rossaurashani

L’addio

In Amici, amore on 13 ottobre 2010 at 8:30

Allora… non lo sapevo che avevo un appuntamento. Un appuntamento con il destino. Con la mia favola. Ci eravamo lasciati troppo tempo fa. E troppo di fretta. Per lettera. Senza il tempo di una parola in più. L’addio di due ragazzi che cercano la loro strada. Poi un’intera vita era passata. Tanto tempo non era bastato a cancellare nulla. Tutto era rimasto dolorosamente (o meno) nitido.
Cartone telato con dipinto un castello sullo sfondo e faccie urlanti in primo piano.
Quando sono uscito da quella porta avrei voluto chiedere il perché. Una ragione. Magari una fantasiosa giustificazione. Pura curiosità. Ma sapevo che lei aveva mille risposte e nessuna. In fondo era finita da fin troppo tempo. Fossi uscito per mia decisione avrei avuto il 99% delle ragioni, mi sono detto. Ne sono ancora convinto. Invece è stata lei ad invitarmi ad andare. A mostrarmi la porta. E non era lì a salutarmi, le sarebbe stato troppo doloroso e difficile. Mi aveva solo chiamato al telefono. Si era preoccupata per me. Come stessi partendo per una vacanza. Una vacanza senza di lei.
Le ragioni? Forse ce n’erano fin troppe. Non una sola. Cioè forse ne avrei avute fin troppe. Non ho pudore a dirlo. Ciò che mi dà pudore è quando parlo di intimità che riguardano altri. Come in questo caso la mia compagna. La verità è che non ci ho capito molto. Anzi quasi nulla. Credo che lei ci abbia capito meno. E’ stata, la fine, come fosse un colpo di testa. Un capriccio. Come se volesse dirmi: Beh! stasera mi va di uscire da sola. Non aveva mai avuto bisogno del mio permesso. Non sono mai stato io a concedere la sua libertà. Né a limitarla. Lei era completamente padrona di sé. Lo era sempre stata. Che poi io penso in più che la libertà non si chiede né si mendica. Se è limitata allora… la si conquista. Non è certo questo il punto.
Ma perché ne parlo? La storia è finita. Definitivamente finita. Non ho ferite ne nessun rimpianto. Passata quella porta, come detto, mi son sentito libero. Finalmente insolitamente liberato. Non l’avevo chiesto ma mi son sentito libero. Ho ingoiato un respiro profondo. E l’aria mi sembrava leggera e riempiva i miei polmoni come non aveva mai fatto. Mi potevo rimproverare qualcosa? Sicuramente. Mi sembrava e mi sembra solo piccole cose. Solo una importante: che non avevo potuto ammettere che era finita da quindici anni. Ero rimasto per nostra figlia. Per stupidità. Per affetto. Per le sue preghiere. Forse anche per un po’ di vigliaccheria. Non avevo visto perché non avevo voluto vedere. Non c’era un altro uomo. Non so se c’è mai stato. Non c’era un’altra donna. Questo lo so per certo. Non c’era mai stata. Non ne sono capace. Non ho mai tradito. Non mi affascina quel tipo di avventura. Per un’altra donna. Non ho mai amato una donna impegnata. Non ne vado fiero. Non mi sento stupido. Semplicemente sono così.
Avrei preferito farlo in una giornata di pioggia. Non ho potuto scegliere nemmeno l’ora. Ma come si dice: sono uscito in modo civile. Voglio dire… Ci siamo comportati entrambi in modo civile. Erano da tempo finiti i tempi delle urla, delle grandi litigate, dei conflitti e dei rimproveri. C’era solo il niente. La figlia ormai grande. Interessi comuni ne abbiamo sempre avuti pochi. Certo quello che lasciavo era più di quello che chiedevo di portare con me. Semplicemente mi sentivo sconfitto. Sconfitto perché ci avevo investito tutto. Sconfitto perché ci avevo immaginati già vecchi. Vecchi e solidali. Chetati. Sconfitto perché ci avevo provato fino a sfiorare la pazzia. Avevo cercato di riaccendere quel fuoco. Avevo cercato di salvare almeno quel niente. Pensavo, allora, che l’amore si conquista ogni giorno, e ogni giorno si costruisce. Che un rapporto è fatto di pazienza e fatica. Che stare assieme nasce dalla volontà di stare assieme. Ma ormai uscivo da un lungo viaggio attraverso la notte. Cosa potevo portare con me se non i ricordi dei giorni belli e di quando eravamo giovani e convinti che assieme saremmo sempre stati felici?
La guardo esterrefatto. “Possiamo restare amici. Vederci ogni sabato e la domenica a pranzo. Magari”… Allora è vero che sto sognando. Che è una scampagnata. Una burla. Strano. Io non né ho di problemi. Indietro non torno ma su me può ancora contare. Sa che non ha nemmeno bisogno di farmelo dire. Più di trent’anni sono un sacco di tempo. Mi sembrano tutta una vita. Allora perché al telefono è così scortese. Perché mi fa storie anche per darmi lo spazzolino. Il mio rasoio. Che se ne fa se non ha mai avuto la barba? I conti non tornano. Ma non sono tipo da voler capire sempre. Né tutto. Certo devo lasciare una casa ancora mia.
Devo adattarmi; io. Un micromini in affitto. Una sistemazione provvisoria. In attesa di non so cosa. E di sistemarmi meglio. In fondo mi ha dato tutto. Tutto quello che poteva darmi. I suoi anni più belli. Un sacco di bei ricordi. Restano questi la mia compagnia. E non sento di aver abbastanza da rimproverarle. Avrei bisogno di un bicchiere di vino per un po’ di colore, per fingere la mia consueta allegria.
In bagno non c’è lo scopino. Cerco di sistemare un paio di porte dell’armadio che stanno su per abitudine. Senza nessuna fretta che avanzi la notte. Poi prendo l’elenco telefonico per leggere qualcosa. La televisione non mi va e nella neve si vedono appena figure indistinte. La notte è un ammasso di neri con una luna assassina. Il silenzio sembra fatto di pietra e uova marce. Si rompe il cellulare. Tagliato completamente fuori imparo cosa vuole dire essere veramente solo. Solo con il sospetto che non basti l’amore. Che non basti l’amore nemmeno per salvare l’amore; una coppia. Non c’è nulla da ricominciare. Come se fossimo semplicemente vittime di niente.

Annunci
  1. Essere vittime di niente è quanto di più deprimente esista, nemmeno una scusa, un qualcosa da combattere.
    Vorrei…. ma quello che vorrei non mi è dato avere…

  2. Dopo molto tempo, con molto allenamento, ho imparato che non sempre è possibile giungere al senso delle cose. E spesso quel senso non c’è. Forse mi sarebbe più facile se non ne fossi coinvolto. Restano buone solo le ipotesi. Ma ho una vita piena di cose di cui non ho colto il senso. Fortunata te se hai sempre capito i perché hai fatto o hanno fatto.

    • “Fortunata te se hai sempre capito i perché hai fatto o hanno fatto.”
      Se è una presa in giro ti è riuscita bene. Magari avessi capito o almeno fossi arrivata vicino alla verità… certo tento sempre di dare delle risposte, e in qualche modo rispondo a quelle domande, sommariamente e a distanza. Non è presunzione di sapere è il tentativo di avvicinarmi ad una forma di conoscienza di me stessa. Ma anche un tentativo di capire gli altri. Perchè, forse erroneamente, cerco di applicare la logica, anche a comportamenti che logici non sono. Ma i miei giudizi non sono definitivi, non potrebbero esserlo nemmeno con me stessa.
      Certo la vita non è come pensiamo sia, è come è e non abbiamo nessun metro per misurarla.

  3. Mario queste parole mi hanno tagliato in due. Anzi, a fettine. La mia storia, al maschile. Con la differenza che nel mio caso non c’era nulla da riaccendere.
    Siamo semplicemente vittime di niente. Parole perfette. Vittime del non credere che nella vita si possa gioire. Mia madre e’ una di quelle persone. continua a credere che la vita non e’ altro che sacrifici. Che i figli non sono altro che sacrifici. che sia impossibile gioire o amare o essere realizzati se si ha una relazione e dei figli. Che sia impossibile amare o gioire. Punto. Io sono cresciuta con questa predica che mi sentivo quotidianamente nelle orecchie. E l’ho attuata. la attuo ancora, quotidianamente. E’ stato un quotidiano lavaggio del cervello.
    Il sacrificarsi sull’altare di chi non crede che ci possa essere qualcosa di piu’, come l’amore ed il rispetto reciproco.
    E viene ancora fuori il mio mantra hippie: come si puo’ non amare? Il tuo compagno, i tuoi figli, i tuoi amici, la tua famiglia? Perché tutto questo astio? Che cosa significa “sacrificio”?
    Non lo voglio sapere, non lo voglio insegnare ai miei ragazzi.
    Voglio interrompere questo circolo di abuso che ha fatto a pezzi le nostre vite.
    Tu l’hai fatto. In quel monolocale buio. Hai appeso la tua solitudine alla finestra. Qualcuno l’ha vista, e’ venuto a cercarti.
    Un forte abbraccio

  4. Non è proprio la mia storia. Lo è in modo abbastanza approssimativo. Continuavo un discorso della rete. Dopo le strane giustificazioni per una fine anche una fine senza giustificazioni. La mia ex (questa è la mia versione, naturalmente) aveva dei problemi personali. Molto personali. Piuttosto che affrontarli ha preferito piuttosto. Non farti trarre in inganno. Ho tenuto in vita quel rapporto 15 anni di troppo. Era iniziato bene. Non dovrebber45o esistere inizi che non siano felici. Veramente felici. In segreto il mio cuore era rimasto di una donna. Credo che lei lo sapesse; forse. Io non lo sapevo. E avevo investito tutto in quel rapporto. Ho sacrificato. Fino quasi ad annullarmi. Ma probabilmente ogni uno ha le proprie responsabilità. Semplicemente sono stato fortunato. Ho sempre avuto molta fortuna. Anche perché guardo sempre oltre l’ostacolo. Cioè non è che non abbia incontrato momenti bui, ma li ho superati. Lei, la mia ex, era talmente sicura di trovarmi vicino a lei (probabilmente anche dopo avermi chiesto la separazione e allontanato da casa) che si è preoccupata di tutto. Di tutto tranne che di noi. Il nostro rapporto era la sua ultima preoccupazione. Spero abbia (ma non credo) risolto tutti i suoi problemi (la penso con affetto). Credo (ma forse sono un po’ immopdesto) non potesse vivere una storia a due che con me. Credo sia destinata a terminare la sua vita da sola. Ma ha, come ha sempre avuto, la sua famiglia da accudire. Fa l’infermiera di professione e con i suoi lo fa anche in privato. Lei ha scelto il sacrificio sopra di tutto, innanzi tutto. Dopo 3 anni di solitudine ho ritrovato quell’amore che s’era stupidamente perso; come sai. Sono un uomo felice. Mi spiace per lei. Non sono abbastanza egoista ma nemmeno abbastanza stupido. La vita non è mai come vorremmo. E spesso facciamo di tutto per renderla peggiore.
    Un grande abbraccio

  5. E’ strano dirsi addio, E brutto, naturalmente. E il motivo in fondo si sa sempre oppure, sempre in fondo, non si saprà mai davvero.

    Io ho descritto qui l’addio tra me e l’uomo che avevo sposato. A fronte del racconto di amandoRoss, mi fa piacere condividerlo con voi:

    “Un addio”

    • Nel caso specifico forse volevamo sapere anche ciò che non c’era da sapere. Per il resto… sapevAmo tutto. Era solo la cronaca di una fine annunciata. E annunciata da tempo. Dolorosa ma lentamente perseguita. Oggi non fa più male. Ci sono tornato attraverso solo per dire che a volte ci si separa senza bisogno di dire ulteriormente perché. Questo a seguito di commenti e un post in cui si stigmatizzava le “scuse”, anche fantasiose, che a volte si trovano per dire addio. Non sarei poi così curioso. Oggi sono felice. Spero che lei sia felice. Non ho mai imparato a portare rancore. E quell’addio è stato decisamente la mia fortuna. Credevo fosse la fine invece era solo l’inizio.
      Ogni storia fa storia a sé. Un’altra fine mi è stata quanto e forse più dolorosa. E’ passato tanto tempo. Sono rinato ricominciando da dove ci eravamo interrotti. Da quella lontana fine. Da quel “ti voglio bene ma sei lontano, gli voglio bene e lui è con me”. Come vedi la fantasia della realtà non ha limiti.
      Un caro abbraccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: