rossaurashani

Archive for 3 agosto 2010|Daily archive page

Chizuko

In Amici on 3 agosto 2010 at 14:05

I miei pensieri per te sono leggeri come farfalle. Niente di più greve sapresti sopportare. Tu donna tenace e delicata. Piccolo fiore nel giardino delle mie amicizie. Tu non appari mai, sei solo un lieve sospiro, una goccia di pioggia nell’arsura dell’estate.
Dolce Chizuko, dovrò imparare a fare senza il delicato gesto della tua mano. Come farò a ricordare la tua voce stupenda che accompagnò la mia tristezza e il sorriso discreto che non lascia mai soli? La tua voce: un dono della natura. Essenza benigna del tuo essere. Donna e Dea che abbaglia di luce.
E’ tardi per restituire quello che con tanta generosità hai donato. Oggi sono impotente e tu sei lontana, in quel letto di ospedale. Ancora schiva di te. Reticente. Perché le cose più belle si fanno, ma non si dicono. Perché tu, solo di leggerezza ti nutri. Ed io di fronte a tanto infinito, so di mancare.

56) Piccola storia ignobile

In Una canzone al giorno on 3 agosto 2010 at 12:00

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,
che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po’ rimate,
che non merita nemmeno l’ attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare,
se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,
te l’ avevan detto che finivi male…

Ma se tuo padre sapesse qual’ è stata la tua colpa rimarrebbe sopraffatto dal dolore,
uno che poteva dire “guardo tutti a testa alta”, immaginasse appena il disonore,
lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia per aprirla il giorno del tuo matrimonio,
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna…

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione, buone scuole e poca e giusta compagnia,
allevata nei valori di famiglia e religione, di ubbidienza, castità e di cortesia,
dimmi allora quel che hai fatto chi te l’ ha mai messo in testa o dimmi dove e quando l’hai imparato
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato…

E tua madre, che da madre qualche cosa l’ ha intuita e sa leggere da madre ogni tuo sguardo:
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita, che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio.
Però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta o dirle che provavi anche piacere,
questo non potrà capirlo, perchè lei, da donna onesta,
l’ ha fatto quasi sempre per dovere,
l’ ha fatto quasi sempre per dovere,
l’ ha fatto quasi sempre per dovere…

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata: in questi casi, sai, lo fanno in molti.
Sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa, ti ha lasciata, ma ti ha trovato l’ indirizzo e i soldi,
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo:
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge…

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo desiderando quasi di morire,
presa come un animale macellato stavi urlando, ma quasi l’ urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi davvero sola fra le mani altrui,
che pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui?

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi, non vedo proprio cosa posso fare.
Dirti qualche frase usata per provare a consolarti o dirti: “è fatta ormai, non ci pensare”.
E’ una cosa che non serve a una canzone di successo, non vale due colonne su un giornale,
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare…

Soluzione:
Titolo : PICCOLA STORIA IGNOBILE
Cantautore: FRANCESCO GUCCINI

56) La morte a Venezia

In Un libro al giorno on 3 agosto 2010 at 8:00

Gustav Aschenbach o von Aschenbach, come suonava ufficialmente il suo nome dal giorno del suo cinquantesimo compleanno, in un pomeriggio di primavera di quell’anno 19.. che per mesi e mesi mostrò al nostro continente una faccia tanto bieca, era uscito dalla sua casa della Prinzregenstrasse in Monaco di Baviera per intraprendere una lunga passeggiata. Sovreccitato dal lavoro difficile e insidioso compiuto nelle ore antimeridiane, che esigeva proprio allora estrema sagacia, prudenza, sottigliezza e rigore della volontà, nemmeno dopo il pranzo di mezzogiorno lo scrittore aveva saputo arrestare l’impulso produttivo che gli vibrava dentro, quel motus animi continuus in cui consiste secondo Cicerone l’essenza dell’oratoria, e non era riuscito a trovare il sollievo del sonno, a lui tanto necessario nel corso della giornata contro il progressivo logoramento delle sue forze. Così, poco dopo il tè, aveva preso il largo nella speranza che l’aria e il moto l’avrebbero rimesso in sesto e gli avrebbero procurato una serata fruttuosa.

Soluzione
Titolo: LA MORTE A VENEZIA
Autore: THOMAS MANN

Trama: L’anziano Gustav von Aschenbach (nel romanzo uno scrittore, mentre nel film è un compositore), dopo una vita totalmente dedicata alla creazione metodica, faticosa e fruttuosa della sua arte, sente nel suo animo l’impetuoso desiderio, il feroce bisogno di viaggiare, avere nuove esperienze, provare cambiamenti.
Si reca quindi a Venezia e tra gli ospiti dell’albergo, attira la sua attenzione una famiglia polacca, di cui fa parte un bellissimo adolescente, Tadzio.
È appena scoppiata un’epidemia di colera asiatico e von Aschenbach programma di partire salvo poi cambiare idea per restare vicino a Tadzio, anche se non ha mai avuto l’opportunità di parlare con il ragazzo. Arriva al punto di non avvisare la famiglia del ragazzino dell’epidemia in corso, non potendo sopportare l’idea di perderlo.
Durante il suo soggiorno, l’intera esistenza di von Aschenbach inizia a ruotare attorno a Tadzio, che è simbolo sia di una gioventù svanita sia di impulsi omosessuali che von Aschenbach ha fino a quel punto represso.
Il romanzo si conclude al Lido, dove von Aschenbach sta osservando Tadzio giocare con gli amici. Il ragazzo si dirige al largo ma, prima di sfiorare il mare, si volta e condivide un ultimo sguardo con von Aschenbach morente. Lo scrittore è totalmente estasiato dall’irraggiungibile bellezza del ragazzo, il quale alza il braccio verso l’orizzonte, a voler indicare una via di salvezza, ma purtroppo quest’ultima non vi sarà. La bellezza estasiante del ragazzo e allo stesso tempo ideale mostra ad Aschenbach la propria giovinezza svanita e ormai remota: il protagonista non è attratto sessualmente dal ragazzino, ma è la facoltà per Tadzio di incarnare l’ideale di bellezza, seppure effimera, al quale Aschenbach aspira a spingere lo scrittore in questo rapporto di apparentemente equivoco interesse

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: