Mario

77) Il mio nome è Rosso

In Un libro al giorno on 24 agosto 2010 at 8:00

Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l’ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia successo. Lui, il disgraziato schifoso, per essere sicuro di avermi ucciso ha ascoltato il mio respiro, ha tastato il mio polso, mi ha dato un calcio nel fianco, mi ha portato nel pozzo e mi ha preso in braccio per poi buttarmici dentro. La testa me l’aveva già spaccata a colpi di pietra, e cadendo nel pozzo è andata in pezzi, la mia faccia, la fronte e le guance, è rimasta schiacciata, è scomparsa, le ossa si sono spezzate, la bocca si è riempita di sangue.
(Io sono il morto)

Soluzione
Titolo: IL MIO NOME E’ ROSSO
Autore: ORHAN PAMUK

trama : Il libro inizia nel 1591 con la voce di un artista assassinato, la testa rotta, il cui corpo giace in fondo a un pozzo. Il morto è un doratore, soprannominato Raffinato Effendi, uno dei miniaturisti che lavoravano nei laboratori del sultano ottomano Murad III (1574-1595). Il sultano aveva ordinato ad uno dei suoi maestri miniaturisti, detto Zio Effendi, un manoscritto celebrante il millenario dell’egira. Il sultano desiderava che in questo manoscritto vi fosse un suo ritratto e che le illustrazioni dovessero essere realizzate secondo le tecniche europee, vale a dire utilizzando la prospettiva, in luogo della maniera degli antichi maestri di Herat e Tabriz.
La trama si svolge come un’inchiesta poliziesca, quasi alla maniera de Il nome della rosa di Umberto Eco, inchiesta che si incrocia con l’intrigo amoroso fra Nero, nipote di Zio Effendi, ex miniaturista appena rientrato ad Istanbul dopo un’assenza di dodici anni, e la giovane e bellissima vedova Şeküre, figlia di Zio Effendi. Fa da sfondo al libro un’atmosfera di “scontro” tra la tradizione ottomana, il fanatismo del predicatore Nusret di Erzurum, e l’ammirazione che alcuni personaggi – Nero, Zio Effendi, il Sultano ed alcuni miniaturisti – provano per le opere della scuola veneziana, e quindi, di riflesso, per l’occidente cristiano.
Orhan Pamuk lascia l’epilogo del romanzo a Şeküre (il nome della propria madre), la quale conclude tutta la storia trasmettendola al proprio figlio Orhan che poi la metterà per iscritto. (Da Wikipedia)

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  1. Per quello che vale la mia opinione, lo consiglio. Merita davvero d’esser letto.

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