rossaurashani

La fotografia

In amore on 2 settembre 2010 at 14:31

Era solo un’immagine sbiadita. No, non proprio sbiadita, solo priva di colori e dai contorni un poco incerti. Bianco e nero dove il bianco sfuma nell’avorio e il nero verso il seppia. Che siano passati così tanti anni? Domanda stupida! Lo sapeva bene che era passata una vita. Si poteva ancora dire, di allora, che pure una foto poteva essere una cosa eccezionale. Si ricordava ancora quella vecchia macchina fotografica e la sua consumata custodia di pelle marrone.
Inutile spaziare su dettagli senza senso, proprio adesso che aveva in mano quella foto. Vedeva lei con quel suo sguardo serio e accigliato. C’era già una piccola ruga sulla fronte, tra gli occhi. Forse lei già sapeva. Era bella come sempre eppure qualcosa nel contorno del viso sembrava rigido, contratto. Forse lei già pensava ad altro. Ma non era quello il pensiero che gli pesava dentro. Erano passati così tanti anni. Non c’era stata altra possibilità. Lui aveva vissuto. Nessuno poteva dire che non ne avesse avuto diritto. Aveva una bella casa, due figli, una moglie che sapeva stare in società, un lavoro che gli dava soddisfazione, aveva anche una casa al mare e una barca che era l’invidia degli amici. Cosa avrebbe mai potuto desiderare di più? Tornar giovane? Ritrovare quella ragazza? Sarebbe bastato? Non voleva pensarci.
Guardava con attenzione la foto. Lei era stata colta all’improvviso, non aveva potuto protestare e l’avrebbe fatto ne era certo, forse addirittura l’aveva fatto dopo. Lei non amava apparire nelle foto, ma d’altra parte nemmeno nel resto. Portava un vecchio maglione sformato con le maniche a coprirle le mani. Quei vecchi pantaloni sfondati, non si ricordava il colore… bruciato? Lei non amava vestirsi bene, odiava l’idea di sembrare quello che non era. Aveva un libro appoggiato sulle ginocchia che erano raccolte disordinatamente sotto di lei. Che libro? Non se lo ricordava. Era bella, oh se era bella. E lui sapeva che avrebbe potuto trasformarla in una donna fantastica, che tutti gli avrebbero ammirato.
Guardava i suoi capelli incolti e spettinati di quel colore caldo che la fotografia non rendeva e quei suoi occhi. Occhi da giudice implacabile, da animale braccato, da tigre feroce, da gazzella diventata quasi preda. Occhi che erano occhi. Unici. La guardava e qualcosa gli precipitava dentro. Possibile che dopo tutto questo tempo gli provocassero ancora l’accelerazione del battito cardiaco? Lui in fin dei conti aveva avuto tutto quello che desiderava. Successo e anche di più. C’era chi lo invidiava per la sua fortuna e facevano bene perché lui non avrebbe voluto niente di meglio, niente di diverso. Ma quella foto lo tradiva. Le mani tremavano e gli occhi gli pungevano come colpiti da spilli di ghiaccio.
Dove sarà adesso? Domanda oziosa. Inutile come il desiderio di tornare giovane. Come la voglia di stringerla fra le braccia. Di infilare il naso dentro a quei capelli vaporosi che nessun parrucchiere aveva domato. In fin dei conti era stata lei la stronza. Aveva lei voluto andarsene. Era stata lei a non voler cambiare. Era lei che aveva perduto tutta quella sua fortuna e le stava bene perchè non aveva capito quanto le sarebbe convenuto restare con lui.
Stronza! Povera sciocca. Piccola illusa…
Dal salone la voce inviperita di sua moglie lo raggiunse: “Dario, muoviti cazzo, che i Bernardi ci aspettano, che stai a fare lì a contare le cacche di mosca sul lampadario?” Che poi, quello lì, fosse un costoso lampadario venuto dalla Boemia mica lo consolava.

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  1. “E lui sapeva che avrebbe potuto trasformarla in una donna fantastica, che tutti gli avrebbero ammirato”.

    Che orrore d’affermazione. Poco più d’un trofeo da esibire agli amici, insomma.
    Meno male che lei se ne è andata, che non è voluta cambiare.
    Questo stronzo l’avrebbe uccisa dentro.
    Le avrebbe fatto fare la fine di quelle che “sanno stare in società” e che poi finiscono inviperite ed inutili appese al costoso lampadario fatto venire apposta dalla Boemia.
    Appese, fino al’arrivo della di lui crisi di mezz’età, della panterona velinoide ventenne e dell’inevitabile guerra dei Roses.
    Son sicura che, ovunque sia, lei sarà molto più felice.

  2. Plaudo, se mi è consentito farlo, da Cavaliere Errante dall’ armatura corrosa, alle riflessioni acute e realistiche di Lady @MadDog !
    Quell’ uomo (sic!) rimpianto, narciso e fasullo, era da lasciare subito con una certezza ineludibile : la moglie fatua ed esposta ‘come un trofeo’, sarebbe stata lei, la romantica sognatrice, nelle mani egoiste di quel cialtrone !

    Ps. vedasi, se l’ immagine può giovare, il Finale di “Come eravamo” !

    • Caro cavaliere, grazie per le parole che come ben sai sono condivisibili, Quella ragazza non poteva finire in mani così stupde, ne avrebbero fatto scempio.
      D’altra parte al fasullo sta bene la moglie che ha… e poi non abbiamo nemmeno parlato dei due figli 😉 chissà che storia!

  3. Sì, @Luciindescai ( “With Diamond” ??? ), quelle mani ‘narcise’ ne avrebbero fatto scempio !
    Unicuique suum !
    Ai cialtroni i loro ‘castelli di carta’, nani e abborracciati sul nulla !
    Ai Sognatori, respiro ampio e certezza di perenne espansione, poichè i sogni puliti non muoiono mai !
    Nella memoria, ciò che fu dolce al cuore sincero e sognante, resta “comunque e senza nulla a pretendere” traccia tenera di ciò che fummo e che, tutto sommato, sentiamo di essere ancora .
    Questo imparai nel mio vagare solitario per lande e rive di mari sconosciute ai più .
    Questo la vita mi insegna ancora !
    Buona serata .

  4. e’ per questo che voglio un uomo povero 😀

  5. E adesso, cazzo, chi è questo cazzo di Dario?

    • Ma lo sai che ti dovrei presentare la signora, consorte di Dario? Mi sembrate davvero simili. Anche tu lampadari di Boemia? 😉

      • Quelli di Boemia sono da buzzurri e la barca mi da il mal di mare. Vuoi mettere una bella passeggiata in centro per Cortina ops St. Moritz e uno splendido lampadario di Murano. E non fare la furba che con me dai Bernardi c’eri anche tu, ricordi? siamo arrivati che erano già a tavola.

  6. eh, Ross, qui c’e’ la carestia…
    😀

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