Mario

70) Il processo

In Un libro al giorno on 17 agosto 2010 at 8:00

Josef K. Doveva essere stato oggetto di una calunnia, perché una mattina, senza aver fatto nulla di male, fu arrestato. La cuoca signora Grunbach, l’affittacamere, che tutti i giorni verso le otto gli portava la colazione, quella mattina, non si era fatta viva. Non era mai successo prima di allora. K, aspettò ancora un momento; senza alzarsi dal letto poté vedere l’anziana signora che abitava di fronte che lo osservava con una curiosità in lei insolita; poi però, stupito e insieme affamato suonò il campanello. Subito qualcuno bussò alla porta e un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa, entrò nella stanza. Era slanciato e tuttavia di corporatura solida, indossava un abito da viaggio, presentava diverse pieghe, tasche fibbie, bottoni e una cintura, e per questo, senza che se capisse l’utilità appariva particolarmente pratico. “Chi è lei?”chiese K. mettendosi subito a sedere sul letto. L’uomo però ignorò la domanda, come se la sua apparizione non avesse bisogno di spiegazioni e a sua volta disse soltanto: “Ha suonato?” “Anna mi deve portare la colazione” disse K., per il momento concentrando la sua attenzione in silenzio a stabilire chi mai fosse quell’uomo.

soluzione
titolo:  IL PROCESSO
autori: FRANZ KAFKA

trama: Il protagonista, Josef K., è uno stimato uomo d’affari che lavora per un’importante banca di Praga. Un giorno qualsiasi, all’improvviso, due uomini si presentano per arrestarlo, peraltro senza limitare in alcun modo la sua libertà di azione. K scopre così di essere oggetto di un oscuro processo, pensa ad un errore e decide di intervenire subito per risolvere lo spiacevole malinteso. Il protagonista cerca di combattere la macchina processuale, cervellotica e irrazionale, con la logica e con quel pragmatismo che gli deriva dal suo lavoro presso la banca.
Ben presto però il signor K. si trova contro un muro di gomma che rifiuta la logica e pretende di dettare i tempi e la metodologia dello svolgimento del processo. Durante il processo K. non riesce a scoprire il proprio capo di imputazione, ma si trova costretto ad assumere uno stimato avvocato che lo difenda.
L’avvocato pur essendogli stato caldamente raccomandato si comporta come il tribunale, procede con delle azioni e dei passi che K. non è in grado di verificare né comprendere in pieno. L’avvocato lo rassicura sull’impegno profuso per il suo caso e sulla dedizione che riserva alla sua causa, ma K. si trova a vivere nella dimora dell’avvocato delle vicende surreali e dopo un periodo di riflessione decide di licenziare l’avvocato e di ignorare le richieste del tribunale. Questa sua rinuncia alla difesa lo conduce quasi come una naturale conseguenza alla sua condanna. Infatti Josef K. viene prelevato dagli agenti del tribunale e portato in una cava, dove viene ucciso con una coltellata per ordine del tribunale.
Il signor K. muore in conseguenza di una condanna inflittagli da un tribunale che non ha mai voluto informarlo delle accuse a suo carico e che non gli ha mai consentito di attuare una vera difesa per il suo presunto crimine, qualunque esso sia stato. La sua uccisione viene effettuata da due agenti che svolgono il loro incarico come fosse una faccenda quotidiana e banale e il protagonista prima di morire, pensando alla sua squallida morte, esclama Come un cane!

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  1. Leggerlo mi da sempre un senso di acuto malessere e di nausea.
    Ci son dentro troppi pezzi di realtà.

  2. questo libro dovrei proprio rileggerlo… mi rendo conto proprio ora che l’ho letto quasi trent’anni fa.

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