontra tutti i giorni. Altri uomini ho lasciato senza conservare nessuna rivincita su di loro. Li ho dimenticati e anzi le loro nuove vite mi sollevavano da ogni responsabilità e ne ero più che contenta. Con lui invece avrei voluto gridargli: Stai attento, stai sbagliando, non è quella la vita che vuoi… ma in fondo che ne sapevo io, che diritti avevo? Col mio gesto avevo perso ogni possibilità di pensarci. E poi ero io la stronza e l’altra era la donna che lo avrebbe reso felice.
      Non fu così, o almeno lo fu per un po’ e poi le cose andarono male. Ero io davvero più vicino alla realtà, ma non ero in grado di uscire dalla gabbia in cui mi ero messa. Orgoglio e sensi di colpa e poi propensione alle tempeste…
      Ora che l’ho ritrovato e che gli ho chiesto scusa, sono serena perchè so che la donna giusta ora lui l’ha trovata, lo sento in modo istintivo e non ho nessuna intenzione di perderlo ancora 🙂

      • Adulatrice. Certo che ti sai fare. E ti sai ingraziare le persone. Nel racconto sei molto credibile. La storia sembra vera ed è veramente plausibile. Conta qualcosa se non è proprio vera? Sei riuscita a metterti nei panni d’una donna molto deversa da te, in una situazione molto diversa da quelle che hai frequentato.
        Meglio era se lo gridavi a te quel… stai attenta, stai sbagliando. E lo sai che lo dico per te. Io non rinnego nemmeno le sofferenze. ♥♥♥

  5. Nel mio caso non c’e’ stato un addio perché non c’e’ stato neppure un vero e proprio inizio, per cui nonriesco ad identificarmi. Nulla davvero a cui dire addio.
    Una logica in cio’ che vivamo, Audrey? Non saprei, non la vedo in questo momento. Ma forse hai ragione tu. Rimango comunque a guardare fuori dalla mia finestra cercando di scorgere un principe. ma forse non distinguo i sogni dalla realta’. 😉

    • Identificazione? E’ una storia. Una come tante. A suo modo banale. Ordinaria. Non ci si può identificare in tutte le parti. Nemmeno in ogni dolore.
      Qui la lei è riuscita a mettere il suo lui alla porta. Ma era quello che voleva?
      Un abbraccio
      P.S. è la tua, credo, una storia a suo modo originale. Solitamente le storie non hanno l’obbligo di finire ma hanno un inizio. Mi spiace per te. Non è per quello, forse, che la tua non riesce a finire.

  6. Non intendevo la “logica” come concetto aristotelico, come sequenza lineare di fatti e concause.
    Nulla è più distante dall’esistenza.
    Intendevo la “logica” il fluire esistenziale di tanti elementi, fatti, accadimenti che paiono (come l’acqua che scorre) senza “ragione” ma, in realtà segnano un tracciato che, quasi sempre, solo a posteriori, riesci a decodificare e riesci a capire dove ti ha portato.
    Martina, se continuiamo noi donne ad identificare il ns. uomo ideale con il principe… Non riusciremo mai a diventare le vere Regine del Regno 🙂
    Un abbraccio a tutte/i

  7. eh Audrey, ma i niei principi azzurri sono rappresentati da uomini assolutamente normali. Gia’. Questo e’ il mio ideale di principe: un uomo normale, pieno di difetti. Che proprio in virtu’ di questa sua normalita’ sia disposto a condividere il mio desiderio di normalita’? Cos’e’ la normalita’? Certo, un concetto diffcile, mi chiedo se esista. Nel mio caso e’ rappresentata da cose semplici. Stabilita’. Amore.
    Il principe azzurro in realta’ e’ lo stalliere. Non porta gioielli o avventure. Solo un fiore ed un sorriso.

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