rossaurashani

Col tempo sai, tutto se ne va…

In Amici, amore on 6 luglio 2010 at 17:25

Non ci aveva mai pensato prima. E poi cosa serviva pensarci? Ormai era passato così tanto tempo, inoltre aveva superato di molto la gioventù, soprattutto quella gioventù. Non è che quei tempi, quelli d’allora, per intenderci, erano diversi e che i giovani di allora erano diversi di quelli di oggi. Ma allora i giovani avevano grandi sogni e pensavano di essere immortali. Soprattutto erano sicuri di passare alla storia, un’epoca così non si sarebbe vista mai. In qualche modo avevano ragione. Per altri versi invece, di quel tempo, è passata alla storia solo la violenza della provocazione e quella della reazione.
Comunque ormai non ci pensava più. Era passato tanto tempo e tanta acqua sotto i ponti. Una vita in mezzo e nessun desiderio di ripensare alla ragazza che era allora. Lei si sentiva molto cambiata e l’età sicuramente contribuiva a farla sentire diversa, ma aveva da pensare ai problemi di tutti i giorni, alle difficoltà.
Non si chiedeva mai perché lo trovava sulla sua strada. La strada è di tutti, si sa. Ma perché lui e non altri tra quelli che appartenevano a quei tempi? Lui era stato diverso. Non che fosse stato così diverso da restarle impresso nella memoria, anzi, di quel tempo le era rimasta un’idea abbastanza qualunque, messa lì, per non dare fastidio. Certo che qualche idea su di lui l’avrebbe dovuta avere, se non altro perché era stata una storia lunga e forse importante. Si sarebbe dovuta ricordare quegli anni, certo per quello che avevano significato nel politico, ma anche nel privato, perché lei tutto sommato non aveva ancora mai detto di aver sprecato così tanto tempo insieme a lui.
Lo vedeva sulla sua strada in luoghi che si ripetevano con troppa precisa casualità. Si giustificava lui, come se lei avesse potuto trovare da ridire nel fermarsi a parlare. –Vuoi un caffè?– –E perché no?– –Fermati un momento.– –Beh! solo un momento perché ho un impegno.– e poi se lei glielo consentiva l’accompagnava fino a che non poteva che andarsene.
Così aveva continuato ad avere sue notizie, anche se alla fine le scordava dopo qualche giorno. Ormai le loro vite erano separate e non avevano niente da dirsi.
Lei non avevo mai notato, se non dopo aver ricostruito quella storia, e per puro caso, che le passava solo le notizie che lo dipingevano in un’aura di uomo di successo. Solo quello che secondo lui era giusto che sapesse, solo quello che pensava l’avrebbe riempita di invidia e rimpianti. Non si era posto il problema che lei non fosse sensibile a questi stimoli, lei non soffriva degli stessi sentimenti di rivalsa di cui lui era pieno. Era così che le passò l’informazione: –Lo sai, mi sono fatto la barca!– L’aveva guardato con maggior attenzione cercando di non farsi vedere che le scappava da ridere. Non era più una ragazza ingenua e quella vanità lo aveva reso, ai suoi occhi, improvvisamente scoperto, fragile e vulnerabile, se non anche un po’ ridicolo. Che senso aveva farsi bello di una barca? Neanche immaginava cosa taceva lei per non farsi bella davanti ai suoi occhi. Sarebbe stato di cattivo gusto fargli percepire che lei poteva permettersi molto di più e se non lo faceva era solo per scelta e per riservatezza.
Poi c’era stato un incontro diverso che le aveva cambiato la vita. Aveva ritrovato Michele e questo diceva tutto. Si erano ritrovati quei due ragazzi che facevano coppia prima che lui l’avesse pretesa per sé. Fu allora che tra una parola e un’altra, tra una carezza e un bacio Rossana chiese a Michele di essere perdonata per quel gesto di cui non era andata fiera e che non aveva mai pienamente dimenticato. Il loro nuovo amore aveva rispolverato lettere e un vecchio diario che aveva scandito la loro storia giovanile.
Michele pensava di non aver niente da perdonare a nessuno, lei di questo non ne era mai stata convinta. Era certa che avrebbe dovuto perdonare il suo migliore amico se gli rubò la ragazza, di questo era certa, quel caro amico che non si era scusato e non pensava affatto di avergli fatto una vera carognata. Da parte sua Rossana sapeva che quel caro amico si era comportato come se prendersi lei fosse un suo imprescindibile diritto. A parlarne i fatti si fecero meno confusi e il gioco divenne più scoperto. Persino alla fine, dopo che lei lo aveva lasciato stanca di sentirsi isolata dopo che la sua presunzione e gelosia l’aveva allontanata da tutti e le aveva creato il deserto attorno, si era preso un’ulteriore rivincita su Michele: aveva creato l’ultimo ostacolo per separarli definitivamente. E loro ci erano caduti. Lui aveva vinto un’altra volta. Era stato impossibile restare amici; ma dopo quello furono lontani anni luce.
Questo il caro amico aveva costruito dentro il suo misero mondo di valori presi a prestito. Non poteva essere bello per sé e rubava la bellezza agli altri. Il suo gioco era stato sporco e Rossana e Michele si guardavano stupiti per essere stati raggirati così meticolosamente. –Stupida! Che stupida!– continuava a ripetersi lei, non l’avrebbe mai pensato così meschino.
Però ormai sapeva che gli incontri precedenti non erano stati casuali, che l’avrebbe incontrato ancora un’altra volta e pure presto, molto presto. Ormai sapeva qual era l’anello che avrebbe ceduto. La notizia del loro ricongiungimento sarebbe volata in un nanosecondo. E come altre volte lui avrebbe saputo dove trovarla. Così fu.
Lui l’aveva fermata e sembrava ancora una volta casuale. La scusa ancora più banale del solito. Rossana non amava prendersi delle soddisfazioni, non per lei, ma la rendeva felice restituire la pariglia a favore di Michele. Lui si era preparato la sua storiellina e lei l’aveva ascoltata in silenzio, forse i suoi occhi non assecondavano quel mezzo sorriso di circostanza. Lui era a disagio, tanto che raccontò molto di più di quello che avrebbe voluto. Gli sfuggi una serie di sventure da sfigato e la perdita di quella barca tanto amata. Era così pieno di sé che non si accorgeva che lei lo lasciava a bocca asciutta di notizie. E quelle notizie lui le voleva sapere perché l’aveva voluta vedere col solo intento di sapere. Solo? Forse anche no? Lui voleva sapere se ancora per lui ci fosse una possibilità, anche piccola. Ci aveva sempre sperato, ma lei non gli aveva mai dato un solo piccolo motivo per pensarlo. Ma ora che Michele era tornato niente e nessuno questa volta avrebbe potuto rubare la sua ragazza.
Col tempo sai, le cose importanti restano a galla, tutto il resto, come cianfrusaglie inutili, vanno a fondo come in un naufragio.

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  1. Michele avrebbe fatto tutto per lei, per la sua felicità; ma proprio tutto. Michele avrebbe fatto tutto per lui, per il suo più caro amico. Invece fece di più. E’ stupido a pensarci ma ci pensò dopo. Era convinto che sarebbero stati felici; loro. E lui s’era costretto a starle distante. Alla fine era come se fosse lui a tradire l’amico; l’altro. Non lo poteva accettare. Rinunciò a lei, in silenzio. Non sapeva ancora quanto male faceva perderla; il dolore della sua mancanza. Aveva la vita davanti; almeno lo credeva. Cercò di vivere quei giorni correndo. Di nascondersi alla disperazione. Aveva davanti solo una lunghissima attesa. Una piena lunghissima attesa. Ma questo lo seppe solo molto dopo. E molto dopo seppe che se era stata solo stupidità allora anche quella può fare molto male. Michele sapeva perdonare. Quello che non poteva perdonare era il male che lui, quel caro amico, aveva fatto a lei.
    Ora le parole di lei gli facevano male. Male perché erano parole difficili, e proprio perché difficili anche brutte. Ma c’erano due cose che faceva difficoltà a sopportare. Lei che parlava di sé come di una cosa, che gli altri potevano prendere o lasciare. Anche lei aveva accettato quell’essere donna che molte donne subiscono. Per lui non era mai stato così. Per lui lei era tutto. Aveva accettato la sua decisione. L’aveva accettata perché la riteneva consapevole. Non gli era stata “rubata”; anche se ora sapeva che era stata ingannata. Era semplicemente finita la loro storia. Lei aveva seguito il cuore. Aveva scelto una storia “sicura”. Per lui allora era stato così. Non poteva conoscere quello che avrebbe saputo solo dopo. Oggi, di quell’amico, evitava persino di pronunciare il nome.
    Era una sensazione nuova. Forse lui non era stato diverso da restarle nei ricordi, ma abbastanza da restarle nella pelle. Lei non lo avrebbe mai ammesso. Quel ragazzo meschino aveva cambiato la sua vita. Quell’amore egoista e senza rispetto l’aveva segnata per sempre. Per lungo tempo la sua era stata solo una fuga. L’aveva resa fragile. Le aveva tolto i sogni e regalato paure che non conosceva prima; non così dolorose e invadenti. E l’aveva fatta sentire colpevole. E forse non aveva quei ricordi proprio perché non voleva ricordare.
    La seconda cosa era che Michele aveva rinunciato a lei, ma così l’aveva trattata anche lui da cosa. Michele non sapeva perdonarsi i propri errori. Con che diritto? Che diritto aveva lui di rinunciare a lei? Lei era una persona. Michele poteva rinunciare all’amore. Michele invece l’aveva spinta e aiutata in quella scelta. L’aveva indirizzata. Stupidamente. Consapevolmente. Aveva offerto all’amico il bene più prezioso, ma era una cosa che non era sua. Non ne aveva diritto. Questo non se l’era mai perdonato. E questo lo sapeva ben prima di ritrovarla.
    Lui, l’amico, aveva bisogno di avere per saziare il proprio egocentrismo, la propria meschinità. Non poteva accettare di essere stato lasciato. Non poteva accettare che Michele avesse quello che lui non poteva avere. Era sempre stato così.
    Ma lei aveva bisogno solo di sentirsi amata.

  2. Come dice Martina ai racconti a volte è bello e giusto dare degli abbellimenti, dei chiarimenti, dei finali che li rendono più comprensibili e qualche volta più romantici…
    Nel penultimo capoverso c’è il senso del silenzi-vendetta di Rossana. Il suo egocentrismo veniva svilito. Era stato lasciato e non aveva nemmeno il diritto di sapere che Michele aveva quello che lui non avrebbe avuto mai. Era nessuno nella vita di Rossana, non era nemmeno un amico, e questo era la cosa che lo feriva di più. Ma d’altra parte non poteva che essere la giusta conclusione.
    Il tuo ultimo capoverso è ineccepibile.

  3. Col tempo in cavolo. Meglio sarebbe saperlo prima. E non ci contare, certi appuntamenti non dati si possono scordare, le favole non accadono quasi mai.

  4. Col tempo un cavolo? Meglio saperlo prima, eh sì sarebbe poco umano, ma sarebbe meglio. Se gli appuntamenti si possono scordare come mai chi non ha appuntamento si trova?

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