Mario

Altre considerazioni su: sessualità e finzione

In Donne, Gruppo di scrittura, uomini on 2 luglio 2010 at 9:11

Ecco il contributo di Mario alla discussione sulla “finzione e  sessualità”.

Alcune prime frettolose considerazioni, anche se riterrei più opportuno che gli interventi di Bruno diventassero direttamente un post senza prima essere commento. Naturalmente queste sono redatte prima di qualsiasi altro contributo cioè subito dopo la lettura del post di Bruno. E’ questo un limite del “dialogo” in rete: la sovrapposizione delle “tesi”. Aggiungo solo che solitamente non mi fermo troppo a restringere il mio pensiero ad un condizionamento troppo personale. Guardo e ascolto e non mi limito ai miei limiti ed ai miei vizi. Se dovessi giudicare la mia situazione direi che “sono felice”. Per quanto concerne la mia compagna sta a lei testimoniare. Farei un sopruso se parlassi per lei.
Finalmente, grazie a Bruno, si è cercato di limitare l’ambito di discussione a “la finzione” ovvero al detto e no all’interno dei rapporti di coppia (e parlo di coppia e non di uomo/donna non a caso). Certamente la “letteratura” è un ambito nel quale si può fotografare la realtà. Se non possiamo avere una fotografia del reale lo possiamo almeno simulare, possiamo avere un idea realistica. Quella vera, la realtà, credo non esista. Così comincio a cercare chiarezza su alcune domande poste, giustamente, da Ross.
Ma la letteratura ha le sue regole. E’ per quello che alla fine se il letterato viene smascherato perché cerca di fare il lavoro del saggista/ricercatore è costretto a nascondersi dietro il paravento: “è solo letteratura”. Ogni ambito/ambiente ha le sue regole, di questo (cara Ross) non puoi non tenerne conto. Ricordo che il medium è il massaggio (ma anche, in qualche modo, il messaggio). In un saggio o in un convegno si annuncia e affronta un problema, diventa una cosa in qualche modo “estraneata”; sociale. Ma soprattutto per certi di una certa generazione anche il privato è politico. In letteratura lo si lega ad una singola vicenda, ad un fatto personale, ma estraniato dal contesto di una vicenda di un altro, nel mondo “fatato” della fantasia. Quale sia l’ispirazione che ne detta il contenuto. In una discussione da bar tutti (e per tutti intendo uomini e donne ma soprattutto i maschietti) prendono le distanze per liberarsi da coinvolgimenti e contaminazione. Per questo i i protagonisti del tuo post nella realtà avrebbero spiegato di essere tutti dei “Siffredi”.
In verità questo conta poco in quanto l’interesse è affrontare il problema e i suoi snodi. Ci potremmo limitare ad immaginare cosa maschi possano dire come affermazioni di principio anche se poi non sono, nella realtà, conseguenti alle stesse. Chi mai è perfettamente conseguente alle affermazioni che fa? Ci esentiamo spesso dai nostri stessi propositi (le regole valgono per gli altri); ammettiamolo. Inoltre si suppone che parte degli uomini la cui donna si trova a fingere non ne siano consapevoli e coscienti. Direi anzi che si dovrebbe lavorare primariamente al fine di raggiungere per approssimazione un linguaggio comune. Nelle pieghe di un lemma si nascondono sempre tante sfumature che conducono ad interpretazioni diverse. Dovrebbe cioè cercare una comunicazione il più possibile neutrale e “veritiera”. Liberata, per quanto possibile, dalle interpretazioni “ideologiche”.
Credo che vicino alla radice del problema ci sia la negazione (storica) di una sessualità per la donna. La vergogna del piacere. E purtroppo la causa non è solo morale, visto che questo è riscontrabile in società diverse e in tempi diversi. Ricordiamo che ci sono “costumi” per cui viene limitato o negato, come atto sociale e/o religioso, il piacere alla donna. Sembra, pare, è quasi certa, la presenza di una considerevole percentuale di donne che non vengono a conoscenza del piacere cioè dell’orgasmo. Allora a monte del discorso dovrebbe esserci una “letteratura” che si occupa de IL PIACERE. Dall’altro verso è pur vero che si è cercato di configurare la donna come l’oggetto del desiderio. Questo pare significare che quel desiderio, cioè il piacere è maschio; eppure…
A questo punto mi sembrano due facce dello stesso problema che la donna neghi di conoscere/frequentare il piacere e che l’uomo neghi di avere problemi a condurla al piacere. Per quanto sopra quasi sempre l’uomo ne è esentato perché “il proprio piacere è il piacere della coppia”. Pare una battuta solo cinematografica che chieda alla partner “ma ti è piaciuto”? A parte il fatto che la risposta dovrebbe trovarsi evidente, vi è sotteso una insicurezza più che latente. Ma anche questo è altro. Resta il fatto che più spesso di quanto si pensi (e per varie problematiche) sono presenti nelle coppie difficoltà nel condursi per mano al piacere.
Spesso ho sentito donne parlare del proprio piacere (non ne parlano con facilità), anche se legittimo, come se stessero cospirando, se quel dialogo appartenesse ad una sfera eversiva, se confidassero un grande segreto che ha valenza di scardinare “l’ordinamento”. Ma anche nel loro caso la maggior parte delle volte si cercava, in un qualche modo, di esentare il partner. Certo alcune considerazioni ci porterebbero ad evadere. Ci costringerebbero ad intervenire sul tema dell’uomo e del suo doppio. Della maschera. Di quello che è e di quello che appare. C’è ed è evidente quella “zona di silenzio”. Un gioco di ruoli. Una rappresentazione di parte.
Si potrà obiettare che nelle vicende di coppia non c’è solo il piacere. Certo non amo il brodo, se poi è freddo… Visto che ogni uomo sostiene di governarlo. Di averne diritto. Fortuna vuole che sembra che lentamente ci stiamo avviando al riconoscimento dei diritti delle donne. Persino al diritto di decidere sul proprio piacere anche all’interno di una coppia; almeno a livello normativo. Solo che le norme non volgono quanto le consuetudini. Solo che spesso all’interno vi è una cavia, quando non una vittima. E che la donna ha imparato magistralmente l’interpretazione del ruolo di vittima. Chi non ha conosciuto il piacere difficilmente dirà che almeno si aspettava qualcosa di più, almeno di diverso. Chi ne viene frustrata raramente lo ammetterà al partner; spesso nemmeno con gli altri.
E’ un classico delle giustificazioni quel “E’ la prima volta; non mi era mai successo”. E la successiva risposta “non ti preoccupare”. Forse sarebbe più opportuno un invito a preoccuparsi. Certo vorrei sentire Ross perché per un fatto “ormonale”, ovvero di genere, mi sono sempre trovato dall’altra parte del problema. Vorrei sentire lei e/o la voce di altre amiche che so che ci leggono. Ammetto, anche se non amo parlare di me, ma questo non è un atteggiamento dettato dal pudore, di aver rifiutato anche una comoda finzione. Ma dovrei parlare di una donna il cui ruolo era inteso solo come finalizzato a figliare. Qui entriamo nel privato e forse nella singolarità. Lei non può ribattere. Eppure anche questo non lo credo un caso limite né abbastanza isolato. E’ la donna stessa che si nega al piacere. In questo caso temo che la finzione sia con sé stessa e nel raccontarsi che ne può fare senza, fino a convincersene. Qui non siamo più in letteratura, siamo senza ombra di dubbio nella psicoanalisi.
Ricordo che io vorrei occuparmi solo di scrivere prosa (magari prevalentemente, perché certe passioni si son fatte più tiepide). E’ giusto che siano altri, più giovani, a cambiare il mondo, io ci ho provato (nel piccolo mio) e non ci sono riuscito. Il problema, ed è problema di questi giorni, deriva anche da quello che ci raccontiamo, se siamo persino disposti a negare una palese evidenza. Il silenzio è quel vuoto nel quale noi siamo migliori. Io sono instancabile (come fosse solo una questione di tempi). La natura è stata benigna con me; chi lo nega ha evidenti problemi di vista. Si può ricorrere al silenzio nel quale nascondersi ma allo stesso modo ci si può nascondere in un mare di parole.

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  1. Mi sembra utile aggiungere qui questa nota ricavata da Libero news: “Volano i coltelli tra i due ex innamorati del GF. Lei ha detto di lui che a letto è una schiappa tremenda. Lui risponde che ora che sta con un’altra ha caputo che non è mai stato innamorato: «Provando un sentimento così importante per Barbara, posso dire che non ho mi amato Francesca. Con lei la relaizone era deludente». La volpe e l’uva?”
    Conta poco ma per complettezza ci si riferisce a Francesca Fioretti e Ferdi Berisa.

    • Vediamo. Tutto fa pensare che non c’è possibilità di comunicazione fra uomini e donne (e viceversa) riguardo al sesso 🙂
      La finzione comunque è il jolly che usano le donne per bypassare alcune deludenti prestazioni del proprio compagno oppure di sé stesse.
      Se un uomo è deludente, come quel Ferdi, Francesca glielo dice solo quando il rapporto è finito, lui d’altra parte la ferisce nei sentimenti: meglio Barbara (la nuova) che quella insipida Francesca. Tutto sembra esplicito e magari non lo è.
      Sinceramente se ho avuto rapporti deludenti mi sono sempre data la colpa, e sinceramente a sensi di colpa andavo alla grande 🙂
      Non è che gli uomini manchino di virilità, ma a volte la virilità non emoziona perchè mancano altre qualità, per esempio l’attenzione, il fascino, l’empatia, la dolcezza, la generosità ecc. ecc. Molte donne hanno bisogno di queste qualità più che avere un uomo tutto sesso, ma solo certe. Altre invece non ne vogliono sapere di coccole e tenerezze, voglio tutto quello che c’è di più hard e non tutti gli uomini ne sono capaci. Quindi…
      Mi sa che il mondo è bello perchè è vario. Certo che i componenti di una coppia, almeno in un rapporto di una certa consistenza probabilmente dovrebbe vicendevolmente cercare di capire cosa fa piacere all’altro e aiutare il o la partner a capire cosa si desidera e cosa si vorrebbe; almeno parlare della propria sessualità. A volte questo parlare crea dei veri drammi perchè difficilmente si accettano critiche o lezioni di sesso. Addirittura molti uomini si trovano dopo a dover affrontare problemi di desiderio e donne si sentono rifiutate e incapaci di rilassarsi o meglio di lasciarsi andare al piacere.
      Percepire che potrebbe essere meglio non vuol dire essere certi che conoscerai mai quel meglio. Così si continua a vivere con quel poco o tanto che si ha.
      Per il mio presente io so di vivere quello che ho sempre sognato, per molti versi ero certa che la vita e le emozioni dovessero essere quelle che provo ora, ma avrei potuto, per un banalissimo ritardo, esserne tagliata fuori, come lo sono stata prima.
      Non posso parlare di finzione, ma solo di limitazione del desiderio. A me è bastato per molto tempo, certo che non sapevo ci fosse di meglio e non sapevo che sarei mai stata destinata al meglio. Ma tutto questo è indipendente dalla virilità, dalla resistenza e dal machismo del mio compagno. E’ dipendente dalla disponibilità che oggi ho per l’amore.

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