Mario

Il mio nome è Avreipotutoessere.

In La leggerezza della gioventù on 7 settembre 2010 at 22:09

Un semplice commento di Marisa la mia coautrice mi ha fatto girare in testa un altro post ed ecco cosa ne esce:

Ai miei tempi si usava spesso chiedere ai piccoli: “Cos’è che vuoi fare da grande?”  Ammetto comunque che allora era più facile rispondere. Anche perchè a quel tempo di lavori ce n’erano a sufficienza. Non era così difficile immettersi in quel mondo. Comunque allora non c’erano mica lavori o attività che richiedevano, come succede oggi, la conoscenza (per usare delle metafore) di “lingue” straniere e “fatti” della vita. Allora si poteva rispondere: Avvocato, Ingegnere, Guidatore degli Autobus, Dottore, Maestra, Infermiera, ecc., mica come oggi: cantante, calciatore, attrice di reality show, velina, ministro o escort. Se notate i primi nomi li ho scritti con la maiuscola, mentre i secondi no. La ragione è che i primi erano sogni che costavano fatica, che preludevano ad un vero lavoro, mentre i secondi… beh! lasciamo perdere a volte ci vuole del pelo nello stomaco anche solo a parlarne.
Veramente dai primi nomi si deduce che le differenze sono che alcune erano attività considerate prettamente maschili ed altre femminili. Sì, è vero che alcuni maschietti sforavano nell’area femminile con qualche sogno, un po’ fuori posto, tipo “vorrei fare il ballerino”, ma non erano ancora nati i Bolle a rendere il tutto più accettabile. Ma c’erano anche le bambine che chiedevano cose impossibili. Per esempio quella bambina che con quell’aria testarda e intransigente voleva fare la Cosmonauta. Notate bene la scelta del nome: lei voleva fare la Cosmonauta, mica l’Astronauta. Voi direte: “Beh, che differenza c’è?” C’è… c’è e ora ve lo spiego. Gli Astronauti erano americani mentre i Cosmonauti erano russi. C’è una bella differenza no? Per lei c’era di sicuro, visto che sin dalla tenera età si professava comunista e visto che adorava tutto ciò che aveva odore di Madre Russia.
Insomma, per essere comunista lei aveva le sue ragioni. Innanzi tutto eravamo tra gli anni ’50 e ’60 e in casa sua non giravano molti crocifissi. Poi in Russia le donne potevano studiare ed erano considerate pari agli uomini. Mica come qui che le donne che lavoravano erano delle povere disgraziate. Insomma lei aveva deciso o Cosmonauta o niente. Non avrebbe accettato niente di più niente di meno. Voleva quello e nessuno la schiodava. Faceva lotte epiche con suo fratello che invece vestiva abiti più accettabili. Lui pensava che tutto quello che era americano avesse una marcia in più. Usava consumare un bicchere di latte pasteggiando. Lei tutto quel latte la faceva star male, ma forse era colpa di una fastidosa intolleranza alimentare. E poi lui si beava di conoscere il nome dello scienziato più noto della NASA “Wernher von Braun è il migliore, nessuno è come lui per far volare i razzi!” Avesse saputo che i suoi primi razzi furono i V2, fabbricati da schiavi ebrei di un campo di concentramento in Germania, che, alla fine, venivano uccisi dalle fatiche e dalla cattiveria dei carcerieri. Oh! se l’avesse saputo gli avrebbe fatto ingoiare tutte quelle stupidaggini. Ma poi anche se era così di parte, e di parte sbagliata, lei a questo fratello comunque gli voleva un sacco bene.
Poi che c’entrava, tenesse pure per l’America, chi avrebbe vinto la sfida spaziale sarebbe stata la Russia. Ed in effetti la prima cosmonauta sarebbe stata russa. Ma torniamo a noi. Nascere in Italia e sognare di diventare Cosmonauta, beh, era come nascere nel mezzo del Sahara e sognare di diventare una famosa tuffatrice. Era ovviamente un bel sogno e niente più. Comunque qualcuno, sull’idea, ci ha fatto pure un film e tra l’altro molto, ma molto, piacevole, che vi invito ad andare a vedere.
Per quanto mi riguarda avrei voluto fare il Prete, attenzione, non la suora, ma il Prete, o il Prete o niente. D’altra parte fin da allora non mi piaceva sottostare alle regole. Poi visto che mi guardavano male per questo sogno, ho cambiato rotta. Avrei voluto fare la maestra di scuola elementare. I bambini mi piacciono molto e di carattere sono “pallosamente” didattica. Mio figlio mi redarguisce sempre: “Smettila di fare la maestrina!” ed ha ragione, ma maestra si nasce e non si diventa. A quel tempo, purtroppo, nella mia famiglia, si facevano studiare i maschi ed io avrei dovuto aiutare in casa. Cosa che non sopportavo proprio e rinunciando ad un cappotto per quell’inverno frequentai un corso di steno-dattilo e mi trovai un lavoro. Divenni comunque maestra frequentando una scuola serale. Almeno quello. Teoricamente avevo realizzato il mio sogno. Però, nel frattempo avevo sognato più in grande. Avrei voluto fare la giornalista, anzi dirò di più: avrei volto fare la reporter. Sognavo una vita tipo Oriana Fallaci che a quel tempo non aveva ancora subito quelle trasformazioni che l’avrebbero resa dura e introversa (e anche qui parlo per metafore). Niente da fare nè Prete, nè Maestra, nè Reporter solo una semplice impiegata che per necessità si è trasformata ad un certo punto magicamente in “tuttologa” in uno studio di architettura.
Guardami in faccia; il mio nome è (davvero) Avreipotutoessere. Io mi chiamo anche Nonpiù, Troppotardi, Addio. Ma che importa. Sorrido ancora ai miei sogni. Incredibile, penso ancora di avere un futuro. Guardami in faccia; il mio nome è anche Illusione, ma tanto a sognare non costa niente.

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  1. La ragazzina asserragliata in bagno che strilla “io la comunione non la voglio fare perchè sono comunista” vale da sola il film, mi sa.
    Gli butterò un occhio volentieri.
    Io da piccola volevo fare il veterinario. E basta.
    Poi mi è passata, ma è andata bene lo stesso, direi.

    • Del film ho preso solo l’idea, della ragazzina comunista e cosmonauta, ma il fratello descritto era il mio e le diatribe tra americani e russi c’erano davvero. Ovviamente io tenevo per i russi. Il film mi ha colpito perchè molti dei pensieri di quella ragazzina mi erano notin e anche alcune cose che le succedevano le conoscevo bene. 😉 Assolutamente esilarante, ma anche terribilmente nostalgico.
      Ho capito anche tu porti il nome Avreipotutoessere! 🙂

  2. Il tuo post mi ha colpito in pieno stamattina, siamo molto più simili di quanto avessi potuto immaginare!
    Bene bene….)

  3. Come lo posso dire? Scusa. Non ci avrei creduto. Ne è uscito un ottimo post. Hai sempre ragione tu. Ne scrivo un post. Non essere sempre così. Vivere con una che ha sempre ragione può essere difficile. Come ti ho detto lascia che qualche volta sia io ad avere torto.

    • Tu non hai mai torto, fai solo finta di averlo… 😉 Comunque bel post anche il tuo, e sarà la chicca di domani. Come ti ho detto lo faccio uscire anche da me. Ma perchè non ti metti come coautore? 🙂
      A presto

    • Fai tu come hai fatto per Marisa. Che poi io da qui non posso. Che poi ho altre cose già in serbo.

  4. Evviva noi tuttologi! anch’io volevo fare la giornalista. e mi ci misi di buzzo buono, un paio di articoli li pubblicai pure. Ma ripiegai sui giornali autoprodotti sin dai tempi del liceo, in Italia si sa. In realta’ volevo diventare astronoma, giuro da quand’ero bambina. La passione per l’astronomia mi e’ rimasta, mi sono fatta pure un corso a distanza da un’universita’ inglese qualche anno va. Ho cambiato mille lavori. Una costante e’ rimasta: lo scrivere. Quando riusciro’ ad a riappropiarmi del mio tempo, mi ci dedichero’ appieno. Anche il mio ome e’ stato avreipotutoessere per decenni.
    Incredibilmente, adesso sono.
    Ancora devo capire che cosa, pero’ 😉

    • Cara Martina, qualsiasi cosa è meglio di quello che eri, non credi. Sei stata comunque una donna che ci ha provato, e non è da tutti, ma che purtroppo ha fallito. Che sarà mai, non è mica colpa tua se la situazione era disperata. Intanto sei madre (italiana o anglosassone che sia 🙂 ) e lo sai far bene, con puntiglio e anche responsabilità, il resto verrà. Scrivere è una passione, Chi diventa scrittrice a tutto tondo non realizza un sogno, segue solo il suo istinto, che poi ad aver successo non vuol dire che si è brave, chiedilo alla Avallone.
      Intanto è mica facile trovare una che vuole aprire una libreria, pensa che con me avresti trovato una che legge i libri 😉
      A quando il post?
      Saluti e baci Ross

  5. E’ l’orgoglio del dolore. Tutti sono pronti a piangere le proprie sfortune. A versartele addosso. Quando provi ad alleviarle si sottraggono quasi stizziti. Perché non mi hai chiamato quando la solitudine era una compagna insopportabile?

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