Mario

aMare

In amore, La leggerezza della gioventù on 15 settembre 2010 at 5:58

Fotografia in bianco e nero al passo Rolle nella neveNostalgia? 1 gennaio 1968. Per un attimo vorrei scordare tutto, proprio tutto, ritrovare il tempo. Non posso. Ora lo so. Ora che posso ricordare. Ora che so. Lei ha ritrovato quel maledetto diario. Nero su bianco. Certo… parole arruffate. Vorrei dire che quel ragazzo non ero io. Non posso più fingere. Per non ritrovare il tempo dovrebbe non esserci stato. Non sembro nemmeno io a parlare. Io che non ho mai voluto scordare. E allora lascio agli altri la consolazione dei rimpianti. Non voglio scordare nulla. Tanto non ho mai imparato a farlo. E poi c’è quel diario. E tutto il tempo ritrovato.
Rimpianti? Pensieri. Pensieri stupidi. vent’anni. Sembrano stupidi a quell’età. Oggi so che non lo sono mai stati. Si può essere stupidi a vent’anni. Si può essere tutto. Puoi non perdonarti niente. Eppure dopo volevo dimenticare. Volevo convincermi che avevo avuto solo quello che avevo voluto. Rintanato in me. Ferito dalla memoria, che non voleva andare. Ma la vita è come quel diario: disordinata. E quel diario mi insegue. Mi perseguita. So già che tornerà. Non si dovrebbe mai rileggere. Mai tornare. Mai pensare a tutte le maschere indossate. Mai dire “se”. Ma avevo un appuntamento. Non lo sapevo. Ora lo so.
E vorrei restituirle tutto. Tutto quello che non ha avuto. Che non le ho dato. Le mie assenze. Certo che avevo di che essere giustificato. Le sue colpe. La sua colpa. Basta questo? Certo che no. E a volte è come un pugno allo stomaco quel suo non rimproverarmi niente. Quel farsi carico di tutto. Quel dire “ho sbagliato da sola”. Pensieri di oggi. Il peso di oggi. Come se non ne avessimo abbastanza. E la leggerezza del suo sorriso. E Lei, proprio Lei, mi costringe a ricordare. Lei che ci è riuscita così bene, a dimenticare. E tutto sembra così leggero; oggi. Quasi fosse volubile. Lieve. E la luce che entra dalle finestre è tenue. E’ una polvere quasi impalpabile. Quella del mattino. Quella della serenità.
Non volevo amare. Allora. Avevo paura di amare. Era tutto così difficile. Come se oggi fosse diverso. Avevo paura della paura. Non era mai stato così. In fondo è proprio questo che le ho ripetuto: “Ti prego, non mi amare”. Ma con lei non era mai stato nulla come prima. Fin da subito. Fin dal primo momento. Fin dal primo sguardo. Ora lo so che si deve sempre credere solo al cuore. Ma questo ora. Ora che è rimasto quel diario. E ritrovo le foto. E un sapore amaro. Come non sapessi dove sono stato. Come potessi ignorare. E allora ti lasci spazio ad immaginare. E cerchi parole per consolarti.
Vent’anni. Quei vent’anni. Un rimprovero? Una condanna? Mi sembrava di essere forte. Di essere sicuro. Vicino a Lei. Solo vicino a Lei. Che veramente potessimo cambiare le cose. E cambiare noi. E ce lo dicevamo. Parlavamo molto. Parlavamo di tutto. Non avevo più pudori. Non avevo ancora pudori. Avevo la gioia di dire. Gli dicevo tutto. Tutto ma non gli potevo dire quello che non riuscivo a capire. Che non potevo capire. Non gli nascondevo nessun pensiero. Quello che non gli dicevo era di quell’altra paura. Del linguaggio del mio corpo. Di quello che sentivo. Della pelle.
Credevo di aver amato. Di essere solo egoista. “Stringimi forte”. Scoprivo di non averlo fatto. Non me lo sarei mai confidato. Si ha la certezza solo quando si incontra l’amore. Perché l’hai scritto? Nero su bianco. Quando amavo. E tutto era una prima volta. No! non era come le altre. Ed era lei che lo aveva voluto. Anche questo era la prima volta. Era strano. E invece no; lei lo aveva voluto. Gli avevo detto di no. Almeno quella prima sera. E io che ancora non potevo sapere perché. Ero confuso. Non ci poteva credere. No! non era mai successo. Nemmeno questo. Uno che le dicesse di no. Non sarebbe dovuto succedere mai; e mai più. Non mi ero mai sentito tanto stupido. Così nudo. Indifeso. Solo davanti a me stesso. Com’è possibile non aver paura. E quel corpo che rabbrividiva, che fremeva. Ad ogni bacio. Per ogni stupido bacio. Era un corpo che desiderava. E non conosceva il desiderio. Come si può non aver paura? Volevo fuggire. Gli correvo incontro. E il tempo non mi dava il tempo di amare. Nemmeno quello di pensare. Né di respirare. Dovevo partire.
Sapevo che sarei stato lontano molto tempo. Molto lontano. Troppo tempo. Sapevo chi ero. Non sapevo quando e se sarei tornato. Non era mai stato tanto bello un bacio. Tanto soffocante. Non avevo mai sentito quella necessità. Eppure sapevo che non l’avrei mai perduta. E’ per questa stupida convinzione che ho tradito. Non lei, ho tradito il mio amore. Me. Tanto non ci saremmo persi mai. Ad ogni modo lei ci sarebbe stata. E Lei meritava quell’amore. Ne aveva diritto. Non avevo ancora provato la fatica del dimenticare. La sfida del tempo. Non credevo esistesse un dolore tanto grande, e assurdo, e faticoso, e dirompente. Ma ero solo un ragazzo. Non perché avevo vent’anni, ma perché erano arrivati troppo presto. Avevo troppi sogni in testa, e troppa confusione. E persino i giorni erano confusi. Tutto correva troppo in fretta.
Ma come potevo io credere? Io che non soffrivo silenzio. E gli altri che sembrano aspettarsi qualcosa di intelligente. Aspettano che parli. Gli sembra che sia una cosa importante. Come potevo. Che potesse amare proprio me. Era bella. Molto bella. E come potevo credere di amare nei giorni della rabbia? Come potevo credere nell’amore al tempo della lotta? Per mettere ordine in tutta quella confusione avrei avuto bisogno di una vita. “Ti prego; non amarmi”. Tra tanti proprio me. Non potevo crederci. Tutti le ronzavano intorno. Tutti la amavano. E quando aveva avvicinato le labbra alle mie mi ero nascosto nell’abbraccio. Nel buio di una sera di dicembre. Avevo chiuso gli occhi per non vedere la luna.
Non mi era mai successo. Non le era mai successo. Come potevo non avere paura? Ero così stupido. Come potevo non annegare tra tanti dubbi? Non potevo appartenere a nessuno. Credo di averglielo detto. Soprattutto lei non doveva essere mia. Mi piaceva da impazzire il suo sorriso soddisfatto. I suoi occhi a frugare l’orizzonte. La libertà di quell’aria tra i capelli. “La vita ti aspetta. Non ti fermare”. Invece niente è come si crede. E niente diventa quello che si vuole. Non volevo innamorarmi perché già l’amavo. Non volevo perderla e le dicevo che non potevo restare con lei. Fummo più stupidi o più orgogliosi? Sicuramente entrambi. Sicuramente più stupidi. Andare al mare è stato farci straziare dalla malinconia.
Tutto quel tempo passato come non fosse. Tutti quegli anni in fila a lottare con i minuti. E tutto che torna come in un brve lampo. Lasciate chiusi i diari, se potete. Solo oggi so che non l’avrei dimenticata mai.

Foto a colori di Ross a Londra

Annunci
  1. Chi ha scritto questo bel Post, è Persona di grandissima sensibilità e di un modo di sentire la vita ‘alto e nobile’ !
    Così è lo smarrimento di chi si affaccia all’ esistenza, non un con atteggiamento narcisistico o di egoistico possesso, ma con lo stupore dell’ emozione ‘viva’ sempre possibile, non ostante “noi e gli altri” .
    E’ vero, amaramente vero, che il Passato non ritorna, mai ! Che ciò che abbiamo perduto è un bene ( o un male ) già svanito nel vento, come noi a breve .
    Eppure, in questo attimo sospeso “tra il nulla ed il nulla”, in questa esistenza che è come un lama di luce presto ombra, l’ emozione di un sentimento sincero, d’ improvviso si riaccende nostro malgrado e, per una arcana magìa che ci sfugge, torniamo ad assaporare quell’ inconfondibile sapore della nostra giovinezza !
    Ed anche l’ Amore, che non conosce nè limiti di tempo, nè le precarietà che ci affliggono, riaffiora d’ un tratto facendoci stupire ancora una volta, senza fine !
    Che meravigliosa cosa è la vita, non ostante tutto !

    • Bellissimo commento mio Sere, anche lei è un cavaliere (seppur errante) di squisita sensibilità. Io che conosco l’autore posso confermare che è uomo di grande coraggio e di straordinaria educazione amorosa, perchè per amare ed essere amati ci vuole anche quella. Lo so che le avversità della vita mettono a dura prova la purezza e integrità dei sentimenti, se di questo si parla, sentimenti veri, ma il coraggio, la sensibilità, la capacità di amare è un dono che va coltivato giorno dopo giorno, senza farsi conquistare dagli egoismi umani.
      Ma tu queste cose le sai. Nel tuo viaggio avrai conosciuto tutte le sfumature dei sentimenti umani e sarai pure avezzo a tenerne conto. Ma la tua dama, o cavaliere, ha apprezzato la tua arte? 🙂

  2. Ho molta difficoltà a commentare questo post.
    Vorrrei dire molte cose e mi vengono alla mente tutte assieme, ne vengo confusa, non riesco a ritrovare il bandolo del discorso.
    Io che so cosa intendi dire e so bene di che parli. Io che ancora più piccola, affacciata da poco alla vita, avevo terrore di quello che mi stava succedendo. Sì certo succede sempre così. La vita spaventa, ma spaventa soprattutto quello che non ti aspetti, almeno non subito. Quella marea che tutto travolge. Avevo una sola certezza o forse neanche quella. Ne avevo tenuto traccia e non mi era successo nè prima nè dopo. Certo ero io ad averlo voluto e di questo portavo un forte senso di colpa. Avevo lottato a lungo, ma non era stata una lotta difficile, almeno solo marginalmente contro di Lui. Era facile vincere. Quello che era difficile superare era quella lunga e desolante separazione. Quel sentire che straziava l’anima. La solitudine a quel tempo era un insulto. Eppure… era. E vissi per dimenticare. Ricoprii di strati su strati quella nudità. Una nudità dell’anima perchè il corpo lo tenevo a bada con le mie paure. Ogni distacco se ne andava un brandello di me. Ma tutto questo non basta come giustificazione. Non basta dire che quell’anno era un anno speciale, che lo avremmo ricordato per sempre. Era il 68, ma l’avremmo saputo dopo. Allora era solo un anno iniziato con molte speranze e con molte paure che finì con quella festa che non avemmo mai. Con la comprensione che forse non avremmo potuto nemmeno restare amici. Non per colpa nostra, almeno quello. Ma di colpe ce n’erano, lo sapevo e me ne facevo carico, giustamente. Io avevo voluto e io avevo cominciato a dimenticare.
    No, non sapevamo che dopo una vita, ancora io avrei preso l’iniziativa e Lui avrebbe almeno questa volta risposto Sì. Era tempo. Era finalmente giunto il nostro tempo.
    La foto finale è destabilizzante. Magari metterne una più datata no eh?

  3. Non ho pudore, a parlare di noi. Me l’hai insegnato. Ho recentemente scoperto anche che c’è bisogno di storie belle. Di sogni. In questo mondo. Solo un appunto: non mi sento bello. Nemmeno un po’. Lo scrivo con la prossima. Sono così e il prodotto di un lungo lavoro. Di una auto-educazione. Agli affetti. All’amore.
    Io non ho dimenticato. Non lo so fare. Certo ho vissuto e amato. Non dimenticato. All’ora eravamo nella piccala foto. Un giorno a Passo Rolle. Un gra giorno a sentire te. La foto, datata, è emblematica. Tutto quell’infinito. Quel cielo completamente azzurro. La distesa di neve. Eravamo due piccole cose. Ci sentivamo due piccole cose. Tutto era troppo grande. Della Rossana che conobbi e amai allora ho detto e messo foto. Altre ne metterò ma fu subito dopo. L’ultima è della Rossana (o Rosaura, se vuoi; o con qualunque altro nome) che asmo. Mi sembra di leggere fiducia e soddisfazione in quel sorriso trattenuto. E’ queòlla la donna, lo ripeto ancora, che amo. E ti ripeto ancora: non mancare verso nessuna di quelle donne. Feriresti me. 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: