Mario

Amarsi

In amore on 1 settembre 2010 at 13:53

Beh! non è che l’argomento fosse proprio nuovo, ma l’avevo relegato sempre tra i consigli da prendere in considerazione. Amarsi è un affare piuttosto complicato ed io, sinceramente, non l’avevo mai preso troppo sul serio. Veramente non mi riusciva nemmeno a consigliarlo, in modo credibile, a qualcuno che ne avesse avuto bisogno. Adesso però lui me l’ha detto chiaro e netto. Una frase precisa, a cui non si può sfuggire. Non  le solite parole buttate lì, come tante volte succede. Un “bisognerebbe amarsi nella vita” oppure “sarebbe meglio amarsi di più” magari intendendo che bisogna prendersi più cura di sè, così in modo generico. Ma quella frase netta, con quel tono quasi di accusa mista ad un pizzico di rabbiosa disapprovazione e di curiosità, mi ha fatto riflettere. “Ma perchè non ti sei amata mai?” Ahi! Porcapupazza! Perchè così dritto al cuore?
A rifletterci poi ti vengono in mente un sacco di cose. Che poi tutte sono riconducibili alla sensazione di non essere mai stata amata. Mica era facile dimenticare di aver vissuto, un grossa parte dell’infanzia, pensando di essere una trovatella adottata. Un po’ era per colpa di un fratello maggiore, dai capelli neri, che era la vanità di mio padre e sotto sotto anche quella di mia madre. Io ero nata femmina e mi ritrovavo, a differenza di tutti gli altri della famiglia, con una chioma di ribelli riccioli rossi. Era stato proprio quello che mi aveva fatto pensare che non appartenevo a quella famiglia. Questo  lungamente mi aveva reso insicura. Chi nasce con i capelli rossi sa che verrà accusato di tutte le marachelle del vicinato o della propria classe a scuola. Forse perchè  troppo visibile per nascondersi agli occhi di tutti. E poi contro i “rossi” c’è sempre un profondo pregiudizio. Succede anche in politica no? Venne il momento che questa cosa si sistemò, perchè, “vendetta tremenda vendetta”, al mio ottavo compleanno iniziò la serie dei fratellini rossi, che furono la mia rivincita. Ora non potevo più pensare di essere la trovatella, ma questo, comunque, non cambiò la sostanza: non mi sentivo amata. Magari non ero adottata, ma, di sicuro, non piacevo ai miei. Avevo, e forse continuo ad avere, un carattere ribelle. Facevo venir voglia di punirmi, questo era sicuro. Mi sporgevo in avanti con una faccia da schiaffi: “Dai provaci!” dicevo “Fallo, dai!” e finivo col prenderle senza mezzi termini e senza che mi spostassi di un centimetro o tentassi in qualche modo di difendermi. Proprio una santa al martirio, una eroina dei nostri tempi. E spero che si capisca che sono ironica; eh!
Insomma a cercare amore nella mia infanzia non c’è verso. A parte il nonno materno, quello socialista che suonava il violino nelle feste paesane. Con lui mi sentivo una dea, anzi diciamo più propiamente un frutto succoso. Mi abbracciava, mi coccolava e mi sorrideva con i suoi occhi luminosi e diceva:  “Sei il mio susino.” e con questo non intendeva propro tutto l’albero, ma solo un frutto vellutato e profumato di sole. A lui credevo, ma dopo non successe più.
Il tempo mi aveva cambiata in una donna ambita. Questo poi non l’ho mai ben capito. Carina dovevo pur esserlo se ricevevo tanti complimenti e se solleticavo l’invidia delle amiche, ma chi conosceva com’ero allora sa quanto questo mi diede solo crucci.
Lui dice che ero fortunata e che non volevo accettare di esserlo. Lui dice anche che ho gettato al vento la mia fortuna. Forse è vero, ma per “amarsi” bisogna essere sicuri dell’amore degli altri. Bisogna crederci ed io, stupidamente, non ci credevo. Non so a chi dare la colpa se non a me stessa. Avrei potuto avere una vita più facile. Avrei potuto farmi trascinare dalla marea e non nuotare sempre a contraria. Avrei potuto “accontentarmi” ed invece non me lo sono concessa mai. Poi ho imparato a segnare, anche, qualche colpo contro di me. Così, tanto perchè non si pensasse che mi pavoneggiavo e che la vita che avevo non era un ballo di carnevale. Perchè non accettavo di essere solo quella ragazza dai lunghi capelli rossi che tutti si giravano a guardare. Così imparai a giocarmi contro e finì con una lotta al massacro.
Lui dice, anche, che gli uomini che sono passati nella mia vita hanno contribuito, alla grande, a rendermi insicura. Questo glielo concedo perchè è una cosa che so, che conosco bene. Ma la responsabilità non è loro, è tutta mia perchè non mi sono ribellata e mi sono amata così poco da rischiare l’estinzione e se non avessi avuto il carattere che mi trovavo, alla fine, mi sarei distrutta totalmente. Per una volta posso dire “Grazie al mio caratteraccio”.
Comunque amarsi è complicato. Per farlo bisogna prestare attenzione più a se stessi che agli altri. Bisogna dedicarsi tempo. Guardarsi allo specchio e piacersi. Donarsi un sorriso e molta comprensione. Giustificarsi credibilmente con se stessi e non pretendere troppo. Ahi! Perchè conosco bene la teoria e non ho percorso mai la pratica?
Bisognava che diventassi “adulta”, eufemismo per non dire “vecchia”, che fossi sufficientemente stanca e disillusa da sentirmi ormai in disarmo e che, imprevedibilmente, ritrovassi sulla mia strada quel ragazzo di 41 anni prima, quello del quale conservavo un ricordo così felice da nominarlo tra i tre più belli della mia vita, per ricominciare a credere? Beh, le premesse c’erano tutte. Però il tempo cambia profondamente le persone e aveva cambiato noi usando tutti, proprio tutti, i suoi sortilegi e le sue arti.
Dalla cenere che pensavamo ormai gelida è rinata l’araba fenice. Il fuoco è tornato ad ardere. Il ricordi sono fluiti come un fiume in piena. La nuova tenerezza ha cancellato l’inverno che precocemente ci aveva avvizziti. Beh! amare ricambiati è un bel modo per cominciare ad amarsi.
Certamente non posso più guardarmi compiaciuta allo specchio, anche se non lo facevo nemmeno quando lo potevo fare. Anzi, a dirla tutta, a casa ho soltato specchi di legno non lucidato. Ma è inutile tergiversare, non è l’aspetto quello che conta, ma la voglia di vivere e il desiderio vicendevole di donare all’altro. Che poi questa cosa “vicendevole” non l’avevo mai conosciuta. Nessuno prima mi aveva mostrato che l’amore è generosità e altruismo, che sull’amore si può contare e che è il tuo porto sicuro. Mica bazzeccole o cose da ragazzini e neanche sentimenti ispirati a qualche santo del paradiso. Il mio paradiso e qui in terra, oggi e fino a che la sorte non ci separi. Sì! dai, lo so che davanti a sorte dovevo metterci una lettera diversa. Sarebbe stato più corretto, realistico. Ma che importa se uso una parola invece di un’altra, un termine invece di quello specifico, l’importante e crederci, fermamente. Ed io, ora, ci credo e comincio a provare l’ebbrezza di amarmi o di amarsi o di amare che saranno anche parole diverse, ma raggiungono tutte lo stesso ottimo obiettivo che è quello di piacersi e volersi bene.

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  1. Cara Ross,
    di fronte a tale lucida dichiarazione e “confessione” non si può che dire “che bello!” , e anche “finalmente”, perché di certo questo racconto stava nella tua mente da tanto tempo, ed è venuto alla luce perché , come tu dici “La nuova tenerezza ha cancellato l’inverno che precocemente ci aveva avvizziti.”
    Ma tutto quanto dici ha un tale sapore di giovinezza, se posso arrischiare questa parola, e di aria aperta sulla vita , che non trovo parole migliori per dire quanto mi piaccia.

    Sono stato assente dai vostri discorsi per tanto tempo, e solo perché mi sono fatto prendere da tante altre cose. Mi piacerebbe tornare a confrontarmi con i vostri discorsi.
    Un caro saluto a te ed a tutti voi.
    Bruno

    • Caro Bruno, che piacere ritrovarti! Per quanto riguarda le assenze anche io devo scusarmi, ma ho avuto poco tempo causa lavoro e vacanze a seguire i blog degli amici.
      Mi fa piacere che anche tu ti senta in famiglia quando entri nel mio blog, è bello perché ho come l’impressione che tutte le parole che ci vengono alle labbra, o che ci vengono alle dita, non siano del tutto inutili.
      Ti ringrazio per i complimenti e spero di ritrovare i tuoi contributi sempre attenti e sereni.
      Grazie e un abbraccio Ross

  2. Che strano effetto mi ha fatto questo tuo scritto, sembra la mia storia, con qualche lievissimo scollamento: per esempio, i miei capelli sono neri, e ancora il lieto fine non è arrivato 🙄

    Un abbraccio!

    • Che devo dire? “Benvenuta nel club delle donne che non si amano”? Mi sa che ce ne sono molte nel club. Per i capelli, cosa vuoi, non c’è colore che tenga, per il lieto fine, aspetta ancora un po’ vedrai che prima o dopo arriva. Per me c’è voluto un sacco di tempo, vediamo se tu sei più brava 🙂
      Un saluto
      Ross

  3. Dalla mia postazione di osservatore cosa posso dire? Una cosa ovvia: invidio quell’uomo. E delle banalità. Non c’è nessuna ricetta. Quello che va bene a uno non vuol dire che funzioni per altri. Nemmeno quello che ha o non ha funzionato. Insomma “oggi amo”. Inoltre l’amore ha bisogno di spontaneità. Di molta spontaneità. Eppure qui nasce una contraddizione: quando qualcosa non funziona ci vorrebbe del buon senso. Meglio soffrire un giorno che tutti i santi giorni. Molto meglio lasciare andare. Bisogna sapersi amare per poter amare ma non basta. Bisogna saper dare, ma è fondamentale “lasciarsi amare”. Essere disponibili a riceve. Se serve chiedere. Ma se l’altra persona non ama o non ama allo stesso modo difficilmente imparerà a farlo. Chi ama solo se stesso porterà l’altro a soffrire. Chi si specchia continuamente nella propria arroganza pensando di essere il mondo, che tutto gli giri intorno e debba essere come lui lo vuole, non può capire che un altro abbia bisogni che non sono i proprio; sensibilità differenti. Ma perché parlartene quando credo che tu abbia sufficiente esperienza e conoscenza del tema. Certo non si finisce mai di imparare, ma se incontri qualcuno che non conosce la meravigliosa bellezza del dare… scappa. Per farla breve su alcune delle cose dette mi permetto di dissentire, almeno sulla loro interpretazione, ma ripeto che non credo nell’esistenza di una ricetta universale. Cerco di non guardarmi indietro e quando lo faccio certo di farmi il minor male possibile. Anche questo non è un segreto per nessuno. Non ho rimproveri da fare e una tasca di buoni ricordi. Ne avevo uno di meraviglioso e ossessivamente sempre importante. Ora è “presente”. Sai che penso che chi ama male rinuncia a molto e a volte a tutto. In fondo chi non sa amare che se stesso mi fa un po’ pena. Certo in questo caso uno sbaglio avrebbe implicazioni terribili, ma non rischiare è rinunciare per sempre. Che posso aggiungere? Non dire niente, sono felice della tua felicità.

  4. Se ti basta… allora: Grazie.

  5. Ross, il tuo post mi ha emozionato e mi ha coinvolto, devi parlare cosi’ piu’ spesso. Hai individuato la chiave del nostro “odio” per noi stesse: l’infanzia.
    Anche i miei genitori non mi sopportavano, era chiaro. Nessuno dei due mi ha mai abbracciata, senz’altro me lo ricorderei. Mio padre, dal carattere fortemente autistico, mi parlava a malapena. Mia madre, tutti i problemi li sai, e’ sempre stata ipercritica e non mi ha mai incoraggiato in nulla, comunque entrambi interagivano con me spesso in modo violento. Sono uscita quella situazione SICURA che era impossibile trovare qualcuno che mi amasse, perché comunque non valevo. Perché qualcuno avrebbe dovuto innamorarsi di me? Per quale motivo? Infatti mi sono fatta maltrattare dagli uomini in tutti i modi ed alla fine mi sono beccata il piu’ disaffettivo di tutti… un pattern che si ripete all’infinito.
    Poi leggo Mario che dice “bisogna essere disponibili a ricevere” e mi fermo colpita dal fulmine. Certo che non sono mai stata disponibile a ricevere: ho sempre pensato che non me lo meritassi. Che invece meritassi di essere punita per quello che ero, per i problemi che avevo avuto e tutto il resto. Che meritassi di non essere amata.
    Sono cosi’ felice di sentirti felice. la chiusa del tuo post mi ha riempito il cuore. E quell’uomo (ma chi sara’? 😉 ) ti merita in pieno, perché ho l’impressione che uno come lui si trovi dopo un milione di tentativi. Io non l’ho ancora trovato.
    ma forse, ancora non sono disposta a farmi amare.
    Un forte abbraccio, bentornata 😉

    • Cara Martina, a pensarci bene siamo così prevedibili 😉
      Credo che non ci vogliano studi per sapere che il disamore nasce nell’infanzia e sono i nostri primi rapporti con il mondo a darcene una prova. Poi come ho detto ci mettiamo di nostro. Non siamo mai disposte a farci amare. Che cosa bislacca l’amore, come possiamo meritarcelo se abbiamo tutti i difetti del mondo? 🙂
      Ecco se una ricetta c’è è una ricetta facile facile. Amarsi anche se nessuno ti ama, ma si impara purtroppo solo se qualcuno ti ama e se ti insegna ad accettare le cose che sa darti.
      Sì ho avuto una botta di culo tremenda, ho trovato la persona giusta. Mica priva di difetti neh, che è un uomo anche lui, come siamo esseri umani tutti. Forse bisogna essere predestinati o forse basta solo trovare una persona che soffre del tuo stesso male e che è generosa e prima di pensare a sé stessa pensa a te. Una ricetta banale non ti pare?
      In genere si parte con la nostra carica d’amore e si è pronti a dare tutto. Fin qui niente male se non fosse che c’è chi tutto riceve e non contraccambia. In fin dei conti è comodo ricevere senza fare nessuna fatica. E tu sai bene di cosa parlo.
      E’ meglio tenere in pugno una donna che faticare a soddisfare le sue necessità. Oltre a tutto si fa poca fatica se è una donna che non chiede niente, non ti pare?
      Magari quegli uomini che abbiamo conosciuto ci amavano, ma lo facevano a modo loro, l’unico modo che conoscevano. Era come parlare tra sordi e ciechi. Nessuna possibilità di scambio.
      Avevo un’amica che mi diceva che non si sarrebbe mai innamorata di un uomo che non la amasse per primo e di più. E così faceva. Era una donna che seppur non bella, sembrava desiderabile ed irraggiungibile. Molto amata sicuramente. Certamente non furono rose e fiori nemmeno per lei, ma aveva una marcia in più. Certamente non si autodistruggeva, già ci avrebbe pensato il mondo a farlo, perchè avrebbe dovuto cominciarlo lei?
      Oggi sì, mi sento fortunata, ma quella fortuna l’avevo avuta anche 42 anni fa e non avevo saputo apprezzarla, la botta di culo è che mi è ricapitata e questa volta sono stata disposta a lasciarmi andare e a farmi amare.
      Tutto qui.
      Un abbraccio anche a te
      Ross

      • Ora non esageriamo.
        “Mica priva di difetti neh, che è un uomo anche lui, come siamo esseri umani tutti.”
        Ora… dico, trovamene uno. Uno solo. Dillo. Abbi il coraggio di dirlo.
        Prendendomi qualche liberta dico quello che disse Alì dagli occhi verdi: “Io non amo come un dio. Io sono un dio”.
        la persona giusta

  6. Non c’è che dire, bellissimo post.
    Spontaneo e leggero come può essere la verità, bello per riproporre quella ricetta “banale” che copriamo di mille complicazioni.

    Sarà che è perché son uomo che mi trovo d’accordo con quello che aggiunge Mario?
    Soprattutto quel “Ma se l’altra persona non ama o non ama allo stesso modo difficilmente imparerà a farlo” che è causa di tante sofferenze.

    Poi, insomma, avete già scritto tutto, perciò non mi rimane che dire…Grazie

    • Non devi ringraziare, caro Balibar. Non c’è niente da ringraziare se si parla di sentimenti e comportamenti umani. Stranamente le donne si riconoscono in quello che dico e gli uomini non si sentono coinvolti a meno che non soffrano anche loro di poca considerazione in se stessi. Con questo non volevo fare una questione di genere, ma l’insicurezza sembra essere praticamente e prettamente femminile, ma chi può dirlo? Anche i maschi possono sentirsi poco amati è strano solo che lo ammettano con facilità.

      Sembra proprio che tutto il mondo sia paese 😉

  7. Sono qui invitata da Ifigenia 🙂
    Belle parole.. bellissime. Purtroppo troppe persone riescono ad identificarsi nella tua esperienza. Dico purtroppo perchè troppe persone hanno avuto questa sofferenza di essere poco amate.
    Mi ci ritrovo tutta, anche io non ricordo contatti fisici, coccole, carezze, insomma tutto ciò di cui un bambino ha bisogno per sentirsi amato..
    Di qui il motivo per cui io stessa non sono riuscita ad amarmi? Sì, penso di sì.. E anche io motivo che per cui sono stata poco amata? Boh..
    Questo concetto dell’amare sè stessi sembra un pò un cane che si morde la coda. Più volte ho sentito la campana per cui “se non ti ami, nessuno ti amerà.. devi essere la prima ad amarti..” Mah. io son convinta che riesci ad amarti quando riesci a “sentire” l’amore di qualcuno.. la non-solitudine.
    Sono felice per te. E’ stato bello leggere e sentire la tua felicità.
    E magari riesci a stimolare i sogni di qualcun altro che ti legge.. 🙂

    • Magari riuscissi a stimolare i sogni di chi mi legge 😉
      Non so se esista davvero un rapporto tra amarsi ed essere amati, certamente esiste un rapporto tra essere amati e amarsi, può sembrare solo un gioco di parole, invece la cosa è molto diversa. Almeno lo è per me.
      Ci vuole la capacità vicendevole di donarsi 🙂
      Grazie per la visita
      Ross

  8. Indubbiamente, un bel Post, un racconto esistenziale che conferma la complessità dell’ animo umano e la sua capacità, specialmente nella Donna, di non cessare mai di aprirsi alla vita, ai sogni mai perduti .
    Quanto alla ‘necessità di amarsi’ che, tranne nei casi di masochismo acuto o di particolari patologie, credo ‘insita’ in noi ( o più o meno ), convengo invece con Lady @Dani quando dice “Più volte ho sentito la campana per cui “se non ti ami, nessuno ti amerà..devi essere la prima ad amarti..” Mah, io son convinta che riesci ad amarti quando riesci a “sentire” l’amore di qualcuno.. la non-solitudine.” !
    A mio parere opinabile, quando nasce e si sviluppa un disamore verso noi stessi, il più delle volte indotto da fatti concreti dipendenti da noi ( scelte sbagliate, fallimenti di nostri progetti, rimpianti ! ) o più spesso causati dall’ imbecillità, dal cinismo e dall’ insensibilità altrui, questo disamore ci porta ad isolarci dagli altri, ci fa rinchiudere in una malinconia amara, ci smarrisce alla vita .
    Poi, improvvisamente, qualcuno posa su noi occhi diversi, ci comprende inaspettatamente, ci fa vedere, nostro malgrado, “cose e aspetti di noi” che noi stessi non vedevamo o ritenevamo, a torto, di avere per sempre perduto . Pian piano, in un nuovo rapporto in cui entra l’ affetto e la stima, la nostra solitudine si scioglie, ci sentiamo capiti ( e che gioia ci dà ! ), riusciamo noi stessi a capire meglio gli altri e le loro miserie, e la vita non è più un infinitesimo di tempo tra il nulla ed il nulla !
    Diventa amore, questo sentimento che ci restituisce al mondo e ai suoi colori ? Talvolta sì, ed è un amore struggente che non conosce nè età, nè disillusioni, nè decadimenti di bellezza fisica, poichè il suo oggetto è l’ anima che non invecchia mai .
    Senza questa “arcana scintilla”, anche imparando ad amarci ‘sine limite’, potremo certamente vivere meglio e più in pace con noi stessi, ma quel fuoco vivo, di cui parla l’ Amica che ha scritto questo sorprendente e rasserenante Post, non potremo, ahimè, sentirlo ardere mai !

  9. Quoto il Cavaliere in toto.

    A volte non ci amiamo perché non conosciamo le parti migliori di noi, non le abbiamo mai viste perché ce le hanno accuratamente nascoste dietro una cortina di disistima e di messaggi negativi; però, il giorno in cui incontriamo la persona che ci guarda con altri occhi, ovviamente se quello che vede è vero, per noi finalmente è rinascita.

    PS: io sono stata una bambina molto amata, e i miei genitori erano affettuosi ed espansivi: non è sempre quella la radice del problema.

    • Ti ringrazio primariamente per aver diretto verso il mio blog questa gentile platea che è intervenuta così “carinamente” su questo argomento. Innanzi tutto uomini di “altri tempi” (con questo termine non intendo vecchi eh) ma solo uomini di una sensibilità squisita come Balibar e il Cavaliere (accidenti preso così mi sembra di parlare di Berlusconi 🙂 ) e la cara Dani che condivide con molte di noi l’eterno dilemma : “ma perchè cavolo mi sento un paria dell’amore?”.
      Sì è facile che il trauma di non sentirsi amati inizi più tardi dell’età dell’infanzia, o forse è un semplice errore genetico. Forse si nasce così oppure si diventa così per colpa di uno stronzo/a che ti sconvolge la vita. Amarsi certamente vuol dire credere nelle proprie capacità, ma come fare se queste capacità non sai di averle? Se mai nessuno ti ha mostrato fiducia, interesse e ti ha mai dedicato un po’ di tempo per far crescere in te la fiducia?
      L’amore dei genitori è una gran bella cosa, i miei non erano indifferenti a me erano solo dei genitori all’antica, oberati dai problemi contingenti, per loro i figli avevano solo bisogno di essere alimentati e vestiti, poi quel po’ di studi perchè trovassero un lavoro. L’unico che avesse avuto una qualche possibilità, ma purtroppo non le doti, era il figlio maggiore che però li ha delusi e pertanto anche su questo avevano perso mordente. Troppo poco per le mie esigenze. Ho imparato a fare da sola. In effetti i fratellini che seguirono ebbero la fortuna di avere in me un’alleata che gli faceva da madre e da sorella, stimolando in loro le capacità e la stima di se stessi.
      Poi la vita pretese molto da me e io fui pronta a dare. Certo non fui pronta ad aprirmi completamente. Per quello avrei dovuto attendere molto tempo e la persona giusta che si era conquistata la mia fiducia quando ero poco più di una ragazzina.
      A questa persona e alla sorte benevola devo dire grazie.
      E ringrazio anche gli amici che mi sono stati vicino e che mi hanno sostenuta anche con i loro silenzi.
      Spero che anche tu in questo mare che è la vita sappia navigare a vista con qualche piccolo faro a segnare la rotta.
      Un sorriso
      Ross

      • Vediamo se indivino: chi ha cercato e voluto uno (due, tre, e vai) stronzo? Non lo so immaginare. Rinuncio. Una volta, tanto tempo fa, in un paese di sogno (a Venezia nulla manca per essere una cornice di sogno) conobbi l’amore. E lo riconobbi. Pensavo che l’amore fosse merce comune. Che al mondo la gente vivesse inseguendo la felicità. Mi sentivo egoista ad amare mentre altri non amavano. Ero certo di non meritarlo. Soprattutto di non meritarla. Se incontri dio guarda sopra la testa; il triangolo. Se non lo riconosci mica è colpa sua. Fagli qualche domanda. Fermati un attimo. Prova con l’oculista. Dopo… mangiati le unghiette. Non è obbli9gato a ripassare.
        P.S. avevi avuto,. avevamo avuto, la fortuna di non dover attendere. Come vedi nessun pudore. Il resto in un’altra puntata.

  10. Un giorno forse, se ne avrò voglia, tempo, buzzo buono, il coraggio, forse, scriverò delle cose per dire di un’altra banalità che pare un luogo comune: “Ogni frutto ha la sua stagione”.

    P.S. (ovvero scritto molto post) Preferisco parlare d’amore quando non è il mio amore.

    • Sono pronta a leggere, ma tanto lo so che mescoli le acque per intorbidirle, parlando del mondo qualche volta racconti anche di te. Non è facile scoprire le tue ragioni, ma sarebbe bello capire perchè casualmente un incontro fatto da ragazzo non ha avuto lo stesso impanto di quello fatto ad un’età matura. Ma non solo questo… ovviamente anche tutto il resto 😉

      • Io “prosodo”. Non faccio di questo spazio angusto un diario. E non ho mai amato parlami dosso. Non che abbia più quegli antichi pudori. Il bisogno di nascondere. Ma tutto questo lo sai. Una sola notula: l’impatto fu lo stesso. Venne meno il coraggio. Se scriverò scriverò sugli eccetera.

  11. Queen @Ifi, che piacere (ri)vederti in questo eccellente Blog verso il quale, con quei gesti generosi che ti sono proprii, ci avviasti al fine di ampliare la nostra ineludibile necessità di “conoscere, capire, confrontarci senza pregiudizi con gli altri/con le altre”, crescendo tutti insieme, se sinceramente coinvolti !
    Ed è un piacere doppio, poichè mi accorgo, che condividi la mia riflessione, accentuando – giustamente, a parere mio ! – il fatto che assai spesso la disistima di noi che avvertiamo è indotta dalla pervicace aggressione altrui !
    Quegli ‘occhi diversi’ che spezzano la solitudine nostra e fanno riaffiorare in noi ‘virtù e pregi’ che, a torto, ritenevamo di avere perduto, tu li hai incontrati un giorno ( lo percepii fin dal nostro primo incrociarsi ! ) e non li hai dimenticati più !
    Di questo sono convintissimo, lo sai, così come sono sicuro che in un angolo remoto del mondo e senza che tu te lo possa aspettare, quello sguardo tornerà ad incrociarsi con il tuo !
    Il bel racconto di vita dell’ Amica che ci ospita dà sostegno a questa mia visione ( di romanticismo decadente e impervio ? ) delle vicissitudini esistenziali e ci conferma che, ad onta della precarietà nostra e altrui, nulla è mai definitivo, nè il bene, nè, ahimè, il male .

    • Insomma Cavaliere qui gatta ci cova 😉
      Certamente Ifigenia è una persona di grande valore. Certamente lei lo sa se non altro perchè molti glielo hanno dimostratto e detto, se non ripetuto. Credo anche che molti glielo abbiano dimostrato. Ora tu ci sveli che nell’incontrarla le hai pure donato lo “sguardo rivelatore”… che cosa dire di più? 😉
      A parte questo segreto svelato sono d’accordo con le tue conclusioni: niente è definitivo, e per un certo verso devo dire purtroppo.
      Comunque ci sono cose che cambiano sia in male che in bene. Spero solo che il mio cambiamento, fosse solo per il fatto dell’età, diventi uno stato di grazia che mi accompagnerà fino alla fine dell’uso della ragione e dei sentimenti.
      Un caro saluto
      Ross

  12. Questo che non è un racconto ma una testimonianza. La cara Ross è teneramente distratta nei ricordi, propri. Pensava di dovere qualcosa. Non aggiunge molto ne toglie nulla. E come ogni racconto tratto dal passato più o meno recente o dal presente è pregno di personale. Non vuole dire altro. Ci si può identificare tanto, poco o proprio nulla. Siamo distratti e distanti. Ritrovando altre banalità: pianeti. C’è chi nasce già con la corazza e chi nasce nudo. Nell’ultimo caso la carne è estremamente sensibile. Non c’è difesa e l’illusione di potersi sottrarre, di “difendersi” impedisce di vivere, impedisce di amare. Se poi nasci anche romantico/a… E provi a ribellarti. E la luna è puttana, ma solo a parole. Perché anche l’amore è politica… Ma tutto si impara, anche a credere in se (mica è semplice quando nasci già con quei panni addosso), anche ad amare. Se ne potrebbero dire. E ognuno direbbe la sua. E la direbbe diversa. E poi… le “strategie dell’amore”.
    Cara Ross, ti ho conosciuta ragazza. A dirsi sembra improbabile: “troppo ragazza”; lo sai. Quando altre erano già adulte. Non valeva per te. Troppo ragazzi entrambi. Ti ho ritrovata donna. Come dici tu maturamente donna. In mezzo, nell’intervallo, quasi una distrazione. Lunga. Come solo una distrazione. Finché si scherza si scherza. Ma il fortunato sono stato io. Io che ho messo del mio il quel perdersi. Io che non ho molti meriti in questo nuovo “ritrovarci”. Racconta pure il piacere della tua storia (oggi). Io narro altre storie. Solitamente. Pubblicamente. Anche le favole hanno i loro momenti bui. E’ bello svegliarsi con in sorriso già dipinto nel volto.

  13. Ahimè, Lady @Rossaura, che “errore macroscopico” facesti !
    “Non io” Cavaliere Errante ( mi raccomando, “Errante”, chè il solo pensiero di essere accostato all’ Unto (sic!) da Bondi & Corte di ruffiani, mi è, francamente, obrobrioso !!! ), posai “quegli occhi” sull’ eccellente @Ifigenia !
    Io “percepii”, non ostante @Ifi lo negasse anche a se stessa, che l’ Amica ( da cui io, inesperto e convinto ‘rifiutatore’ di Blog, ho appreso non poco della tenzone del Blog ‘diverso e sincero’ ! ) incontrò un giorno ‘quello sguardo’ e lo portò sempre nel cuore !
    Il mio, Lady @Ross, era – ed è ! – un auspicio a che questa Amica impagabile che spesso mi ospita con squisita pazienza, “ritrovi quegli occhi” ed abbia con chi porta nel cuore la tua stessa rasserenante e poetica conclusione .
    Lo meriterebbero il suo coraggio, il suo amore mai immemore, la sua grazia gentile verso tutti quelli che ricorrano a lei, il suo lottare inesausto per sè e per chi ama più di sè !
    Questo è il Viaggio, ed è il mio !

  14. Ehm…… , sapevo che mi avresti risposto così !!!
    Ma io, ancorchè Cavaliere Errante bardato a ferro, sono pure “di cervice di coccio” e percepii quel tuo sentimento ‘vago’ per qualcuno che fatalmente incontrasti e non dimenticasti più !
    E’ con “quel qualcuno” che spero, questo sì con fede irriducibile, che tu possa felicemente riprendere in mano una storia che tu stessa hai, qui in questo bel Post, definito “assai simile alla tua”, sebbene con la variante che tu sei ‘mora’, mentre la simpatica Donna che ci ospita è ‘rossa’ !
    Questo è il viaggio, ed è il mio !

    • Caro Cavaliere,

      le mie parole erano di carattere generale, non saprei indicare qualcuno il cui sguardo ho incrociato, che mi ha valorizzato, e che non ho dimenticato mai più.

      Magari non ho dimenticato mai nessuna delle persone il cui sguardo ho incrociato ma al momento, come sapete, sono sola, e non c’è qualcuno in particolare che vorrei re-incontrare.

      L’unica cosa che so è che la vita riserva tante sorprese, spesso bellissime, ed è in quelle che io confido.

  15. Ed io quelle ti auguro, insieme ai tuoi Amici !

  16. Cari amici tutti, oggi è una bella giornata qui da noi e , non so come e perché, mi sento leggero come non mai, malgrado la pesantezza del corpo che mi porto dietro. MA , soprattutto, vorrei dirvi che, dopo aver letto tutti i vostri commenti al post di Ross , ho cominciato a pensare quanto sia vero che la “leggerezza” senza il sentimento di essere amati sia ( è ) solo un modo “felice” di vivere la propria solitudine. Avevo sentito nelle parole di quella “ragazzina dai capelli rossi” una incredibile sensazione di leggerezza nel riscoprire un amore e la voglia di riviverlo, oggi. Ed avevo pensato istintivamente che doveva esserci stato un clic nuovo nelle sue emozioni, un qualcosa che aveva di colpo aperto a lei stessa un modo diverso di guardarsi. E quindi di raccontarsi. Questa era la novità che avevo sentito nelle sue parole. La capacità di trasmettere e vivere un nuovo senso della leggerezza del vivere grazie a quella riscoperta.
    Ora, cara amica Ross ( posso chiamarti così ?), mi piacerebbe tanto che gli amici intervenuti, tutti entusiasti per il bellissimo post, provassero insieme a parlare di questa cosa che chiamiamo amore e stima di sè , raccogliendo l’invito implicito di Mario ( non fare di questo spazio un diario , ma una riflessione sul quotidiano di ognuno ), cercando di interpretare il senso delle parole di Ifigenia quando scrive”il giorno in cui incontriamo la persona che ci guarda con altri occhi, ovviamente se quello che vede è vero, per noi finalmente è rinascita” . Insieme a quelle di Dani che sottolineava ” io son convinta che riesci ad amarti quando riesci a “sentire” l’amore di qualcuno.. la non-solitudine.”
    In modo diverso entrambi vogliono dire che la “molla” per un diverso modo di autostimarsi può nascere dalla percezione reale dell’attenzione dell’altro , vissuta come amore o semplicemente come attenzione a quello che tu sei. Ecco, io credo che qui ci sia un buon argomento di riflessione. E proprio per andare nella direzione di una comprensione delle ragioni di quella “leggerezza” che le tue parole ci hanno trasmesso. Ed anche ( credo ) per riallacciare il filo di altri discorsi già fatti sul tuo blog.
    Un caro saluto.

    • Caro Bruno, mi dispiacerebbe chiamarti Ponterosso anche se poi è proprio il rosso che ci accomuna 🙂 . Come già abbiamo avuto modo di dire, io, a differenza di altri, invece di infilarmi dentro a discussioni che possono diventare oziose preferisco tentare di provocare la discussione, anche usando semplicemente uno scritto che è un mozzichino del diario della mia vita.
      Con Mario si parla spesso anche dei nostri post, e su questo specifico ci siamo chiesti se la paura di soffrire e di farci coinvolgere avrebbe potuto fermare la confidenza e l’apertura che abbiamo provato subito l’uno per l’altra. La risposta è sì, avrebbe potuto. Per decenni mi sono tenuta le mie illusioni e ho ingoiato le disillusioni. Per una vita mi sono controllata fino allo spasmo. Tentando l’ingeneroso atto di amare senza perdere il controllo. Così facendo mi sono giocata la possibilità di ricavare piacere dall’abbandono che si dovrebbe avere verso la persona amata. Insomma amare con molte riserve.
      Tutto questo perchè? Le domande me le sono poste e le risposte me le sono date. Non sono neppure difficili. Il problema è che quasi sempre pensi tu di essere in una situazione speciale e che nessun altro l’ha provata mai. Ti costruisci le tue abitudini e le tue difese. Pensi che quella è la normalità.
      Non basta incontrare un uomo che ti guarda con certi occhi, sapere poi a priori quali sono gli “altri” occhi è impossibile. Un uomo ti guarda e applica le sue regole, Tu lo guardi e applichi le tue, oppure cerchi di adattarti. Ci si studia, si esperimenta, si mettono i picchetti nelle zone di ingerenza e si difendono quelle che devono rimanere private. Lui cerca di crearsi l’ambiente ideale, lei cerca di capire qual è il suo spazio. Quasi subito si decidono i ruoli. Non ci si espone quasi mai, solo quel tanto che basta per iniziare un rapporto.
      E’ qui che cominciano i guai. Io sono una donna aperta, disponibile, generosa e gli uomini (ma non solo loro) sono stati pronti ad approfittarne. Si sono presi quello che faceva comodo e non si sono preoccupati di fare la minima fatica a capire cosa io chiedevo loro. Poi c’è l’orgoglio che non ti consente di chiedere. Poi c’è la solitudine che diventa parte della tua vita anche quando sei in due. Perchè aprirsi se ti saccheggiano? Perchè essere te stessa se ne approfittano? Ecco il busillis.
      E’ difficile trovare un tuo simile. Un uomo che è stato saccheggiato come lo sei stata tu, che si espone, malgrado tutto, che risponde con generosità anche all’atto più meschino. Qui sta la differenza. Qui cambia la sostanza.
      Ma questo uomo non è uno qualsiasi. Ha passato tutta la vita a cercare di diventare migliore. Ha pensato di non aver mai niente da giudicare e da perdonare agli altri, ma non perdona se stesso. Crede di poter diventare migliore, ma pensa anche di non esserlo. Pensa che sono gli altri ad essere più belli, più intelligenti, più adatti. Lui pensa di non avere diritto. Ecco questo prototipo di uomo non ti guarda con altri occhi, ti guarda con occhi che riconosci perchè assomigliano ai tuoi. Di lui ti fidi perchè ha la tua stessa sincerità e se non fosse così sai che ti annienterà, perchè tu ti sei fatta invadere, ti sei lasciata espugnare perchè a lui credi.
      Non so se sono riuscita a spiegare ciò che determina certi comportamenti. Le differenze di genere qui contano relativamente. Ci sono donne che saccheggiano uomini e viceversa. Amarsi è solo una espressione di questo comportamento, della sicurezza che si prova o per natura o per contingenze. Amarsi è sentirsi degni si essere amati ed è anche sentirsi capaci di amare. E ripeto non è incapacità di comunicare tra generi diversi, ma incapacità di comunicare tra esseri umani.
      Per quanto riguarda la leggerezza è una “qualità” che viene dall’autoironia, che mi ha aiutato a vivere me a convivere con gli altri. Essere leggeri ti consente di superare le traversie e accettare anche l’inaccettabile. E poi ti conserva esente dalla depressione :-).
      E una capacità che ho tentato di insegnare anche a mio figlio e credo che abbia capito.
      Ora smetto di parlare, lascio spazio a chi ha qualcosa d’altro da dire. In fin dei conti il mio blog è questo, la palestra delle nostre parole.
      Un saluto e un sorriso
      Ross

  17. Cosa aggiungere ad una riflessione così acuta, e dolente e attenta ad ogni pur minimo ‘moto’ del cuore, una riflessione che esamina anche le semplici sfumature su cui spesso si sorvola e che invece incidono, e tanto, nell’ animo umano ?
    Solo un “Complimenti” Lady @Ross !
    Qui il Blog, da palestra in cui conta soltanto ‘parlare di sè’ ed esercitare il proprio narcisismo, da vetrina obsoleta che espone merci inutili, diventa improvvisamente ‘spazio dell’ anima’, ed ogni accorato o gioioso accento si fà respiro comune, respiro di ‘umanità dolente’ ma non più appesantita da una buia solitudine !
    Due punti virtuosi vorrei comunque evidenziare : la capacità di perdonare tutto agli altri e niente a se stessi, la predisposizione ad essere flessibili sempre con tutti, tranne con se stessi . Una dote rara, in questa attualità in cui si giustifica ogni cosa, anche l’ illecito, a noi stessi, e si giudicano gli altri con una rigidità che spesso sconfina col disprezzo .
    E la tenerezza che incide ogni cosa, che cancella ogni deturpazione del tempo e restituisce, con voce sommessa ed umile, la straordinaria certezza che, se tutto è vanp, non lo è, mai, nè la dignità del vivere ‘da persone libere’, nè la conservazione, quale che sia il percorso esistenziale, dei propri sogni” !
    Buona notte
    Lady @Rossaura

  18. Ho letto con molto piacere tutti i vostri commenti.
    Con piacere perchè da ognuno di voi, nonostante un vissuto personale di sofferenza (e chi non ne ha?) traspare in fondo una visione positiva della propria vita.. del futuro..
    Lo si legge fra le righe delle vostre riflessioni..
    E’ bello… fa piacere.. 🙂

  19. […] lo sapete, ve l’ho consigliato anche sul Divano, ma i commenti non sono da meno, soprattutto questo suo, di cui riporterò qui le parti che più hanno toccato le mie corde e acceso qualche […]

  20. ciao Rossaura, arivo nel tuo blog per caso, in seguito al post dell’amica ify e leggo queste tue parole e rivedo la mia vita, tu dici una cosa molto importante “…. amarsi è complicato. Per farlo bisogna prestare attenzione più a se stessi che agli altri. Bisogna dedicarsi tempo. Guardarsi allo specchio e piacersi. Donarsi un sorriso e molta comprensione. Giustificarsi credibilmente con se stessi e non pretendere troppo.”
    E’ vero, ma è anche la cosa più difficile da fare soprattutto quando nella vita, guardandosi indietro, non si rintracciano parole di sostegno, di fiducia, di stima, da piccola mi chiamavano “locca” e crescendo mi sono sempre sentita così, coem qualcosa di sciapo, coem una minestra non condita e anche se attraverso al cultura, la cura apparente di me, ho cercato di cammuffare quella mia dominante sensazione, in fondo è sempre così che mi sento.
    Negli altri, uomini inetndo, ho cercato l’approvazione, l’incoraggiamento, ma a quanto pare ho trovato uomini più bisognosi di me, così amarsi è stata sempre uan faccenda complicata, un mendicare sentimenti e approvazioni.
    Bisogna essere se stessi per amare in maniera sana ma quando quel se stessi non ti piace allora diventa complicato vivere un rapporto alla pari, forse mi accorgo che nell’altro ho cercato di lenire quelle lontanaze subite, ho cercato quelle parole che mai avevo udito.

    • Come vedi cara Sabby il male è comune. Per diventare forti, per riuscire ad essere se stessi, abbiamo bisogno degli altri. Con gli altri dobbiamo confrontarci, Agli altri ci appoggiamo per un sostegno. Purtroppo è un male di tutti. La sola differenza è che qualcuno per sfortuna subisce di più e non riesce ad uscirne da solo.
      Anche quelli che avrebbero dovuto darti supporto, avevano bisogno a loro volta di supporto e forse lo hanno trovato in te. Allora perchè non imparare a darci sostegno? Perchè saccheggiare chi ti offre una possibilità? Questo è il lato triste della cosa. Trovare chi approfitta della tua debolezza per aggiungere qualcosa alla sua rivalsa. Magari una rivalsa da poco. Ifi diceva in un commento che quando qualcuno ti guarda e vede in te quello che veramente vali allora… ma come fanno a vedere in me quello che valgo se sono io la prima a non vederlo?
      E’ questo il problema di chi non ha stima di sé. Pensa di non meritare neanche quello sguardo.
      Come su tutte le cose c’è chi subisce e che chi fa subire. Perchè? Sarebbe così facile amare per aiutare l’altro ad amarsi. Perchè non è tutto così facile?
      Solo perchè siamo uomini e facciamo complicata la nostra vita. Io per prima che mi sono tenuta tutte le mie riserve, ma d’altra parte ogni volta che facevo una concessione me ne pentivo subito, trovavo chi si faceva forza di ogni mia debolezza. O chi semplicemente non si poneva il problema di “esserci” all’interno del rapporto, almeno quantro c’ero io.
      C’è voluto tanto tempo per capirlo e tanto tempo per trovare chi mi stesse a fianco.

  21. METTO QUI E LA’ (da Ifigenia) LO STESSO COMMENTO PERCHE’ SEMBRANO DUE FRAMMENTI DI UN UNICO POST:
    Io sono una persona fortunata. Non so cosa abbia fatto la mia fortuna se non la fortuna. Potrei fare molte ipotesi. Tutte vere. Forse però nessuna è vera se da sola. Forse ognuna è complementare.
    In realtà entro con imbarazzo. Sono solo quello che ha posto quella domanda a Ross (“Ma perché non ti sei amata mai?”). Che nemmeno era una domanda. Di quella, della domanda, sapevo bene la risposta. La mia era una affermazione: “Bisogna imparare ad amarsi”. Avevo, come ho sempre avuto, intenzione di esserci. Poi l’ho detto anche a mia figlia, ma questo non c’entra. Dirlo a mia figlia è che l’ho fatto su consiglio di Ross e perché mia figlia ha ancora tutto davanti. E’ meno devastante non essere costretti a sbagliare. E poi almeno gliel’ho detto. Ma torniamo all’origine di tante “parole”. Quando ho ritrovato Ross ho cercato i segni del tempo. Non che ne fossi particolarmente preoccupato. Ho trovato i segni del dolore. Questo mi ha fatto male.
    Credo di non portarmi nessun trauma dell’infanzia. Non sull’autostima. Della sua mancanza non ne è responsabile nessuno. Semplicemente ne sono nato sprovvisto. Non ci piango sopra. Non amandomi ho semplicemente cercato di rendermi migliore. Di inseguire quello che avrei voluto essere. Così come ho inseguito fuori in mio ideale l’ho inseguito in me. Ma tutto questo è banalmente poco rilevante. Così il fatto che alle solitudini ho risposto circondandomi di amici. Non ho provato l’ossessione di avere comunque una persona “mia” vicino. Così come non ho fatto nulla senza buttarmici dentro a capo fitto e completamente. Nello specifico quando ho amato l’ho fatto con tutto me stesso. Certo mettendomi a rischio. Pensando che diversamente non era amore. Forse non è nemmeno rilevante che nacqui comunista; e nel mio essere la parola deriva proprio da comunione.
    Ogni scelta si paga e ha un prezzo. Tutto questo non conta o conta poco. Semplicemente a vent’anni ho, e abbiamo, sbagliato. Ho incontrato l’amore, non ero pronto, non ero certo, in parte non l’ho riconosciuto. A sessanta l’ho ritrovato. La vita bizzarra ha dato alla mia enorme fortuna un’altra possibilità. Nel frattempo ho vissuto, ho amato; se posso dire così, e sono stato amato. Non era la stessa cosa. Non c’era quella e questa magia. Eppure ho amato con tutto me stesso. Eppure non mi sono amato. Ma non mi sono “risparmiato” (in nessuna cosa). Ripeto che non credo ci sia una unica alchimia. Se si può amare rubando l’anima, e si può, io credo che niente sia più bello che amarsi all’unisono. Quelli che fanno l’amore solo con se mentre stanno con un partner a mia convinzione rinunciano a tutto quello che gli può dare la generosità della persona amata. Per me il piacere dell’altra/o vale come e più del mio stesso piacere.
    Ripeto: credo che l’amore abbia bisogno di spontaneità (e parlo d’amore). Quando ho ritrovato lei non mi sono minimamente chiesto cosa mi poteva dare. Per un attimo solo cosa le potevo dare. Subito dopo le sono semplicemente corso incontro. Mi sono “gettato tra le sue braccia”. L’opposto di tutto non era qualcosa; era niente. Che lei cercasse quello non lo sapevo ancora, semplicemente non potevo esserne certo. In fondo l’unica cosa che credo valida per tutti mi trova d’accordo col cavaliere: il vero peccato originale è rinunciare ai sogni. Aggiungo ancora una cosa a “questa storia”. Una cosa per me importante e che forse per Ross non lo è stata altrettanto e comunque di cui lei non ha ancora parlato: l’amore. All’ora entrambi prendemmo paura proprio dell’amore. Non ne eravamo preparati. Cercammo qualcosa di meno coinvolgente. Di meno “traumatizzante”. Solo che avrei saputo più tardi il prezzo e che allo zoppo non sempre la vita offre la stampella su cui appoggiarsi. Ho imparato su di me che non si ama a metà, semplicemente non si ama. Così come ho imparato che nessuno può amare anche per l’altro. Si deve essere in due ad amare. Diversamente meglio soffrire subito e non tutta la vita. Ma questo non l’ho saputo fare.
    P.S. Mi permetto di dissentire da Rossigna. Parlo molto e ricordo molto di più. Non credo che nell’argomento ci siano così tante e nette differenze.

    • Tu sai bene quanto conosca di noi. Sai bene cosa ci separò e sai anche cosa ci rimise insieme. Chiamiamola ineluttabilità della sorte. 🙂 indiscutibilmente si nasce insicuri, ma molte cose ti aiutano a restarci e a peggiorare. Più o meno come nascere comunisti. difficile è diventare qualcosa di diverso. Magarti si diventa più comunisti oppure in forma diversa, ma comunisti si rimane proprio nel senso di comunione.
      Comunque a vent’anni si affronta la vita come se fossimo portatori sani di eternità e di giovinezza. Solo dopo si sa che non è così. Si perdono cose importanti credendo di poterle trovare due passi più in là e anche questo non è così.
      I nostri errori in questo capitolo aperto fanno la differenza solo perchè ci siamo adattati a vite che ci sembravano normali o forse anche piene di fascino, senza accorgerci che erano solo dei fantasmi di quello che volevamo.
      Tu ci hai comunque messo tutto e così hai poco da rimpiangere, io invece ho rinunciato ai miei sogni, tenendoli in un cassettino minuto e nascosto.
      Mi sono fatta da sola, e tutto sommato sono diventata anche forte. Ho imparato ad accettare la solitudine. E questo so che ti stupisce ancora. Però se fossimo diventati quello che promettavamo a quell’età saremmo stati veramente diversi e forse davvero imbattibili. Ma non è andata così.
      E ormai non c’è più niente da rimpiangere.

      • I rimpianti li lascio ai suonatori di serenate e ai venditori di cosmetici. Mi sono adattato a vite che forse normali lo erano. Non era quello che cercavo. Non era quello che volevo. Non sono roiuscito a sopravvivere al 68; ai miei sogni (allora). Non è cambiato molto. Ho ricominciato da dove avevo lasciato. Vorrei avere solo quegli anni davanti e non dietro.

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