Mario

L’autunno della nostra contentezza

In amore, La leggerezza della gioventù on 16 settembre 2010 at 10:16

Non è cosa da tutti. Essere felici intendo. A parte quello che si spera, mica sempre si è capaci ad essere felici. Sì, perché ad essere contenti o al limite felici, bisogna avere una certa propensione.  Lo dico io che, pur se innamorata della vita, ne ho vissuta una gran parte spersa in difficoltà e disillusioni.
Come prima cosa bisogna capire quali sono le priorità. La mèta successiva è il cercare di realizzarle. Certo che le priorità cambiano, se non fosse altro perché alcune vengono superate, o realizzate o solo dimenticate. A volte capita che la priorità di ieri non è più quella di oggi, oppure, ci inventiamo delle priorità a livelli sempre più alti o più bassi a seconda del punto di vista.
Una priorità che confusamente avevo in testa, ma che ogni tanto relegavo in fondo, per mancanza di materia prima, era l’amore. Strano no? Si pensa di aver bisogno di questo o di quello, ma di amore si pensa anche di poterne fare a meno. Io dell’amore avevo un’idea particolarmente precisa, sapevo, ad onta della mia esperienza alquanto inadeguata, come e quanto doveva essere il vero amore.
Poi capita che solo per il fatto che vieni da una generazione di iconoclasti, tutte queste “smancerie” vengono relegate tra gli orpelli di una mai abbastanza vituperata educazione borghese.
Quindi l’amore aveva perso connotati. Appariva e spariva con le facce degli uomini della mia vita. Poi a chiamarli così, alcuni, sembrano più importanti di quello che sono stati. Mai spazio per quel sentimento di cui avevo così tante coordinate. Mai l’accenno della sua vera esistenza.
Veramente un momento c’era stato ed ero una giovanissima ed ingenua ragazza spaventata. Dell’amore avevo percepito il profumo e anche l’ardore, ma come succede a volte, non ero ancora preparata, non avrei potuto prendere il volo e librarmi nel suo cielo. Ingenua com’ero pensavo che l’avrei potuto ritrovare ad ogni passo e non fu così. Poi ci si abitua a farne senza, diventa normale. Si vive lo stesso. Si fa un po’ come in quel detto popolare della mia città di mare: “in mancanza del granchio sono buone anche le zampe”.
Così ci si dimentica di cosa pretendere dall’amore. Così si diventa avari di sé. Così si entra nel gioco al ribasso dello scambio amoroso. Sai quante cose perdi e quante ne fai perdere a chi ti sta vicino? Sai che tristezza?
Poi succede che lo ritrovi. Mica in generale. No, proprio quello di quella prima volta. Certo è una botta di culo che non succede a tutti. Anzi che io sappia non succede proprio a nessuno. Nella vita si cambia e il tempo non modifica solo il nostro aspetto, ma stropiccia anche le nostre anime e molto spesso in malo modo. Facile che ti trovi per strada e non ti riconosci. Se succede è solo per dirsi, dentro di noi: “Ammazza… come è invecchiato… ma quanto tempo è passato? E’ irriconoscibile!”
Invece a me è successo, però, in un altro modo. Sono fortunata, io. E’ l’autunno della mia vita e vi assicuro che tutte le mie foglie le ritenevo ormai cadute. Non pensavo più possibile ritrovare quel sogno effimero della mia gioventù. Che poi effimero non era se, comunque, i miei amori li avevo sempre comparati con quello. Ma ormai mi ritenevo indenne e non più contaminabile dall’amore. Invece no. Ho avuto un’ultima insperata fortuna. Non l’ho trovato per strada perché evidentemente non ci saremmo riconosciuti. Non l’ho nemmeno casualmente incontrato rimescolato ai nostri comuni amici. Difficile perché, pure loro, lo avevano perduto. Non avevo più sue notizie da decenni. L’avevo proprio perso e lo ritenevo perso “per sempre”.
Così una sera triste, di una giornata ancora più triste, ricorrenza annuale della perdita di una persona cara, mentre mi tenevo a galla dalla marea dei cattivi pensieri Lui è apparso. Un nome conosciuto tra tanti nomi sconosciuti. Sarà lui? Non posso spiegare quanta emozione e quanta ansia quel nome mi suggerisse. Non tenterò di farlo, non ci riuscirei. Lo vidi e cercando di non pensare gli scrissi un messaggio, quel tanto che svelasse anche a lui il mio nome. Di quei messaggi brevi o lunghi ne fiorirono, in quei giorni, a centinaia, come se sgorgassero da una fonte generosa rimasta per troppo tempo secca. Lui rispose: “Il tuo nome mi fa ripiombare addosso un passato mai del tutto lasciato…” E questo fu il nostro secondo inizio. Straordinario e questa volta sì, senza riserve. L’amore era tornato e questa volta sì, come lo avevo sempre immaginato.
Non so quale sia la ricetta. Non la posso raccontare. Magari c’entra davvero la fortuna. Difficile trovare l’amore una volta, impossibile ritrovarlo una seconda volta. Eppure è così. La vita mi è stata generosa e così la sorte. Noi finiremo col diventare una leggenda. Un racconto per le notti di inverno al fuoco di un camino. La storia per tenere docili i bambini prima di andare a letto e per far sognare gli adolescenti. Un racconto per i nostri nipoti. Quando verranno se verranno. Magari siamo dei ridicoli vecchietti troppo romantici, ma che importa, quell’amore non lo nascondiamo più. Siamo stati già troppo stupidi o solo terribilmente troppo giovani.
Questa è la nostra nuova possibilità. Siamo fuori tempo massimo, ma stiamo tornando quegli antichi giovani nel lussureggiante autunno della nostra contentezza.

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  1. Voi siete gia’ una leggenda. Una storia da film 😉
    L’amore (quello romantico) per me non solo non e’ una priorita’ ma non lo cerco neppure. Hai ragione, e’ una botta di culo, e siccome tutta la vita io sono stata una calamita per i disastri, adesso me ne sto tranquilla e non cerco piu’. Ma non avrei neppure il tempo.
    forse non ho la propensione per quel tipo di amore. Sono disordinata (mentalmente), impulsiva, fin troppo emotiva.
    Mi preoccupo per tutto e per tutti e comunque ne ho avuto abbastanza di calci nel… 🙂
    Certo, Mario direbbe che e’ tutta paura, ma stavolta io dissento. Mi sono proprio stufata di mendicare le briciole. Di mendicare, punto.
    sono orgogliosa, e lo sai, hai individuato benissimo questo tratto del mio carattere che incredibilmente e’ stato soffocato per piu’ di 15 anni. E’ venuto fuori ultimamente con prepotenza.
    Tu hai detto una volta che c’e’ una dissonanza tra il mio aspetto ed il modo in cui parlo o scrivo. Ecco. Non voglio un uomo che provi pieta’ o tenerezza stile Lolita per quello che sembro.
    No grazie.
    Sto bene cosi’ ed anche se forse non sto bene me lo faccio bastare. Forse in questo momento in un uomo cercherei solo aiuto per la mia vita assolutamente incasinata, e cio’ e’ sbagliato. Gli autunni a volte sono fatti per il silenzio e per la riflessione. lascio che le foglie cadano.
    trovare il tempo per andare dal parrucchiere a tagliarmi le doppie punte, quella per me sarebbe una conquista.
    Un abbraccio, sai quanto sia felice per voi. vi porto sempre come esempio a mia figlia (non scherzo!) per non perdere le speranza. Dato che sa che io le ho gia’ perse. Almeno qualcosa di positivo gliela devo raccontare.

    • Cara Martina, so cosa provi in questo periodo della vita, lo so perchè ci sono passata e forse anche nel peggiore dei modi, aggravando tutto con una maggiore età, che può fare la differenza.
      Come ho detto si arriva a pensare che dell’amore si può fare a meno. servono prima la sicurezza economica, il benessere dei figli, le attenzioni per la famiglia e anche un lotta per la sopravvivenza. Certo prioprità necessarie. E sembra che l’amore su questo non possa predominare. Non può farlo perchè con noi sono stati avari d’amore e noi stesse lo siamo state chi più e chi meno. Si può stare così per sempre. Non essere contaminate dall’amore. Contaminazione come processo di sviluppo, non di malattia.
      Capirai che a questo punto noi e i nostri desideri sono frutto della vita che fin qui abbiamo condotto. Come si può pensare che qualcosa avvenga nella tua vita dopo aver perduto l’uomo per cui hai lottato per più di 25 anni e dopo un nuovo rapporto, finito nel nulla di altri 9 anni. Ti senti finita e vecchia. Cerchi di rintanarti e di vivere una solitudine non completamente voluta, ma ben sopportata, tanto non è mai arrivato il momento dove non mi sentissi sola.
      Come poi sia rinata la fiducia e la voglia di ricominciare non posso spiegarlo, ma è stato più forte di me. Ti assicuro che dal primo contatto mail al giorno che ci siamo riincontrati sono passati solo 7 giorni e un 150 lettere lunghissime ed accorate, con telefonate che si chiudevano a notte fonda. Perchè ho ricominciato a sognare? Perchè dopo 3 giorni già ci confessavamo innamorati persi? Non sono domande retoriche. Io me lo sono chiesto ed una risposta me la sono data. Io avevo fiducia in lui. Una fiducia che non avevo mai avuto con nessun altro. Una fiducia antica e bellissima che deriva dalla conoscenza, ma non solo, dalla sensazione di essere della stessa pasta. Sostanza delicata ed evanescente. Lo sapevo che lui mi avrebbe potuto distruggere, ma sapevo anche che non lo avrebbe mai fatto. Ho avuto certamente qualche attacco di panico, ma solo perchè non ero abituata a credere. Non accettavo la mia fortuna. Poi siamo diventati noi, precipitosamente e senza dover riflettere. Non ci serviva, era una necessità.
      La mia fortuna è che lo conoscevo già e non con una banale conoscenza di gioventù, eravamo giovanissimi sì, ma abbiamo approfondito la fiducia con mesi e mesi di corrispondenza serrata. Noi non siamo capaci di mentire. Facciamo schifo in questo senso. L’abbiamo sempre fatto. Io lo so, lui lo sa. Da qui è nato tutto. Però avremmo anche potuto essere cambiati. In 42 anni sarebbe normale. La vita segna a volte ti disfa e ti ricostruisce. Ma noi e tra noi eravamo carne nuda.
      Credo che questa disponibilità (data da una fortuna inaspettata) a noi si sia manifestata in questo modo. Ma è l’unico modo? Perchè chiudersi e non dare di noi le parti migliori? Possibile che non esistano uomini capaci d’amore? O donne?
      Rifletti sui pregiudizi di cui stai diventando schiava.
      Sorridi di più agli altri e forse gli altri sorrideranno a te.
      Mettici un po’ di fiducia altrimenti non tornerà mai più primavera.
      Attenta all’orgoglio che a volte fa male. Non è necessario elemosinare se si sa dare.
      Ma tu sei intelligente e affettuosa. Capisco il momento, ma non sarà così per sempre. Il mio non è solo un augurio è anche una certezza.
      Un abbraccio
      Ross

  2. Faccio cose del tutto normalissime. Mi vivo come sono. E così vivo le cose. E poi sembrano chissà cosa. Io non ho altre scelte che essere me stesso. Continuerò ad indagare a riguardo. La donna che mi ospita qui, e che ospita il mio cuore, sa che lo continuerò a fare. E già da domani. Non voglio aggiungere perciò molto. solo un appunto. Ho dei principi. Piccole cose ma quelli ho. Uno è che il male degli altri non mi fa stare meglio. Forse devrei spiegarlo. lo lascio lì. Di conseguenza godo di veder stare bene. Quando ho incontrato Ross era un po’ come Martina. Ma il copione era quello per noi. Ad ognuno è riservato il proprio destino. Come direbbe un amico di blog: il viaggio continua.

    • Ecco è proprio per questo che vali. Tu sei e sei diverso da molti altri 🙂 Tu ti esponi e sei pronto a pagarne il prezzo. Non è da tutti e Martina ce lo spiega. Ma anche tu ed io lo sappiamo.
      So che domani ci riserverà una sorpresa. Sono felice che tu collabori con questo blog perchè qui riesci a esporti come non sai fare nel tuo, o meglio come non vuoi fare nel tuo… 😉
      Un abbraccio diretto
      Ross

  3. Ho letto. Tutto. Con attenzione.
    E mi sento inspiegabilmente felice.
    Son felice di riflesso.
    Và che son scema, eh!

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