rossaurashani

Quelle notti…

In Amici, musica, personale, Venezia on 30 luglio 2010 at 10:10

Stava ascoltando quella canzone e pensava che a volte anche le sue notti non avevano meta. Oppure se un posto c’era dove finire quello era arrivato dopo. Succedeva spesso d’estate, quando non c’era un filo d’aria a muovere dolcemente le tende della sua stanza, a casa di Nichi. Per anni era stata sola in quella casa. Nichi non trovava pace e si spostava di città in città a seconda del suo umore. Era un’ottima amica per condividere l’appartamento, ma non c’era mai. Non che a stare sola si trovasse male, ma a volte… appunto, ci sono certe notti che non ce la fai.
Ti prende quella smania, quel languore, un formicolio dentro ai polmoni, se non proprio lì, almeno nella cassa toracica, in un luogo più vasto del cuore, che proprio non ce la fai a stare ferma e devi uscire, incontrare, parlare o anche solo tacere ed ascoltare. Ecco “quelle notti” Rossana usciva a perdersi e trovarsi nel chiaroscuro della strada.
Rossana non aveva un bel carattere. Non amava dipendere da qualcosa. A volte rinunciava persino al caffè del mattino, non lo voleva se diventava un’abitudine. Ecco, come le sigarette, non ci aveva mai preso il vizio, sempre per la sua mania di controllo. Ma certe notti il controllo non lo voleva più. Usciva e andava all’avventura. Niente di perverso s’intende. Non andava in cerca di uomini sconosciuti, non sapeva che farsene. Non voleva essere notata, di quello ne poteva avere di giorno. Ma la notte era diverso. Lei voleva vivere e respirare la notte. Lei voleva essere protagonista, come in genere le ragazze non potevano essere mai.
Se proprio avesse dovuto pensarci, uscire per strada da sola di notte, nessuno lo consigliava. A parte i suoi, che l’avevano tenuta segregata sempre, tanto per non sbagliare. Ma adesso che dalla sua famiglia aveva preso le distanze, ad uscire ci provava proprio una grande soddisfazione. Nella sua città poi, la notte era magica. C’era il solo pericolo di perdere la voglia di rientrare.
Andare per strada senza meta era liberatorio. Era talmente curiosa e desiderosa di “vedere” che non le sfuggiva nemmeno un’ombra o una luce o un rumore antico o nuovo. Ma non sempre era così. A volte non voleva vedere nessuno e prendeva le strade meno frequentate e più buie. Ma quelle erano notti estreme e disperate, dove nessun coraggio ti potrebbe aiutare. A volte invece passava a vedere se c’era qualcuno da Marga. Non che Marga fosse la persona più socievole che esistesse in città, ma lì da lei si conoscevano tutti, alcuni si fermavano a mangiare e poi si stava ore a parlare. Almeno finché lei non si preparava per tornarsene a casa. Faceva tintinnare le chiavi: “Ragazzi, per stanotte chiudo.” E non c’era da protestare. Lei su quello era rigida. Se era stanca chiudeva e se ne andava. Se non aveva voglia, manco apriva, così non si doveva sbattere per i nottambuli come noi.
Rossana sapeva che se vedeva la luce accesa c’era qualcuno nel “club”. Voleva dire che Marga ti apriva la porta e ti offriva, se erano rimasti, gli avanzi della cena. Voleva dire che c’era del vino sul tavolo e qualcuno seduto attorno a parlare. Molto spesso era interessante ascoltare. Altre volte Rossana aveva voglia di intervenire, di essere protagonista.
La prima volta c’era stata con Carlo. Lui di notte aveva dei posti fissi. Se li passava tutti prima di andare a dormire. Abitudine. Marga era un luogo segreto che voleva condividere con lei, appunto il “club”. A volte, quando la proprietaria ne aveva voglia, preparava uno strano Mussaka con tutto quello che trovava nel frigo. Una ricetta tutta sua che non si era vista mai, ma che incontrava i gusti di tutti.
Rossana ci era tornata al “club” anche senza Carlo, con i suoi vecchi amici. Erano proprio le serate più strane. Quelle notti che per un improvviso temporale, ti trovavi a doverti riparare dalla pioggia, oppure perché la strada era diventata insopportabilmente vuota.
Insomma c’era notti e notti… diverse solo per l’umore che Rossana aveva oppure solo insonni perché così la gioventù impone o solo perché in certe notti dormire è un’offesa all’insostenibile voglia di vivere.
Quelle notti avevano una musica dentro. Un ritmo che assomigliava al battito del cuore.
Rossana a quelle notti era incapace di dire di no.

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  1. Grazie. Tu lo sai perché. Stavolta me lo hai suggerito tu, un post. Oggi che tutto è cambiato e niente è cambiato. A leggere per un attimo, ma succede spesso, mi sono girate le palle. E’ una frazione di secondo. Solo un battito di ciglia. Per l’impossibilità di esserci. Ma… ancoro ero e sono incapace di dire di no.

    • Sai come sono i ricordi. Prima non c’è niente, il vuoto, poi una canzone, un odore, una luce particolare e tutto viene alla mente. Rossana aveva dimenticato le sue notti. Non che fossero speciali. Erano notti dove l’ansia di vivere si faceva sentire più acuta. Lei giovane in mezzo a tanti altri giovani che non rovavano pace. Si è ricordata anche altre notti con i suoi vecchi amici. In una piazza in compagnia di una chitarra se non qualche volta anche due, con un amico con una gran bella voce e a volte anche quall’amica che aveva bazzicato con Canzoniere o con i Torototela, anche lei gran bella voce, roca, popolare. Una Luisa Ronchini alla ricerca di vecchie canzoni popolari. Anche quelle notti che ci si accmpagnava a casa come degli ubriachi, prima di accompagno io e poi mi accompagni tu, così all’infinito fino all’ora di andarsi a fare una doccia per poi cominciare il lavoro.
      Erano meravigliosi quegli anni, anche se a volte difficili, e mi dispiace tanto che non ci fossi anche tu.
      Ci sarebbe stato ancora più gusto o forse non ci sarebbe stata più necessità. Chissà.

  2. Quelle notti ci sono (ne ho già scritto) oltre noi e oltre l’età. Tu non lo sai ma c’ero e sto tornando. Un bacio 😉

    • Proprio notti da raccontare 🙂 E’ bello che tu possa raccontarle e che ritornino anche quelle di Marcos e della Baracca, la Fungaia e perchè no tutta la storia del Forte. Notti che hanno fatto la vita ma anche te la stavano togliendo. Giusto vivere, ma attenzione a non morirci dentro.
      Sì ancora oggi le notti rapiscono e se ad una notte ho detto no, l’ho fatto solo per timidezza, per non sentirmi invadente. Mi sembra che alla mia età non ho più diritto a confondermi con i giovani, ma ero felice che quei giovani ti considerassero uno dei loro. Più ci penso e più ritengo che era giusto rimanere…

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