rossaurashani

21) It

In Un libro al giorno on 28 giugno 2010 at 12:00

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato di sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.
La barchetta beccheggiò, s’inclinò, si raddrizzò, affrontò con coraggio i gorghi infidi e proseguì per la sua rotta giù per Witcham Street, verso il semaforo che segnava l’incrocio con la Jackson. Le tre lampade disposte in verticale su tutti i lati del semaforo erano spente, in quel pomeriggio d’autunno del 1957, e spente erano anche le finestre di tutte le case. Pioveva ininterrottamente ormai da una settimana e da due giorni si erano alzati i venti. Allora quasi tutti i quartieri di Derry erano rimasti senza corrente e l’erogazione non era stata ancora ripristinata.
Un bambino in impermeabile giallo e stivaletti rossi correva allegramente dietro alla barchetta di carta. La pioggia era tutt’altro che cessata, ma la sua violenza si andava finalmente allentando.

Soluzione
Titolo : IT
Autore : STEPHEN KING
trama:
Nel 1958 degli undicenni di Derry (città fittizia del Maine inventata dallo stesso King), auto-proclamatisi “Il gruppo dei Perdenti”, si trovano uniti nel tentativo di trovare rifugio dalla banda di bulli guidata da Henry Bowers. Scoprono a turno l’esistenza di un letale mostro che cambia il proprio aspetto a seconda delle paure della vittima e che uccide i bambini: ad esso daranno il nome di “It” (cioè “esso“, in inglese). La sua apparizione si verifica ogni 27-28 anni e consiste in una catena di omicidi che dura circa un anno, concludendosi sempre con una tragedia che mette momentaneamente fine al periodo di crisi: lo scoppio di una ferriera nel 1906, un incendio doloso per motivi razziali nel 1930. Nello stesso anno, la mutilazione e l’uccisione di George Denbrough, il fratello di sei anni di William (Bill) Denbrough, spinge quest’ultimo a dichiarare guerra a It ed a porsi come “capo” dei Perdenti.
“It” appare alle sue vittime nella forma da loro più temuta (vampiri, lupi mannari, lebbroso, o mummie), ma tutte le sue mutazioni hanno in comune qualche particolare che riporta alla mente un sadico pagliaccio, che maneggia un palloncino e che si fa chiamare Pennywise (o Robert Gray). Dopo una lunga caccia, i Perdenti trovano il rifugio di It nelle fogne cittadine e lo attaccano, ferendolo gravemente, ma erroneamente si ritirano prima di averlo ucciso. In seguito, ferendosi le mani con il coccio di una bottiglia di coca cola, stringono un giuramento che li obbliga a tornare a combattere il mostro in caso ritorni.
Col passare del tempo tutti i ragazzi, eccetto uno, se ne vanno da Derry, fanno carriera in diversi campi e dimenticano l’accaduto. Ventisette anni dopo, nel 1985, il bibliotecario Mike Hanlon (il ragazzo di colore rimasto a vegliare su It) richiama la banda per fronteggiare la nuova ondata di omicidi causati dal malefico mostro, risvegliatosi per tornare a chiedere il suo tributo di sangue e morte. Solo cinque degli altri Perdenti tornano a Derry per confrontarsi ancora una volta con il mostro: il sesto, Stanley Uris, preciso e razionale sin da piccolo, si suicida per non dover riaffrontare i suoi incubi, preferendo la morte ad un’esperienza in grado di scuotere così profondamente la sua visione della realtà.
Tutti tranne Mike hanno avuto successo e soldi: Hanlon spiega questo fenomeno come un effetto collaterale dell’incontro con It, poiché il mostro cerca di tenere lontano da sé i ragazzi regalandogli il successo, ciò nonostante il ricordo della loro infelicità infantile è evidente nel fatto che nessuno di loro ha avuto figli. Anche Henry Bowers, il bullo che li aveva tormentati da ragazzi, è riemerso dal passato: ricoverato in un manicomio criminale dopo la disfatta di It, per aver falsamente confessato gli omicidi dei bambini uccisi dal mostro (tra cui i suoi fidati sgherri), viene spronato a evadere da Pennywise, che lo sfrutta per tentare – infruttuosamente – di uccidere i sei amici.
Il romanzo naviga su di un’onda fantasy (e fantascientifica) verso la fine, quando si spiegano in modo dettagliato le origini di It (che viene descritto come una sinistra cometa atterrata sul nostro pianeta ai suoi albori) ed il suo sinistro legame con Derry. Entrambe le volte, i ragazzi si affidano ad un antico rituale magico (il rito di Chüd) per abbattere le difese psichiche del terribile mostro, ma è solo da adulti che i Perdenti lo affrontano infine anche sul piano fisico, strappandogli il cuore e causandone la morte definitiva ed il crollo dell’intera città di Derry. (da Wikipedia)

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  1. Unico indizio: il bambino in impermeabile giallo mi ricordava che l’avevo letto; non da molto. Per il resto vuoto completo. Sarei arrivato all’autore. Non di più.

    • Stranamente è un libro che ho letto e che mi ha lasciato un lungo strascico di paure e ansie. E’ vero che quando si cerca la sorgente delle paure dei bambini si può trovare di tutto ed un pagliaccio malefico può riassumerne un bel po’.
      Io trovo che King oltre a tante mezze boiate ha scritto degli ottimi libri, non tutti di orrore. Tra parentesi tra quelli di orrore è il migliore.

  2. Mia sorella ha letto il libro e visto il film.
    Da allora se vede un pagliaccio mi va di crisi isterica.
    Io, che son cialtrona, mi son vestita stile “IT” per carnevale qualche anno fa: non credo me lo perdonerà mai.
    Di fronte al mio stupore per le sue reazioni che a me, sinceramente, appaiono alquanto scomposte, mi ha detto che il pagliaccio è la chiave che riapre l’armadio di tutte le sue paure bambine, quelle che tutti noi abbiamo seppellito in profondità da qualche parte, ma che sono sempre lì.
    Beata irrazionalità.

    • Credimi che capisco tua sorella. Sarà come dici tu irrazionale, ma ciò che srigiona le paure immotivata dei bambini può benissimo vestirsi da pagliaccio con i palloncini colorati.
      Non so se leggerlo oggi mi darebbe lo stesso stress, ma ti assicuro che non me ne liberai facilmente.
      Ross

  3. Non volevo certo sminuire, ci mancherebbe.
    Le mie belle botte d’irrazionalità ce le ho avute anch’io, solo che probabilmente le “controllo” o le “nascondo” meglio di quanto riesca a mia sorella.
    Per colpa di un libro, ci feci sopra anche un mezzo post qualche tempo fa.

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