Mario

Una povera fortuna

In Anomalie, Donne, uomini on 29 giugno 2010 at 15:40

Qualche volta ci pensava. Mica che rimpiangesse davvero qualche cosa. In effetti lo ammetteva che, almeno fino ad un certo punto, era stata semplicemente fortunata. Ma era un’idea assurda, visto quello che era successo dopo, lei lo ricordava bene che spesso allora le veniva rinfacciato di essere troppo bella. Non che lei fosse una vanitosa, però quello che la natura le aveva dato le sembrava davvero un dono straordinario. I ragazzi, magari, non glielo dicevano mai apertamente. D’altra parte qualche mese prima era più o meno come un sacco di patate, una cosa informe, o almeno non sembrava per niente la stessa di quella che era diventata dopo. Insomma tutti quelli che la vedevano per la prima volta restavano immagati. Qualcuno, tra i più coraggiosi, tentava di mettersi assieme: “Vuoi uscire con me?” “Vuoi diventare la mia ragazza?”. Aveva imparato a rispondere “No!” con tanta leggerezza, però di solito non aveva un’aria che invitava alla confidenza.
Invece quelli che erano meno sfrontati si mettevano in fila, facevano gli amici, che poi era l’unico modo per stare con lei. A volte l’amicizia è più importante dell’amore. Insomma era chiaro che la vedevano bella, molto bella. Era chiaro che quello era la cosa che saltava all’occhio, ma dopo, quando la conoscevano meglio e capivano che era timidezza quel modo tutto particolare di mantenere le distanze, trovavano che oltre a bella era anche una ragazza molto desiderabile. Di per sé questo non faceva danni, essere bella era una qualità apprezzabile, lei la riteneva qualità utile, ma non necessaria. Anzi odiava di essere facilitata solo per questo. In particolar modo odiava che le amiche, capito come funzionava con i maschi, finissero o col tenerla distante o con lo starci assieme, almeno fino a che non si accoppiavano. Ma era inutile criticarle, lei aveva la fortuna che niente mai le mancava, sia che si trattasse di complimenti che di compagnia.
Poi, finalmente, aveva incontrato pure lei quel ragazzo che le altre le avevano invidiato subito. Non perché fosse il più bello, quello no, ma era ricco e con quell’aria da “grande” che faceva loro girare la testa. Glielo avevano detto che aveva una fortuna sfacciata e che si era preso il meglio della piazza. Lui aveva quel modo volitivo e allo stesso tempo carismatico di trattare gli altri. Lui aveva mosso la gelosia dei maschi che s’ erano accorti di averla persa, allo stesso modo le sue amiche avevano tirato un sospiro di sollievo. A dirla tutta sembravano la coppia ideale, anzi probabilmente sembravano la coppia esemplare, quella che niente e nessuno avrebbe potuto dividere. Erano troppo belli per essere veri.
Piano piano lui si era fatto troppo attento, non aveva occhi che per lei, si era fatto prendere dal timore di perderla e non sopportava che gli altri le girassero intorno. Le permetteva di uscire solo se accompagnata, le controllava il modo di vestire, le proibiva di truccarsi e di trovarsi con gli amici di prima. Lei non si capacitava, ma come? cos’era cambiato da quando si erano conosciuti?
Lui era diventato aggressivo ed esigente, voleva tutte le attenzioni su di sé. La sgridava per un nonnulla e la incolpava se qualcuno la guardava con insistenza. Ad un certo punto la convinse di non lasciare sciolti i suoi bei capelli biondi perché la rendevano troppo appariscente e allontanò anche quelle poche amiche che le erano rimaste. La sua gelosia era ad un tale parossismo che la convinse a lasciare gli studi, in modo da poterla controllare meglio. Era giunto a manovrare e manipolare la sua vita e a controllarne ogni momento senza lasciarle mai un varco per respirare.
Lei non era una donna di grandi pretese, ma quell’amore le stava stretto e la faceva sentire continuamente inadeguata e in colpa. Così un giorno, dopo una lite furibonda, in cui lui le aveva intimato di non uscire da sola per andare al mare, lei per ripicca c’era andata e aveva pure flirtato con un ragazzo che aveva conosciuto sul spiaggia. Era stata una giornata eccitante, il sole, il mare, la libertà e un ragazzo che le diceva tutte quelle cose che era da una vita che non si sentiva dire. Si era proprio lasciata andare, tanto che alla sera aveva fatto persino tardi abbandonandosi alle carezze dello sconosciuto.
Era davvero una fortuna essere così bella tanto che nessun ragazzo le poteva resistere. Forse davvero avevano ragione le sue amiche quando le dicevano che lei non riusciva a capire quante prerogative le concedesse il suo bel viso e quel suo corpo perfetto.
Tornando a casa però si sentiva anche molto agitata, inutile negarlo, temeva le reazioni di lui. D’altra parte lui non era il suo padrone e lei non era la sua schiava. Ma ogni passo le diventava più difficile credere che lui avrebbe accettato quello che lei aveva fatto durante il giorno, salvo che non gli avesse raccontato una balla. Ma la cosa che temeva di più era quella insostenibilità del rapporto, lei lo sapeva di volerlo lasciare, ma come avrebbe fatto? Era certa che le avrebbe sicuramente fatto pagare se lei lo avesse lasciato. L’aveva già minacciata e lei non lo aveva scordato.
Quando arrivò all’angolo di strada che portava verso casa sua, lui era lì, appoggiato al muro che l’aspettava. Per un momento lei sperò che fosse lì per chiederle scusa del litigio che avevano avuto la sera precedente, ma era solo un’illusione, una mera storia che si raccontava per non affrontare la dura realtà. Lui appena l’ebbe davanti la colpì con un manrovescio che le fece sanguinare la bocca, poi la trascinò prendendola per i capelli e facendole sbattere la testa sul muro. La sua rabbia era cieca e muta, solo una volta o due le uscì quasi incomprensibile la parola “puttana!”.
Forse anche lei gridò le solite inutili cose: “Lasciami, mi fai male… vigliacco!” ma forse erano solo parole che pensava nella sua testa. In fondo si stava dando la colpa lei per tanta violenza. Lui continuava a picchiarla in silenzio ringhiando come un cane alla catena. Lei si difendeva sempre meno, intontita dai colpi terribile che lui le sferrava. Poi lui la prese con la sinistra per il collo cominciando a stringere fino a farle mancare il respiro, le avvicinò le labbra all’orecchio e le ringhiò la sua sentenza: “O solo mia o di nessuno…” non aveva quasi più coscienza quando la lama le attraversò in un guizzo, in un folle zig zag, il viso e il collo.
L’ultimo pensiero prima di cadere a terra fu che lei di quella fortuna non voleva saperne più. Quando riaprì gli occhi sul letto d’ospedale senza chiedere niente, aveva già visto sui visi dei suoi parenti che la bellezza, quella fortuna che le aveva invaso la vita, quella no, non sarebbe più stato un suo problema. E si sentì leggera come non lo era stata più da tanto tempo.

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  1. Lo sai come la penso. Sono da tempo stufo di sentirti raccontare della sfortuna di essere (stata) bella. Di discutere su questo. A dire papale parale me ne sono rotte le palle. Cosa ne vuoi sapere? Te lo faccio spiegare da uno che ha avuto il culo di essere nato brutto. Brutto e povero e anche con l’aria un po’ sfigata. Poi lo stesso ha avuto l’incredibile fortuna di restare povero. Di dover lasciare la sua città che adorava. Di essere lasciato dalla ragazza che amava. E via col tram. Cioè una tempesta di fortune. Abbi il pudore di non farti sentire da chi brutta è sempre stata. La vita è bizzarra: è proprio vero che da pane a chi non ha denti. La tua protagonista è rimasta sfregiata. Racconterò la storia di una che è morta vergine e dimenticata. Grrrrrrrrrrrrrrrr

    • Uehhh calmino, questa è la storia di una ragazza bella e poco fortunata, mica tutte sono belle e fortunate come me non ti pare 😉
      Non vuoi ammettere che la bellezza a volte può far male e soprattutto può capitare se sei donna.
      Mi pare che assieme abbiamo visto quella trasmissione intitolata Amore Criminale ed essere sfregiata non è la cosa peggiore che possa capitare.
      Cosa dici meglio sfregiata o morta vergine e dimenticata? Che cavolo di discorso sarebbe?
      Poi sono stufa di sentire la storia del brutto e povero ragazzo che gli andava tutto storto, io ricordo bene che aveva un sacco di talento, una capoccia dura che non gli consentiva di imparare da chi si suppone sapesse di più e che era sufficientemente pigro da lasciarsi manipolare da chi sapeva fare senza pigrizia e che si rifiutava di combattere le sue battaglie senza tenere un po’ da conto le sue capacità e anche le sue esigenze.
      Se ricordo bene quel ragazzo avrebbe avuto molte possibilità, anche amorose, malgrado non fosse un adone.
      Quindi calma e gesso 🙂 dal gesso

  2. Oppure potrei raccontarti la storia di Umberto e Claudio. Il primo bello, intelligente, ricco e famoso, povero disgraziato, è morto precocemente a trent’anni cadendo con il deltaplano. Il secondo, fortunato, nato povero e rimasto povero è morto, cioè ha liberato il mondo della sua presenza, con sollievo, quando era ancora bambino in una miniera di zolfo lì in Sicilia. Ma era il secolo scorso. Veramente quello prima ancora. Come diceva quel titolo: “Poveri ricchi”. Così come il denaro non garantisce la felicità ma certo non è che l’assicuri la miseria.

  3. Mi intrometto (quando vi pizzicate mi imbarazza un po’ :D).
    A me questo racconto ha emozionato. Il finale violento non me lo aspettavo. Dico due cose, che sembra vadano d’accordo con Mario ma in realtà sono un po’ diverse.
    Io non mi sono mai sentita bella. Non penso di esserlo mai veramente stata, non nel senso tradizionale. Ed avrei tanto voluto, a volte. Se avessi avuto la presenza fisica, avrei potuto liberarmi dalle catene di una relazione di estremo controllo anni ed anni fa. Avrei potuto farmi un amante. Avrei dovuto, infatti.
    Sembra orribile ciò che dico, ma ora lo sento proprio. Nel mio caso non c’era violenza fisica o gelosia. Non ero bella, non c’era nulla da essere gelosi. Ma c’era un controllo enorme. Faceva comodo. Avevo sensi di colpa per tutto. Venti centimetri in più e lunghe gambe tornite mi avrebbero salvato. Prima di tutto non mi sarei messa con un idiota dalla sessualità di un merluzzo surgelato. E poi, ribadisco, mi sarei divertita di più.
    Ma ora passiamo a Mario. E poi sono io quella che non ho autostima?!?! 😉
    Prima di tutto, non è vero che sei brutto. E poi che vuol dire per un uomo “essere bello”? Certo, se passa per strada uno strafigo mi giro a guardarlo, ma sono solo ormoni, un riflesso. Ma mi ci metterei?
    La bellezza classica maschile a me non piace. In questo momento mi attrae un uomo che ha la pancetta ed i capelli grigi (tralasciamo pietosi particolari di questa faccenda…). Il fascino è altro. È l’intelligenza. Un uomo senza intelligenza non ha alcun fascino. È una cosa che ho sempre trovato inconcepibile.
    Per questo capisco il finale del triste racconto. Vorrei che a volte gli uomini prescindessero dal loro cromosoma Y. la piantassero di guardarmi la scollatura (come se ci fosse poi chissachè da guardare) e fossero più interessati a quello che dico.
    Ma così va il mondo. E, cara Ross, non possiamo cambiarlo.
    Un forte abbraccio, mi fa piacere vederti un po’ più serena.

    • Se io e Mario non ci pizzichiamo non c’è neanche gusto 😉
      Per quanto ci si dica e ridica che sono solo situazioni create proprio per fare un raccontino, un post, creare uno stimolo di discussione, non sempre riusciamo a estraniarci dalle nostre esperienze personali.
      E’ vero che un uomo o una donna gelosa può esserlo anche di uno scorfano o di una scorfana, ma la situazione l’ho immaginata sul terribile racconto di maddog, senza però dare quel finale fatale che ha avuto sua zia.
      Perché ci sono uomini che si credono in diritto di dirigere e possedere una donna senza mettersi in discussione? Perché pensano di essere padroni di quei corpi, fino ad arrivare a distruggerli? E’ una situazione che mi fa riflettere sul ruolo di vittima che ha una donna e di quella di totale possesso che ha l’uomo.
      Ma attorno a questo ci sono mille altri componenti, come la sessualità maschile e quella femminile e anche i preconcetti, come ne parlava Bruno Ponterosso sul suo ultimo commento.
      Mi piacerebbe superare l’inutile empasse di bellezza o non bellezza, mi piacerebbe trovare un libero confronto con l’altra metà del cielo, però le analisi e le autoanalisi si arenano quando c’è in ballo l’argomento sessualità.
      Proporrò il suo commento come post anche se ormai è diventato suddiviso per tranche e sicuramente è difficile ricomporlo.
      Per ora un abbraccio (non è che va meglio ma ad ogni passo ne segue un altro).
      Lo dico sempre pure io che la bellezza non è tutto, ma che quello che fa la differenza sono altre qualità, ma mica tutti sono d’accordo però 🙂
      Ross

    • Cara Martina, per prima cosa chiarisco alcuni punti anche se questo mi porterà a dover parlare di me e di “noi”, cosa per me insolita e non proprio amata.
      Anche nella nostra coppia, in questa sorta di idilliaca essenza (almeno così può apparire all’esterno) ci sono, a volte, momenti di screzi. Come in molte coppie, se non in tutte, affiorano delle conflittualità, spesso stupide, ci sono dei diverbi, ci scazziamo. Non lo credo esiziale. Nego anzi che: “Se io e Ross non ci pizzichiamo non c’è neanche gusto”. Ho un carattere birichino, facile ad alterarsi, ma ne farei a meno. Trovo più gusto quando non c’è contendere o il contendere ci vede in un facile dialogare mantenuto entro certi limiti. Quando ci pizzichiamo, per poi doverne anche parlare, mi imbarazzo anch’io.
      Ci sono un paio, proprio due, argomenti ricorrenti (con una certa frequenza) tra noi che mi danno dei fastidi; che trovo profondamente stupidi se non quando offensivi. Uno di questi è il considerare, nel pubblico e nel privato, la bellezza come una sfortuna, un danno, un handicap. Essere belle/i non è tutto e non vi è un grande merito; è semplicemente la prima cosa che si guarda. Certo uno vorrebbe essere valutato/giudicato per altro eppure quando nasce un bimbo i parenti tutti guardano se è bello e lo vogliono vedere bello. Viene, indiscutibilmente considerata una qualità. Lo è come l’altezza, l’intelligenza, l’arguzia, la salute, la ricchezza, etc. tutti doni di cui non vantiamo meriti; sono le virtù. L’uso che poi uno ne fa sta qui il punto, la fortuna o la sfortuna, e anche la fortuna spesso c’entra poco.
      Io non mi sono mai sentita bella. Credo ti sia scappate per distrazione le osservazioni e conclusioni su una vita diversa che ti avrebbe potuto regalare una eventuale bellezza (allora non ti conoscevo). In fondo siamo tutti belli agli occhi di chi ci vuol vedere così. Nella realtà la bellezza non garantisce nulla, non certamente la felicità. Dall’altro verso certo la “bruttezza”, e altri “limiti”, garantiscono meno; assicurano solo meno opportunità. Io, che non mi sono mai ritenuto brutto (ma non certo bello), bensì stupido nella media. Attribuisco a ciò parte in ognuna delle mie scelte. Fossi stato bello sarei riuscito, col mio carattere, a fare forse anche più cazzate. E sono pure stato sufficientemente fortunato.
      Non ero bella, non c’era nulla da essere gelosi. Ho vissuto accanto, anche se per un breve periodo, ad una persona gelosa. Le ho vedute intorno a me. La gelosia prescinde, non ha bisogno di giustificazioni. La persona gelosa lo è verso tutti e soprattutto verso il partner, sia esso persona bella che persona assolutamente fedele. Si è gelosi, punto. Dietro a questa falsa interpretazione che dai la mia amata imputa la sua (ex) bellezza (lei la nega fermamente e la ripudia) la causa della gelosia (di alcuni) dei suoi (ex) partners e la causa di alcune sue “difficoltà”.
      Se passa per strada uno strafigo mi giro a guardarlo, ma sono solo ormoni, un riflesso. E’ anche di questo che stiamo parlando: di ormoni. L’amore ha mille sfumature, In quello di coppia una parte più o meno rilevante (e più importante) è la passione. Cosa ci lega al nostro doppio è qualcosa che spesso, se non sempre, prescinde le scelte razionali, il ragionevole. Perché Lei e non un altra? Questa domanda non ha risposte perché ogni risposta creerebbe un numero non finito di alternative. Nella bellezza possiamo comprendere anche quello che chiami fascino, la comunicatività, il cosiddetto carisma. Non lo sapevo ma, fin da allora, ne ero abbastanza dotato. Certo non vorrei che questo commento assumesse l’aspetto di un “intervento dotto”.
      Martina, finisco le mie osservazioni confermando, se ce n’è bisogno, che io ascolto quando parli, pur essendo un maschietto, e non cerco di sbirciare nella scollatura. Prego le donne che incontro di non sbattermi nulla sotto il naso altrimenti ci potrebbero cadere i miei occhi, ma garbatamente. La cosa mi creerebbe in imbarazzo ma penso che se una vuole mostrare deve mettere in conto che l’altro possa guardare.
      Con la cara Ross stiamo cercando (ancora una volta) di chiarirci di persona. Sarebbe superfluo provare a farlo qui. Nasce un limite: ci si fanno dei proponimenti, mettiamo in campo un discorrere razionale, poi reagiamo di pancia; è così (credo) per tutti. Quante volte mi sono detto: la prossima volta mi limito ad un’alzata di spalle. Poi invece me la prendo e come e dico che se alla stupidità non c’è limite possiamo almeno cercare di contenerla.
      Un abbraccio

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