rossaurashani

45) Tropico del Cancro

In Un libro al giorno on 23 luglio 2010 at 8:02

Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti. Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci saremmo mai conosciuti così intimamente, Boris e io, se non fosse stato per i pidocchi.

Soluzione
titolo: TROPICO DEL CANCRO
Autore: HENRY MILLER

trama: Romanzo in prima persona, o meglio vera e propria autobiografia con il ritmo narrativo di un romanzo, l’opera racconta, con linguaggio fluidamente realistico, la vita e le imprese dell’autore e dei suoi amici, aspiranti artisti, nei quartieri poveri della Parigi degli anni ’30. Una storia piena di alberghi modesti, di stanze infestate dalle cimici, di risse e di sbornie ricorrenti, di emigrati, di truffe e di postriboli, ma soprattutto un’avventura umana di straordinario spessore, un simbolico viaggio lontano da tutte le convenzioni, alla scoperta della propria identità. Apparso nel 1934 a Parigi, il libro conquistò subito notorietà più per i suoi presunti contenuti pornografici che per il suo straordinario e innovativo valore letterario.

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  1. Adoro Henry Miller. Ed ancora di piu’, la sua musa, Anais.

    • Senza dubbio Miller è stata una mia lettura entusiastica giovanile: Oggi non saprei…sempre per lo stesso discorso degli scrittori della beat generation 🙂

  2. L’anno di pubblicazione, l’ambiantazione, la cifra stilistica, tutto ne fa un autore lontano da quelli del Beat. Anche se l’abbiamo letto allora. E’ solo l’autore più europeo tra i “narratori” americani; ma pur sempre americano. Forse è per quello che per me non ha subito il logorio del tempo allo stesso modo.

  3. Mah, a me i narratori americani piacciono molto, infatti sono una vera e propria appassionata di letteratura americana… da Melville a McCarthy, li amo tutti. Dos Passos, Philiph Roth, Hemingway, Vonnegut, Updike… chi più ne ha più ne metta 😉 È il loro stile che mi intriga, la loro capacità di autoanalisi di una società contraddittoria, che non porta l’arroganza della vecchia scuola europea… la loro capacità di mettersi a nudo senza l’autocompiacimento del dolore (leggi = Sartre :D).
    E Miller fu uno di loro. Senza contare che sono un’appassionata di letteratura erotica 😉

  4. Onestamente la maggior parte degli scrittori americani paiono usciti da una buona scuola di giornalismo. Onestamente trovo la cultura americana, soprattutto la loro pittura e non solo, molto sopravalutata. Personalmente la trovo una cultura priva di “una storia”. Leggera. Carente di quel intrico di riferimenti di altre culture che hanno storie meno recenti. Quasi una “letteratura balneare”. E’ per questo che amo i più europei di loro. Henry Miller (cresciuto soprattutto in Francia); Saroyan (che è armeno e si sente); in poesia Ezra Pound. Sempre personalmente non sono particolarmente appassionato alla letteratura erotica ma piuttosto all’erotismo nella letteratura.
    😉 Amo chi sa “scrivere molto bene” (a mio personale giudizio) e ha “una storia da raccontare”.
    Non è abbligatorio che sia sempre e ancora la loro storia.

  5. Non ho dato troppe motivazioni, o almeno non così approfondite, sul perchè la letteratura che mi entusiasmava negli anni 60-70 oggi la trovo datata e di poca sostanza.
    A quel tempo ero affascinata dalla scrittura che veniva usata in modo dissacrante. Forse solo perchè avevo bisogno di esprimermi in modo fuori dagli schemi, non accademico. Certamente alcuni autori come Kerouak, Bourrogs, Ferlinghetti, Ginsberg, Pound ecc. ne erano gli interpreti. Certamente in Europa non c’erano pari.
    Per quanto riguarda Miller è un discorso diverso come lo è per Bukowski anche se risentono molto di quel modo di scrivere avventuroso (tipo Far west).
    Forse un motivo sono i miei gusti in fatto di libri. Sono cambiati, come cambiano tante cose nella vita.

  6. Il problema secondo me sta anche nelle traduzioni. Mario se leggessi gli originali di Cormac McCarthy, altro che scuola di giornalismo. Sembra Milton. Ed infatti molta critica ha paragonato la sua prosa oscura, intricata, violenta e struggente a quella miltoniana. Senza parlare di Melville che, d’accordo non è contemporaneo, ma è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto. Solo Pavese è risucito a tradurlo (o meglio a “reinterpretarlo”) in modo decente (anzi, eccelso) in Italiano. Qualunque altro traduttore non ci sarebbe riuscito.
    Parlando poi di Miller, il suo stile non mi fa impazzire, preferisco quello della sua musa Anais Nin, ma mi piace molto la struttura dei suoi romanzi.
    Ma che belli questi dibattiti. Peccato che non possano avvenire di presenza davanti ad un bell’aperitivo 😉

    • Non è la pazienza a mancarmi

    • dimenticavo: non conosco Cormac McCarthy. Cercherò di emendarmi ma dagli americani mi aspetto certe cose ed altre no. E poi ho una lunga lista e molte cose per il solo diletto. Inoltre vorrei anche tornare a scrivere e dipingere con più presenza. Sto finendo la triologia di Millenniun.

  7. Io una delle tue tele prima o poi te la compro… quando avro’ una casa in cui appenderla 😉

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