rossaurashani

24) Il pendolo di Foucault

In Un libro al giorno on 1 luglio 2010 at 12:00

Fu allora che vidi il Pendolo.
La sfera, mobile all’estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà. lo sapevo – ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell’incanto di quel placido respiro – che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili – così che il tempo di quel vagare di una sfera dall’uno all’altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l’unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di π il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio.
Ancora sapevo che sulla verticale del punto di sospensione, alla base, un dispositivo magnetico, comunicando il suo richiamo a un cilindro nascosto nel cuore della sfera, garantiva la costanza del moto, artificio di-sposto a contrastare le resistenze della materia, ma che non si opponeva alla legge del Pendolo, anzi le permetteva di manifestarsi, perché nel vuoto qualsiasi punto materiale pesante, sospeso all’estremità di un filo inestensibile e senza peso, che non subisse la resistenza dell’aria, e non facesse attrito col suo punto d’appoggio, avrebbe oscillato in modo regolare per l’eternità.

Soluzione

Titolo: IL PENDOLO DI FOUCAULT

Autore: UMBERTO ECO

Tema:  Casaubon, l’io narrante, è dapprima studente e poi giovane professionista dell’editoria a Milano. Attraverso una serie di eventi, trova nel mito dei Cavalieri templari la sua vera raison d’être culturale e professionale. Da tale mito tuttavia si diramano una serie di filoni che corrispondono alla parte più occulta o a quella più reietta della cosiddetta civiltà occidentale. Attraverso la scoperta di questi filoni facciamo la conoscenza degli altri personaggi del romanzo, alcuni buoni, altri meno, ma tutti interessati a qualcosa. L’avidità di ottenere ciò che i vari protagonisti cercano manda in malora i buoni e i cattivi più deboli, per così dire. Casaubon, Belbo e Diotallevi, infatti, da un puro gioco traggono il Piano-Complotto la cui “sgangheratezza” (v. ciò che pensa del film Casablanca Umberto Eco) contribuisce a renderlo verosimile all’avido Agliè, in cerca di uno scopo verso cui indirizzare la società segreta paramassonica che capeggia.

Milano, tratteggiata con evidente nostalgia, e la campagna attorno ad Alessandria, in cui la nostalgia è un po’ più artefatta, sono i luoghi italiani in cui si snoda il vissuto del libro e sono uno dei punti in comune tra Il Pendolo di Foucault e La misteriosa fiamma della regina Loana. Parigi è insieme inizio e finale del narrato, il cui epilogo è però consumato da Casaubon nella rassegnata attesa dei suoi nemici in una stanza del vecchio casolare di Belbo. Quest’ultimo aspetto è un tratto in comune ai cinque romanzi scritti da Eco: ciò che li rende autenticamente biografie, anche se fittizie, è il loro concludersi con la morte del protagonista-io narrante.

Il romanzo trae il titolo dal pendolo di Foucault, un pendolo libero di oscillare liberamente per molte ore: esso dimostra la rotazione terrestre. Un esempio di pendolo di Foucault è al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi, dove prende inizio il romanzo; alcune scene finali, inoltre, vedono protagonista una macabra rielaborazione del pendolo stesso. (da Wikipedia)

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  1. Marzia l’ha indovinato subito, ma su FB.

  2. Stavolta sono io a dirlo: troppo facile!

    Sfida bonaria:
    “Una sera di settembre l’A….. tornando a casa dal lavatoio col mucchio di panni bagnati sulla carriola, incontrò un soldato nella cavedagna. Era un soldato giovane, piccolo e stracciato. Aveva le scarpe rotte, e si vedevano le dita dei piedi, sporche color di fango. Guardandolo, l’A….. si sentì stanca. Si fermò, abbassò le stanghe. La carriola era pesante. Ma il soldato aveva gli occhi chiari e lieti, e le fece il saluto militare.”
    Riconosci l’incipit?
    Un saluto.
    Mad

  3. Ah no aspetta mi sembra che il titolo sia l’Agnese va a morire e che Teresa è stanca di guerra (Amado) bella confusione no?

  4. Esatto, è “L’Agnese va a morire”. Sono molto legata a questo libro, mia nonna m’ha insegnato a leggere usando “L’Agnese” insieme a “Fiabe italiane” di Italo Calvino.
    Praticamente m’ha ammazzata già dagli inizi….. 🙂

    • A me l’ha regalato mio figlio tempo fa, ma non sono mai riuscita a leggerlo perchè come è il suo solito,prima che lo prendessi in mano l’ha prestato a qualche amica o amico e come sempre non è più tornato. Stesso destino dei cd che mi regala 😉 un giorno mi ricorderò di chiedergli se lo fa apposta.
      Certo che la tua nonna mi piace un sacco,se poi questa nonna e proprio “quella nonna” di cui abbiamo parlato, l’ammiro incondizionatamente.
      Mio figlio si era fissato su una favola “i musicanti di Brema” credo perchè glia animali si coalizzavano contro i cattivi, adorava fino allo sfinimento il cartone animato Robin Hood (ovviamente perchè rubava ai ricchi debosciati per darlo ai poveri) e poi il suo eroe era Ulisse e Paperino e qui il discorso di fa lungo 😉
      Praticamente ha imparato a leggere sui libri di Stefano Benni, ma questa è un’altra storia, ora non legge più romanzi, ma solo saggi di storia, ma d’altra parte è il suo settore e non posso dirgli niente, però questo libro sparito dalla libreria lo devo ricomprare. Sarà per questo che l’ambientazione e l’A…. me lo ha fatto venire a mente.
      Ciao

  5. Ulisse e Paperino?
    M’inchino. Deve essere un bravo figliolo quello che hai tirato su.
    Su Paperino non si discute.
    E, si, la nonna era proprio quella.
    Buon weekend!
    Mad

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