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61) Dagli Appennini alle Bande

In Una canzone al giorno on 8 agosto 2010 at 12:00

Lui cercava per il mondo la famiglia/ e di notte lavorava alla candela/ difendeva sempre il nome dell’Italia/ e la nonna dai briganti proteggeva/ e saliva sopra gli alberi più alti/ per pigliare al volo i colpi dei nemici/ ragazzini come lui ce n’eran molti/ scalzi e laceri eppure eran felici.

E parlavano di lui, scrivevano di lui/ lo facevano più bamba che bambino/ e parlavano di lui, scrivevano di lui/ si ma lui rimane sempre clandestino.

Ora pare che il suo nome sia teppista/ fricchettone criminal – provocatore/ pare che ami travestirsi da sinistra/ ma sia un docile strumento del terrore/ e lo beccano ogni tanto che si buca/ o maneggia un pò nervoso una pistola/ o che lancia da una moto sempre in fuga/ una molotov sull’uscio della scuola.

Ora parlano di lui e scrivono di lui/ lo psicologo, il sociologo, il cretino/ e parlano di lui, e scrivono di lui/ si ma lui rimane sempre clandestino.

E si dice: se ci fosse più lavoro/ se il quartiere somigliasse meno a un lagher/ non farebbe certo il cercatore d’oro/ assalendo il fattorino delle paghe/ ma è la merce che c’è entrata nei polmoni/ e ci dà il suo ritmo di respirazione/ il lavoro non ci rende mica buoni/ ci fa cose che poi chiamano “persone”.

E se parlano di lui, se scrivono di lui/è che il nostro sogno è ancora piccolino/ se parlano di lui e scrivono di lui/ è che il nostro io ci resta clandestino.

soluzione
Titolo: DAGLI APPENNINI ALLE BANDE
autore: GIANFRANCO MANFREDI

61) Il palazzo della mezzanotte

In Un libro al giorno on 8 agosto 2010 at 8:00

Non potrò mai dimenticare la notte in cui nevicò su Calcutta. Il calendario dell’orfanotrofio di St Patrick’s sgranava gli ultimi giorni di maggio del 1932 e si lasciava alle spalle uno dei mesi più caldi che la storia delle città dei palazzi ricordasse.
Giorno dopo giorno, aspettavamo con tristezza e timore l’arrivo di quell’estate nella quale avremo compiuto sedici anni e che avrebbe significato la nostra separazione e lo scioglimento della Chowbar Society, il club segreto e riservato a sette membri esclusivi che era stato il rifugio durante gli anni dell’orfanotrofio. Lì eravamo cresciuti senz’altra famiglia che noi stessi e senza altri ricordi che le storie che ci raccontavamo intorno al fuoco a notte fonda, nel cortile della vecchia casa abbandonata che sorgeva all’angolo tra Cotton Street e Brabourne Road, un casermone in rovina che avevamo ribattezzati il Palazzo della Mezzanotte. Non sapevo, allora, che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrei visto il luogo nelle cui strade ero cresciuto e il cui fascino mi ha inseguito fino a oggi.

Soluzione
Titolo: IL PALAZZO DELLA MEZZANOTTE
Autore: CARLOS RUIZ ZAFON

Trama: Il romanzo del celebre autore spagnolo fa parte delle Trilogie delle nebbie insieme ai volumi Il principe delle nebbie (pubblicato dalla Sei Frontiere e presto ristampato dalla Mondadori) e Las luces de septiembre (di prossima pubblicazione nel nostro paese).
Tutto ebbe inizio da “un terribile incendio che distrusse l’antica stazione di Jheeter’s Gate e un treno che trasportava a Bombay più di trecento bambini abbandonati prese fuoco e rimase sepolto nelle tenebre dei tunnel scavati sotto la terra”. Nel 1916, in una notte di maggio allagata da un furioso temporale, nella popolosa Calcutta, il tenente inglese Michael Peake stava cercando di portare in salvo due gemelli neonati orfani, un maschio e una femmina. Il tenente era inseguito da una banda di malfattori e Peake sapeva che “ogni secondo della sua esistenza svaniva”. Nonostante ciò riuscì ad affidare i neonati alla loro nonna Aryami Bose. La donna intuì che per salvare i propri nipotini doveva dividerli quindi depositò il maschietto presso l’orfanotrofio di St. Patrick alle cure del direttore Thomas Carter e di Vendela, capo infermiera. Nel 1932 Ben, così chiamato dal direttore in onore di Benjamin Franklin, è un adolescente di sedici anni che sta per affacciarsi alla vita. Il suo passatempo preferito è quello di riunirsi insieme ai suoi compagni, tra i quali Ian, l’io narrante della storia “nel cortile della vecchia casa abbandonata che sorgeva all’angolo tra Cotton Street e Brabourne Road, un casermone in rovina che avevamo ribattezzato Il Palazzo della Mezzanotte”.
Riuniti intorno al fuoco quando le lancette dell’orologio segnano le ventiquattro e i sette membri della Chowbar Society “cresciuti senz’altra famiglia che noi stessi”, si raccontano storie favolose. Durante quella che i ragazzi ritengono sia l’ultima notte da trascorrere insieme il passato si riaffaccia nella vita di Ben. Riappare Sheere sua sorella la quale racconta alla società segreta una storia, che ha dell’incredibile… “Niente può cambiare i nostri passi perduti”. Ma questa volta sarà la neve candida che scende su Calcutta a spegnere il fuoco della vendetta e dell’odio.
In questa storia di formazione, parabola dell’amicizia e dei legami familiari, Zafón abbandona la gotica Barcellona sua città natale per la misteriosa Calcutta, autentico crogiolo di razze. La città bengalese come avviene sempre nei romanzi dell’autore diventa una creatura viva, una sorta di metafora della condizione umana, come la Londra vittoriana di Charles Dickens. “Da ragazzo leggevo di tutto: classici, gialli, fiction. Geni come Dumas e Dickens danno alla narrazione tocchi magici insperati”. Nell’introduzione de El Palácio de la medianoche, Zafon scrive che “Il Palazzo della mezzanotte è il mio secondo romanzo e fu pubblicato per la prima volta in Spagna nel 1994”. Il volume appartiene alla prima produzione letteraria dell’autore destinata a un pubblico giovanile. Gli elementi che catturano non mancano sicuramente: avventure mozzafiato, amore e morte, buoni e cattivi, sorprese coinvolgenti, elementi gotici che sono il pane quotidiano di Zafon e come se non bastasse spiriti inquietanti reincarnati…

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