Mario

56) La morte a Venezia

In Un libro al giorno on 3 agosto 2010 at 8:00

Gustav Aschenbach o von Aschenbach, come suonava ufficialmente il suo nome dal giorno del suo cinquantesimo compleanno, in un pomeriggio di primavera di quell’anno 19.. che per mesi e mesi mostrò al nostro continente una faccia tanto bieca, era uscito dalla sua casa della Prinzregenstrasse in Monaco di Baviera per intraprendere una lunga passeggiata. Sovreccitato dal lavoro difficile e insidioso compiuto nelle ore antimeridiane, che esigeva proprio allora estrema sagacia, prudenza, sottigliezza e rigore della volontà, nemmeno dopo il pranzo di mezzogiorno lo scrittore aveva saputo arrestare l’impulso produttivo che gli vibrava dentro, quel motus animi continuus in cui consiste secondo Cicerone l’essenza dell’oratoria, e non era riuscito a trovare il sollievo del sonno, a lui tanto necessario nel corso della giornata contro il progressivo logoramento delle sue forze. Così, poco dopo il tè, aveva preso il largo nella speranza che l’aria e il moto l’avrebbero rimesso in sesto e gli avrebbero procurato una serata fruttuosa.

Soluzione
Titolo: LA MORTE A VENEZIA
Autore: THOMAS MANN

Trama: L’anziano Gustav von Aschenbach (nel romanzo uno scrittore, mentre nel film è un compositore), dopo una vita totalmente dedicata alla creazione metodica, faticosa e fruttuosa della sua arte, sente nel suo animo l’impetuoso desiderio, il feroce bisogno di viaggiare, avere nuove esperienze, provare cambiamenti.
Si reca quindi a Venezia e tra gli ospiti dell’albergo, attira la sua attenzione una famiglia polacca, di cui fa parte un bellissimo adolescente, Tadzio.
È appena scoppiata un’epidemia di colera asiatico e von Aschenbach programma di partire salvo poi cambiare idea per restare vicino a Tadzio, anche se non ha mai avuto l’opportunità di parlare con il ragazzo. Arriva al punto di non avvisare la famiglia del ragazzino dell’epidemia in corso, non potendo sopportare l’idea di perderlo.
Durante il suo soggiorno, l’intera esistenza di von Aschenbach inizia a ruotare attorno a Tadzio, che è simbolo sia di una gioventù svanita sia di impulsi omosessuali che von Aschenbach ha fino a quel punto represso.
Il romanzo si conclude al Lido, dove von Aschenbach sta osservando Tadzio giocare con gli amici. Il ragazzo si dirige al largo ma, prima di sfiorare il mare, si volta e condivide un ultimo sguardo con von Aschenbach morente. Lo scrittore è totalmente estasiato dall’irraggiungibile bellezza del ragazzo, il quale alza il braccio verso l’orizzonte, a voler indicare una via di salvezza, ma purtroppo quest’ultima non vi sarà. La bellezza estasiante del ragazzo e allo stesso tempo ideale mostra ad Aschenbach la propria giovinezza svanita e ormai remota: il protagonista non è attratto sessualmente dal ragazzino, ma è la facoltà per Tadzio di incarnare l’ideale di bellezza, seppure effimera, al quale Aschenbach aspira a spingere lo scrittore in questo rapporto di apparentemente equivoco interesse

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