rossaurashani

14) Albergo a ore

In Una canzone al giorno on 21 giugno 2010 at 12:16

Io lavoro al bar
d’un albergo a ore
porto su il caffè
a chi fa l’amore.
Vanno su e giù
coppie tutte eguali,
non le vedo più
manco con gli occhiali…
Ma sono rimasto là come un cretino
vedendo quei due arrivare un mattino:
puliti, educati, sembravano finti
sembravano proprio due santi dipinti !
M’ han chiesto una stanza
gli ho fatto vedere
la meno schifosa,
la numero tre !
E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi
poi, come San Pietro,
gli ho dato le chiavi
gli ho dato le chiavi di quel paradiso
e ho chiuso la stanza, sul loro sorriso !
lo lavoro al bar
di un albergo a ore
porto su il caffè a chi fa l’amore.
Vanno su e giù
coppie tutte eguali
non le vedo più
manco con gli occhiali !
Ma sono rimasto là come un cretino
aprendo la porta
in quel grigio mattino,
se n’erano andati,
in silenzio perfetto,
lasciando soltanto i due corpi nel letto .
Lo so, che non c’entro, però non è giusto,
morire a vent’anni e poi, proprio qui !
Me Ii hanno incartati nei bianchi lenzuoli
e l’ultimo viaggio l’ han fatto da soli:
né fiori né gente, soltanto un furgone,
ma là dove stanno, staranno benone !
lo lavoro al bar
d’un albergo ad ore
portò su il caffè
a chi fa l’amore…
lo sarò un cretino
ma chissà perché
non mi va di dare a nessuno
la chiave del tre !

Titolo : Albergo a ore

Autore: (testo: Claude Delécluse e Michèle Senlis, musica: Marguerite Monnot) in origine cantata da Edith Piaf

In Italia è stata portata al successo da Gino Paoli, però c’è una versione di Herbert Pagani che è meno conosciuta ed è questa che propongo

Annunci
  1. No, questa no! Che mi viene un “magone” grosso così tutte le volte che la sento.
    E’ un brano del tutto privo di retorica, “semplice” se vogliamo: la routine di una vita che viene interrotta dall’evento inaspettato, che ti cambia dentro anche se poi i tuoi gesti riprendono la loro quotidianità apparentemente immutati.
    E però la chiave del tre non la dai più.
    Modifiche infinitesimali dell’anima.
    Un saluto.
    Mad

  2. Gino Paoli? Orca, confesso ignoranza e vado a recuperarla.
    Onestamente, io l’ho sentita sempre e solo interpretata (magistralmente) da Pagani.
    Un saluto.
    Mad

    • Se devo essere sincera la versione di Paoli l’ho trovata da sempre più empatica, più svagata quella di Pagani, ma credo sia una questione di gusto.
      Certo che è una canzone triste e che fa nascere il magone, ma non ti sembra che si senta una certa mancanza di canzoni impegnate?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: